mercoledì 13 dicembre 2017

LE FICTION ITALIANE, CATTIVE MAESTRE

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Durante la settimana mi capita di andare a trovare a cena la mia mamma, affettuosamente rinominata da me e mia sorella "Pupa", per una certa tenerezza fanciulla che il personaggio ha sempre conservato, anche oggi che ha 80 anni. 
In quelle occasioni, capita di vedere insieme la fiction del momento, che è un modo in realtà di interagire perché le domande - di lei - e i commenti - di entrambi - si sprecano. 
Spesso sono coinvolti attori italiani bravini, e questo aiuta nonché gli autori lascino alquanto a desiderare nella costruzione di situazioni e dialoghi.
Esempi.
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Lunedì sera c'è "Scomparsa", con Vanessa Incontrada e l' "astro nascente" della TV, Giuseppe Zeno.
Non sto qui a fare la storia della fiction, mi limito a dire che la Incontrada ha una figlia di 17/18 anni, avuta dalla relazione con un uomo sposato a cui però NON aveva mai rivelato di essere rimasta incinta.  Nemmeno alla figlia rivela l'identità del padre, nonostante sia una psicologa e quindi magari dovrebbe capire che quella vuole sapere... E infatti la figlia lo cerca e lo trova pure...
Ma a quel punto, a lei e all'ancora più inquieta amica coetanea succede una brutta cosa : scompaiono, e dopo qualche giorno l'amica viene trovata morta. 
A quel punto la Incontrada rivela all'ex amante la verità, e quello giustamente s'inquieta con lei per il segreto e si preoccupa per la figlia. Ebbene che ha il coraggio di dire la madre a questo padre che si agita per ritrovare la figlia  di fronte al commissario (che le piace tanto, al netto dell'angoscia per la scomparsa della figliola ) ? Che lui non è nessuno, non è di fatto il padre perché non lo ha fatto.....
Senza un minimo di vergogna !!!!! Ma brutta figlia di una ballerina zoppa, ma come faceva a farlo se tu non gli hai detto nulla ???  Era sposato, ok, lo sapevi pure prima, dopodiché parlagli e senti.
No, decidi tutto tu. E poi sputi. Tu !!??? 
Verosimile ? Non troppo ma un po' si, perché gli esseri umani sono folli, e comunque è brutto.
Altra scena .  Il marito della figlia di un ispettore che indaga è un tunisino.  Non sembra essere sincero, ma di fronte al suocero che lo incalza si trincera dietro il vittimismo da immigrante tartassato. Dopodiché l'altro scopre che sotto le unghie della ragazza morta ci sono tracce di sangue che appartengono, indovina a chi ?, bravi : al genero !
L'ispettore non dice nulla e va da solo a prendere di petto il marito della figlia, che ancora tace. Poi arriva Zeno, il commissario, e finalmente l'altro se la canta, dando per fortuna  una spiegazione che lo scagiona. Ma fino a quel momento gli indizi contro di lui (capirai, da noi bastavano e avanzavano per prendersi l'ergastolo !) erano gravi, ed era lui che non diceva la verità per coprire il fratello fanatico islamista. Ebbene che ti dice la figlia dell'ispettore ? "Perdona mio padre".
Perdona ?????? Per cosa ? Per non avergli creduto ? E come poteva se quello continuava a nascondere la verità ??
Autori da 3 palle un soldo.
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Anche peggio nell'altra fiction, quella del martedì, "La strada di casa".
Qui gli attori noti sono più numerosi : Alessio Boni, Lucrezia Lante della Rovere, Sergio Rubini, Trabacchi, Filangieri...
