sabato 11 maggio 2013

I GENITORI BECERI NON AFFLIGGONO SOLO IL CALCIO GIOVANILE


Come avevo annunciato, ho acquistato l'ultimo libro di Gianni Mura e ho iniziato a leggerlo. Solita scrittura chiara e coinvolgente, solito spirito alto, in una concezione dello sport, e della vita, improntata a valori come passione, sogni, eticità. Mura, che ha circa 70 anni, deve avere avuto molte delusioni nella vita (una di queste sicuramente è stato Pantani, uno dei suoi "eroi" , che comunque ha continuato umanamente a difendere).
Gli sport che Mura segue maggiormente, per lavoro ma anche per amore, sono il ciclismo (soprattutto il Tour) e il calcio. Vale a dire i più inguaiati e lontani da quei valori nobili che lui predica con grande anima (a volte anche animosità). Il ciclismo è devastato dal Doping si sa, mentre il calcio è gioco che scatena gli istinti peggiori delle persone. Si fa dal tifo becero, a quello violento, passando per doping (gli esami qui sono meno fiscali di quelli dei ciclisti) e scommesse.
Mura non nega queste circostanze, peraltro solari, prendendosela di più col calcio, lo sport dei ricchi viziati , della vittoria sempre e a tutti i costi, dei tifosi peggiori.
Ha ragione. Però certe brutte cose non accadono solo nel calcio. Questa cosa che perdere non si può avvelena ormai l'anima di troppi, e quindi anche in sport meno visti e seguiti, capitano cose assurde come quelle occorse a Cremona, dove genitori e amici delle ragazze di due squadre di volley di un torneo giovanile femminile (tredici anni le atlete !!) si sono azzuffati per una decisione discussa dell'arbitro (una diciassettenne ).
Il risultato è stato che la partita è stata data persa ad entrambe le squadre e il ritorno si è giocato a spalti deserti. In più, le due società dovranno pagare 1.200 euro di multa a testa che ovviamente non saranno versate dai genitori (e che so stato io ?? Classico ).
Chi ci ha rimesso alla fine sono le atlete, incolpevoli di avere genitori bestie, e le società, in questo caso costituite da persone generose, che dedicano tempo e anche soldi per amore dello sport.
Si chiama responsabilità oggettiva, ed è un caposaldo della cosiddetta giustizia sportiva.
Eppure gli ambienti sono ormai tutti video sorvegliati, e i responsabili di queste risse facilmente individuabili. Perché questa rappresaglia sommaria, che, come visto, punisce gli innocenti insieme e più dei colpevoli ?
Sono all'inizio del libro, forse più avanti troverò una risposta.
Ecco la notizia di cronaca intanto, pubblicata dal Corriere.it


MATCH FEMMINILE A PORTE CHIUSE

La polizia tiene fuori dal derby i genitori rissosi

Crema: sfida blindata di pallavolo under 13 contro Cremona. L'andata era finita con una maxi lite tra mamme e papà


I genitori fuori dalla palestra Toffetti (Rastelli)I genitori fuori dalla palestra Toffetti (Rastelli)
CREMA (Cremona) - La partita più surreale che si ricordi è andata in scena alla palestra Toffetti di Crema, dove per il campionato femminile under 13 si sono affrontate tre giorni fa le ragazze del Crema volley e le pari età dell'Esperia Cremona. C'era l'arbitro, c'erano dirigenti e naturalmente le atlete che si sono lealmente date battaglia sul parquet ma gli spalti erano deserti. Il match, per decisione della Fipav (federazione pallavolo), si è infatti disputato a porte chiuse perché una settimana prima l'incontro di andata si era risolto con una gigantesca rissa tra genitori e sostenitori dell'una e dell'altra squadra.
Il rischio concreto era che la miccia tra mamme e papà ultrà si riaccendesse, tanto che la polizia ha dovuto pure inviare un paio di agenti alla palestra. A immortalare l'evento restano un paio di immagini: le ragazzine impegnate a sfidarsi sullo sfondo delle tribune deserte e un capannello di genitori all'esterno dell'edificio, con il volto schiacciato contro i finestroni per intuire l'andamento del match.
Il bello (anzi, il brutto) è che la partita blindata tra tredicenni è tutt'altro che un caso isolato; la scorsa settimana a Erba (Como) un torneo di calcio tra oratori è finito in rissa e il mese scorso a Castellucchio (Mantova) i ripetuti insulti a un ragazzino di colore in campo hanno costretto all'interruzione del match.

L'antefatto da cui è scaturita la partita a porte chiuse appartiene a questa galleria degli orrori. A Cremona una settimana fa le due compagini si contendevano l'accesso alla finale del campionato; l'arbitro (una ragazzina diciassettenne) assegna punto contestato; la palla rotola ai piedi di uno degli allenatori che, stizzito, la spedisce con un calcio verso gli spettatori. Ed è subito baraonda, con gli adulti che sugli spalti si azzuffano, si urlano i peggiori insulti, schiumano rabbia e le ragazzine, arbitro compreso, che spaventatissime e in lacrime scappano negli spogliatoi.
«C'era chi provava a dividere i contendenti, ma non ci riusciva, tanta era la rabbia. Mai vista una roba del genere in 30 anni di pallavolo» si avvilisce Antonio Castelli, dirigente della Esperia. La disciplinare della Fipav cremonese adotta un provvedimento inedito: partita persa a entrambe le squadre e obbligo di disputare il ritorno a Crema a porte chiuse per scongiurare il ripetersi di incidenti. Il volley resta un bello sport e le ragazzine lo hanno onorato alla «Toffetti» disputando una partita tiratissima e leale, risoltasi a favore di Crema al tie break.
«Perché siamo arrivati a questo punto? - si chiede Massimo Dossena, dirigente di Crema - Spesso le famiglie ripongono aspettative esagerate, forse qualcuno di loro ha assistito ad altri eventi sportivi dove violenza e insulti sono di casa».
Ma la disputa non è finita: la Fipav ha multato Crema e Cremona con 1.200 euro ciascuna; ma i genitori, di pagare quella somma a quanto pare non ne hanno nessuna intenzione.

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