Il Redditometro non è ancora stato applicato e sta producendo già alcuni effetti, sgradevoli e non.
Il primo, per esempio, è che ogni volta che qualcuno mi propone un acquisto, di qualsiasi tipo, mi scopro a rimandare : "aspettiamo di vedere come funziona veramente questo accidente di coso ".
Sembra che non sia il solo.
La seconda, è che più leggo, e più vedo che il Camerlengo, che del redditometro ha scritto tanto e male, più sono confortato dall'opinione autorevole di autori che ho in grande stima, ritrovando nei loro concetti molte delle idee che avevo avuto modo di esprimere. Confido che anche qualche affezionato lettore lo abbia notato...
Questa è sensazione che ho avuto oggi leggendo l'editoriale di Panebianco, che alle critiche mosse ormai da quasi tutti (troppi direi pure, visto che alla fine mica è calato dal cielo questa cosa, e Befera, per quanto potente, è ancora un super burocrate, non ancora un capo di governo ) , e quindi l'illegittimità di un sistema che sconvolge principi elementari di diritto come l'inversione dell'onere della prova e la irretroattività delle norme in materia fiscale (cd. statuto del contribuente, legge dello Stato ripetutamente violata ) , aggiunge le conseguenze : la permanente sfiducia tra Stato e cittadini.
La questione morale di cui parlano in molti, sta anche in questo : in Italia in rare occasioni lo Stato ha assunto per una ragionevole quantità di tempo condotte volte a far superare ai suoi abitanti il complesso della sudditanza. Nel passato ha più spesso imposto, e quando il concetto di democrazia si è ampliato , con il suffragio universale e la necessità della conquista del consenso, è passato all'inganno.
Guardate la campagna elettorale, dove improvvisamente tutti parlano di abbassare in qualche modo le tasse, non ricordando nessuno che per il 2013 non solo ci ritoccherà l'IMU, ma a luglio avremo l'aumento dell'IVA al 22% e la nuova tassa sui rifiuti, la cosiddetta TARES, con aumenti dal 50% in su. Senza contare che anche l'IMU verrà aumentata, tramite la rivalutazione degli estimi catastali. Dicono che è rivalutazione che vale per i ricchi che hanno gli immobili in centro...Io che abito prima delle mura di San Giovanni dovrei stare tranquillo ? Cosa è "CENTRO" ? P.za di Spagna, via Condotti ? O lo sono anche Trastevere e Testaccio ? E l'Aventino è centro ? Direi di no, eppure lì gli immobili hanno un valore di mercato ben diverso dal catasto...Insomma, la vedo male.
Eppure, se ascolto la campagna elettorale dovrei essere tranquillo e sereno, perché chiunque vincerà una delle cose che "sicuramente" farà, come detto, è ridurre la pressione fiscale...Magari non subito, ma lo farà.
A me piacerebbe crederlo ma poi mi domando : ma sono venuti meno i motivi per cui mi hanno spiegato che l'hanno aumentata per salvarci dal baratro ?
Il Debito Pubblico è calato in quest'anno ? No, è aumentato, di oltra 100 miliardi
La Spesa Pubblica ? Non saprei, direi di no visto com'è aumentato il debito (non credo solo per gli interessi passivi sul prestito), i numeri forse si sapranno a marzo.
L'occupazione ? Quella invece è diminuita, e con essa il gettito ordinario, potremmo dire "virtuoso" (non lo è mai, con queste aliquote, ma vabbè ), delle entrate. In compenso è salito il numero di Cassa Integrati.
Abbiamo fatto le riforme ? UNA , quella sulla previdenza ( che impoverirà le nostre di pensioni ma così doveva essere, AMEN. Però c'è il problema degli "esodati" e degli "scollegati" cioè coloro che hanno versato i contributi a due diversi enti previdenziali ). L'altra, quella sul lavoro, è un aborto. Poi NULLA.
Dunque, tornando a bomba come si suol dire, perché di grazia si dovrebbero abbassare queste tasse ??
