mercoledì 30 maggio 2018

A SERGE', MA CHE TE SEI OFFESO ??...

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La gente si è infiammata parecchio attorno a questo scontro tra Quirinale e i Legastellati, e i toni del confronto, anche tra amici, è pericolosamente teso. 
Avveniva anche ai tempi del cavaliere, tra berlusconiani e anti, ma allora il confronto era raro : i due mondi erano sostanzialmente divisi, non comunicavano tra loro di persona. Il contatto era virtuale, quasi mai fisico.
Nei salotti di sinistra e dintorni, la gente di destra non entrava e se lo faceva aveva la discrezione di tacere, per evitare casini (a casa d'altri, è buona regola rispettare le regole del bon ton e pazienza se questo scrupolo non se lo pongono i padroni di casa, come purtroppo avveniva non infrequentemente) , e viceversa.
Il risultato è che i due mondi non si capivano, e quando erano quelli di destra a prevalere (in 20 anni in realtà si sono alternati in modo paritario, ancorché le vittorie del Cav fossero più nette, quando si realizzavano, e infatti Prodi, pur vittorioso nel 1996 e nel 2006, ha avuto  legislature brevi )  gli altri si interrogavano, arrabbiati e angosciati, sulla disgrazia che gli era toccata di vivere in un paese siffatto.
Poco male, ripeto, perché i cenacoli erano tra consenzienti : tutti a darsi ragione (un po' scemi ? forse, ma poco dai...). 
Con i grillini è diverso, perché tanti di loro erano di sinistra, gente che ha votato i partiti variamente coniugati a gauche, e quindi il contatto può capitare, anzi capita.
E non è piacevole, perché i toni si scaldano subito (del resto, anche all'interno del pd, tra renziani e non, non è che sia un ballo di gala...). 
Personalmente, guardo alla cosa con uno strano distacco.
Sento che mi importa poco, eppure la situazione e grave, come la burrasca di borsa e spread sta lì a dimostrare. 
Mi interrogo sul perché e, al solito, la risposta non è univoca.
Sicuramente sono rassegnato, da liberale.
Il nostro non è stato, non è e non sarà mai un paese liberale. Non lo possiamo essere per motivi storici e sociali, oserei dire antropologici.
L' idea che lo Stato abbia un ruolo di divinità salvifica, che tutto deve prevedere e provvedere, è troppo radicata in Europa in generale e nei paesi meridionali in particolare.
Senso di responsabilità individuale, scarso, fiducia nel merito, meno ancora.
Di qui la lievitazione del welfare, dello stato assistenziale, del tutto gratis a tutti. Chi paga tutto questo ? ma lo Stato ovvio !! E con quali soldi ? E che ce frega, li trovi : facesse paga le tasse ai ricchi ( e quindi non a noi, e chissene se noi siamo il 90% della popolazione, ancorché la cosa dovrebbe far dubitare che una persona possa farsi carico del costo di altre nove...) , oppure se li fa prestare. E infatti lo Stato questo fa, e così facendo siamo arrivati ad avere un debito superiore di oltre il  30% dell'intero prodotto nazionale : 137%. 
La rivoluzione giallo verde cosa prevede al riguardo ? Ma più debito ovvio !! E con maggiore presenza dello Stato nell'economia e in generale nella vita dei sudditi, pardon, cittadini. 
Quindi, l'Italia non è un paese comunista, e meno male, ma non è e non sarà mai un paese decentemente liberale. Ormai lo so e amen.
Ovviamente la rassegnazione non è di grande stimolo a discutere, partecipare, commentare, e si vede dalla drastica riduzione della produzione del blog. Nessuno si inquieterà per questo, ancorché qualche amico lettore è stato carino dal comunicarmi il suo dispiacere. 

