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venerdì 5 aprile 2013

TARES : LA NUOVA TASSA, UNA PATRIMONIALE MASCHERATA


Intanto che la politica interna fa i suoi giochini, il Fisco non riposa. Certo, gli spostano le scadenze, però lui è la, fiducioso che alla fine il popolo degli afflitti non potrà sfuggirgli.
Prima delle elezioni in molti, per sistemare i conti di spesa corrente del Paese, invece che ad abbassare le uscite, pensavano ad aumentare ulteriormente le entrate (che sono a livelli Franco Tedeschi , ma con servizi decisamente di peggior livello) con la famosa patrimoniale. Ne parlavano tranquillamente Vendola e la Camusso, e con più prudenza Bersani e Monti...Poi è arrivato Dicembre e il saldo dell'IMU, con la gente salassata ben bene, e così in campagna elettorale la parolina è praticamente scomparsa, man mano che si avvicinava fine febbraio...
Anzi, in molti dicevano che la Patrimoniale l'Italia ce l'aveva già, e pure salata, e semmai bisognava studiare come ridimensionarla, almeno sulla prima casa...
Il Fisco non si spaventa di queste parole in campagna elettorale. Sa bene che una tassa, una volta introdotta, quasi mai viene cancellata. Al massimo camuffata.
E camuffando, se ne può anche aggiungere un'altra, anch'essa di sapore patrimoniale. La Tassa sui rifiuti urbani infatti si ribattezza in TARES ed estende il suo raggio....non più solo il contributo per la  nettezza urbana, ma anche per altri servizi (per i quali però noi già paghiamo l'Irpef !! ) . Al vecchio sistema di calcolo   si aggiungono 30 centesimi ( che possono aumentare fino a 40) per ogni metro quadro di abitazione o stabilimento.
La fantasia al potere non è arrivata e mi sembra che nemmeno coi grillini tiri aria.
Però nei palazzi del Fisco, per trovare sempre nuovi balzelli, regna sovrana !
Ecco il servizio sul Corriere della Sera pubblicato oggi in prima pagina





Patrimoniale mascherata

Se c'è una cosa che il Fisco sa fare bene è cambiare spesso il nome (e il volto) delle tasse. Salvo, ogni volta, aumentarne il peso. Era accaduto l'anno scorso con l'Imu, prima denominata Ici. E adesso entra in scena la neonata Tares (Tributo sui rifiuti e sui servizi). Che prenderà il posto della Tarsu (la Tassa sui rifiuti solidi urbani). Tasse pesanti e dagli acronimi piuttosto bruttini. Costose e di difficile comprensione. A cominciare dal nome.
La sensazione - o meglio la certezza - è che i contribuenti, ancora una volta, corrono il rischio di perdere su tutti i fronti. Già l'Imu, apparsa all'orizzonte come imposta municipale destinata a finanziare i Comuni, è diventata nei fatti una pesante patrimoniale sulla casa. Adesso si rischia la replica con la Tares. Una sorta di mostriciattolo giuridico che contiene in sé due diversi tributi: la vecchia tassa rifiuti e la nuova imposta sui servizi indivisibili dei Comuni (le spese per l'illuminazione pubblica, per la polizia municipale, per il personale degli uffici amministrativi).
Nei libri di diritto tributario esistono le tasse (sono il corrispettivo di un servizio, come appunto la raccolta dei rifiuti) e le imposte (i soldi che vanno a finanziare in modo indistinto il funzionamento della macchina statale o locale). Il Fisco italiano, unico al mondo, è riuscito nell'impresa di farle convivere sotto uno stesso nome. Una sorta di esperimento, non si sa quanto riuscito, di mutazione genetica. Un prelievo surrettizio a orologeria visto che il governo attualmente in carica lo lascia in eredità a quello successivo. Si sentono già voci di una possibile manovra. E alla fine chiunque salirà a Palazzo Chigi avrà davanti due sole strade: ridurre le spese o aumentare le imposte.
Nel 2013, salvo proroghe che sembrano necessarie, si pagherà la tassa rifiuti che sarà basata sia sulle dimensioni degli immobili, sia sul numero dei componenti del nucleo familiare che ci abitano. Giusto sembrerebbe, ma non sempre la ricchezza è proporzionale alla numerosità delle famiglie. La nuova tassa, però, sarà più pesante perché i Comuni dovranno coprire con le sue entrate il 100% del costo della raccolta rifiuti, mentre prima il tasso di copertura poteva essere inferiore. Ma non solo: le nuove regole faranno pagare ai contribuenti onesti anche quella quota che non viene normalmente pagata dai cittadini morosi. Un'altra assurdità di questa tassa geneticamente modificata. Gli onesti, insomma, si fanno carico anche della quota dei disonesti. Ma forse tanto strano non è, se si pensa che tutto il Fisco ruota attorno a questo distorto principio.
E veniamo a quella quota della Tares che va a finanziare i servizi indivisibili: gettito stimato un miliardo in più rispetto a prima. Si pagheranno 30 centesimi per ogni metro quadrato di abitazione o stabilimento, quota che i Comuni possono portare a 40 centesimi. E che cos'é un prelievo legato alle dimensioni degli immobili se non una (nuova) patrimoniale mascherata? Con il paradosso che un bilocale nella periferia degradata di Roma pagherà più di un monolocale a Trinità dei Monti.
Ma quel che preoccupa è soprattutto il pesante fardello che sta per scaricarsi sulle famiglie e sulle imprese che in soli sette mesi - da maggio a dicembre - saranno chiamate a sborsare tutte le tasse di un anno, tra acconti e saldi. Un ingorgo di scadenze, un complicato, costoso, ossessivo scioglilingua: Tares, Imu, Irpef, Ires. Tares, Imu, Irpef, Ires. Quattro tasse in sette mesi, forse, sono troppe.

