lunedì 30 settembre 2013

MA NON ERANO SCILIPOTI E RAZZI CHE AVEVANO DATO VITA AI "RESPONSABILI" ?


 
Stamane sulla prima pagina del Corriere ci sono due editoriali. Quello ufficiale, scritto addirittura dal direttore, Ferruccio The Rabbit, che nel suo "governismo" trova la forza di un flebile ruggito, e quello ufficioso di Angelo Panebianco. Il direttore ribadisce in buona sostanza i concetti espressi ieri dal bravo Battista e sui quali mi sono già espresso http://ultimocamerlengo.blogspot.com/2013/09/parte-la-caccia-al-peone-ma-non-avevamo.html
Più efficace l'intervento del Professore, che pur nello stigmatizzare l'atto di stizza disperata di chi si sente ormai messo all'angolo (bisogna starci nelle situazioni però...) e che rovescia il tavolo, ricorda come queste larghe intese finora hanno mostrato di funzionare assai poco. E come rammentava ieri Battista, non è che quelli del PD siano alleati più affidabili dei Letta...
Ad ogni modo, con nessuna coerenza, credo vada sottolineato, i giornali italiani dopo aver applaudito l'esempio di serietà tedesco dove non si fa scouting ma, in mancanza di una maggioranza solitaria, si tratta a viso aperto con i partiti avversari, senza cercare di comprarne i parlamentari (e non parliamo di "responsabilità", che era il nome che si diedero gli "scilipotiani" , da tutti derisi ) , intere paginate sono dedicate alla "conta", su quanti eletti grazie a Berlusconi e Grillo diserteranno per correre in soccorso del governo in carica, o di uno nuovo, pur di evitare le urne ( per LORO sì, un disastro assoluto, che come Fini e quelli di FLI insegnano, difficilmente poi ci tornano in parlamento ! ). 
Perché, sono noioso ma non è che i giornali parlino d'altro, quindi anche loro lo sono, la "stabilità" ha un senso se è il presupposto per FARE. Se lo dice anche Casini, che da democristiano non è certo un amante delle urne, fidatevi che deve essere proprio così !
Immagino che gente seria come Battista, e Polito (de Bortoli lo vedo più al servizio degli amici del quirinale...) , nello scongiurare il ritorno alle urne immaginino finalmente un percorso virtuoso dove le parti  moderate e liberal dei due schieramenti marginalizzino le ali estreme e riescano a trovare finalmente una sintesi e una vera governabilità.
Era la stessa cosa che si auspicava ai tempi di Monti, ma, checché lui dica, grandi risultati, dopo i primi mesi, non si sono visti. 
Credo abbia ragione Orsina, quando scrive nel suo bel libro "il berlusconismo nella storia d'Italia) che l'elite intellettuale ( e gli opinionisti ne fanno legittimamente parte) ritiene il voto popolare un obbligo democratico da evitare per quanto si può, visto che la gente continua a votare "male". Il che può anche essere, anzi, credo che tutti un po' lo pensiamo (ovviamente il voto giusto è il "nostro", e quello sbagliato è quello degli "altri" ) però allora rinunciamo a questo fastido della democrazia, troviamo un altro sistema rispetto al suffragio universale. Perché a me sta bene tutto, e sono d'accordo che Quagliarello sia meglio della Santanché. Però ENTRAMBI se sono in parlamento lo devono SOLO e SOLTANTO a Berlusconi. Così come vale per gli ortotteri. Allora, vogliamo fare le cose per bene ? Sciogliamo il parlamento, questa brava gente, Quagliarello, Lupi, Lorenzin, tutte persone degnissime, si fanno un loro partito e prendono i voti che riusciranno. La stessa cosa i dissidenti di Grillo.
Così la cosa è PULITA.
Altrimenti, cari miei, potete scrivere quanto volete, ma è esattamente come gli scippi referendari tante volte da voi stessi denunciati : la gente vota e il palazzo fa come gli pare.
Ecco comunque il commento di Panebianco.



LA LUNGA AGONIA DELLE LARGHE INTESE 
 

La disperazione fa fare errori madornali. Sul piano strettamente politico Berlusconi, aprendo la crisi, ha fatto un favore ai suoi nemici. In tanti, da una parte e dall'altra, morivano dalla voglia di farla finita col governo Letta ma non volevano assumersene la responsabilità, non volevano restare col cerino in mano. Ci ha pensato Berlusconi e adesso ricadrà su di lui, e solo su di lui (o almeno così sperano i suoi nemici), la colpa di tutto ciò che di negativo accadrà, da questo momento in poi, all'economia italiana.Detto quel che c'era da dire sull'irrazionalità della decisione di Berlusconi, bisogna però anche non nascondersi dietro un dito. Il governo delle larghe intese è morto il giorno stesso della sentenza definitiva su Berlusconi. In quel momento, il tentativo di parziale pacificazione da cui era nato il governo Letta (e che rispondeva alla richiesta fatta dal presidente della Repubblica nel discorso di accettazione del suo secondo mandato) è definitivamente naufragato. In quel momento, è venuta meno la «ragione sociale» del governo, il percorso virtuoso di pacificazione, necessario per affrontare i problemi del Paese, non è più stato percorribile. Poiché, dopo la sentenza, è diventato a tutti chiaro che la vita del governo era ormai appesa a un filo, si è subito aperta, di fatto, la campagna elettorale. E il governo ne è diventato la vittima. Dall'Imu all'Iva, i temi scottanti sono diventati oggetto di rissa continua fra Pdl e Pd: ciascun partito agiva in funzione di una campagna elettorale giudicata imminente. Non poteva che essere così, data la totale incomunicabilità fra le parti sulla questione della decadenza da parlamentare di Berlusconi. Tra chi ritiene che la sentenza e l'imminente voto sulla decadenza rappresentino un «golpe», la liquidazione per via giudiziaria del capo del Pdl, e chi ritiene, invece, che ciò sia il frutto dell'ineccepibile funzionamento dello Stato di diritto, nessun dialogo è possibile. Il risultato è che sulla questione della decadenza di Berlusconi si è andata formando una maggioranza di fatto Pd-Cinquestelle alternativa alla maggioranza (Pd-Pdl-centristi) che continuava a sostenere il governo. I berlusconiani hanno accusato d'intollerabile rigidità e intransigenza quelli del Pd, ma che altro questi ultimi avrebbero potuto fare? Un partito che risponde a militanti ed elettori fieramente antiberlusconiani, avrebbe decretato la propria fine politica se avesse adottato una posizione più morbida (che pure qualcuno, dall'interno del Pd, aveva inizialmente suggerito). Nemmeno Matteo Renzi è stato in grado di smarcarsi dalla linea del partito. Forse, l'ala filogovernativa del Pdl, quella consapevole dell'errore commesso da Berlusconi, riuscirà in extremis a favorire una soluzione transitoria, un governo Letta bis che possa durare ancora qualche mese. Ma nessuno s'illuda che un tale governo possa affrontare i problemi del Paese. Nel frattempo, si avvicina il momento della sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale. Se verrà decretata l'incostituzionalità del premio di maggioranza, ci ritroveremo con un sistema elettorale proporzionale. E poiché è difficile, in queste condizioni, che possa nascere un accordo per una nuova legge elettorale, è con la proporzionale, e un sistema dei partiti esausto e frantumato, che andremo probabilmente a votare. Ingovernabilità e caos politico rischiano di accompagnarci per molti anni a venire

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