venerdì 24 gennaio 2014

HA RAGIONE BATTISTA MA ANCHE VIOLANTE . NO DISCUSSIONI INFINITE, MA CORREGGERE SI PUO'

 
Ha senz'altro ragione Pierluigi Battista, nel suo articolo odierno sul Corriere della Sera, a prendersela con il rito deformante e paralizzante della discussione continua, che nella politica italiana è invincibile, e ricorda, ai cultori della trilogia della Saga degli Anelli di Tolkien, il "moltissimo tempo" che nell'adunata dei grandi alberi parlanti, gli ENT, ci voleva anche per dire poche cose. Per poi non decidere nulla, che la decisione di muovere guerra a Saruman e il Male avviene solo DOPO che le piante si accorgono della strage delle foreste operata dai "cattivi".  Ecco, anche da noi le decisioni in genere vengono solo dopo  danni grandi, e a volte irreparabili.
E ce l'ha (ragione) anche quando attacca i piccoli partiti che con la scusa della democrazia difendono essenzialmente la loro sopravvivenza. Che effettivamente, se non rappresenti almeno un milione di persone, perché dovresti avere rappresentanza politica in Parlamento ? Continua a fare politica fuori, attraverso la pressione della parte di opinione pubblica che riesci a convincere sui singoli temi.
Certo, penso all'assenza dei Radicali e personalmente mi dispiace, però il principio in generale lo trovo giusto e quindi le soglie di sbarramento ci vogliono e devono essere anche significative.
Ciò posto, venendo alla legge elettorale proposta da PD e FI, ma alla fine anche da NCD, qualcosa che non funziona c'è obiettivamente e non si tratta di eternare le discussioni ma magari di correggerla lasciando   salvo l'impianto generale, se si può. Secondo l'attuale schema può benissimo accadere che pur rivelandosi determinanti per far vincere la coalizione, i partiti minori, non superando la soglia del 5% (che diventa addirittura 8 per le liste che si presentano singolarmente !) , NON entrano in Parlamento.
SI pensi al Centro destra che ha come partito maggiore Forza Italia, attualmente quotata di un 22% circa di voti, più NCD di Alfano, la Lega, Fratelli d'Italia, la Destra e magari qualcun altro ancora... Bene, allo stato (che poi ha ragione Panebianco quando dice che l'elettorato si riassesta anche in funzione della legge elettorale che trova, e quindi le simulazion ex ante hanno valore relativo, mentre i dati delle ultime elezioni sono assolutamente inconferenti, in quanto fatte con un sistema diverso) sarebbe concretissima l'ipotesi fatta da Calderoli : il centro destra vince raggiungendo il 35% dei voti ma NESSUNO degli alleati supera il 5. Forza Italia avrebbe col premio il 53% dei seggi, quindi la maggioranza assoluta, senza nemmeno il 25% dei voti !   Il Corriere ha un bel pubblicare le foto dei leader che hanno governato, o governano, senza avere il 50% dei voti, come la Merkel, Blair, Rajoi, Hollande ma in molti casi gli stessi ne avevano ottenuti, come Partito e NON come coalizione, il 40%, il che fa già una bella differenza a livello di solidità e autorevolezza della rappresentatività. Poi spesso si sono dovuti alleare per governare (la Merkel con i liberali in passato, due volte con la SPD, Rajoi ha il sostegno di partiti locali). Hollande col suo 25% scarso di voti al primo turno, ha però poi preso il 51 al secondo. 
Insomma, è vero che i piccoli devono impegnarsi ad esserlo meno, se vogliono contare, non approfittando della debolezza dei grandi, ma lo è altrettanto che la stessa cosa devono fare le forze maggiori, e non gonfiare premi di maggioranza, altrove inesistenti, per darsi la forza che manca nelle urne. 
In realtà il nuovo sistema in cosa corregge il Porcellum sulla possibilità di alleanze elettorali ma non governative ? Guardiamo il PD e SEL alle ultime elezioni. Senza l'alleanza Vendola non sarebbe entrato in Parlameno, che il 4% dei voti NON lo ha preso. C'era un accordo tra i due partiti per il quale se non si arrivava a vincere poi ognun per sè , come è poi stato ? E sulla governabilità, senza riforme costituzionali che diano effettivi poteri al Premier, cosa impedirebbe domani ad un partito minore determinante per la maggioranza, di ricattare il maggiore con la minaccia del ritiro della fiducia al governo ? E' quello che hanno fatto i cespugli dell'Unione, oogni giorno che Dio ha mandato in terra dal 2006 al 2008, fino alla sfiducia.  Ed è quello che ha fatto Fini a metà 2010, con il governo di Berlusconi poi azzoppato fino alle dimissioni nel novembre del 2011.  Se Prodi e Berlusconi avessero avuto LORO il potere di dire ai deputati che con loro cadeva anche la legislatura, forse le cose sarebbero andate diversamente ( è quanto avviene col sistema dei Sindaci e dei Governatori regionali ). Insomma non fare le cose non va certamente bene, ma nemmeno farle per farle va bene. Mettiamola così. Ben venga la determinazione Renziana, con una proposta di legge che ha già stabilito dei paletti fondamentali. Adesso però correggere qualcosa si può.
Soglia del premio al 40%, e sbarramento al 5% per le formazioni singole e al 3 - 3,5% nelle coalizioni. Quanto alle preferenze, almeno una ? Magari bloccato il capolista, ma dopo una preferenza è libera.
Sono suggerimenti che ritrovavo ieri nell'articolo di Sergio Romano, e, mutatis mutandis, oggi in una lettera al Corriere del Senatore Violante alla cui lettura vi lascio