domenica 22 luglio 2012

LA NAVE AFFONDA E BEFERA CONTINUA A DELIRARE SULL'EVASIONE FISCALE


Francamente, dopo la giornata di venerdì, con la bastonata dei mercati contro Spagna e Italia, senza che ci fossero stati fatti nuovi negativi, e anzi, Madrid stava appunto pagando i tributi di piazza all'approvazione di una ennesima manovra di rigore e austerità, mi ha molto demoralizzato e le scempiaggini del Dr. Befera, come le tante altre che quotidianamente possiamo leggere sui giornali, alla fine mi hanno irritato meno del solito. Resta però la domanda: perché  Befera continua a recitare il suo mantra? La pressione fiscale frutto dell'evasione fiscale....
Ma per quanto tempo ancora dobbiamo sentirla sta cazzata? Allora signori qui è un po' come la storia dei compiti a casa da fare per far abbassare lo spread, ricordate? Noi cicale, sciuponi, e a capo del governo il re degli scialacquatori, Silvio Berlusconi, preso da crapule vastose anziché ben governare. Cose anche vere per carità, però osservate come stiamo adesso. Il crapulone non c'è più, Monti ha fatto otto riforme in otto mesi (adesso non stiamo troppo a guardare il capello su come sono fatte ste riforme, belle bastonate comunque le abbiamo prese e le prenderemo no??) e dove sta lo spread? Sempre SOPRA quota 500!!!!
E si vergognasse l'attuale premier nel dure che quando è arrivato lui era a 574, della serie...bé abbiamo migliorato!! Contro Berlusconi c'era tutto l'accanimento del mondo, una maggioranza in frantumi, il ricatto europeo bello chiaro: mandatelo via o niente aiuti. Bene, abbiamo obbedito, Monti ha la più grande maggioranza della storia repubblicana, governa solo per decreto legge (roba da golpe contro il Parlamento), in Europa fanno tutti finta di applaudirlo e ammirarlo, Draghi gli ha dato una bella mano con una trilionata di euro buttati lì sul tavolo delle banche europee, e tutto questo cosa ha portato? a 70 punti di spread in meno?????? Monti, ma vaffa!!!!!
Diciamo la verità! Il problema qui è l'EUROPA!!!, i mercati che non credono più all'EURO, e NON ci investono più. Che con un debito pubblico come quello che gira, con la Spagna capace di aumentarlo di 20 punti grazie alle sue banche e al balletto europeo (soldi allo Stato spagnolo, che così s'indebita ancora di più, o direttamente alle banche, come chiede Madrid..? passato un mese, qualcuno sa cosa hanno deciso??), i fondi pensione di America e Asia non si fidano!. Altro che speculazione! Ma voi li prestereste i vostri soldi a qualcuno che da due anni sta sull'orlo del precipizio?
