martedì 23 maggio 2017

TUTTI A PIANGERE FALCONE, MA QUANTI MAGISTRATI HANNO SEGUITO LE SUE ESORTAZIONI ?

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La beatificazione di qualcuno che muore è una regola pressoché costante, con le sue eccezioni ovviamente. Quando poi questo qualcuno muore assassinato, e dalla mafia, l'eccezione non può operare, anche a costo di dover rivelare un'ipocrisia di livelli veramente vergognosi.
E' quello che accade alla casta magistratuale, segnatamente il CSM e l'anm ( per i non addetti, il consiglio superiore della magistratura e l'associazione nazionale magistrati, di fatto il sindacato delle toghe pregiate) ogni volta che "tocca" celebrare Giovanni Falcone.
Con tutta la scarsa simpatia - eufemismo - che ho per la d.ssa   Boccassini, non posso non riconoscerle coraggio e franchezza assoluti ed encomiabili nell'accusare i colleghi, con toni asprissimi, il giorno delle celebrazioni successive all'attentato. Non gliele mandò certo a dire, e loro giù, testa chinata, in silenzio, non avendo nulla da replicare. A distanza di 25 anni, per fortuna, ancora quella vergogna non viene taciuta, e il mea culpa, sempre tardivo ma doveroso, continua.
E sì perché Giovanni Falcone, in vita, non fu certo considerato l'eroe civile, che effettivamente fu, dai suoi colleghi.
Molta invidia, sicuramente, ma anche  ostilità per un procuratore della Repubblica che considerava, udite udite, gli avvisi di garanzia strumenti da usare con estrema cautela (non come per esempio era usa fare la procura di Milano, che si "pregiò" di inviarne uno al presidente del consiglio in carica proprio durante un importante summit internazionale), predicava una cultura garantista (non a caso Falcone aveva idee liberali) e sosteneva l'opportunità della separazione delle carriere !
Un eretico a tutto tondo e come tale veniva trattato dai suoi.
Poi è morto assassinato, insieme alla moglie, anche lei magistrato, e la sua scorta.
E allora i detrattori, i corvi (e gli sciacalli), hanno iniziato a piangerlo.
Ma senza che i suoi moniti e sproni abbiano trovato seguito alcuno da chi è venuto dopo di lui.
Anzi

Di seguito, una breve riflessione di Bianconi, del Corriere della Sera. Più completa, e incisiva, la memoria di Filippo Facci, che trovate in un altro, passato, post del blog : http://ultimocamerlengo.blogspot.com/2012/05/falcone-certo-che-ho-paura-limportante.html



DOPO 25 ANNI
 

Il ricordo di Falcone,
parziale riscatto
di una storia amara

Nella stessa aula del Consiglio superiore della magistratura dove più volte fu chiamato a discolparsi come un imputato, il potere giudiziario al suo più alto livello celebra il «servitore dello Stato» assassinato nella strage di Capaci


foto Ansa foto Ansa

  
Davanti al presidente della Repubblica che lo definisce «un punto di riferimento in Italia e all’estero per chiunque coltivi il valore della legalità e della civiltà della convivenza», si realizza il parziale riscatto di una storia densa di conflitti, trappole e amarezze: nella stessa aula del Consiglio superiore della magistratura dove più volte Giovanni Falcone fu chiamato a discolparsi come un imputato, il potere giudiziario al suo più alto livello celebra il «servitore dello Stato» assassinato 25 anni fa nella strage di Capaci, e le sue doti di imparzialità, indipendenza ed equilibrio.

Ma in vita, quando era l’uomo simbolo di un’antimafia già foriera di divisioni e polemiche, andò diversamente.
All’indomani della storica vittoria nel maxi-processo a Cosa nostra il Csm gli negò la nomina a capo dell’Ufficio istruzione di Palermo, dove intendeva proseguire un lavoro che invece fu interrotto; poi arrivarono le calunnie del Corvo e le insinuazioni sul fallito attentato all’Addaura, quindi la mancata elezione allo stesso Csm, le accuse di essersi venduto al potere politico e infine il muro per sbarragli la strada verso la neonata Superprocura.
Un’ostilità reiterata che solo l’esplosione del 23 maggio 1992 fece cessare. Di tutto questo il Csm di oggi sembra fare ammenda, e offre una sorta di risarcimento postumo al magistrato.
La frase più citata di Falcone diventa quella sugli avvisi di garanzia che non possono essere distribuiti «come coltellate», pronunciata quando gli rinfacciarono di tenere nascoste nei cassetti le prove contro i politici collusi, e che oggi torna utile per altre vicende.
Altri ricordano le sferzate verso un Csm «verticistico e corporativo, cinghia di trasmissione di decisioni prese altrove», che pure si possono adattare all’attualità.
Con il rischio strisciante di nuove strumentalizzazioni che non aiuterebbero la ricostruzione e la memoria di una vicenda su cui è opportuno non smettere interrogarsi.

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