venerdì 11 agosto 2017

STAVOLTA LA MIA JUVE PARTE DIETRO. MENO MALE PURE LA ROMA...

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Coerentemente con la previsione di un anno sabbatico, relativamente al calcio e alla "mia" Juventus, ho tediato poco i miei amici bianconeri con dissertazioni sulla campagna acquisti della Signora.
L'ho già scritto, e non per scaramanzia : dopo sei scudetti di fila, sono certo che non ci sarà il settimo e non perché ci concentreremo sulla mitica Champions, semplicemente perché sono aumentate le rivali ed è veramente difficilissimo, dopo un filotto del genere, non flettere.
A questo aggiungiamoci che, more solito, l'estate vede partenze eccellenti, e il mercato non è stato, finora, brillante come quello dello scorso anno, quando arrivarono Higuain, Dani Alves, Pijanic e una grande promessa (per ora rimasta tale) come Pjaca.
E' vero, sono arrivati Douglas Costa e Bernardeschi, giocatori talentuosi, ma in ruoli dove già eravamo coperti ( certo si può pensare che meglio abbondare, pensando alle flessioni di forma e agli infortuni) con Cuadrado, Pjaca - quando tornerà . e Mandzukic, ormai esterno collaudato, non veloce ma potente.
Cuadrado andrà via, si legge. Siamo sicuri che i nuovi siano migliori ?
Abbiamo perso Bonucci, in rottura con Allegri e storto anche con la Società, che ha sostenuto il tecnico, e Dani Alves, che nella parte finale della stagione aveva mostrato che razza di giocatore era.
Continuiamo ad essere carenti a centrocampo, dove abbiamo perso, negli anni, prima Vidal e Pirlo, poi Pogba, senza sostituire validamente nessuno dei tre. Magari Pjianic, al secondo anno, migliorerà (speriamo), e potrebbe essere il regista che non abbiamo, ma Kedira e Marchisio, ancorché bravi, non hanno furore agonistico, potenza e tecnica variamente mostrati dal cileno e dal francese.
Sono tre anni che in estate leggiamo di sfinenti trattative con l'universo mondo, e i nomi faccio fatica a ricordarli tutti : Gomez, Witsel, Matuidi, Sissoko, Matic, 'Nzonzi (??), Emre Can (?), Strootman, Milinkovic Savic (gli ultimi due più per riempire i giornali) ...
Sicuramente ne scordo vari. Non parliamo dei sogni impossibili, che pure sono stati menzionati : Verratti, Iniesta, Isco, Modric Rakitic, Kroos...i veri crac che però sono incedibili, perché appartengono a squadre dove i giocatori per lo più arrivano, non partono... E beati loro !
Insomma, rispetto alla Juve di altri Agnelli - altre epoche - questa compra ma anche vende, perdendo ogni anno pezzi importanti.
Certo siamo comunque riusciti a continuare a vincere, e io sono contentissimo dello storico record dei sei scudetti consecutivi, però sono spiazzato e un po' dispiaciuto di queste ripetute partenze, invidiando club come Il Real, il Bayern, il Barcellona (oddio, quest'anno con l'incredibile eccezione di Neymar) che si tengono stretti i loro campionissimi e riescono a prenderne di nuovi (magari mettendoli in panchina).
Sarà, immagino, l'ultimo anno per diversi senatori, in primis Buffon e Barzagli, e credo anche per Allegri - che forse era meglio lasciasse già da questo.
Si legge, appunto per l'arrivo di due esterni offensivi come gli ex di Bayern e Fiorentina, di una Juventus più offensiva. Vedremo, ne sarei contento, ma un po', con il conte Max in panchina,  anche stupito.
Piacevolmente.
Per lo scudetto vedo in pole Napoli, Inter e Milan, nell'ordine.
La squadra di Sarri è identica, e nel girone di ritorno lo scorso anno è stata la più forte, nell'Inter c'è uno dei  migliori allenatori italiani, e già si sta vedendo, al di là del mercato, ancora in fieri, mentre nel Milan sono cambiati TUTTI, e francamente immagino un problema di amalgama, però la formazione è forte e Montella è bravo.
Noi e Roma, stavolta, dietro.
Sarà un anno rilassato.