E torniamo a Befera, che  da ANNI sta in quel posto, servitore di governi di centro sinistra e centro destra, quindi presumibilmente capace, e questo va bene. Però da un po' il nostro ha preso troppo gusto al potere del suo ruolo, e si comporta non da amministratore ma da MINISTRO delle finanze. Quando arrivano leggi liberticide in campo tributario, come credere che il Direttore non c'entri NULLA?? Che lui sia un mero Esecutore ?? Sapere come Cesare Mori, il prefetto di ferro degli anni 30 in Sicilia, sgominò la mafia? Ottenendo da Mussolini la sospensione, di fatto, di ogni garanzia legale. I paesi vennero bruciati, rastrellati, le carceri riempite di persone anche solo parenti dei sospetti di mafia. Funzionò.
E Befera ragiona come Cesare Mori. A chi gli chiede come sgominare l'evasione fiscale, lui mica suggerisce l'abbassamento del fabbisogno statale, un realistico ridimensionamento dei servizi, del numero dei dipendenti pubblici, spot pubblicitari dove fanno vedere pronti soccorsi intasati da gente che ha il mal di pancia perché ha una indigestione, 50enni felicemente pensionati che giocano a tennis o a golf. No, le sue strategie sono finalizzate a INCASSARE, e quindi accertamenti a go go, presunzioni di evasione tout court, "abuso di diritto", principio feudale del solve et repete, ganasce fiscali, il sano timore....che importa se poi in Commissione Tributaria i giudici gli danno torto DUE VOLTE SU TRE!?!?
L'altro ieri, in un convegno della Confcommercio, Befera ammetteva candidamente che la pressione fiscale reale da noi fosse ormai la più elevata al mondo, ma al solito di chi era la colpa ? degli EVASORI!
Allora Befera mi deve spiegare questo. Noi abbiamo il debito più alto d'Europa dopo la Grecia. Stiamo messi peggio anche del Portogallo e dell'Irlanda.
Prescindiamo dalla domanda di come mai lui è lì da oltre 10 anni e nonostante ogni anno recuperi una decina di miliardi evasi, il debito NON scende. Non solo, l'evasione fiscale SALE. Ebbé,  da più di un anno era sempre stata indicata nella cifra monstre di 120 miliardi, improvvisamente Sangallo, il presidente di Confcommercio, ha parlato di 150 e Befera ovviamente ha assentito. Non sembrerebbe così bravo allora....
Tralasciamo.... Veniamo ai paesi virtuosi. Quelli che le tasse le PAGANO. Germania, Francia, Gran Bretagna, Giappone....come mai  in questi paesi la pressione fiscale è comunque elevatissima e con essa anche il debito pubblico? Certo, non come da noi, ma a parte qualche maquillage sui conti, a cui i nostri amici europei non sembrano esenti, in Germania il debito è dell'82%, in Francia dell'88% , GB 83, Giappone addirittura oltre 200%. Dunque Dr. Befera? Come mai l'equazione contribuenti virtuosi = meno debito = meno tasse NON funziona lì?
In attesa, vana , di una risposta che non potrebbe essere data se non perseverando nella menzogna, ecco la denuncia di Davide Giacalone sul tema. C'è anche la narrativa di un accertamento da lui subita. Leggerla non è male, anche per ricordare al Dr. Befera che l'esortazione ai suoi uomini di NON cercare a tutti i costi il "verbale" non è molto ascoltata....