Peggio perché ? Perché le reazioni delle persone a quanto vedono sono preoccupanti, confermative dell'atteggiamento giustizialista imperante e incurante di qualunque rispetto delle regole e delle garanzie degli individui in nome della "VERITA'".
Verità di cui è depositario quello che ci piace, cioè, per il 90% del popolo italico, l'accusatore.
In questo caso nemmeno il PM, ma Sergio Rubini, un ispettore sanitario, che non si sa perché e come riesce a manovrare il sostituto procuratore come un burattino, convincendolo sempre che la sua intuizione è giusta - ancorché senza prove - e quindi persuadendolo a fare ciò che è in suo potere per verificare.
Qual è questa verità ? Il protagonista, Fausto Marra (Alessio Boni), è l'assassino di Paolo Ghilardi, che ne aveva scoperto i traffici commerciali. 
Per dimostrare questo, Rubini non si ferma davanti a nulla, ricattando dove può, sfruttando, come detto, la strana amicizia col PM, manipolando il rancore di un'amante lasciata e , last but not least, il dolore della sorella della vittima.
Quest'ultima, non contenta di aver fatto la prostituta per mantenersi dopo la morte del fratello (per carità, la necessità...però non è che sia proprio l'unico mestiere possibile..., certo, è il più remunerativo), non esita a dare retta a Rubini che la convince che chi ha confessato l'assassinio (e già, perché c'è un reo confesso, ma chissene frega, tanto gli spettatori sanno che mente, e quindi bravo Rubini continua la caccia !!) copre Marra, che SICURAMENTE è l'assassino. 
Bisogna cercare qualcosa, e farlo a casa Marra. Serve un cavallo di Troia - mai nome più azzeccato - e quindi sfruttare l'amore del figlio di Marra , Lorenzo (un Eugenio Franceschini belloccio e parecchio tonto) per la sorella di Paolo, così che lei possa muoversi, ascoltare, cercare in casa altrui.
Quindi in sintesi abbiamo una ragazza sedicente innamorata del figlio dell'assassino del padre, ancorché non ci siano prove, che invece di affrontare il fidanzato , spiegare perché è convinta della colpevolezza del padre di lui e lasciarlo, s'inventa spia, viola qualche legge, non ottiene nulla e solo alla fine di questo ignobile percorso rivela la sua convinzione e il suo rancore.
Ebbene, tutto questo va bene ai telespettatori, esattamente come vanno bene le diuturne violazioni delle garanzie degli individui perpetrate dalla polizia giudiziaria spesso su input del procuratore investito del caso, perché il fine giustifica i mezzi. E il fine è la VERITA'.
Ma chi vi dice che lo sia ?  Chi vi assicura che i vostri "eroi", i PM in generale, Rubini nel caso di specie, siano i depositari di questa VERITA' ??
E comunque, bisogna stare attenti a 'sta cosa del fine, come la storia bene dimostra, che se no anche la tortura andrebbe bene no ? (e infatti per secoli la si è legittimamente usata, adesso magari un po' si usa, ma quantomeno abbiamo stabilito che è illegale). 
Nella fiction si va oltre, con i soggetti privati che, ossessionati, si sostituiscono a quelli patentati ad indagare , ricorrendo a qualunque mezzo, calpestando ogni cosa (fiducia e sentimenti in primis), perché solo la VERITA' conta.
Ah, per inciso, giovedì c'è l'ultima puntata, ma è evidente anche ai ciechi che Marra-Boni è innocente, e Rubini, nella sua ossesisone, si è sbagliato. 
Il colpevole è un altro, ma conterà ? No, perché per il pubblico gli "eroi", e cioè Rubini e i suoi complici alleati, erano in buona fede e se hanno sbagliato colpevole pazienza.
Vabbè, so fiction, direte. Ma la gente la pensa così anche nella realtà, e non so belle cose. 