Ah, certo, tagliando la SPESA !!! E chi lo farebbe di grazia ? Il futuro compromesso storico ? Monti - Bersani con la benedizione di Vendola e Camusso ? Ma se questi ultimi due non fanno che sognare patrimoniali di ogni specie ?
In un anno di maggioranza bulgara in Parlamento - grazie alla pistola dell'Europa della Merkel - non siamo riusciti a toccare le province (l'"abolizione" delle province, con cui tutti un tempo si riempivano la bocca ! almeno a questo giro hanno il pudore di non riparlarne ) , per non parlare dei costi della politica con diminuzione del numero dei parlamentari, riforma (eliminazione sarebbe troppa grazia, anche se un referendum popolare l'aveva stabilito ) del rimborso elettorale ai partiti, riduzione dei compensi dei parlamentari, governatori, consiglieri e assessori....NULLA.
Non sono riusciti a fare questi, di tagli, reclamati a furor di popolo, figuriamoci gli altri che vanno a incidere su qualche bacino clientelare.
Quindi cosa resta ? L'INGANNO, per l'appunto. Nel momento, unico e solo, in cui la parola almeno teoricamente torna ai cd. cittadini, cioè noi, ci accarezzano un po' per il nostro verso, facendoci credere, o provandoci, che le cose miglioreranno, basterà affidarci a loro.
E' come Befera, che ci assicura che quelli dell'Agenzia col redditometro useranno il "buon senso".
Lo stesso che porta oltre il 40% delle cartelle erariali impugnate ad essere annullate dalle corti di giustizia tributaria ?
Lo stesso che ha già visto la Corte di Cassazione dare loro torto su chi deve provare cosa ?
Lo stesso che ha visto non so quante decine di dimostrazioni di cittadini esasperati, arrivati financo a togliersi la vita per lo strozzamento fiscale ?
Io, finora, ho sempre visto solo largheggiare nelle rateizzazioni...grazie, a quei tassi da usura !!!
Però magari mi sbaglio, e qualcuno potrebbe raccontare di esperienze felici in cui i funzionari dell'Agenzia veramente lo hanno garbatamente chiamato, intrattenuto con una piacevole chiacchierata, e convinti della buona fede del cittadino che ha spiegato (senza dover tirare fuori quintalate di carta, scontrini, fatture, estratti conto, atti di acquisto, donazioni e dichiarazioni giurate dei nonni e dei genitori) secondo logica e buon senso il suo tenore di vita, lo hanno ringraziato del suo tempo e congedato pure con qualche scusa.
Io attendo, ma senza trattenere il respiro.
Buona Lettura
I CITTADINI E LO STATO
La fiducia che non c'è
Più che gli economisti, al
capezzale dell'Italia, servirebbero gli psicologi. La ripresa dei consumi
interni, senza la quale non si esce dalla fase recessiva, è bloccata da una
generalizzata crisi di fiducia, da aspettative negative sulle condizioni
future. La campagna elettorale in corso non sta fornendo rimedi per modificare
questi atteggiamenti. La vera causa della sfiducia nel futuro non è presente,
se non marginalmente, fra i temi della campagna elettorale. Essa consiste
nell'aggravamento - dovuto alla crisi economica - della tradizionale diffidenza
dei cittadini nei confronti dello Stato, una diffidenza che, a sua volta,
alimenta le aspettative negative di ciascuno sul (proprio) futuro.
I politici parlano di
«riforme» ma fingono di non sapere che lo Stato italiano è fin qui risultato
irriformabile e che di tale irriformabilità c'è ormai generale consapevolezza.
Pesano sia le nostre immarcescibili tradizioni amministrative sia tanti errori
commessi, nel corso del tempo, dai governi (da tutti i governi). Prendiamo
l'ultimo esempio: il Redditometro. Non ha importanza che adesso si dica che
verrà applicato in modo blando. La frittata è fatta. Basta infatti leggere di
che si tratta per chiedersi: «Ma in che mani siamo? Come ci si potrà mai fidare
di uno Stato simile?». Bisognerebbe domandare a coloro che hanno materialmente
compilato il Redditometro: «Ma voi, in coscienza, vi fidereste di voi stessi?».
