venerdì 30 novembre 2012

ILVA : IL GOVERNO VARA IL DECRETO LEGGE. ASPETTIAMO IL "ME NE FREGO" DELLA TODISCO



Adesso vedremo cosa farà il GIP Todisco ora che il Governo ha varato un Decreto Legge per il quale l'Ilva deve restare aperta. Il Conflitto di attribuzione dei poteri poteva essere sollevato già mesi fa dall'Esecutivo che però non volle lo scontro e confidò che la nuova attenzione mostrata, l'adozione di un piano finalizzato a ristrutturare gli impianti per ridurre l'inquinamento  senza peraltro compromettere irreversibilmente l'esistenza del complesso industriale, avrebbe indotto la magistratura di Taranto, Procura e Giudice, ad un atteggiamento di collaborazione. Siccome gli è stato risposto che "Dura Lex sed Lex " (che poi è da vedere, ma intanto il pallino è in mano a loro) , ecco che per evitare il disastro economico Monti prende coraggio e dice : la legge la faccio io. Adesso vediamo se è saranno i magistrati a portare la questione davanti alla Corte Costituzionale, o contestando loro l'invasione di campo, o sostenendo più semplicemente l'incostituzionalità del provvedimento varato. Un bel casino, dove le "tifoserie" si spaccano ma dove l'ILVA è solo la punta dell'iceberg. Come diceva il buon Landini l'altra sera a Spazio Pubblico da Santoro, non c'è solo l'ILVA in Italia a inquinare, e anzi lo stesso capo Fiom ammetteva che negli anni non è che l'Azienda non avesse fatto proprio nulla per migliorare le cose, ma in maniera del tutto insufficiente. Il problema, sosteneva, forse con maggiore sincerità di altri,  il Leader del sindacato più rosso d'Italia,  è che nella concorrenza globale, per tenere bassi i costi e competere con paesi dove le regole, l'ambiente, la tutela del lavoro e della salute non sanno nemmeno cosa siano, è praticamente impossibile. Discorso vecchio (il che non lo fa essere meno vero ). Che la questione sia assolutamente controversa lo dimostrano anche le prese di posizione che non ti aspetti. Ieri, sul Corriere della Sera, è apparso un allucinato editoriale di Sergio Rizzo che rimproverava, in prima pagina, Bruno Ferrante, il presidente attuale dell'ILVA, di aver accettato e di conservare una carica così compromessa, lui che era stato per decenni un onorato servitore delle istituzioni in qualità di Prefetto di Milano. Un moralismo d'accatto che giustamente un mio amico e collega, Manuel Sarno, ha definito degno degli Ayatollah iraniani. Ferrante oggi ha elegantemente risposto che proprio per il suo senso dello Stato e quindi del bene del Paese, aveva accettato questa difficile sfida.  Dopodiché su un foglio di comunisti nostalgici, come Rinascita, compare l'elogio dell'iniziativa del governo di provvedere con un decreto legge per consentire alla fabbrica di restare aperta e salvare così i posti di lavoro......Mah !
Personalmente, ho scritto più volte come la penso. Un problema incancrenito, con responsabilità diffuse, che solo l'ostinazione di un giudice ideologizzato ha condotto ad un punto in cui "tirare a campare" ( e a morire magari ) non era più possibile.  La furia della Todisco ha avuto un suo perché, visto che in Italia solo con la pistola alla tempia ormai facciamo le cose. Poi però quella pistola bisogna abbassarla, e invece questo giudice non pare disposto a farlo. Vedremo ora che LA LEGGE dispone cose diverse.
I  provvedimenti «di sequestro e confisca dell'autorità giudiziaria non impediscono all'azienda di procedere   adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell'autorizzazione».
Mancava solo che scrivessero "Todisco, mo' hai capito ??? " Il Gip si atterrà alla norma, come suo dovere ?   Tutto da vedere.
Ecco la cronaca del Corriere on Line



Ilva, c'è il decreto: la produzione va avanti
Aia diventa legge, superata la decisione del gip
  

 Il governo approva il decreto per salvare la produttività dell'Ilva: «Il decreto di oggi mira a garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione presso lo stabilimento di Taranto, nel pieno rispetto delle fondamentali esigenze di tutela della salute e dell'ambiente, imponendo lo scrupoloso rispetto di tutte le prescrizioni adottate dalle autorità amministrative competenti». Riferisce una nota di Palazzo Chigi, giunta dopo una riunione durata sei ore. Si stabilisce che la società Ilva «abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'Aia. L'Ilva è tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni dell'autorizzazione ambientale». 
I  provvedimenti «di sequestro e confisca dell'autorità giudiziaria non impediscono all'azienda di procedere   adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell'autorizzazione».

IL GIP NEGA IL DISSEQUESTRO - Soltanto due ore prima della riunione del consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto, il gip Patrizia Todisco, magistrato che con le sue ordinanze ha aperto la questione Ilva, aveva respinto un ulteriore richiesta di dissequestro.
LA FIDUCIA DI MONTI - Ma per Monti la nuova decisione del magistrato tarantino non rappresenta una sorpresa: «In quel momento non c'era ancora il decreto legge». Nella conferenza stampa che ha seguito la riunione di Palazzo Chigi, il premier ha detto che la vicenda dell'Ilva «è la dimostrazione plastica di errori reiterati e delle incoerenze delle realtà imprenditoriali e delle pubbliche amministrazioni che si sono sottratte alle responsabilità e al rispetto della legge». Monti ha ricordato che «l'intervento della legge si è reso necessario in quanto il polo di Taranto è un asset strategico per l'Italia». E poi perché «non possiamo ammettere che ci siano contrapposizioni drammatiche tra salute e lavoro, tra ambiente e lavoro e neppure è possibile che l'Italia possa dare di sé in un sito così emblematico, un'immagine di inconciliabilità tra valori che sono tutti di grande importanza come occupazione, ambiente, salute e beninteso il rispetto della legge». Ora, è l'auspicio del premier, «lavorando con le parti sociali, l'azienda, i sindacati, le istituzioni locali, si può, e speriamo che la realtà si incarichi di dimostrarlo, creare il clima serenità necessario per soddisfare tutte le esigenze».