lunedì 11 dicembre 2017

ANCHE IL CONSIGLIO FORENSE CI PROVA : LE NUOVE LINEE GUIDA SULLE SPESE STRAORDINARIE DEI FIGLI

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La bigenitorialità  e l'affidamento condiviso appartengono a quelle parole d'ordine che suonano parecchio bene e funzionano assai di più male.
In realtà, quando i genitori sono entrambi persone di buon senso, veramente amanti dei propri figli, queste parole d'ordine nemmeno servono, perché padre e madre, in questi casi, sanno fare assai meglio di tutti i protocolli partoriti dalle celebrate menti giuridiche, psicologiche e quant'altro.
Quando invece uno dei due, ne basta purtroppo uno, il buon senso non sa che sia, e l'unico sentimento che lo anima è il livore rancoroso verso l'altro (conosco qualche bastardo così, uno in particolare, che la legge non raggiungerà mai, ma mai perdere la fiducia nelle vie del signore perché i malvagi abbiano la punizione che meritano) , con i figli strumenti a volte innocenti, a volte complici del peggiore, allora di tutte queste parole - bigenitorialità, affidamento condiviso, superiore interesse dei minori - si potrebbe fare un unico gran falò, stante la loro frustrante inanità.
I tribunali, specie in materia di minori e diritto di famiglia, sono un po' come la scuola italiana : funzionano più o meno per quelli bravi, e non per quelli che hanno difficoltà. In altre parole, servono a poco.
Però a meno non si può fare, e quindi c'è chi si affanna, a mo' di Sisifo, a portare su per la montagna il macigno che, regolarmente, tornerà a precipitare a valle.
Appartengono a questi lodevoli quanto più spesso vani sforzi le cd. linee guida.
Non sono leggi, ma parti delle menti degli addetti ai lavori - giudici, avvocati e, in certi casi, anche psicologi - i quali sulla base dell'esperienza maturata provano a tracciare dei confini, dei sentieri sui quali si dovrebbero muovere i genitori "indecisi" sul da farsi.
In realtà, molto spesso, quando le cose non vanno bene, avoglia a fare linee guida, ché il soggetto in mala fede le ignorerà, più o meno palesemente.
Bè ma a quel punto sarà sanzionato no ?
E certo, così come sempre Cenerentola sposa il principe.
Ad ogni modo, per lavorare conoscerle può essere utile, e quindi giro l'articolo elaborato dai bravi colleghi dello studio Cataldi che presentano le linee guida del Consiglio Nazionale Forense per individuare le spese ordinarie e straordinarie in ambito familiare, finalizzate, nelle intenzioni, ad eliminare litigi tra gli ex coniugi nello stabilire chi deve pagare cosa.
Chi ha fede, legga. 


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Mantenimento figli: le linee guida del Cnf sulle spese ordinarie e straordinarie

Approvate e diffuse le linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare
bambini minorenni affidamento figli
di Lucia Izzo - Nella seduta dello scorzo 14 luglio, il Consiglio Nazionale Forense ha approvato le "Linee Guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare", elaborate in unione con la Commissione "famiglia" e le associazioni del settore.

Le linee guida sono state diffuse presso tutti i Consigli dell'ordine degli avvocati sul territorio tramite un protocollo del 29 novembre 2017 (qui sotto allegato).

L'elaborazione è apparsa necessaria a seguito della riforma del titolo IX, capi I e II, del libro primo del codice civile, che ha drasticamente modificato la materia dei rapporti di filiazione. Con la riforma, infatti, è venuto meno il genitore affidatario in via esclusiva ed è stata introdotta la forma de mantenimento diretto, più idonea a realizzare il principio di bigenitorialità sotteso all'affidamento condiviso.

Una delle cause che più di frequente ha alimentato il conflitto tra i genitori, coniugati o meno, nella fase patologica della crisi del consorzio familiare, ha riguardato l'individuazione di quelle spese che rientrano nel mantenimento ordinario dei figli, nonché la determinazione delle spese extra assegno in ragione dell'entità e delle modalità del contributo di ciascun genitore al loro esposto.

Le linee guida giungono in soccorso proprio per facilitare e rendere più trasparente e previamente valutabile la concreta distinzione tra le due voci di credito, così da ridurre in via preventiva il contenzioso sul punto grazie all'ausilio di criteri di base atti a definire quando le spese per i figli possono essere considerate ordinarie o straordinarie, soggette o meno al preventivo consenso.

Mantenimento figli: le spese "ordinarie"

Le tipologie di spese che, secondo il protocollo, devono ritenersi comprese nell'assegno di mantenimento, sono quelle relative a: vitto, abbigliamento, contributo per spese dell'abitazione (utenze incluse), spese per tasse scolastiche (ad eccezione di quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco (compresi antibiotici, antipiretici, medicinali per la cura di patologie ordinarie e stagionali), spese di trasporto urbano (tessera autobus e metro), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche, organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; baby sitter, se già esistenti nell'organizzazione familiare); prescuola e doposcuola, se già presenti nell'organizzazione familiare prima della separazione o conseguenti al nuovo assetto determinato dalla cessazione della convivenza, a condizione che si tratti di spesa sostenibile; trattamenti estetici (parrucchiere ed estetista), attività ricreative abituali (cinema, feste, attività conviviali), spese per la cura degli animali domestici dei figli (salvo che questi siano stati donati successivamente alla separazione o al divorzio).