"Premio, soglie e parità di genere: correzioni per evitare amare sorprese" 

 

Caro direttore, la legge elettorale va approvata. Questo è il convincimento generale. Ma la proposta all’esame della Camera presenta regole in parte irragionevoli, in parte inopportune, in parte imprudenti che potrebbero vanificare l’esito finale. Si tratta di aspetti facilmente correggibili. È irragionevole il mix tra: a) alte soglie per poter accedere alla ripartizione dei seggi quando ci si presenta da soli: 8% pari a circa 4 milioni di elettori; b) alto premio di maggioranza: 18% dei seggi per chi prende solo il 35 % dei voti, pari a un premio di 113 seggi a chi ne ha preso circa 220; c) esclusione della partecipazione al riparto dei seggi della coalizione vincente per la lista che ha preso meno del 4%. In questo caso i voti conterebbero per far vincere la coalizione, ma non per prendere i seggi. Il rischio di incostituzionalità per un eccesso di sproporzione è quasi certo.
Le soluzioni ci sarebbero: abbassare la soglia delle liste «solitarie» dall’8% al 6%; alzare la soglia per il premio di maggioranza dal 35 al 40 per cento, come ha proposto la Commissione per le riforme nominata da Enrico Letta; non calcolare per il raggiungimento della soglia utile per acquisire il premio di maggioranza i voti delle liste che hanno preso meno del 4%. È irragionevole, inoltre, che la parità di genere valga a livello di circoscrizione ma non a livello di collegio. Infatti, il principio di parità potrebbe essere facilmente aggirato proponendo le donne nei collegi perdenti e gli uomini in quelli vincenti, secondo questo schema: collegio vincente mmfmmf, collegio perdente: mffmff. La parità sarebbe formalmente rispettata, ma gli uomini avrebbero il doppio di chances rispetto alle donne. È evidente che la parità va riportata a livello di collegio o almeno prevedere che in ciascuna circoscrizione i capilista devono essere uomini e donne in pari numero. Mi sembra inopportuno continuare con il modello del «Parlamento dei nominati». La sentenza della Corte Costituzionale sembra richiamare la necessità che le Camere siano almeno in parte elette con «il sostegno della indicazione personale dei cittadini». Sono molte le critiche al voto di preferenza, ma si tratta dell’unico sistema capace di superare, nelle attuali circostanze, la separazione tra società e politica. Inoltre, con la seconda preferenza di genere, verrebbe garantita una effettiva parità tra donne e uomini. Se proprio si vuole garantire una parte della classe politica dirigente, si potrebbe stabilire che il capolista sia «bloccato», lasciando le preferenze a partire dal secondo della lista. Un ultimo argomento per la preferenza: il cittadino sceglie direttamente con le preferenze i consiglieri comunali, i consiglieri regionali e i parlamentari europei; perché non anche i parlamentari nazionali? È imprudente che le circoscrizioni e i collegi vengano «disegnati» dagli stessi parlamentari; chi si ritenesse danneggiato potrebbe essere indotto, nel segreto dell’urna, a sabotare il disegno. Meglio chiedere ai presidenti delle Camere di nominare una commissione di tre esperti che propongano una definizione dei collegi e delle circoscrizioni, sulla quale le commissioni Affari costituzionali della Camera e del Senato potrebbero esprimere il parere obbligatorio ma non vincolante. Infine: la legge elettorale ha valore costituzionale. Non si deve protrarre il dibattito parlamentare all’infinito, ma non si deve neanche costringerlo nella gabbia di poche ore. Sarebbe l’imprudenza più grave; la fretta parlamentare è stata in genere madre di amare sorprese.


Nessun commento:

Posta un commento