AIA HA VALORE DI LEGGE- «Con il decreto appena varato, all'AIA è stato conferito lo status di legge, che obbliga l'azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento. Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall'Aia». Ha spiegato il ministro dell'Ambiente Clini, illustrando il contenuto del decreto. Palazzo Chigi ha inoltre spiegato che il provvedimento «mira a garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione presso lo stabilimento di Taranto, nel pieno rispetto delle fondamentali esigenze di tutela della salute e dell'ambiente, imponendo lo scrupoloso rispetto di tutte le prescrizioni adottate dalle autorità amministrative competenti». Si stabilisce che la società Ilva abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'Aia. L'Ilva è tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni dell'autorizzazione ambientale.


SALLUSTI VUOLE IL CARCERE A TUTTI I COSTI. MA C'ENTRASSE LA SANTANCHE' ??



Bruti Liberati non lo vuole in carcere a nessun costo, confermando la battuta di chi a suo tempo sosteneva che Sallusti a San Vittore non sarebbe entrato nemmeno se andava a bussare personalmente al carcere milanese. Pur di tenerlo lontano dalle patrie galere, creando un martire della libertà di stampa, il Procuratore Capo del capoluogo lombardo ha preferito mettersi in contrasto con tutti i suo sostituti che proprio non ne volevano sapere di firmare questa richiesta al Giudice di Sorveglianza, che restava quello competente a decidere, di commutare la pena carceraria in quella di arresti domiciliari (scegliendo anche il luogo : casa della Santanché, che non si sa se voleva essere un ulteriore beneficio o il contrario ).  Come vedete, cari cultori dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati , principio che peraltro trovo corretto, nella realtà poi le cose sono un tantino diverse, specie nei palazzi della Procura, dove comunque il procuratore capo ha il potere di avocare a sé qualunque fascicolo. L'iniziativa però si è rivelata doppiamente improvvida, perché oltre a suscitare l'offesa dei sottoposti , ops, sostituti, Bruti Liberati si è ritrovata con la levata di scudi pure degli avvocati milanesi che invocando la sacralità del principio ricordato in  tutti i luoghi di Giustizia  della Legge uguale per tutti, chiedono che quanto adottato con  Sallusti, e quindi che addirittura d'ufficio possa essere richiesta l'applicazione della normativa cd. "svuota carceri" , con adozione di misure alternative al carcere, venga fatto valere per le centinaia di casi giacenti.
Oltretutto, perché Sallusti abbia i domiciliari, Bruti Liberati ha anche dovuto smentire tutti i Giudici che per giustificare invece la misura penitenziaria hanno dovuto descrivere nelle loro sentenze che il direttore del Giornale è individuo socialmente pericoloso, predisposto a delinquere (immagino per il tipo di reato di cui trattavano). Infine, come se non bastasse, anche quell'ingrato e odioso (beh, antipatico lo è , diciamocelo ...) di Sallusti si mette di traverso dicendo che lui i domiciliari non li ha mai chiesti, e se non lo portano in carcere, lui continuerà ad andare al Giornale (commettendo, in questo caso, il reato di evasione).
E questo dopo che era arrivata la notizia che il Giudice di sorveglianza aveva accolto la richiesta del Procuratore.
Nella conferenza stampa rilasciata dopo la notizia, Sallusti si mostra persona al solito risoluta e sfidante. "Il Procuratore dice che non si scherza più. Nemmeno io scherzo". Credo che non lo abbia mai fatto.


A questo punto, comincio a credere che alla fine il "martirio" che alcuni volevano a tutti i costi evitare, e che tanti altri sono ben contenti che invece si compia, clamorosamente avverrà. Anche io, come tutti, ero convinto che alla fine una soluzione l'avrebbero trovata, che il provvedimento era abnorme ( e infatti in 60 anni di Repubblica quasi mai un giornalista è andato in carcere per diffamazione, e sì che le condanne non sono mancate ! ) , che si sarebbe fatta una legge ad hoc. Invece si è scoperto che in parlamento, coloro che dovevano legiferare avrebbero approfittato dell'occasione per regolare qualche conticino con la stampa, per cui l'eliminazione del carcere, o l'estremo restringimento dei casi in cui lo stesso potesse essere previsto, veniva barattato con un forte inasprimento delle sanzioni pecuniarie. A quel punto, agli stessi giornalisti è apparso che, messa così , meglio tenersi la legge attuale e pazienza per il collega .
Certo, Sallusti come Guareschi personalmente, che ho amato i libri del secondo, mi suona male.
Però così sembra andrà. Vedremo. Certo, resta che il Direttore ha fatto di tutto per provocare i magistrati a metterlo dentro...no alla richiesta di assegnazione ai servizi sociali, no adesso ai domiciliari...Vuole il CASO a tutti costi, con lui protagonista ? Chiudiamola con una battuta scontata. Vuole 14 mesi lontano dalla Santanchè !
Questo l'articolo di cronaca sul Corriere on Line


 IL GIUDICE DI SORVEGLIANZA HA ACCOLTO LA RICHIESTA FATTA DAL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
Sallusti, sì del giudice agli arresti domiciliari Lui li rifiuta: «Portatemi in carcere»
 Alessandro Sallusti (Ansa)
MILANO - «Sono qui ad aspettare gli eventi, sto aspettando che la Digos mi venga a prendere, intanto faccio il giornale». Lo ha detto Alessandro Sallusti fuori dalla redazione del Giornale a un gruppo di lettori che sono giunti in via Negri per esprimergli solidarietà e che lo hanno applaudito. Alla sede del Giornale ci sono diversi esponenti del Pdl, tra cui anche l'ex ministro Ignazio La Russa.
ARRESTI DOMICILIARI - Il giudice di sorveglianza del Tribunale di Milano, Guido Brambilla, ha accolto la richiesta fatta nei giorni scorsi dal procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, in base alla legge «svuota-carceri», dopo la condanna a 14 mesi per diffamazione del direttore del Giornale. Sallusti però ha deciso di rifiutare il «carcere soft» e ha «supplicato» il procuratore Edmondo Bruti Liberati:«Mi mandi i carabinieri e mi traducano in carcere. Se così non fa si rende lui responsabile del mio reato di evasione. Io mi sono preso le mie e non mi sottraggo alla pena. È impossibile che la magistratura continui a comportarsi in questo modo senza mai pagare».
  Dopo la condanna a 14 mesi per diffamazione, il direttore de Il Giornale non potrà, però, al momento lavorare. Nel caso in cui voglia tornare nella sede del quotidiano dovrà fare una richiesta formale al giudice che dovrà decidere sul «permesso di lavoro». Ma il direttore ha affermato «di non voler chiedere nessun permesso» e ha ripetuto l'intenzione di «continuare a lavorare» e di aver chiesto «a Nicola Porro di prendere un vicariato nella direzione del Giornale. Ha accettato, il quotidiano resta in buone mani a prescindere da quello che succederà». E la promessa: «Appena mi portano a casa per i domiciliari tornerò subito a lavorare qui al Giornale», commettendo in questo modo il reato di evasione.
LA SENTENZA - «Sul dispositivo della sentenza c'è scritto che io mi sono rifiutato di pubblicare la rettifica - specifica Sallusti -. Il rifiuto presuppone una domanda. Nessuno mi ha domandato una rettifica. Libero non aveva l'Ansa. Non avevo modo tecnicamente di correggere la notizia. Sulla sentenza c'è scritta una cosa falsa». E rivolgendosi ai colleghi giornalisti presenti in conferenza stampa lamenta la poca solidarietà che gli hanno mostrato.