Altro motivo del disincanto è dato dal mio non commettere l'errore degli snob sinistroidi, che guardavano ai berlusconani come a dei minus habens. 
Non la penso come i grillini,  contesto le loro ricette, ma, come bene scrive il professor Panebianco nell'editoriale che segue, non penso siano degli alieni che vengano da Marte.
Io sorrido nel sentire loro rispondere, a chi contesta la dubbia competenza e preparazione dei loro rappresentanti politici, che "almeno sono onesti". Intanto, è da vedere - finché non hai potere, è facile esserlo...- e poi, crocianamente, non pongo l'onestà come requisito primario di una classe governante, bensì la capacità. 
Però il non pensarla come loro non me li fa vedere come dei matti, e non penso che l'Italia andrà in rovina per colpa loro.  Sono passati 8 anni quasi dalla invocata estromissione di Berlusconi da PAlazzo Chigi, il Male per antonomasia. 
In questi 8 anni ha governato prima Monti, coi famosi tecnici che avrebbero finalmente mostrato come si fa, e poi per 5 anni la sinistra targata PD.
Questi 8 anni hanno goduto di un elemento salvifico, vale a dire la presenza di Mario Draghi alla testa della BCE. Attraverso l'adozione del quantitative easing, e quindi di una politica monetaria espansiva quanto mai, l'Europa, e l'Italia in primis, è stata tenuta indenne da ogni speculazione, il denaro è costato pochissimo, i costi del debito ridotti anch'essi al minimo, spread ideale.
Bene, un lustro e mezzo di questo paradiso, il paese guidato "finalmente" da quelli responsabili e il debito pubblico è diminuito ? No, è aumentato ! Dal 120% è passato al 130.
Colpa della crisi, del minor pil, certo. Ma le famose riforme cui ci esortava il nostro benefattore (Draghi, solo lui) sono state fatte ? Qualcosa sì, ancorché contestatissima proprio a sinistra e , of course, dai grillini , come il Jobs Act, ma certo non abbastanza.  
In particolare, a livello di semplificazione burocratica, fiscale, riduzione degli sprechi, quanti progressi sono avvenuti ? 
E quindi, cosa rispondiamo, noi avversari degli ortotteri, alla loro obiezione : " i vostri sistemi non funzionano !! " ? 
Quando il sistema elargiva manciate di benessere, più o meno grande, a tutti, la convivenza era semplice.
Oggi i milioni di persone che vedono il lavoro che continua a languire, le garanzie pure, la convivenza non richiesta con stranieri indesiderati - che certo non vanno ad abitare a monte verde vecchio o al primo municipio, per parlare delle roccaforti isolate del voto perbenista piddino a Roma - , non è disponibile a ragionamenti centrati su progressi fondati su piccoli passi (il pil che cresce dell'1%), sulla promessa che l'Europa cambierà e diventerà più generosa (non è nemmeno probabile , e lo vedremo tra un anno, quando Draghi lascerà la BCE), per non parlare poi delle dissertazioni sui diritti civili : gay, ius soli...cose che vanno bene quando le cosa vanno bene. 

Il fronte cd. sovranista probabilmente non costituisce la maggioranza del paese (del Parlamento sì, che tra 5 Stelle Lega e anche FdI della Meloni stanno al 55%) , ma i non sovranisti sono belli sparpagliati, e indisponibili a costituire una Santa Alleanza anti "barbari".
La proposta del PD ? Scioglietevi tutti o comunque votate noi, voi elettori di Forza Italia, moderati di centro, liberali sconsolati, ma anche fuoriusciti di sinistra che vi opponete all'euroscetticismo....
Adesso avete capito perché Salvini è così convinto di vincere e di fare il pieno con un accordo di non belligeranza elettorale coi grillini ? 

Vista la capacità veramente magica degli attuali protagonisti di dire tutto e il contrario di tutto in poche ore, senza timore di pagare il minimo dazio ( c'è Mattia Feltri che su LA Stampa si affanna a registrare tutte le contraddizioni delle posizioni assunte dai politici, grillini in testa... fatica inutile di cui il giornalista è assolutamente consapevole) perché gli elettori non si spostano per simili "inezie", magari non si voterà.  Il Presidente Mattarella dimenticherà le reazioni scomposte, fino agli insulti, alla sua posizione sul professore Savona, Di Maio e Salvini dimenticheranno che o Savona o morte, e proporranno un nuovo nome - magari Corttarelli !!!! - che andrà bene e il governo del cambiamento prenderà il largo...
Fino al primo scoglio.
Certo, vorrei essere una mosca e volare al Quirinale : 
A Sergè, ma davvero te sei offeso ?  E nun fa il permaloso, firma qui, che Savona te lo abbiamo tolto...





I politici sovranisti non vengono da Marte

Non muterà presto la fisionomia assunta dalla politica italiana. Le nuove divisioni si incontrano con altre più antiche. Non si tratta di un fuoco di paglia

  di Angelo Panebianco

disegno di Conc

Tutto si svolge secondo copione: i «fautori del cambiamento» cercano di scaricare sul presidente della Repubblica le colpe di un fallimento che è soltanto loro. Una parte ampia del Paese tira un sospiro di sollievo pensando che stava per formarsi un governo il quale, probabilmente — grazie alle sue brillanti idee sulla finanza pubblica e sul che fare in Europa — sarebbe riuscito a distruggere i risparmi degli italiani nel giro di sei mesi. Ma il sollievo può essere solo momentaneo.

