martedì 1 aprile 2014

BENE LA SPADA DI BRENNO CONTRO I REAZIONARI DELLA COSTITUZIONE, MA ATTENZIONE ALLE NORME PASTICCIO


Abbiamo già espresso il nostro favore al decisionismo renziano, vedremo quanto differente da quello, alla fine solo parolaio, del suo noto predecessore (Monti e Letta li ignoriamo, che sono già nel dimenticatoio). 
Naturalmente le decisioni devono essere buone, ma i titoli renziani ci piacciono : fine del bicameralismo perfetto per consentire iter legislativi più veloci, meno eletti e quindi meno costi, fine delle province, fine del mostro del titolo V, creato dalla sua sinistra. Non so peraltro se poi i provvedimenti proposti realizzino in modo corretto questi obiettivi, e non è un particolare secondario. Ma quelli che si oppongono lo fanno perché semplicemente vogliono che tutto si conservi com'è. E si spiega bene. Guardiamo l'appello firmato dai soliti intellettuali radical chic che oggi trovano usbergo sul Fatto Quotidiano, Quanti sono ? E quanta gente rappresentano ? Veramente MOLTO poca, che la lista TSIPRAS, nella quale tutti sono convogliati, e ricomprendente anche quelli di SEL, nei sondaggi è quotata il 6%. Secondo l'Italicum non entrerebbe nemmeno in Parlamento...Ecco, è questo che li SCONVOLGE : la scomparsa di un'Italia dove la tosse delle pulci è determinante. Badate, era un liberale, Tocqueville, che per primo mise in guardia dalla dittatura della maggioranza, e quindi sicuramente chi è minoranza deve aver diritto di esprimersi, e quindi avere modo effettivo di trovare rappresentanza. Ma da noi si è arrivati alla patologio opposta, dove il potere di veto delle minoranze può diventare paralizzante. Ascoltare va bene, mediare anche, ma alla fine devono essere prese delle decisioni e non è che queste possono ogni volta tenere conto di tutto, il noto e paranoico "sì..ma anche". 
Ecco, questa gente ha paura che il loro diritto di tribuna, che nessuno gli vuole toccare , cessi di essere inverocondamente incisivo com'è stato fino ad oggi.  Questo discorso, se vale per i parrucconi simil Rodotà e Floris d'Arcais, va moltiplicato per 1000 per coloro che invece su questa pletora di seggi, poltrone e cariche ci campa proprio, e quindi politici e portaborse degli stessi : sono decine di migliaia di persone, che moltiplicati per le loro famiglie e beneficiati indotti, diventano centinaia di migliaia.
Quella che per questi signori è democrazia plebiscitaria, in occidente è la regola, laddove il governo veramente governa - se poi lo fa male arrivano gli schiaffoni nelle urne come quello appena subito da monsieur Hollande - e dove i ministri rispondono ai sindacati che la nazione è governata dagli eletti e non dalle piazze.
Anche Grillo, quello che voleva cambiare tutto, ora boccia ogni iniziativa renziana, solo magari perché non è lui a promuoverla.
Il timore, semmai, è che queste riforme, giuste come detto nell'obiettivo, vengano poi fatte male nella sostanza, e su questo invece Renzi dovrebbe distinguere, e non mi sembra tanto capace, tra chi rema contro, e chi invece PER, volendo semplicemente fare meglio dei suoi spin doctor , e non mi sembra ci voglia molto.
Insomma la spada di Brenno per vincere le resistenze reazionarie a ogni cambiamento, va benissimo, ma la fretta cieca no. 
Certo, se spesse scegliere meglio le persone che lo devono supportare forse le cose andrebbero meglio. Altri renziani hanno fatto notare che Blair fu Blair anche grazie alla sua squadra.
Quella di Matteo è mediocre, e parecchio, sia in segreteria che al governo. Eppure gente migliore non lontana da lui ci sarebbe...
Ottimo l'editoriale dell'ex direttore Battista sul Corriere di oggi