IL SI DI MONTI AL CERTIFICATO DI NASCITA DELLA PALESTINA, LA DELUSIONE DI ISRAELE.



L'Italia vota sì all'ammissione della Palestina come Stato Osservatore ancorché non ancora Stato Membro dell'ONU..
Delusione di Israele, espressa esplicitamente dall'Ambasciatore a Roma. Su 138 votanti a favore, i voti contrari sono stati solo 9 (tra cui gli USA, unici veri amici di Israele ) ma gli astenuti ben 41, tra cui quelli "pesanti" di Gran Bretagna , Olanda e anche Germania. Personalmente, avrei preferito che l'Italia avesse seguito questo esempio. Per due ragioni . La prima è che i chiarimenti  che abbiamo dato in ordine al timore israeliano che questo nuovo status sarà utilizzato dai palestinesi per intraprendere azioni contro Israele a livello di Tribunale Internazionale fanno sorridere., tanto più quando affermiamo di aver avuto assicurazioni "verbali" in tal senso da parte di Abu Mazen, il leader di Al Fatah. Anche gli Inglesi, sembra, avrebbero votato sì se questo impegno fosse stato formalizzato per iscritto. Abu Mazen ha spiegato che NON poteva. La Gran Bretagna allora si è astenuta, noi no. Seconda ragione, ne ho le palle piene di un governo cosiddetto tecnico che poi invece assume decisioni di carattere politico importanti in politica estera rappresentando SE STESSO, cioè la ventina di ministri che lo compongono. Insomma, erano stati chiamati per l'emergenza economica finanziaria, non per governare a 360 gradi in considerazione della mancanza dell'avallo DEMOCRATICO alle loro decisioni. Specie queste dove non c'è manco la foglia di fico del voto parlamentare (spesso ottenuto sotto il ricatto dello spread e dello sfavore di Bruxelles). Nella fattispecie, se la maggioranza montiana, sempre più traballante, poteva contare sul noto favore della sinistra per i palestinesi, e anche dell'UDC visto che il Vaticano si era espresso a sua volta per il sì, così non sarebbe avvenuto per il centro destra che in questi anni ha tenuto una politica più solidale con Israele. Monti ha fatto di testa sua, anche contro il parere , più prudente, della Farnesina e del Quirinale (così leggo). Bene, io mi auguro fortemente  che una soddisfazione alla fine quelli del centro destra se la tolgano e , votata la legge di stabilità, ritirino la fiducia al governo. Che non muoia di morte naturale. Monti se lo merita, e proprio per la presunzione che mostra con iniziative del genere. Per dare uno schiaffo ad uno Stato amico e in pericolo di vita come quello di Israele, bisogna essere CERTI quantomeno di rappresentare la volontà del proprio  paese. E non è il caso di Monti.
Poi, le considerazioni dei pacifisti in buona fede, e quindi che è utile appoggiare le iniziative di Abu Mazen, un moderato, un negoziatore, che accetta , a differenza di Hamas, l'esistenza di Israele, hanno la loro validità.
Il nodo medio orientale è complesso ed è sempre difficile discernere tra speranze e verità.
Però una terza via, peraltro in linea col carattere storicamente prudente della diplomazia italiana, e per di più avallata dalla particolare condizione di un governo anomalo, come lo è uno "tecnico", non votato, sarebbe stata la più giusta, credo. Astenerci, come hanno fatto altri.
Ma Monti si sa, quando non deve scontentare la sinistra della sua maggioranza, è molto decisionista.
Questa la notizia di cronaca

Onu, l'Italia dice "sì" alla Palestina Dura reazione di Israele: "Delusi"


 Cina e Russia votano a favore della Palestina. Ma il no di Stati Uniti e Israele pesa come un macigno
L'Onu riconoscerà la Palestina come Stato osservatore non membro. Una decisione storica che scrive una pagina importante nella lunga strada insanguinata che arriva in Medio Oriente. Un voto importante perché la Palestina per la prima volta viene riconosciuta come uno stato dalla comunità internazionale. La votazione, tenutasi, al palazzo di Vetro a New York, sede dell'Onu. L'Italia dopo una lunga riflessione ha votato "sì". "Tale decisione è parte integrante dell'impegno del governo italiano volto a rilanciare il processo di pace con l'obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento -prosegue la nota-. A questo fine, il governo si è adoperato in favore della ripresa del dialogo e del negoziato, moltiplicando le occasioni di incontro con le parti coinvolte nel conflitto Medio-Orientale, in particolare da parte del presidente del Consiglio, ricevendo conferma della loro volontà di riavviare il negoziato di pace e giungere all'obiettivo dei due Stati", spiega una nota di Palazzo Chigi. Il voto affermativo dell'Italia non lede comunque i rapporti fra Italia e Israele.
  
Non compromesso rapporto con Israele -  Il presidente del Consiglio, Mario Monti ha telefonato al premier Netanyahu, ribadendo che "questa decisione non implica nessun allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia nei confronti di Israele e ha garantito il fermo impegno italiano ad evitare qualsiasi strumentalizzazione che possa portare indebitamente Israele, che ha diritto a garantire la propria sicurezza, di fronte alla Corte Penale Internazionale".A non essere d'accordo con la decisione dell'Onu sono proprio Israele e gli Stati Uniti. E Benjamin Netanyahu, premier isareliano, ha precisato che "questo voto non cambia nulla sul terreno e che la decisione di New York invece allontana la possibilità che la Palestina diventi uno stato vero e proprio". Ma intanto da Israele nonostante la telefonata di Monti non sembrano avere apprezzato la scelta italiana. "Siamo molto delusi dall'Italia", ha dichiarato l'ambasciatore israeliano a Roma. 