Non solo perché ci sarà da affrontare — a breve termine immaginiamo — un cruciale passaggio elettorale. Soprattutto perché, comunque vada a finire, un cambiamento irreversibile si è prodotto in Italia. Sbaglia chi crede, magari pensando alla vicenda del quasi governo Conte, che i partiti antisistema avranno un rapido declino. Poiché la storia non insegna mai niente ai più, è un fatto che in questo errore sono caduti in tanti, tutte le volte che un movimento anti establishment è entrato nell’area del potere: «Lo manovreremo come ci pare e, poi, quando non servirà più, lo getteremo via». In genere, chi ha pensato questo è stato manovrato e poi gettato via.
Non cambierà presto la fisionomia assunta dalla politica italiana. Dureranno le grandi divisioni che ora la attraversano. E dureranno i politici emergenti che le hanno cavalcate con successo.

Le nuove divisioni che hanno ridimensionato, o appannato, la tradizionale distinzione sinistra/destra (quella che un tempo, ad esempio, opponeva l’Ulivo prodiano al Polo delle libertà berlusconiano) hanno per oggetto le regole del gioco politico-istituzionale (quale sarà il «tasso di liberalismo» che conserverà la nostra democrazia?), la collocazione internazionale, l’immigrazione. Queste novelle divisioni, oltre a influenzarsi a vicenda, si incontrano con altre divisioni molto più antiche (come quella Nord/Sud) disseminando ovunque cariche esplosive.

Le forze emergenti sono culturalmente ostili alla democrazia rappresentativa (liberale). Oggi come in passato, quando si evoca la «democrazia diretta», si sta in realtà auspicando una qualche forma di Führerprinzip, di «principio della supremazia del capo». La polemica contro i «competenti» (come hanno osservato Alberto Alesina e Francesco Giavazzi su questo giornale), nonché la contrapposizione fra il popolo innocente e le élites criminali, sono aspetti di questa sindrome.

Il diffuso rigetto nei confronti della democrazia rappresentativa, delle sue regole, e delle istituzioni liberali che la sorreggono, è il frutto di una trentennale, martellante, propaganda che ha dipinto la politica rappresentativa come un verminaio, il concentrato di tutte le lordure e le brutture, e i suoi esponenti come gente per la quale vale l’inversione dell’onere della prova: è ciascuno di loro che deve dimostrare di non essere un corrotto. Il lavaggio del cervello a cui il «circo mediatico- giudiziario» ha sottoposto per decenni tanti italiani, ha funzionato. Complice la tradizionale debolezza della cultura liberale, molti si sono convinti che questo è, a causa della politica, il Paese più corrotto del mondo o giù di lì, e che bisogna innalzare (per ora solo metaforicamente; in seguito, si vedrà) la ghigliottina. È l’ostilità alla democrazia liberale che spiega i tentativi di «superare» la rappresentanza moderna (i rapporti fra la Casaleggio Associati e i parlamentari grillini richiederebbero più attenzione). Ed è sempre l’ostilità alla democrazia liberale e alle sue guarentigie a spiegare la furia giustizialista dei vincitori e del loro seguito. Pensate alla proposta di abolire la prescrizione nei reati. Neanche ai fascisti era mai venuto in mente di sottoporre tanti poveri disgraziati alla tortura di provvedimenti giudiziari senza data di scadenza.

La seconda divisione investe la collocazione internazionale dell’Italia. Sul versante dell’Europa come su quello dell’alleanza atlantica. Non è probabile che un governo grillo-leghista (o solo grillino o di centrodestra a dominanza leghista) che eventualmente si formi dopo le prossime elezioni decida formalmente di uscire dall’euro o dalla Nato ma certamente ci sarebbero azioni tese ad allentare il più possibile il legame fra l’Italia e i nostri tradizionali ancoraggi internazionali. Perché è quanto prescrive la visione «sovranista» dell’interesse nazionale. Una volta deciso — e fatto credere a tanti italiani — che i nostri mali siano stati causati dall’Europa non resta infatti che la strada della contrapposizione. E pazienza se la posizione negoziale italiana risulterebbe, al tavolo europeo, debolissima (Sergio Fabbrini, Sole 24 ore). Pazienza anche se in questo modo l’Italia non potrebbe avere voce in capitolo quando si trattasse di correggere tutto ciò che non va (ed è molto) nella costruzione europea.

