mercoledì 7 dicembre 2016

DONNE, GIOVANI E LAUREATI PER IL NO : CHOC DEGLI "ANTROPOLOGICAMENTE MIGLIORI"

Risultati immagini per complesso di superiorità

Non c'è nulla da fare, è proprio un tratto genetico, che sfocia in una sindrome nevrotica che superficialmente potrebbe essere definita complesso di superiorità ma forse nasconde patologie più complesse.
Parlo di quella invincibile tendenza propria di tante persone, specie di auto attribuita fascia alta,  che molto spesso vedono i risultati elettorali, di qualunque tipo e/o paese si tratti, contrari ai loro desiderata e che si sfogano lamentandosi che purtroppo l'ignoranza, quando non peggio, prevale sulla sapienza e quindi meglio cambiare paese. Purtroppo le scelte su dove trasferirsi si restringono, visto che la prediletta Londra va esclusa dopo la "vergognosa" Brexit, per non parlare dell'America, dopo l'elezione dell'inguardabile Trump. 
Il riflesso pavloviano è scattato, immancabile, anche questa volta, con quelli del SI gloriosa, superiore (intellettualmente eh !)  minoranza, sonoramente battuta dall'"accozzaglia" del NO.
Stavolta però c'è qualche novità sgradevole.
Intanto, la robustezza della sconfitta : 20 punti sono un oceano.
Poi, la composizione dell'elettorato vittorioso, dove tre categorie, care e protette dagli affetti del superiority complex , si sono in chiara maggioranza schierati per la "bieca conservazione" : giovani, donne e, udite udite, LAUREATI.
Ebbene sì. stavolta il SI ha preso più voti tra i detentori di licenza elementare, mentre diplomati, in massa, ma anche laureati (si va dal 53% di Piepoli addirittura al 66% di Tecnè, con conferma del dato anche da parte del rispettato Istituto Cattaneo) hanno preferito il NO.
Un colpo.
Oddio, qualche sentore lo dovevano pure avere, perché stavolta, la sinistra pura e dura, quella capalbiese e delle facoltà illuministiche, si era schierata a difesa della Carta così com'è, e molti costituzionalisti e giuristi hanno fatto lo stesso.
Insomma, stavolta il fronte opposto contava in partenza, tra le sue fila, sponsor "colti".
Eppure nulla, la cosa è inaccettabile, e quindi ecco i richiami sarcastici alla laurea presa magari su radio Elettra, oppure gli scivoloni di un Chicco Testa - potete leggerlo nel pezzo che segue di un caustico Battista - che confronta il SI che prevale ( con margini nemmeno lontanamente paragonabili a quelli del NO, vittorioso in tutte le altre città ) a Milano, Bologna e Firenze mentre perde a Napoli, Bari e Cagliari. Un autogol incredibile, ma tant'è.
Ci si può scherzare su, ma veramente si tratta di una brutta cosa, che alla lunga logora rapporti e anche amicizie.
Io non ho mai pensato, non penso, che quelli che votavano e hanno votato SI fossero dei "traditori" della sacra Carta, che avallassero un progetto autoritario, e che fosse assurda e irricevibile l'istanza di riforma.  Condividevo anzi la direzione della stessa. Ho votato NO perché ho ritenuto che, in un bilancio costi-benefici, i primi, causa la mala scrittura del testo e i compromessi opportunistici realizzati, fossero prevalenti, tanto più con lo sfondo di una pessima legge elettorale.
Tutto qui.
Però leggere amici, come Nicola Scardi, su FB, o Cataldo Intrieri, proporsi presuntuosamente - il secondo, persona peraltro in privato squisita e disponibile,  è affetto anche da una vena polemica spesso arrogante, insopportabile - come i depositari del verbo, non si sa bene in base a cosa, bè, stimola reazioni antipatiche.
A Roma si dice "io non cerco rogna, ma se me cerchi, me ce trovi".
Vi lascio alla lettura di Pierluigi Battista, sul tema.


Il Corriere della Sera - Digital Edition

Chi dà la colpa ai cittadini

di Pierluigi Battista

 Risultati immagini per complesso di superiorità

Destra o sinistra, non importa. Torna l’argomento antropologico. Per decifrare i fenomeni elettorali e ribadire l’inferiorità di chi vota in una direzione che non piace.

È tornato. Dopo qualche anno di oblio è tornato il formidabile argomento antropologico come chiave per decifrare i fenomeni elettorali e soprattutto per ribadire l’inferiorità appunto antropologica di chi vota in una direzione che non ti aggrada.