Il certificato di nascita - Il voto è stato preceduto da un lungo e applauditissimo discorso del presidente palestinese Abu Mazen che ha chiesto il "certificato di nascita" dello Stato palestinese. Il voto dell’Assemblea, ha detto Abu Mazen, è una occasione "storica" per la comunità internazionale, "l'ultima per poter salvare la soluzione a due Stati". "Vogliamo raggiungere la pace e portare nuova vita al negoziato" con Israele, ha spiegato il presidente, ammonendo che "è arrivato il momento di dire basta all’occupazione e ai coloni". Durissimo all’Assemblea l'intervento di Israele. L’ambasciatore Ron Prosor ha definito la richiesta della Palestina "un passo indietro per la pace". "Con questa risoluzione - ha detto - l’Onu chiude gli occhi sugli accordi di pace e non conferirà alcuna dignità di Stato". Poco dopo frasi 'tranchant' sono arrivate anche da premier Benjamin Netanyahu: "Il discorso di Abu Mazen - ha detto - è stato "ostile e velenoso" e "pieno di falsa   propaganda". Irritazione anche da parte degli Usa, tra i nove paesi che hanno votato contro insieme a Israele, la risoluzione, ha detto l’ambasciatore Susan Rice "è sfortunata e controproducente" e non fa altro che costituire "un nuovo ostacolo sul cammino verso la pace". Parole ribadite anche dal segretario di Stato Hillary Clinton da Washington. "Abbiamo ben chiaro -ha detto la Clinton - che solo attraverso negoziati diretti tra le parti israeliani e palestinesi potranno arrivare alla pace". Intanto a Ramallah la gente è uscita in piazza per festeggiare, sparando in aria e iniziando a ballare.  

Ue spaccata - La mozione è comunque passata con 138 voti a favore, 9 contro e 41 astensioni. I 'no' alla risoluzione erano comunque tutti previsti. Oltre Usa e Israele si sono detti contrari Panama, Palau, Canada, Isole Marshall, Narau, Repubblica ceca e Micronesia. L’Unione europea si era presentata al voto divisa. All’astensione di Germania, Gran Bretagna, Olanda, hanno fatto da contraltare il voto favorevole di 15 Paesi tra cui Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Spagna, Grecia e Irlanda a cui, ha sorpresa, si è aggiunta l’Italia. Tra le grandi potenze, luce verde per i palestinesi anche da Cina e Russia. Uno degli effetti più attesi della risoluzione è che consentirà ai palestinesi di chiedere al Tribunale Penale Internazionale di indagare su eventuali crimini commessi dalla   leadership israeliana durante il pluridecennale conflitto israelo-palestinese. La Capitale della Palestina sarà Gerusalemme Est.

Esulta Hamas - Anche Hamas ha esultato per l'approvazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della risoluzione che ha ammesso la Palestina all’Onu come Stato osservatore, sebbene non membro a tutti gli effetti, con un conseguente riconoscimento implicito di fatto. "Questa", ha commentato un portavoce del gruppo radicale, Ahmed Youssef, "è una nuova vittoria sulla via della liberazione della Palestina e del ritorno dei profughi. Ci felicitiamo con noi stessi". Soltanto pochi giorni fa lo sceicco Khaled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas, aveva assicurato l’appoggio del movimento alla richiesta dell’Autorità Nazionale Palestinese di ammissione al Palazzo di Vetro con il nuovo status. Malgrado la tradizionale, accanita rivalità con i nazionalisti di al-Fatah, Meshaal aveva contattato Mahmoud Abbas alias Abu Mazen, il moderato presidente della stessa Anp nonchè leader di Fatah, per comunicargli il mutato atteggiamento di Hamas. Ancora la settimana scorsa, mentre era in pieno corso l’offensiva d’Israele contro la Striscia di Gaza, i vertici del gruppo islamista avevano invece rifiutato qualsiasi sostegno all’iniziativa. Il successo di quest’ultima segna dunque un punto a favore di Abu Mazen anche sul fronte interno, dove la resistenza opposta di recente da Hamas alla preponderanza militare dello Stato ebraico ha guadagnato al Movimento di Resistenza Islamica ulteriore sostegno tra la popolazione: sostegno ulteriore che adesso in qualche modo dovrebbe risultare compensato.

LA CLASSIFICA CHE NON TI ASPETTI : L'ITALIA MEGLIO DI GB E FRANCIA COME POSTO IN CUI NASCERE !