Anche sul secondo versante, quello atlantico, si preannuncerebbero tempi duri. Forse la Nato ricorrerebbe a una qualche forma di cordone sanitario (Maurizio Molinari, La Stampa) in funzione anti italiana quando dovesse vedersela con l’orientamento filorusso (e antiatlantico nella sostanza anche se non nella forma) di un importante stato membro.

Da ultimo, l’immigrazione. Genera ovunque conflitti ma l’aggravamento di questa divisione è anche il frutto degli errori commessi dai governanti del passato. Soprattutto, da coloro che hanno confuso il messaggio cattolico sul dovere dell’accoglienza con i doveri di chi governa una democrazia, coloro che non hanno capito che la società aperta non si difende senza una seria e rigorosa politica dell’immigrazione. Gli stessi che, di fronte alla sfida islamica, hanno pensato che l’integrazione dei musulmani si favorisca venendo a patti con i fondamentalisti. Mentre richiede l’esatto contrario.

Forse gli uomini nuovi riusciranno a imporre, prima o poi, i cambiamenti che hanno in mente. O forse non ci riusciranno. Forse assisteremo alla riscossa (in forme oggi imprevedibili) di chi si oppone al disegno sovranista. In ogni caso, ci si tolga dalla testa l’idea che si tratti di un fuoco di paglia o di un acquazzone estivo. Non è l’invasione degli Hyksos (gente arrivata nell’antico Egitto da chissà dove). Li abbiamo allevati noi.