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RIFORMARE LA CULTURA GIURIDICA ITALIANA. COMBATTERE IL LUTERANESIMO DEI GIUDICI

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Sono sicuro che la riflessione di questo professore della Oxford University susciterà critiche anche accese da parte di molti amici e colleghi, specie penalisti, ancorché la riflessione riguardi prevalentemente i giudici e il loro potere.
Condivideranno, come me, la contestazione del concetto di potere - pressoché assoluto - che molti, troppi, giudici ormai si attribuiscono, convinti che il loro riferimento, da gestire in modo del tutto autonomo, sia la sola Costituzione, da loro liberamente interpretata, e non le leggi dello Stato. Del resto, come osserva bene il professor Luca Enriques, queste ultime sono scritte talmente male (e sono talmente tante, inevitabilmente contraddittorie, aggiungo ) che è stato ed è gioco facile per i giudici inventarsi l'arma della "giurisprudenza creativa" per fare e disfare.
La rivoluzione magistratuale - una sorta di piccolo colpo di stato imbelle - assomiglia a quella luterana : la Costituzione è Dio, e non ci deve essere nessuna intermediazione tra la Suprema Carta e il Giudice (il fedele eletto) , per cui il Parlamento ed il Governo, con la loro verve - ipertrofica, va detto - legislativa vanno neutralizzati.
Come ? Ignorandoli, interpretando a piacimento.
In una Costituzione come la nostra, è evidente che lo sviluppo economico, la libertà di iniziativa economica, siano valori assenti o comunque del tutto minoritari e perdenti rispetto alle parole d'ordine di Uguaglianza, Solidarietà, Ambientalismo care a certo tipo di magistrati che pensano il loro ruolo come politicamente e socialmente attivo (con indirizzo ben preciso).
Anticipo e comprendo l'obiezione : al di la dell'abuso magistratuale, e della conclamata disgrazia della pessima e straripante legislazione, il principio della supremazia della Legge, per evitare abusi di vario tipo, non è rinunciabile.
Posso essere d'accordo, ma come poi realizzare una Nazione efficiente e capace di gestire i rapporti estremamente complessi dell'età moderna ?
Un fatto è certo : così non va.

Buona Lettura
   

Il Corriere della Sera - Digital Edition


La cultura giuridica dell’Italia va riformata

di Luca Enriques



 
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Tra i tanti fattori che ostacolano la crescita dell’economia italiana, la giustizia amministrativa finisce regolarmente tra i soliti sospetti, come ci ha ricordato Gerardo Villanacci ( Corriere della Sera , 4 agosto). Ma, replica Giulio Napolitano (7 agosto), qual è l’alternativa? Far confluire la giustizia amministrativa in quella ordinaria porterebbe solo a un allungamento dei tempi e a una despecializzazione dei giudici. In effetti, non è che i Tar e il Consiglio di Stato sfigurino rispetto alla magistratura ordinaria: le loro decisioni che incidono sull’iniziativa economica, semplicemente, fanno più spesso notizia di quelle dei giudici civili.

Se l’amministrazione della giustizia frena l’iniziativa economica, privata o pubblica, e gli investimenti, non è perché è articolata in un certo modo, ma perché riflette una cultura giuridica essa stessa di ostacolo all’impresa e all’innovazione. Più precisamente, il problema è la concezione che i magistrati (e di riflesso gli avvocati) hanno del diritto e di sé.

Il diritto, per il giudice italiano, non è strumento che serve gli individui e le loro formazioni sociali, per agevolarne le interazioni, ma ordine superiore al quale la realtà economica deve piegarsi.
Il ruolo del giudice è quello non di dare una soluzione prevedibile a una controversia sulle base di regole di interpretazione ben definite (riducendo l’incentivo stesso a ricorrere ai tribunali), ma, quando va bene, di trovare la soluzione che nel caso singolo meglio realizza il valore costituzionale della solidarietà e/o che assicura l’esercizio della proprietà e della libertà di iniziativa economica entro i confini della loro funzione o utilità sociale.
Le ragioni dello sviluppo economico, sia pure compresse nella più dignitosa dizione dell’esigenza di certezza del diritto o in quella più mondana di «buon senso comune», non hanno alcuna influenza sul sistema di valori che, implicitamente o esplicitamente, è alla base delle sentenze.

Ed è ovvio che la lettera della norma non conta: tanto, è scritta male. Ma è un circolo vizioso: perché Parlamento e governo dovrebbero sforzarsi di scrivere bene le norme, se poi i giudici hanno enormi margini per re-interpretarle a proprio piacimento?