Ho scoperto di avere una passione per i numeri. Ripassarli mentalmente mi rilassa. Strano eh ? Chiederò al mio psicanalista. Nei numeri comprendo i dati statistici, i sondaggi. Alcuni sono utili anche a confermare le proprie idee, altri invece a metterle in dubbio (cosa utile , anche se agli umani non piace molto ) . In alcuni casi si tratta per lo più di curiosità.
Credo che in questo alveo si collochi quella pubblicata dall' ECONOMIST INTELLIGENCE UNIT             nella quale vengono classificati i paesi del mondo dove è meglio nascere,  sulla base della qualità della vita.
Ebbene, se ai vertici sorprese non ce ne sono (prima la Svizzera, poi l'Australia, i paesi del Nord Europa ), qualcuna invece c'è dopo i top ten. L'Italia infatti si piazza al 21 posto, che su scala mondiale non è poi malaccio, ma soprattutto prima di Giappone ma soprattutto Gran Bretagna e Francia !!!!
Mi posso immaginare Hollande, che si sbrigò a dire, in visita a Roma, che la nostra è una città bellissima (grazie eh !! ) ma la sua Parigi lo è di più (ma qualcuno gli aveva fatto una domanda così stupida al riguardo ??). Tra l'altro il "voto" in base al quale si determina la classifica è un lusinghiero 7,21 !!
La giornalista, che scrive l'articolo che riporto, Simona Marchetti del Corsera, sembra stupirsi anche del miglior piazzamento italiano rispetto ai paesi del BRICS (Brasile, Russia, India e Cina  ) che notoriamente in questi ultimi anni, hanno marcato una crescita economica strepitosa, mentre l'Europa annaspa.
Però si tratta sempre di considerare i punti di partenza, e tuttora, qual'è l'italiano che sceglierebbe di VIVERE nei paesi citati ? Forse qualcuno in Brasile....un po' per le brasiliane un po' perché magari gli piace il socialismo in salsa carioca (che sembra stia facendo bene. Vedremo sul medio termine).
Insomma, ci lamentiamo molto, e francamente per motivi che sembrano obiettivamente assai validi, ma poi nel confronto statistico ce la caviamo ancora alla grande.
Saranno attendibili queste classifiche ??
Una buona notizia per il mio amico Giacomo Zucco, che mi ha promesso un posto da responsabile addetto stampa quando sarà lui il Renzi della destra, che so guardare con grande simpatia alla verde Irlanda. Si sa che è uno dei paesi d'Europa "malati" e che hanno avuto bisogno delle cure europee. Sono però anche gli unici, a quanto pare, a cui queste cure (che il paese ha adattato e non seguito pedissequamente, tenendo per esempio a livelli non alti le tasse, favorendo invece la crescita ) stiano facendo effetto !
E' al sedicesimo posto, davanti a noi - e quindi ai due paesi che si guardano dalla Manica - e alla pari niente meno che con la potente Germania ! Gli USA ? ventesimi, solo una posizione avanti a noi !.
Nel commentare questi risultati, un nostro connazionale che vive da decenni nella verde Irlanda ci esorta a non stupirci :  " Da Italiano che vive in Irlanda ormai da anni, nessuna sorpresa. Se in Italia ci fosse la "crisi" che c'e' in Irlanda, sarebbe festa nazionale... Nei miei 40 anni di vita, non ho mai visto una qualita' di vita in Italia (e parlo del Nord) che si avvicini alla qualita' di vita nell'Irlanda attuale "in crisi".
 Possibile ? Un altro di rincalzo : " l'Irlanda sta uscendo dalla crisi. E' stata la prima ad entrarci .. costo unitario del lavoro a livelli stratosferici . Poi le riforme .. austerity ma sopratutto misure di crescita . Ed il costo del lavoro e' gia sceso tanto da essere il più basso dopo la Germania ! Indovinate invece chi ha il costo più alto ? Noi , che stiamo messi peggio anche della Grecia . Perche' non si sono manovre di crescita !"
Il Post è curioso e 5 minuti li merita



 LA CLASSIFICA DELL’ECONOMIST INTELLIGENCE UNIT
Il miglior posto dove nascere? La Svizzera

Davos, Svizzera (Epa)


La Svizzera da una parte, la Nigeria agli antipodi e in mezzo il resto del mondo civilizzato, con gli Stati Uniti meglio del Giappone ma peggio del Canada e l’Italia vincente su Gran Bretagna e Francia ma sconfitta da Israele e Germania. Sono ottanta i Paesi messi in fila dall’Economist Intelligence Unit (EIU), consorella dell'Economist, nella classifica dedicata ai posti più indicati dove venire al mondo nel 2013, così da garantirsi una vita il più possibile sana e prosperosa negli anni a venire. 
I CRITERI - Stilata tenendo conto di ben undici indicatori statistici di rilievo (fra cui il tasso di criminalità, la fiducia nelle pubbliche istituzioni, la ricchezza personale, l’andamento dell’economia mondiale e le previsioni di reddito pro-capite del 2030, ovvero quando i bambini di domani diventeranno adulti) e fatta base 10 come voto massimo, l’indagine ha eletto la Svizzera il posto preferito dove nascere con un quasi inarrivabile 8,22; poco più indietro, ma sempre con un voto superiore all’8, si sono invece piazzate Australia (8,12), Norvegia (8,09), Svezia (8,02) e Danimarca (8,01), mentre a chiudere la top-10 troviamo Canada e Hong Kong, rispettivamente con 7,81 e 7,80. Ma se la prima parte della graduatoria non rappresenta tutto sommato una sorpresa, perché diversi studi precedenti avevano già confermato la superiorità dei paesi del Nord Europa quanto a qualità di vita e prospettive future, altrettanto non si può dire per la seconda parte della lista, perché che l’Irlanda (attanagliata da una crisi economica senza precedenti) sia stata classificata quattro posti prima degli Stati Uniti (che nel 1998 vinsero il titolo di posto migliore del mondo dove crescere e ora sono sedicesimi insieme con la Germania) e addirittura quindici prima della Gran Bretagna (ventisettesima con un punteggio di 7,1) ha fatto sollevare ben più di un sopracciglio e non solo Oltremanica.
L'ITALIA - Quanto all’Italia, il Belpaese è al ventunesimo posto con un lusinghiero 7,21, che la pone al di sopra non solo di un colosso come il Giappone (venticinquesimo con 7,08) ma anche delle cosiddette “BRIC” (acronimo coniato ad indicare le economie in ascesa di Brasile, Russia, India e Cina), relegate fra il trentasettesimo posto del Brasile (il solo sufficiente con 6,52) e il settantaduesimo della Russia (che si becca 5,31), mentre la Grecia, malgrado la grave recessione, riesce comunque ad ottenere un discreto 6,65 e a piazzarsi entro le prime 40. Come detto, il fanalino di coda è la Nigeria con un misero 4,74, di poco inferiore al 4,91 del Kenya e al 4,98 dell’Ucraina: ovvero, gli ultimi tre posti al mondo dove è consigliabile nascere nel 2013. E forse non solo allora.

ANIME TROPPO DIVERSE. RENZI ABBIA IL CORAGGIO DI ROMPERE E PRENDA IL LARGO. O ADESSO O MAI PIU' .