Mantenimento figli: le spese "straordinarie"

Invece quanto alle spese extra assegno obbligatorie, quelle per le quali non è richiesta la previa concertazione tra i genitori, sono quelle riguardanti: libri scolastici, spese sanitarie urgenti, acquisto di farmaci prescritti ad eccezione di quelli da banco, spese per interventi chirurgici indifferibili (sia presso strutture pubbliche che private), spese ortodontiche, oculistiche, e sanitarie effettuate presso il SSN in difetto di accordo sulla terapia con specialista privato; spese protesiche; spese di bollo e di assicurazione per il mezzo di trasporto quando acquistato con l'accordo di entrambi i genitori.

Le spese extra assegno subordinate al consenso di entrambi i genitori, invece, possono suddividersi in diverse categorie.

In quelle scolastiche rientrano: iscrizioni e rette di scuole private; iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative per fuori sede di università pubbliche e private; ripetizioni; frequenza del conservatorio o di scuole formative; master e specializzazioni post universitari; frequentazione del conservatorio o di scuole formative; spese per la preparazione agli esami di abilitazione o alla preparazioni di concorsi (acquisto libri, dispense ed eventuali pernottamenti fuori sede); viaggi di istruzione organizzati dalla scuola, prescuola, doposcuola; servizio baby sitting laddove l'esigenza nasca con la separazione e debba coprire l'orario di lavoro del genitore che lo utilizza; viaggi studio e d'istruzione, soggiorni all'estero per motivo di studio; corsi per l'apprendimento delle lingue straniere.

Nelle spese di natura ludica o parascolastica rientrano: corsi di attività artistiche (musica, disegno, pittura), corsi di informatica, centri estivi, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto (mini car, macchina, motorino, moto); conseguimento della patente presso autoscuola private. Invece, nelle spese sportive rientrano le attività sportive comprensive dell'attrezzatura e di quanto necessario per lo svolgimento dell'eventuale attività agonistica.

Chiudono l'elenco le spese per l'organizzazione di ricevimenti, celebrazioni e festeggiamenti dedicati ai figli, nonché le spese medico sanitarie che comprendono: spese per interventi chirurgici, spese odontoiatriche, oculistiche e sanitarie non effettuate tramite SSN, spese mediche e di degenza per interventi presso strutture pubbliche o private convenzionate, esami diagnostici, analisi clinici, visite specialistiche, cicli di psicoterapia e logopedia.

Tutte le spese extra assegno, subordinate o meno al consenso dei genitori,dovranno esse debitamente documentate.

Spese straordinarie: il rimborso al genitore anticipatario

Quanto alle spese straordinarie da concordare, il genitore, a fronte di una formale richiesta scritta avanzata dall'altro (tramite sms, email, fax, PEC, ecc.) dovrà manifestare un motivato dissenso per iscritto entro venti giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Altrimenti, in difetto di riscontro il silenzio si intenderà come consenso alla spesa.

Il rimborso pro quota al genitore che ha anticipato le predette spese e che ha esibito e consegnato idonea documentazione entro un mese dalle stesse, sarà dovuto entro il mese successivo a decorrere dalla richiesta.

Assegni familiari e deducibilità fiscale

Il protocollo precisa, infine, che i c.d. assegni familiari (ANF) saranno attribuiti, in aggiunta all'assegno di mantenimento, al genitore collocatario in via prevalente dei figli, anche se materialmente erogato dal datore di lavoro de'altro genitore, salvo diverso accordo.

Invece, quanto alla detrazione delle spese straordinarie ai fini IRPEF, questa sarà operata da entrambi i genitori nella stessa proporzionale quota di riparto delle spese stesse: la deduzione per i figli a carico sarà effettuata, salvo diverso accordo, al 50% tra i genitori.

Anche gli eventuali rimborsi e/o sussidi disposti dallo Stato e/o da qualsiasi altro Ente pubblico o privato relativamente a spese scolastiche e/o sanitarie alla prole, andranno a beneficio di entrambi i genitori nella medesima proporzionale quota di riparto delle spese straordinarie.