Né aiuta la concezione che spesso (e con le dovute eccezioni) i magistrati italiani, come tanti funzionari pubblici, hanno di sé: non di soggetti che prestano un servizio ai singoli utenti che si rivolgono loro, ma di titolari di un potere che la cultura giuridica prevalente, come si è appena visto, rende quasi assoluto.
Di qui, nella peggiore delle ipotesi, i casi di corruzione che purtroppo non risparmiano le magistrature ovvero, secondo un malcostume purtroppo diffuso, l’esercizio della funzione come dispensa di favori a questa o quella parte, a questo o quell’avvocato.

Si può ovviamente dissentire dall’idea che l’obiettivo della crescita economica o anche solo l’aspirazione alla certezza del diritto possano giustificare la riduzione dei margini che un giudice ha per venire incontro, in piena buona fede, alla parte più debole di un contratto, al consumatore che non aveva capito che servizi stesse acquistando, e così via. Il punto è che non sono il riparto della giustizia tra ordinaria e amministrativa, la distinzione tra interessi legittimi e diritti soggettivi o le tecnicalità dell’ordinamento giudiziario i veri ostacoli all’iniziativa economica. È piuttosto una cultura giuridica stratificatasi nel corso di decenni: ritocchi ai codici o gattopardesche riorganizzazioni non la scalfirebbero.

Lungi da me l’idea di concludere con un proclama per la rifondazione della cultura giuridica italiana. Ma chi avesse sinceri istinti riformatori non potrebbe esimersene.

Professore di diritto societario Università di Oxford

giovedì 10 agosto 2017

EQUO COMPENSO PER GLI AVVOCATI, NO ALLE CLAUSOLE VESSATORIE IMPOSTE DAI CLIENTI FORTI

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I minimi tariffari non vengono ripristinati, però la Politica si accorge che il favore più grande, abolendoli, non lo aveva tanto fatto ai cittadini normali, ai clienti piccoli e medi degli avvocati, quanto a quelli "grandi" e per questo "forti".
Era scontato che una banca, o un'assicurazione, o una grande o media azienda ottenesse dal professionista per la sua collaborazione continuativa l'accettazione dell'applicazione dei minimi tariffari : quantità e continuità di lavoro a fronte di un prezzo di favore.
Ma l'eliminazione di quei minimi aveva voluto presto dire, nella quasi totalità dei casi, il trionfo di clausole vessatorie, con gli avvocati proni alla qualunque pur di conservare il cliente prezioso.
Ecco, il DDL partorito dal Consiglio dei Ministri, e che magari il Parlamento approverà in un non si sa quanto prossimo futuro, ha stabilito formalmente il principio che comunque queste clausole vessatorie, che pare siano state opportunamente esemplificate, siano assolutamente nulle e non c'è accettazione ex art. 1341 cc che valga.
Il compenso deve essere equo, e , nel caso di controversia, sarà semmai un giudice a decidere se quello stabilito tra le parti sia tale o invece sbilanciato a favore della parte contraente forte.
Non proprio una cosa agevole, che però è migliorativa rispetto al sistema attuale.
Certo, da liberale difendo il libero mercato, e personalmente, in 30 anni di carriera, sono quasi sempre riuscito a stabilire con accettabile, reciproca soddisfazione il compenso per l'assistenza svolta, senza consultare i tariffari se non per avere un riferimento generale dal quale poi cercare un punto di incontro col cliente.
Però indubbiamente, quando si ha a che fare coi soggetti destinatari di questa proposta legislativa, ripeto Banche, Assicurazioni, grandi aziende, le cose sono assai diverse e un minimo di freno a certe rapacità forse non è male metterlo.

La notizia la riprendo dal prezioso sito dello Studio Cataldi, Il Diritto Quotidiano, che tutti possono consultare, ed il post è proposto dalla brava collega Valeria Zappilli.
Buona Lettura


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Approvato l'equo compenso per gli avvocati

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al ddl in materia di equo compenso e clausole vessatorie nelle prestazioni legali.


uomo che protegge bilancia con soldi concetto equo compenso

L'equo compenso degli avvocati

Il ddl si legge nell'art. 1, "tutela l'equità del compenso degli avvocati iscritti all'albo nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata, delle attività di cui all'articolo 2, commi 5 e 6, primo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese (PMI) come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione europea".

Ai fini del ddl, si considera "equo il compenso determinato nelle convenzioni di cui al comma 1 quando risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, tenuto conto dei parametri previsti dal decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247".

La nullità delle clausole vessatore nelle convenzioni tra avvocati e clienti forti

Il provvedimento, si legge nella nota di palazzo Chigi, prevede la nullità delle clausole vessatorie inserite nelle convenzioni contrattuali stipulate tra professionisti avvocati e clienti cosiddetti "forti".