Ieri, a Porta a Porta, c'era il segretario Bersani, prossimo vincitore delle primarie della sinistra (con sconfitta del centro) e probabile delle elezioni politiche del 2013. 
Dall'incontro in TV mi hanno colpito tre cose , più delle altre :
1) Bersani dice di se stesso di avere una natura anche liberale. Ne prendo atto, ma se si riferisce solo alle liberalizzazioni fatte quando era ministro dell'Industria dove il progetto non era tanto quello dell'efficienza (sacrosanto) ma quello di esaltare la concorrenza per favorire i cittadini (a rischio, esagerando, di strozzare ogni margine ragionevole di utile e a scapito della qualità, come anche avviene ) , non è che sia poi sto granché. Il tema della concorrenza è un tema assai delicato, che va affrontato a parte. Il principio in sé lo condivido ( ci mancherebbe, io che liberale lo sono senza "anche" )  ma poi ne vedo applicazioni piuttosto distorte, e non a caso questo tipo di liberalizzazioni piacciono alla sinistra....
2) Lui condivide il valore del Merito, esaltato da Renzi, ma senza perdere mai di vista quello , per lui prioritario dell'Uguaglianza. E qui bisogna intenderci. Uguaglianza di COSA ? Dei diritti ? Nessuno la discute, nemmeno a destra. Dei punti di partenza, delle opportunità iniziali ? Nemmeno questo principio è discusso, ancorché mai pienamente realizzabile. E' la rotta diciamo. L'Uguaglianza livellatrice , per non dire propriamente quella marxiana dei punti di arrivo ? Da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni ? E qui non ci siamo più. Se con la parabola dei deboli, di quelli che non devono essere lasciati indietro, arriviamo alla massificazione che ha immeserito i paesi comunisti , all'invidia sociale per chi ha di più perché più capace, tenace, ambizioso, allora a questo tipo di Uguaglianza rispondiamo "No Grazie".
3) Bersani , l'ho scritto e lo ripeto, appare ( e sono convinto che lo sia) una brava persona, dall'eloquio tendenzialmente ragionevole. Ma provate a contraddirlo. Si  commuove davanti ai genitori comparsi in un filmato propostogli da Vespa (in effetti tenerissimi, entrambi ) , ma s'innervosisce parecchio quando viene contraddetto dagli ex amici (Polito , editorialista del Corsera, fu senatore indipendente dell'Ulivo nel 2006, e andava spesso in tv come esponente del centrosinistra di allora) .  Non è che alla fine scopriamo che la preferenza per gli yes men alla fine piace a tutti i politici, compresi quelli  che attribuiscono al solo Cavaliere questo difetto ? 
Detto questo, veniamo alla primarie e al futuro di Renzi. Ieri avevo postato un articolo nel quale scrivevo perché avrei votato per il sindaco di Firenze ( http://ultimocamerlengo.blogspot.it/2012/11/giuro-sul-segretario-che-domenica-stavo.html ) . Sono arrivati commenti acidissimi di elettori che più che bersaniani definirei anti Renzi, che continua ad essere vissuto come un corpo estraneo, e LO E', per quella gente, che continua a tradurre l'essere di sinistra col socialismo sindacale e collettivista (per non dire post comunista sic et simpliciter) . 
 E questo conferma la mia convinzione.  Il PD è lontano dal partito che voleva essere, e la spaccatura tra Renziani e gli Altri (secondo me per molti Bersani è anche troppo moderato per i loro gusti...Fassina sarebbe molto meglio ) è molto più netta di quello che sarebbe sopportabile in una formazione politica che dovrebbe avere una UNICA anima sia pure con sfumature diverse. Qui altro che sfumature !! Renzi deve dare una casa diversa alla componente Liberal che ormai nulla a più a che fare con i socialisti (molti come detto post comunisti ) che si sono impadroniti del partito che doveva essere dei progressisti. Lo facesse, e vediamo i sondaggi del PD quanto calano. Quanto al rispetto delle regole, tanto decantato da Bersani, anche nel fascismo e nel comunismo sovietico venivano fatte le leggi, solo che se le facevano da soli.
Trovo intelligente quanto scritto da Ignazi , su Repubblica, che auspica un cambiamento dell'organizzazione interna del PD per conservare il nuovo slancio derivante dall'allargamento della platea del partito, troppo regredito nelle riserve del socialismo antico. Però non credo che il suo auspicio sia realizzabile.  In particolare, io vedo che la divisione tra Renzi e Bersani ripropone, all’interno dello stesso partito, le differenze esistenti tra Margherita e DS prima dello scioglimento e la successiva fusione. Del resto i primi erano il CENTRO, del centro -sinistra. L’unione dei due gruppi voleva essere, nel progetto, il SUPERAMENTO di questa divisione tra l'anima socialista più conservatrice  e quella Liberal.democratica , che in realtà NON c’è stata. Come nel PDL Forza Italia e AN sono rimasti gruppi distinti, così è accaduto nel PD. L’astio che più spesso si vede tra i rappresentanti dei due gruppi va oltre la normale competizione tra forze che si disputano la vittoria. Qui non c’è una sola anima, con sensibilità diverse, ma proprio una diversa visione della società su punti nevralgici : Lavoro, Tasse, Scuola. Con Bersani più teso alla conservazione, nella convinzione (assolutamente legittima) che le vecchie ricette, applicate con serietà, onestà, rigore, funzioneranno , e Renzi che pensa che bisogna proprio cambiare i vecchi schemi. Sono d’accordo con Ignazi che se queste due anime si avvicinassero, trovassero una buona sintesi, il PD sarebbe formazione che raccoglierebbe oggi, nel disastro del centro destra, un consenso ben maggiore del 30% attribuitogli dai sondaggi. Ma questo non è dato vederlo e allora a Renzi forse conviene cogliere l’occasione per staccarsi da un PD socialista e creare una casa di vero centrosinistra, Liberal, dove confluirebbero gli elettori della Margherita di ieri e tantissimi moderati e liberali senza tetto di oggi. Scommettiamo che sarebbero più dei votanti del PD residuo ?
Forte l'esortazione di Davide Giacalone in questo senso, e credo che Gian Burrasca debba rifletterci molto su. Il capitale di visibilità e consensi che ha accumulato è notevole ma tutta'altro che durevole. Ha un'occasione unica, a meno che veramente non voglia restare a fare il sindaco di Firenze.
Buona Lettura