La crisi aggrava una antica e
mai risolta sfiducia dei cittadini nello Stato (a sua volta, causa della
sfiducia nelle prospettive future). Il successo di pubblico che hanno sempre
ottenuto le puerili parole d'ordine sulla «riscossa della società civile» è una
spia di quella sfiducia, unita al tentativo di identificare il capro espiatorio
nei soli politici di professione e, in definitiva, nella democrazia
rappresentativa.
L'irriformabilità dello Stato
dipende dal fatto che le tradizioni culturali (giuridiche, in particolare) del
Paese, e una vasta ragnatela di interessi politici e burocratici, hanno
impedito che l'amministrazione venisse investita da una rivoluzione liberale,
capace di convertire la diffidenza in fiducia. Decenni di vita democratica sono
serviti a poco. L'amministrazione dello Stato continua imperterrita a operare
secondo antichi principi illiberali: retroattività delle norme, inversione
dell'onere della prova (sempre a carico del cittadino), una prassi per la quale
è vietato tutto ciò che non è esplicitamente permesso. La democrazia, semmai,
accrescendo il numero degli interessi in gioco, ha aggravato i mali antichi. Ha
favorito una proliferazione e una complicazione delle norme che esaltano la
discrezionalità politico-amministrativa. Ogni tanto si sente invocare la
semplificazione del quadro normativo. Ma sono parole al vento. Una vera
semplificazione toglierebbe spazio alla discrezionalità e troppi interessi ne
verrebbero danneggiati.
C'è, sullo sfondo, anche il
«tradimento dei chierici», dovuto all'attività di molti fra i giuristi che
fanno i consulenti per l'amministrazione e a quei professori di diritto che
hanno contribuito a forgiare le mentalità di coloro che nell'amministrazione
operano.
Ad alimentare la sfiducia,
oltre alle tradizioni amministrative, concorrono gli errori dei governi. Ivi
compresi quelli del «governo tecnico».
Sarebbe ingeneroso accusare
il governo Monti di non aver posto rimedio ai mali antichi sopra indicati. Ma è
anche vero che non ci sono stati molti segnali che andassero in quella
direzione. Forse anche perché del governo facevano parte vari esponenti di spicco
dell'amministrazione.
Nel caso del governo Monti,
tuttavia, non si può parlare di tradimento dei chierici. Certi errori (che
hanno contribuito all'incertezza e alla sfiducia) sono ascrivibili ad altre
cause. Prendiamo il caso dell'Imu. Come si fa, in un Paese di proprietari di
case, per giunta in una fase di caduta della domanda interna, a mettere una
tassa la cui reale entità finale resta sconosciuta ai contribuenti per mesi e
mesi? Puoi anche accettare di pagare una nuova tassa ma è obbligatorio che la
sua entità ti sia immediatamente nota. In caso contrario, viene meno la
capacità dei singoli o delle famiglie di fare calcoli e progetti, di prendere
decisioni di spesa. Il fatto che l'entità della tassa che ciascuno doveva
pagare sia rimasta avvolta nel mistero per troppo tempo ha contribuito
all'incertezza, al rinvio delle spese e, quindi, alla «gelata» dei consumi.
In questo caso, nell'errore,
non hanno pesato le tradizioni giuridiche o gli interessi della burocrazia.
L'ipotesi di chi scrive è che abbia giocato un ruolo, piuttosto, l'eccesso di
macro-economisti presenti nel governo, persone addestrate a pensare in termini
di modelli econometrici, di flussi, e di macro-grandezze, poco propense a
mettersi nei panni dei consumatori o dei produttori, a ragionare sulle loro
aspettative e sui (micro)comportamenti conseguenti.
Le componenti che alimentano
la sfiducia nel futuro, deprimendo l'economia e facendo di quella sfiducia una
profezia che si auto-adempie, sono molte e complesse. La principale sembra consistere
in un diffuso giudizio negativo sulla affidabilità dei governi (intesi in senso
lato, strutture amministrative comprese). Se è questo il problema italiano, di
questo dovrebbe occuparsi la campagna elettorale. Ma, di sicuro, ciò non
accadrà.
Angelo Panebianco .
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