PANEBIANCO E IL PERONISMO IN SALSA ITALIANA PROSSIMO VENTURO

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Panebianco torna in un suo editoriale a segnalare il triste vento statalista che soffia impetuosamente  nelle valli italiche.
L'Eolo maggiore è il partito dei 5 Stelle, ma in realtà il virus velenoso è diffuso ovunque.
E da sempre, aggiungerei io.  Se per qualche lustro può essere andato di moda riempirsi la bocca con le parole "Liberale" e "Liberalismo", di fatto l'essenza tipica dell'homo italicus è costituita da un 50% di sano spirito anarchico (che più che anelito alla libertà intesa in senso nobile è un più basso e concreto farsi gli affari propri anche a discapito degli altri) misto ad una incoerente ma utile pretesa ad avere uno stato paternalistico che ci rimbocchi di comode coperte, assolutamente gratuite (lo chiamiamo welfare).
Se è vero, come almeno in parte sicuramente è, che alla fine della fiera, in 20 di seconda repubblica equamente spartiti tra Berlusconi e centrosinistra di Prodi e succedanei, le lenzuolate di privatizzazioni si agganciano per lo più alla stagione 2006-2008 (il Prodi bis, armata brancaleone che però qualcosina fece in questo senso, con niente meno che Bersani ministro dell'Industria) , e non ricordo (qualcosa ci sarà stato, ma credo non memorabile) granché da parte dei governi di centro destra, pure sventolanti la bandiera della "rivoluzione liberale", ebbene ciò vuol dire che l'antimercatismo è sempre stato qualcosa di prevalente in Italia. 
Di nuovo c'è solo che sono tornati in tanti a esternarlo a voce alta.
Panebianco, come un po' tutti, prevede comunque elezioni politiche che non produrranno un vincitore VERO, coalizione o partito che sia. Nessuno avrà la maggioranza delle camere, e si dovrà vedere poi se si riusciranno a formare alleanze utili a formare un governo.
Come accaduto in Spagna, in Olanda, ora in Germania, solo per fare esempi più noti. 
Col sistema maggioritario dotato di un premio senza limiti di rappresentanza raggiunta al primo classificato, probabilmente a vincere sarebbero i grillini, secondo tutti i sondaggi il primo partito con poco meno del 30% delle intenzioni di voto.
Non una bella cosa, anche e soprattutto per il professore. 
Detto ciò, non si può immaginare un sistema elettorale in funzione del proprio comodo (anche se ovviamente tutti i partiti lavorano in questo senso), e giustamente la Corte Costituzionale ha sempre indicato la necessità di conciliare in modo omogeneo i principi di rappresentanza e di governabilità, tenendo peraltro conto che in democrazia semmai è il primo che deve avere un minimo di prevalenza.
Buona Lettura 





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Il mercato e quel bacino di ostilità

Il sospetto è che, come ai tempi del Pci, un terzo degli italiani sia pronto a votare per forze programmaticamente avverse al mercato. Il caso di M5S