A tal proposito, vengono definite come vessatorie le clausole che, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, determinino un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato.

La nullità, definita come 'parziale' rispetto all'intera convenzione, "garantisce il professionista perché consente l'inefficacia della sola parte del regolamento contrattuale o della singola clausola contraria alla legge, mentre la convenzione stessa rimane in vigore".

Sarà il giudice, una volta accertata la non equità del compenso previsto e la vessatorietà della clausola, a dichiararne la nullità e a rideterminare il compenso sulla base dei parametri fissati sulla base della legge forense del 2012, che sono già destinati a operare per i casi in cui manchi una valida pattuizione tra le parti.

Quali sono le clausole vessatorie

Ex art. 2 del ddl, si considerano vessatorie tutte le clausole contenute nelle convenzioni tra avvocati e clienti "forti", che determinano, "anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato".

Nello specifico si considerano vessatorie, a meno che non siano state oggetto di trattativa ad hoc (fatta eccezione per le lettere a e c che sono sempre considerate vessatorie a prescindere da qualsivoglia trattativa), le clausole che consistono:

a) nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;

b) nell'attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;

c) nell'attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve prestare a titolo gratuito;

d) nell'anticipazione delle spese della controversia a carico dell'avvocato;

e) nella previsione di clausole che impongono all'avvocato la rinuncia al

rimborso delle spese;

f) nella previsione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

g) nella previsione che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte;

h) nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata col medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati.

Orlando: approvazione ddl stop a "caporalato intellettuale"

Il ddl approvato rappresenta un "punto di svolta nell'ambito della crisi e degli squilibri nel mondo dell'avvocatura, determinati anche a causa di committenti molto forti e dal numero degli avvocati" ha dichiarato soddisfatto il ministro Orlando nella conferenza stampa di presentazione.

 

Si tratta di "novità attese dalla professione, soprattutto dai giovani che sono fortemente sottoposti a una vera e propria forma di caporalato intellettuale - ha aggiunto il ministro, affermando che - si chiude l'idea che il mercato di per sé risolva tutti i problemi e che l'offerta professionale possa essere riconducibile a qualunque altro tipo di servizio". Il tema della qualità dell'offerta professionale, "soprattutto in un ambito in cui si determinano diritti di carattere fondamentale - ha proseguito Orlando - è un tema che non può essere risolto soltanto in una logica mercatista e liberista". I principali committenti forti sono le assicurazioni e le banche. "C'è stata una discussione relativa all'estensione di questo principio anche alla P.A. – ha annunciato il ministro, che al momento è stata - messa tra parentesi, poiché potrebbe comportare costi maggiori sulla fiscalità generale". Ma alcuni principi, "come il divieto di prestazioni a titolo gratuito – ha concluso Orlando - possono e debbono essere estesi anche alla Pa".

 

Plauso del Consiglio Nazionale Forense

Tra le varie reazioni positive all'approvazione del testo da parte del governo, c'è quella del Consiglio Nazionale Forense, che per bocca del presidente Andrea Mascherin ha parlato "di un provvedimento che avrà ripercussioni economiche, soprattutto per i giovani, e che potrà segnare un cambiamento culturale contro il ricatto economico che toglie dignità al lavoro e si traduce in clausole vessatorie".

Il testo approvato ha detto ancora Mascherin "è del tutto condivisibile e rappresenta un passaggio importante non solo per gli avvocati italiani ma per l'intera cultura del lavoro e dei diritti del lavoro". Questa legge, infatti, "potrebbe segnare il superamento della cultura imperante in questi anni, dominata dall'idea di un mercato senza regole governato dalla finanza e dalla economia forte, basato sulla concorrenza al ribasso e sull'impoverimento anche delle libere professioni e del ceto medio". In questo modo – ha proseguito il presidente degli avvocati – "si è tolta dignità al lavoratore autonomo per renderlo economicamente ricattabile". Ora, certamente, ha concluso Mascherin, vi sarà "chi cercherà di ostacolare l'iter parlamentare, ma noi confidiamo in una politica capace di dimostrarsi indipendente da ogni esercizio prepotente del potere economico".  

Questo testo "va portato avanti in sede parlamentare evitando ogni attività dispersiva – ha concluso il presidente e - tutta l'avvocatura italiana seguirà i lavori delle Camere con grande attenzione e partecipazione".