Renzi Rompa


Matteo Renzi deve stare attento a non subire la sorte di Mario Segni: da protagonista di una stagione a protagonista di un futuro già passato. Il ballottaggio delle primarie sarà vinto da Pier Luigi Bersani. Sono pronto a festeggiare (e votare, alle elezioni vere) il contrario, ma non ci credo. Intanto s’è scatenata una guerra interna, anche solo sulla contabilità dei voti espressi (meno della volta scorsa, quindi non certo un boom), per non dire di quanti avranno diritto al voto, domenica prossima. A Renzi è rimproverata la violazione delle regole, anche a causa di pagine pubblicitarie comprate per aumentare il numero dei votanti. In effetti, quando quelle regole furono fissate mi parve che la partita fosse stata decisa. Mi domandai anche se Renzi era un perdente consenziente. Non se ne erano accorti, lui e i suoi quotati collaboratori? Ma la domanda politicamente rilevante è un’altra: cosa succede, lunedì mattina?
Difficile che un centro destra con l’encefalogramma politico piatto raccolga la (solo apparentemente strana) sollecitazione di Maurizio Belpietro. Difficile che lo stesso Renzi sia in quel senso disponibile. Ma difficile anche immaginare che possa farsi da parte e attendere un’occasione successiva, perché in pochi mesi lo scenario cambierà e il patrimonio di consensi che oggi potenzialmente gli spetta può svanire.
Dopo la prima assemblea della Leopolda, tenuta nel 2010, osservai che i contenuti di quell’incontro erano assai interessanti e promettenti. Nel febbraio e nel marzo del 2011 tornai, qui, a scrivere che Renzi era un ottimo candidato per una sinistra occidentale e di governo. E ricordo le due tipologie di lettori che m’indirizzarono il loro vivace dissenso: a. cittadini di Firenze (confermando la natura di quella splendida città); b. antiberlusconiani-moralisti, a prescindere. Anche le proteste aiutavano a capire che quel candidato poteva attingere a bacini elettorali fin lì non comunicanti.
Il fatto è che a cavallo o dopo le prossime elezioni politiche l’Italia sarà spinta a chiedere gli aiuti europei, non essendosi risolta la crisi dell’euro. A quel punto i probabili vincitori delle elezioni (stante il disfacimento del Pdl) si ritroveranno con una maggioranza disomogenea alla Camera e probabilmente senza maggioranza al Senato, e con assemblee elettive affollate da parlamentari eletti sventolando il rifiuto dei vincoli europei, esattamente quelli cui si dovrà sottostare. In ogni caso con una piattaforma politica disomogenea rispetto alla condizione oggettiva in cui sarà l’Italia. Ciò potrebbe propiziare la nascita di un nuovo governo commissariale, ma a parti invertite, rispetto alla legislatura che sta agonizzando: la sinistra che deve passare la mano e la destra che giunge in soccorso. Ulteriore commissariamento che sarà ancora servente le imposizioni esterne, ma incapace di profonde riforme interne, per le quali è indispensabile una maggioranza politica.
Allora, che succede lunedì mattina? Renzi s’acconcia ad essere il perdente, accomodandosi in panchina e attendendo il proprio turno? Rischia di non arrivare mai. E se è vero che una sinistra guidata da Renzi raccoglierebbe, oggi, la vittoria, è anche vero che il coraggio della rottura, sfidando entrambe i poli del bipolarismo fallito, mandando in pezzi la convenzione fasulla su cui s’è retta (in modo inconcludente) la seconda Repubblica, potrebbe raccogliere di più. Ove a questo non punti Renzi porterebbe a casa il solo risultato di avere tolto Massimo D’Alema e Valter Veltroni dai piedi di Bersani, consegnando la sinistra all’alleanza con Nichi Vendola. Riverniciandola con la propaganda di primarie all’esito delle quali il meglio che si può sperare è che il gruppo dirigente che fu comunista abbracci la socialdemocrazia, trenta anni dopo che questa è fallita in Europa. Una scena grottesca, che non tiene minimamente conto del fatto che si deve mettere in discussione il modello di welfare, non trovare il modo di finanziarlo fino a morirne.
La sinistra è in vantaggio, oggi, sia per gli errori imperdonabili della destra sia perché nel suo seno c’è stato chi ha messo in discussione la continuità, creando le condizioni per una novità che rischia di degenerare in nuovismo. Nella destra questo non c’è stato, anche perché vive l’affanno di aver fatto invecchiare e deperire l’effettiva novità (comunque la si voglia valutare) del 1994. Ma il pesce non resta fresco a lungo, né si può ributtarlo in mare il giorno appresso. Nel mare ci si deve buttare quando si è ancora vitali. Non mi piacciono i personalismi e fuggo i leaderismi, ma capita che a una persona sia offerta la possibilità di cambiare il corso delle cose. Oggi è Renzi che ha questa possibilità, se rompe tutti gli schemi e non solo il conformismo sinistro. Prenda atto che, confinata nella sinistra, la sua diventa la testimonianza di ciò che potrebbe essere e non è. Raccolga quanti sono consapevoli dei problemi, reclamano riforme vere, chiedono quelle istituzionali e ne hanno le tasche strapiene (anzi: stravuote) delle tifoserie dissennate. Faccia da punto di raccolta dell’Italia che corre e guarda al futuro. Ci vuole una lista che sia antagonista della paura e della stagnazione, senza demagogie. Con quella si parla alla maggioranza degli italiani.


giovedì 29 novembre 2012

GLI SBORNIA BOND. DA ACQUISTARE AL PROPRIO BAR PREFERITO



Il Camerlengo per fortuna è aiutato da vari preziosi lettori che suggeriscono spunti, riflessioni, link interessanti e anche divertenti (il che ogni tanto non guasta).
Questo che mi ha proposto la mia amica Giuditta lo definirei una via di mezzo : un simpatico compendio di economia finanziaria , che fa sorridere con retrogusto amarognolo.
Lo propongo così come me l'ha postato, perché non ha bisogno di commenti .
Buon "divertimento"

 Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.  
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).  

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.  
Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.  
La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.  
Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.  
Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.  
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.  

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.  
Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.  

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.  

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.  

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio

GIURO SUL SEGRETARIO CHE DOMENICA STAVO MALE. POSSO VOTARE RENZI ??!