di Angelo Panebianco


Sabato scorso, sulla prima pagina di questo giornale, c’erano una notizia e un commento, apparentemente senza legami fra loro, che, insieme, attestavano l’esistenza di persistenze, di continuità storiche, confermavano il fatto che gli orientamenti di fondo di questo Paese non siano mai davvero cambiati, siano oggi gli stessi di molti decenni fa. La notizia consisteva nel risultato di un sondaggio che dà il movimento dei 5 Stelle al 29,1 per cento, lo conferma, nelle intenzioni di voto degli italiani, come primo partito. Il commento era quello di Francesco Giavazzi che documentava la rimonta dello statalismo dopo una breve stagione, durata pochi anni, in cui era sembrato in ritirata, che descriveva una classe politico-parlamentare di nuovo preda di una frenesia anti-mercato come dimostrano tanti provvedimenti sfornati recentemente dal Parlamento. Pochi, mi pare, hanno notato che i 5 Stelle raggiungono, per lo meno nei sondaggi, più o meno la stessa percentuale di consensi che era propria del Partito comunista all’epoca della cosiddetta Prima Repubblica. Vero, una cosa sono le intenzioni di voto e un’altra cosa sono i voti ma, tenendo conto del fatto che spesso i partiti antisistema sono sottorappresentati nei sondaggi, il sospetto è che, proprio come ai tempi del Pci, ci sia grosso modo un terzo degli italiani disponibile a votare per un partito programmaticamente ostile alla democrazia liberale.
I 5 Stelle non sono l’unico partito di questo tipo? Anche questo è vero. Ma era vero pure nella Prima Repubblica: oltre al Pci c’era l’Msi e c’erano componenti illiberali (di minoranza) all’interno della Democrazia Cristiana e del Partito socialista. Se si tirano le somme si vede che ben poco è cambiato, poniamo, rispetto agli anni Sessanta dello scorso secolo: la percentuale di elettori attratti da partiti e gruppi illiberali è oggi più meno la stessa di allora. Ma le persistenze non si fermano qui. Nel suo editoriale («Statalismi di ritorno in economia») Francesco Giavazzi ha mostrato come la classe politico-parlamentare non abbia ormai più remore nell’alzare la bandiera di un nuovo statalismo. Osserva Giavazzi che: «Dopo le liberalizzazioni del secondo governo Prodi (2006-2008) il virus dell’antimercato si sta di nuovo diffondendo». Al punto che, truffaldinamente, si è arrivati a chiamare «privatizzazione» la vendita di quote di aziende possedute dallo Stato alla Cassa Depositi e Prestiti, un ente che è nelle mani dello stesso Stato.

Proprio come ai tempi della Prima Repubblica il controllo statale sui gangli vitali dell’economia è tornato a essere un ideale di vita pubblica e, per quel che è possibile (Europa permettendo), anche una pratica politica. Quando finì la Prima Repubblica, ufficialmente a causa della corruzione, in realtà a causa di uno spettacolare «fallimento dello Stato» dovuto all’accumulazione di un debito pubblico gigantesco e fuori controllo, si affermò ed ebbe una qualche fortuna per un certo periodo — benché ciò andasse contro le tradizioni del Paese — l’idea che bisognasse dare molto più spazio di un tempo alle forze del mercato. Quella breve stagione sembra ora alle nostre spalle. Si torna agli antichi vizi. Ma i provvedimenti statalisti che danneggiano i consumatori generando le rendite politiche di cui ha parlato Giavazzi, non sarebbero possibili se il Paese non fosse attraversato, oggi come un tempo, da vigorose correnti anti-mercato, se il mercato non fosse avversato da un cospicuo numero di nostri concittadini.
Ancora una volta, le intenzioni di voto sono rivelatrici: se è molto ampio il bacino elettorale in cui possono pescare i gruppi politici illiberali, ancora più ampio appare quello in cui sono diffusi orientamenti anti-mercato. Grosso modo la metà degli elettori di questo Paese sembra disponibile a votare per gruppi politici (di destra o di sinistra) più o meno esplicitamente statalisti. Il cosiddetto «sovranismo», la critica dell’economia aperta, il favore per il protezionismo, non sono invenzioni estemporanee, intercettano una domanda diffusa, di protezione statale dal mercato. Non ci sarebbe lo statalismo di ritorno di cui ha parlato Giavazzi se non ci fosse nel Paese quella domanda.

Se gli orientamenti di fondo in materia di mercato o di democrazia liberale non sono cambiati rispetto a trenta o quaranta anni fa è però cambiato il contesto. Ai tempi della Guerra fredda era il sistema delle alleanze internazionali a proteggerci, almeno in parte, da noi stessi, dalle nostre peggiori inclinazioni. Oggi un’Europa in crisi non ne ha la forza. Le componenti, fortunatamente non sparute, della società italiana che non si arrendono all’idea di un futuro «peronista» (illiberale e statalista) devono arrangiarsi, contare solo sulle proprie forze. Fallito il tentativo di creare una democrazia maggioritaria, prevale la frammentazione politica e i poteri di veto sono forti diffusi e radicati, come, del resto, lo erano un tempo. In queste condizioni, chiunque vinca le prossime elezioni (ammesso che qualcuno le vinca) non avrà la forza per imporre le sue scelte. Più che una resa dei conti fra amici e nemici della società aperta si prevede un lungo periodo di stallo.