lunedì 28 maggio 2018

COSI' PARLO' MATTARELLA

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Ero a cena con degli amici quando uno di loro mi dà la notizia : Conte aveva rinunciato all'incarico di Premier designato e il Presidente Mattarella aveva convocato per lunedì (oggi) al Quirinale Cottarelli, uno dei vari uomini che in Italia si sono cimentati, con risultati scarsini (non per colpa loro), della cd. spending review, vale a dire la razionalizzazione della spesa pubblica per ridurla evitando sprechi e cercando di ottimizzare risorse più ridotte. 
Un vero colpo di scena, ancorché si fosse visto che il nodo gordiano sul ministero del Tesoro si andasse stringendo sempre di più.
O Savona o morte, era la francamente poco comprensibile posizione di Salvini, coi grillini dietro più per necessità di alleanza che per convinzione.
Allora morte (del nascituro governo) ha risposto l'uomo del Colle.
Cosa accadrà ora, francamente è difficile da prevedere.  In teoria, si tornerà a votare.
Se è vero - io penso di sì, ancorché sia lecita la discussione sul tema - che il Presidente della Repubblica può rifiutarsi di avallare la scelta dei ministri indicati dal Premier designato (così come  può non accettare l'indicazione di quest'ultimo fatta dai partiti che pure soli prospettano una possibile maggioranza parlamentare), è sicuramente vero che lo stesso poi non possa non prendere atto che il Parlamento eletto non sia in grado di esprimere altre maggioranze di governo e di conseguenza scioglierlo indicendo nuove elezioni. 
Ma andrà così ? Veramente i grillini, dopo essere stati ad un passo dal loro primo governo, non tenteranno altre mosse ? Certo, oggi il forno del PD sembra chiuso e sprangato, ma di fronte alla concretissima ipotesi di un nuovo voto ? I democratici rischiano moltissimo con un voto ravvicinato, oltretutto in un momento in cui la guida del partito è in aperta discussione. Non comanda più renzino ma al suo posto non comanda nessuno... E le liste stavolta chi le fa ? 
Bel casino.
Altrove non stanno un granché meglio, tranne forse Salvini, l'unico confortato dai sondaggi di crescere comunque vada, specialmente a spese di Forza Italia.
Il mio amico - oltretutto affezionato lettore - di ieri sera mi riferiva di sondaggi su La 7 che darebbero in sensibile flessione anche i 5 Stelle, forse a causa della delusione degli elettori di non vederli in grado di essere autonomi, e quindi in ogni caso costretti, con questa legge elettorale, ad alleanze che parti diverse del loro elettorato vivono con forti mal di pancia ( entrambi i "forni" scontentavano molti).
Questo è vero, ma allo stesso tempo credo che molti di loro continueranno a pensare che i poteri forti, quelli legati ai mercati finanziari e al condizionamento eurogermanico, impediscano ai loro beniamini di cambiare le cose, e si ribelleranno continuando a sostenere la propria parte ad oltranza (lui lo vedo tra questi, per esempio).
Vedremo nei prossimi giorni, ma personalmente credo che i 5 Stelle non fletteranno. 
Comunque, del futuro, incerto quanto mai, ci occuperemo nei prossimi giorni.
Oggi mi soffermo sul duello rusticano che si è consumato per schierarmi a mia volta.
Non che lo debba fare necessariamente, anzi, penso che entrambe le parti in gioco abbiano le loro colpe, ma non di ugual misura.
 Leggendo il discorso di Mattarella, che di seguito trovate nella versione integrale, francamente ritengo che se arroganza ci sia stata, questa non veniva dal Quirinale.
Sappiamo benissimo che spesso in passato, specie nella seconda repubblica, i Premier abbiano accettato di fare compromessi e rinunciato a ministri che pure avevano scelto. Da ultimo, Renzi , con Gratteri ( il niet di Napolitano in questo caso fu tra le poche cose veramente buone del vecchio presidente) , e si sa bene che Berlusconi più volte si scontrò coi diversi inquilini del Colle, finendo sempre per accettare dei punti di caduta comuni. 
Salvini no, e questo nonostante l'alternativa fosse un leghista doc e attualmente importante come Giorgetti, il vice capo della Lega.
Incomprensibile, anche ai grillini che, complottisti per DNA, vedono, comprensibilmente, una strategia ben poco leale da parte del socio leghista. 
"Vuole tornare alle elezioni, Berlusconi l'ha convinto che stavolta il centro destra prenderà il 40% e a quella soglia, con le vittorie giuste nei collegi uninominali, avranno la maggioranza assoluta in Parlamento...".
Come tutte le dietrologie, è verosimile.
Ma perché rinunciare al certo - diventare ministro degli interni ADESSO, essere socio imprescindibile, ancorché col 18% dei voti, del nuovo governo ADESSO - per l'incerto ? 
E se Berlusconi, tornato candidabile, trainasse diversamente Forza Italia , cambiando gli attuali equilibri del centro destra ? Ci credo poco, penso che il cavaliere abbia veramente fatto il suo tempo nella mente degli italiani, ma chi può esserne sicuro ? 
E poi, c'è chi pensa invece ad un accordo di desistenze tra Lega e 5 Stelle in modo da rafforzarsi entrambi e tornare al Quirinale dicendo : vedi ? abbiamo vinto ancora noi e solo noi possiamo governare, quindi stavolta o ci fai fare come diciamo oppure dimettiti.
Non è fantapolitica. Semplicemente, a questo punto le ipotesi valgono tutte.
Resta che, da testimone piuttosto attento della vita politica del mio paese, trovo veritiera la descrizione dei fatti accaduti compiuta da Mattarella nel suo discorso.
L'ipotesi di impeachment mi farebbe ridere, se non fosse che il clima è abbastanza avvelenato - l'ho intravisto anche dal vagamente animoso scambio di idee visto ieri sera tra commensali amici ma divisi dalle adesioni politiche - e l'idea di settimane di crisi istituzionale così grave, coi mercati ad infuriarci addosso, spegne ogni sorriso accennato. 
Certo, se fosse un thriller, la storia attuale del nostro paese sarebbe appassionante.
Ma non è un giallo, è vita vera, e allora la prospettiva cambia e non in meglio. 





Mattarella: "Ho agevolato in ogni modo la nascita del governo, ma devo tutelare i risparmi degli italiani" 

Le parole che hanno scatenato le critiche di M5s, Fdi e Lega, con i grillini e Giorgia Meloni che arrivano ad invocare l'impeachment

Mattarella: "Ho agevolato in ogni modo la nascita del governo, ma devo tutelare i risparmi degli italiani"

Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata - com'è noto - una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un'intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.
Governo, Mattarella: "Svolgo ruolo di garanzia, devo essere attento ai risparmi degli italiani"

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Ho accolto la proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.


Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com' è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un'attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte - che apprezzo e che ringrazio - mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell'Economia.

La designazione del ministro dell'Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l'accordo di programma. Un esponente che - al di là della stima e della considerazione per la persona - non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato - con rammarico - indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L'incertezza sulla nostra posizione nell'euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L'impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando - prima dell'Unione Monetaria Europea - gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull'Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell'interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell'adesione all'Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un'iniziativa.

mercoledì 16 maggio 2018

LA JUVE DOMINA E FA MALE AL CALCIO...REAL BARCA BAYERN PSG ?