Dunque, ho appena inviato la richiesta on line per registrarmi e partecipare al ballottaggio di domenica. Se sarò ammesso, voterò Renzi e se per miracolo lui vincesse, lo voterò coerentemente anche alle politiche. Sono un liberale, lo scrivo dal primo giorno del Camerlengo, e avrei preferito che sorgesse un Renzi nello schieramento di centro destra, vale a dire un giovanotto con grinta, idee chiare, che ha lottato per farsi strada (caro Angelino, tu che pure hai delle qualità, sei cresciuto all'ombra del Signore...) e si è affermato. Questo non accade, e un uomo che certo liberale non è ma che non guarda al mercato e all'impresa come a soggetti nella migliore delle ipotesi "discutibili", più spesso "nemici",  che mette il MERITO al primo posto dei criteri prioritari, che descrive Equitalia come un soggetto forte solo coi deboli e che le tasse bisogna trovare il modo di diminuirle, non di aumentarle ancora, beh è qualcosa di più di un male minore. Andava molto peggio al maestro Montanelli quando votava DC turandosi il naso.
Dunque voto Renzi e non sono del PD. Sono un infiltrato ? Mica l'ho capito. Direi di no, se per infiltrato s'intende l'inquinatore, cioè colui che vota per alterare il risultato del campo opposto, che poi diserterà al momento delle elezioni politiche. Se invece infiltrato è colui che non è di sinistra, ancorché voti Renzi perché lo stima e ritiene che potrà essere un buon Presidente del Consiglio , beh, allora sì.
E' questo il criterio ? In realtà, come ho già scritto, io credo che all'interno del PD ci sia stato da tempo un vero e proprio golpe, con la fagocitazione da parte dei DS del partito che con gli ex popolari della Margherita avevano contribuito a fondare, rinnegando il progetto fondativo di SUPERAMENTO del socialismo toucourt, di ideologie nate a fine ottocento e affermatesi, con varia fortuna, nel secolo scorso, per approdare a qualcosa di nuovo. Una formazione progressista, che sapesse coniugare appunto merito, iniziativa individuale, libertà, legittima ricerca del proprio miglior benessere con i principi di solidarietà (non assistenzialismo) , parità delle opportunità, rispetto delle regole e quindi della legalità. Insomma, il meglio delle ideologie passate , liberali e socialiste, cercando di affrancarle dai vizi in concreto emersi e che, come massima sintesi, hanno spesso visto un eccesso di egoismo individualista da una parte e una trista e biasimevole invidia sociale dall'altra.
Ecco, il Partito Progressista diceva di voler essere il tentativo di quel difficile compromesso.
Entusiasmo tanto, specie tra i giovani, tra cui appunto Renzi ma non solo (anche se lui è quello che ha fatto più strada, suscitando inevitabili gelosie anche tra ex amici e compagni generazionali ) , l'idea di qualcosa di NUOVO. L'errore , credo, fu quello di farlo nascere proprio a ridosso di elezioni anticipate che seguivano  i due mediocrissimi anni di governo Prodi, dove i partiti che lo sostenevano non smisero di litigare nemmeno UN GIORNO, dove dimostrarono di essere attaccati al potere tanto quanto i disprezzati "peggiori" di destra, ricorrendo, legalmente ma ingiustamente al voto di fiducia dei senatori a vita ( un governo deve avere la fiducia degli ELETTI, non dei NOMINATI ) . Obiettivamente, solo i DS e la Margherita furono leali con Prodi, tutti gli altri veri sciacalli che hanno pagato caro con la scomparsa : nel 2008 spazzati via i comunisti di Bertinotti, di Diliberto, i Verdi, e Mastella nemmeno si presentò. Sopravvisse solo Di Pietro, per strana concessione di Veltroni, che se lo caricò (insieme ad una pattuglia di radicali ). Si sapeva che la sinistra andava incontro ad una disfatta, e per provare ad evitarla si sterzò decisamente con la creazione di questa cosa nuova e promettente. Funzionò, ma solo in parte. Il PD prese il 33% dei voti, da SOLO. Roba che oggi solo grazie a Renzi sfiora quel numero e chissà se lo conserverà domani che Matteo sarà sconfitto.
Bersani vuole vincere....ma se accadrà, com'è probabile, sarà solo perché non avrà avversari, non perché avrà fatto crescere il consenso elettorale, e perché si sarà tenuto stretto il Porcellum, dopo averlo disprezzato in tutte le salse ma che ora   coccola nemmeno fosse il gatto di casa. Nonostante questo, il suo cartellino, con Sel e i socialisti, avrebbe la maggioranza alla Camera dei Deputati, grazie al porco redento, ma forse non al Senato, dove forse basterebbe che il centro destra vincesse in Lombardia e Veneto per prevalere in quel ramo del Parlamento (quello che accadde nel 2006 sostanzialmente ).
A parte queste digressioni sul passato e sul futuro, è un fatto che , Bersani segretario, il PD è regredito   al PDS  :  un partito post comunista, come tanti in occidente dopo il 1989, con venature di socialdemocrazia , esponenti  Liberal pochini,  e molti amici stretti della CGIL e dei radicali di sinistra, con cui non militano per mero opportunismo . Basterebbe un centro destra appena decente per battere un PD così, e Renzi lo dice. Per sua sfortuna (e nostra, di quelli che la pensano come me ovvio ), non c'è. E di questo si giova il neo PD,  traditore dell'originale, pronto ad entrare nel PSE, cosa del tutto esclusa secondo l'idea progressista originaria.
L'impossessamento dell'apparato partitico ha fatto sì che anche le regole delle Primarie fossero fatto ad usum delfini , per favorire il "capo". Bersani , con sta storia delle "regole" nelle primarie, ripete la figura pessima che fa col Porcellum. volendo mascherare la convenienza (e la prepotenza ) con il diritto.
E' di tutta evidenza che le regole fatte da un comitato dove i 9/10 sono Bersaniani non offre queste ampie garanzie di democraticità. E infatti così è stato. I Renziani vengono accusati di averle prima accettate e poi contestate ? Ma che dovevano fare poveri cristi ?? A dire la verità le hanno contestate SEMPRE, ma alla fine, o bere o affogare, avranno bevuto. Ma Bersani crede veramente che in odio a lui, centinaia di migliaia (non decine o centinaia....no qui servono 400.000 persone per lo meno ) di elettori di destra andrebbero a votare Renzi solo per buttar giù lui ? Ammappa che presunzione ...oppure è affetto dal virus di Giulietto Chiesa, il cronista famoso per la sua ossessione per i complotti.
No, la verità è che ora che Renzi ha dimostrato di essere in partita, molti che pensavano ad un risultato scontato oggi credono che forse forse.....e questo a Bersani e ai suoi fa PAURA. E comunque, anche una sconfitta di Renzi con una percentuale vicina al 50% sarebbe un terremoto per la linea politica del politburo di via Nazzareno.
E poi, parliamoci chiaro, l'atteggiamento arrogante dell'apparato del PD, le facce odiose, da capetti  della classe, di Fassina e della Moretti (vedrai che sti due mi faranno rimpiangere Bertinotti e Bindi ....)....sono qualcosa che sicuramente motiva a favore del sindaco fiorentino.
Infine, tra uno che ripete solo "un po' di più" e uno che sogna un Italia dove non conta CHI conosci ma COSA conosci, e che al segretario ex pci si permette di dire "ho capito che per essere segretario del PD bisogna usare tante metafore" prendendo in giro il vezzo reso universalmente famoso da Crozza, come si fa a non preferirlo alla broda trita e ritrita, pure un po' vigliaccotta, dei bersaniani ?
Domenica dunque, se il comitato mi dà il placet, andrò a votare Renzi. E da lunedì, quando avrà perso, sognerò che se ne vada dal neo PSE italiano e fondi finalmente la casa dei Liberal....
Avrebbe milioni di voti.