Luisa Puppato, una neo-pasdaran del Sì un tempo molto di sinistra nel Pd ma che per la sua conversione filo-renziana ha dovuto addirittura subire l’anatema e poi l’espulsione dell’Anpi, nota che il Sì vince all’estero: testimonianza che la «fuga dei cervelli», l’espressione è sua, c’è stata veramente e dunque che i più intelligenti, e non i buzzurri, gli incolti, i rozzi, hanno capito le ragioni della riforma costituzionale clamorosamente bocciata nelle urne.

Poi c’è il pasticcio geo-antropologico di Chicco Testa che su Twitter si è, per così dire, espresso male: «Il Sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna e Firenze e il peggiore a Napoli, Bari, Cagliari. C’è altro da aggiungere?». C’è da aggiungere che Chicco Testa è stato interpretato molto malignamente e travolto da un’ondata di insulti dove «razzista» era uno dei più benevoli. Lui poi si è spiegato, ha detto che non aveva niente contro i meridionali ma voleva suggerire l’idea che il No avesse vinto nei capoluoghi dove massimo è il voto di scambio. Precisazione anche questa problematica, perché qualcuno ha fatto notare che due città su tre, Bari e Cagliari, sono rette da giunte di centrosinistra con sindaci che si sono apertamente schierati per il Sì. Ma insomma la frittata era stata fatta. Solo che la frittata aveva messo in moto una replica di tipo altrettanto socio-antropologico perché un interlocutore ha chiesto: «A Capalbio chi ha vinto?».

Ecco il contro-argomento antropologico: se il popolaccio vota i populisti, allora, per ritorsione polemica, l’establishment, i privilegiati, gli snob, i radical-chic votano per la minoranza che si considera la serie A. E dunque Capalbio, ovvio, secondo lo stereotipo più vieto la capitale dello chicchismo benpensante, benestante, aperto (tranne con le quote di profughi), illuminato, progressista. E dunque anche sarcasmi «in Rete» (si dice così) per il fatto che le uniche zone di Roma dove è prevalso il Sì, molto di misura peraltro, siano il centro storico, quello delle terrazze e degli ambienti cool e soprattutto i Parioli, antropologicamente un tempo territorio della destra e dei «fasci» e da un po’ di anni a questa parte tempio dei benestanti benpensanti che votano la sinistra blasonata. Ed ecco l’immediata e velenosa risposta antropologica a chi ha fatto notare che il Sì a Renzi ha la maggioranza nelle zone più avvantaggiate di Milano (mentre l’hinterland ha premiato il No «straccione»): «Consolatevi con un sano happy hour». Ecco non più sezioni, ma apericena: la mutazione antropologica della sinistra bene è tutta in questa dicotomia.

Per la verità l’argomento antropologico ha vissuto il suo momento di gloria attorno al ’94, quando la sinistra «chic» rimase traumatizzata dal massiccio voto popolare a favore della Lega ma soprattutto a favore di Berlusconi, il venditore, il tycoon, la maschera che incarnava l’antitesi antropologica del mondo delle buone letture, come quello di Umberto Eco, che diceva di leggere Kant mentre i suoi connazionali guardavano la tv. Ed è singolare e paradossale che il protagonista della scomunica antropologica nei confronti dell’elettorato credulone e populista che si era fatto abbindolare da Berlusconi rispondesse al nome di Gustavo Zagrebelsky, uno dei pesi massimi del No accusato a sua volta di essere espressione di una inferiorità antropologica. Zagrebelsky scrisse infatti un denso libro, Il «Crucifige» e la democrazia in cui si dimostrava che il popolo lasciato a se stesso («il paradigma della massa manovrabile», si espresse dottamente) non avrebbe fatto altro che scegliere Barabba e condannare Gesù. Da qui l’allarme verso quelle che chiamava «le concezioni trionfalistiche e acritiche del potere al popolo». Un’analisi molto più raffinata del rude argomento antropologico adoperato allora da Dario Fo verso l’elettorato leghista: «gente imbecille». E anche dell’invettiva contro la «porca Italia» che Umberto Saba scagliò contro il popolo che alle elezioni del ’48 si era permesso di optare per lo Scudo crociato anziché per il Fronte popolare. Popolare, non «populista», perché allora il termine aveva tutto un altro significato. L’antropologia come arma per screditare chi vota all’opposto dei suoi desideri. Già sentita. Meglio l’happy hour.

Nessun commento:

Posta un commento