Pericolo fiscale

Sostenere che le tasse altissime, da record mondiale, siano un derivato dell’evasione fiscale, come ha fatto Attilio Befera, non solo è falso, ma anche assai pericoloso. Occorre che si faccia attenzione alle parole, non soffiando a casaccio sul fuoco. E occorre che non si dia conferma teorica a quella che è già una pessima sensazione diffusa, ovvero che i soldi si vada a cercarli da quelli che già pagano. Il che accade, come ho potuto personalmente sperimentare, anche nel caso della supposta lotta all’evasione.
Il total tax rate, la pressione fiscale complessiva, sulle imprese raggiunge il 68,5% (Paying Taxes di Pwc). Superiore, e di molto, a quello degli altri concorrenti europei. Il prelievo fiscale, considerando non solo le imprese, raggiunge, secondo i calcoli Confcommercio, il 55% del prodotto interno lordo. Tutto questo per inseguire una spesa pubblica fuori controllo cui si è aggiunto, da un anno a questa parte, un altrettanto incontrollabile prezzo del debito pubblico. Allora: posto che le tasse si pagano e che l’evasione è un crimine contro la collettività, se tutti pagassero avremmo come risultato una pressione ancora più forte. Dicono i beferiani: in questo modo si potrebbero diminuire le tasse. Ma l’esperienza ci dice l’esatto contrario: aumenterebbero le spese. A questo si aggiunga che ci sono fasce di mercato per le quali l’evasione non è un vantaggio che porta profitto, ma una condizione che consente il galleggiamento. In altre parole: lasciandola immutata non possiamo che impoverirci e affondare tutti.
La soluzione consiste nell’abbattere il debito pubblico mediante dismissioni di patrimonio pubblico, riservando una parte di quei proventi sia alla diminuzione della pressione fiscale che agli investimenti infrastrutturali. Le altre strade sono solo svenamento progressivo e mortale. Indicare nell’evasore (che va condannato) il nemico pubblico numero uno non fa che incentivare i gia diffusi sentimenti di invidia e rabbia sociale, sui quali si può fondare la guerra, non certo la convivenza civile.
Mi è capitato d’essere sottoposto a verifica fiscale, che ho appena chiuso. Va bene, i controlli sono giusti. Quattro finanzieri, in quattro mesi, hanno passato al setaccio tutti i conti. Solo che già nella prima settimana era chiaro che tornavano, ma da lì in poi è stato un crescendo rossiniano di richieste sull’uso privato che faccio dei miei soldi, sui quali era già dimostrata la fedeltà fiscale. Ho dovuto chiedere copie di assegni a diverse banche. Ho dovuto produrre la copia della ricevuta di un pagamento effettuato alle poste! Ho dovuto ricostruire prestazioni idrauliche di due anni prima. Non ha senso, perché questo è solo un modo per cercare di fregare le persone oneste. Ho lavorato, per settimane, assieme al commercialista, per rispondere a una cinquantina di quesiti, sotto la minaccia che se non fossi riuscito a produrre la documentazione (che non era in mio possesso, ma delle banche) si sarebbero trasformati in rilievi. Poi ricorrerà, non si preoccupi, mi dicevano. Ma non è sensato, perché ricorrendo avverso ciò che è irraggionevole si sprecano soldi miei e dello Stato. Morale, se ne sono andati contestando un solo punto: le schede carburante non recano le firme dei benzinai, ma solo il timbro. Io non ho mai visto un benzinaio firmare, ma sarà colpa mia. In ogni caso la cifra è irrilevante.
Befera è bene si renda conto che aizzare gli italiani che pagano contro quelli che si suppone non lo facciano, per giunta mettendo nell’elenco degli infedeli quelli che già pagano moltissimo, ma vengono sottoposti a controlli che mirano esclusivamente a fare un verbale purché sia, non è il mestiere del servitore dello Stato, ma del mestatore e sobillatore. Siccome conosciamo tutti la sua preparazione e determinazione (non a caso presta servizio sotto governi diversi ed è a capo, contemporaneamente, sia dell’Agenzia delle entrate che di Equitalia, talché la sua influenza fiscale è superiore a quella dei ministri di passaggio), gli segnalo la cosa. Per il bene di tutti.