Il complesso del tiranno

Difficile spiegare a uno straniero dell’Occidente liberaldemocratico che la fine del bicameralismo perfetto, fortunatamente sconosciuto nel suo Paese, sia visto in Italia come l’anticamera di una mostruosa «deriva autoritaria». O che un ragionevole rafforzamento dei poteri del capo del governo sia il primo passo dello sprofondamento negli abissi di un regime antidemocratico. O che l’abolizione delle Province sia l’avvio di una ipercentralizzazione tirannica dello Stato che soffoca ogni autonomia locale. Difficile spiegare i vibranti appelli contro la riforma radicale del Senato, la psicosi di una cultura così impaurita e paralizzata dallo spettro del «regime autoritario», da vedere pericoli di dispotismo in riforme istituzionali che altrove, all’interno di democrazie consolidate e sicure di sé, appaiono semplicemente normali.
Ovviamente, nel merito del pacchetto di proposte di riforme costituzionali che Matteo Renzi ha voluto intestarsi si può e si deve discutere, ci mancherebbe. Ma spingere, dopo decenni di dibattiti inconcludenti, sul tasto dell’«allarme democratico» e della «Costituzione violentata» rivela l’impantanamento in uno schema mentale squisitamente conservatore che ha impedito sin qui di avviare le riforme istituzionali, di incardinarle in un progetto razionale, senza il terrore del cambiamento e la difesa cieca di un assetto immutabile.
I nostri padri costituenti avevano ragione ad avere paura. Venivano da vent’anni di dittatura. Disegnarono un sistema in cui nessuno potesse vincere mortificando le minoranze, come era accaduto con il fascismo. Avevano il «complesso del tiranno», come dicono i costituzionalisti, e crearono un edificio istituzionale dominato dalla mediazione, dal bilanciamento estremo, dall’equilibrio perfetto, dalla lunghezza dei tempi di riflessione. Ma con il passare del tempo, e mentre questo sistema di equilibri perfetti diventava l’alibi di ogni immobilismo, l’incancrenirsi del «complesso del tiranno» ha impedito la modifica, anche la più lieve, in senso «decisionista». Da notare che gli stessi costituenti avevano previsto, regolando ogni modifica del testo costituzionale con apposite procedure di garanzia, che si potesse mutare la legge fondamentale della nostra Repubblica, almeno nella sua seconda parte, «istituzionale», pur lasciando intatta la prima, quella dei principi. Ma con il tempo si è sedimentata una distorsione conservatrice con connotati quasi religiosi di omaggio e venerazione del testo costituzionale («la Costituzione più bella del mondo»), una mistica e una sacralizzazione dello status quo che hanno portato alla scomunica tutti quegli esponenti politici (da Fanfani a Craxi, da Cossiga a D’Alema, da Berlusconi fino allo stesso Matteo Renzi) che si sono impegnati in un modo o nell’altro nella proposta di riformare le nostre istituzioni.
«Deriva autoritaria» è stata la formula magica di questa scomunica. Non la discussione sui singoli punti delle riforme, ogni volta opinabili e migliorabili, ma l’idea stessa che si possa ritoccare in una direzione più vicina al resto delle democrazie occidentali il nostro assetto istituzionale. Modificare la Costituzione è diventato «stravolgere la Costituzione». Ogni riforma «un attentato alla democrazia». Ogni semplificazione un annuncio di pericoloso «autoritarismo». Un pregiudizio difficile da superare. Gli accorati appelli di questi giorni ne sono una testimonianza.

2 commenti:

  1. CATERINA SIMON

    Eccellenti tutti e due sia che il commento che l'articolo! Un'unica annotazione: al 6% del TSIPRAS temo che dovremo aggiungere anche i sempre più schizofrenici 5 Stelle dato che Grillo ha aderito all'appello...

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    1. Hai ragione Caterina, però sai, Grillo dice tutto ed il contrario di tutto, a seconda del momento. Rodotà era il candidato presidenziale per eccellenza, un mese dopo, siccome aveva criticato Grillo, è stato ricoperto di improperi. La stessa sorte è toccata alla Boldrini, anch'essa salutata a suo tempo con favore (anzi, era merito dell'arrivo dei grillini in parlamento se fosse stata "finalmente" scelta una personalità di alto spessore civile e non il solito politico di lungo corso....
      Gli esempi ormai sono tanti.
      Insomma, Grillo fa opposizione su TUTTO, e certo non può permettere che Renzi si intesti il cambiamento radicale, che era la parola d'ordine del M5S.

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