L'amico Paolo Conti mi sottopone l'articolo scritto dal giornalista di Repubblica, tale Angelo Carotenuto, che spiega come questo dominio bianconero in Italia sia un danno per l'intero movimento.
Ho letto l'articolo, scritto bene, ancorché demente nelle sue premesse e conclusioni. 
Purtroppo non riesco a riportarlo per intero, come faccio di consueto per sottoporre la fonte originale al giudizio dei lettori, cerco di riassumerne i passaggi principali.
Dunque, per Carotenuto l'egemonia è tipica dei paesi "sottosviluppati".
Notoriamente la Francia (Paris Saint Germain, 5 scudetti negli ultimi sei anni), la Germania (Bayern, sei scudetti di fila) e Spagna ( il Barcellona è al 4 scudetto in sei campionati) sono paesi sottosviluppati. Non vi risulta, nemmeno a me, siamo male informati. 

L'egemonia comporta il calo dell'interesse, il che potrebbe essere, quando vince sempre lo stesso. Eppure nemmeno di questo c'è la prova, anzi c'è quella opposta.
Se la gente va meno allo stadio è perché da noi gli impianti sono vecchi e scomodi. Laddove sono nuovi, accoglienti, la cosa cambia. Succede all'estero, e anche da noi.
I diritti tv sono pagati sempre più cari, e laddove il tarocco non impera anche il merchandising cresce.
Carotenuto, de che parli ? 

Ma i soldi delle  TV sono distribuiti male. Non saprei. Mi sembra normale che De Niro non prenda quanto Battiston (attore che a me piace moltissimo ma che un oscar lo può forse sognare) e almeno i diritti TV seguono criteri quali bacino di utenti e risultati, laddove i patrimoni di altre squadre sono dovuti a paperoni miliardari (sceicchi in primis) e sostegni finanziari eccezionali delle banche (Real ) o di gruppi industriali ( Bayern).  Anche la Juve un tempo fruiva dell'appoggio Fiat (da decenni quell'epoca è finita), laddove Milan e Inter hanno goduto di mecenati ora ritiratisi (Berlusconi e Moratti). Insomma, i più ricchi ci sono sempre stati e la differenza l'hanno quasi sempre fatta. Ovviamente, accanto i primi, prolifera l'invidia. In paesi di educazione più meritocratica, la cosa è meno evidente, in quelli dove il piatto egualitarismo è un valore, cambia di molto.
Ma in entrambi i casi, il calcio non muore, anzi.
L'articolo di Carotenuto ripeto è scritto bene, dicendo cose verosimili ancorché sbagliate. Bisogna essere abili e il giornalista lo è.
In un mio intervento   ( https://ultimocamerlengo.blogspot.com/2018/05/i-sette-scudetti-capitali.html) , ho ripercorso brevemente la storia di questo "dominio" e si vedrà che questo è composito. Questi sette scudetti sono diversi tra loro, con allenatori e rose differenti negli anni.
La Juve, a differenza delle grandi big europee, non ha avuto rose sempre stellari (Conte, proprio no, specie all'inizio) , e per prendere Higuain , pagando la clausola di 90 milioni (io mi sarei preso Icardi a 50/60...) , ha dovuto vendere Pogba...
Così come ha ceduto Vidal, ha lasciato partire Tevez, e prima o poi cederà Dybala.
La società è stata brava e fortunata a reinvestire. Perché non ammetterlo ?
E in sette anni, questa è la prima volta che si è tornati a sentire le litanie antiche. 
Per gli altri sei scudetti per tutti , o quasi (un po' di lagne i milanisti il primo anno, qualcosina romanisti e napoletani, ma poca roba, visti i distacchi abissali finali, le serie di record, difficilmente eguagliabili e/o superabili),  c'è stata l'ammissione generale di una superiorità societaria e tecnica da ammirare e semmai imitare.
Anche quest'anno uomini di calcio e di sport, come Di Francesco, De Rossi, Gattuso, hanno ribadito questo concetto, ma tanti altri sono tornati agli antichi costumi, e tutto per un errore arbitrale , uno, Orsato che non rifila la seconda ammonizione a Pjianic, che poteva tranquillamente essere sopperito se il Napoli non si fosse suicidato da sé. 
In conclusione, la Juve è più forte. Quest'ultima non bella, non divertente (quella di Conte lo era), ma più forte.
Bisognerebbe stacce, dicono a Roma...