domenica 10 novembre 2013

IL PORCELLUM COME LE PROSTITUTE. DISPREZZATE DI GIORNO MA CERCATE DI NOTTE


Ancora un volta mi trovo assolutamente in linea con il pensiero di Michele Ainis, il costituzionalista che presta la propria competenza e pensiero al Corriere della Sera in materia di istituzioni pubbliche e dintorni.
Oddio, avendo così tante volte ripetuto gli stessi concetti riguardo al Porcellum e al perché della sua longevità, a dispetto della tanta retorica demonizzatrice che lo circonda fin dalla nascita, presuntuosamente mi verrebbe quasi da dire che sono gli altri che iniziano a pensarla come me, ma ancora non sto a questi livelli di delirio narcisista.
Resta che almeno dal tempo della campagna elettorale di Bersani che vado scrivendo come la legge di Calderoli sia come quella puttana di strada disprezzata di giorno a cercata da tutti la notte.
E questo per due motivi semplicissimi che troverete anche nell'editoriale di Ainis, di seguito riportato : le liste bloccate e il premio di maggioranza senza soglie. 
Il massimo per le segreterie dei partiti (il primo aspetto) e per i partiti che sperano di vincere ancorché con livelli di consenso mortificanti per la democrazia. Che ritrovarsi col 55% dei seggi con il 29% dei voti alla coalizione ( e il 25 al partito maggiore) non è precisamente il massimo per il concetto di rappresentatività.
Eppure una persona seria come il Prof. D'Alimonte ha iniziato anche lui a difendere il disprezzato ma alla fine protetto suino, tanto da spingersi a suggerire "prudenza" alla Consulta che il prossimo 3 dicembre potrebbe veramente decretare la fine perpetua dell'impopolare animale. E invece io spero che così non sarà, e che una volta per tutte sia spazzatata via l'indecenza del potere governativo ottenuto senza consenso effettivo. 
Ammettiamo pure un correttivo per non favorire la disgregazione partitica, propria dei sistemi a proporzionale puro, e quindi sbarramenti per l'ingresso in Parlamento e anche un premio alla lista vincente, ma che sia una cosa equilibrata ! Che potrebbe essere introdurre una soglia di almeno il 40% (ricordo ai figli del PCI, oggi PD, che i loro padri chiamarono legge TRUFFA quella di De Gasperi che prevedeva, per il premio in seggi, il raggiungimento del 50% + 1 ! dei voti). Il doppio turno potrebbe essere un compromesso accettabile, accettando però l'adozione del presidenzialismo, come è appunto in Francia.
Ma da noi ogni partito, NESSUNO escluso, dei sistemi altrui è disposto a prendere SOLO la parte che ritiene possa fare al proprio comodo, anche se siamo nel campo delle mere previsioni, in quanto oggi, con la crisi economica e politica che c'è, e il caos che regna in casa PD e PDL, nessuno può essere poi sicuro del metodo che potrebbe arridergli e questo in teoria dovrebbe favorire l'adozione di un sistema "neutro", pensato per il bene della Nazione e non della propria parrocchia o ditta che dir si voglia. Ma questo non è proprio nella natura di un partito né dei politici odierni, per cui si preferisce scommettere su ciò che si pensa meglio per sé. Per scoprire che, tutto sommato, è proprio il Porcellum quello che raccoglie il - segreto, ma non più tanto - consenso prevalente, anche quello di Grillo ! 
E quindi non resta che sperare nella Corte.
Buona Lettura


legge elettorale, subito un decreto

Le amanti del porcellum

Il Porcellum non ha mogli, però è stracarico d’amanti. In pubblico non lo vezzeggia mai nessuno; in privato lo sbaciucchiano molte signorine licenziose. Sicché il marchingegno elettorale con la pelle da suino è sempre vivo e vispo, alla faccia di chi vorrebbe celebrarne il funerale. Ma poi, c’è qualcuno che lo desidera davvero? Tutti sanno che per sbarazzarsene occorre una nuova legge elettorale; che quest’ultima non può sbucare fuori dall’idea solitaria d’un partito solitario; che dunque servono accordi, alleanze, compromessi; e invece tutti, nessuno escluso, s’esercitano a impallinare le proposte altrui, o talvolta anche le proprie.
Insomma nessun testo, solo una fiera di pretesti. Compreso il più risibile, che invoca la riforma della Costituzione prima di cambiare la legge elettorale: campa cavallo. Ma se il cavallo campa, è perché i suoi tre vizi diventano virtù, riguardati con gli occhi dei politici. Primo: le liste bloccate, che trasformano ogni eletto in nominato. E trasformano perciò i capipartito negli eredi di Caligola, che per l’appunto fece senatore il suo cavallo. Quando mai sapranno rinunziarvi? Secondo: il premio di maggioranza senza soglia, quindi un superbonus per la minoranza più votata. Tanto che alla Camera il Pd, con il 29% dei suffragi, s’è messo in tasca il 54% dei seggi. Oggi a te, domani a me; e infatti Grillo ha già detto che intende rivotare col Porcellum . Terzo: la lotteria del Senato. Dove il premio si guadagna regione per regione, con esiti bislacchi e imprevedibili. Male per gli elettori, bene per gli eletti, giacché con questo sistema non perde mai nessuno.
Il guaio è che i tre vizi del Porcellum si traducono in altrettanti vizi di costituzionalità, sicché a dicembre la Consulta dovrà prendere il toro per le corna. Ma a quel punto si scorneranno tutte le nostre istituzioni, e tutte ne usciranno un po’ ammaccate. In primo luogo la Consulta stessa, chiamata a un improprio ruolo di supplenza per l’inerzia dei partiti. D’altronde, già in lontananza echeggiano gli spari. I 15 giudici segheranno il premio di maggioranza? Vade retro , ci troveremmo sul groppone un proporzionale puro. Demoliranno l’intera legge elettorale, riesumando il Mattarellum ? Niet , non si può fare. Chissà perché, dato che si tratterebbe viceversa d’un esito obbligato: quel sistema normativo è fatto a strati, è come un grattacielo, se togli l’attico rimarrà l’ultimo piano.
L’illegittimità del Porcellum renderà poi illegittimo l’intero Parlamento. Nel 1994 Scalfaro lo sciolse dopo un referendum elettorale, giacché erano mutate le regole del gioco; adesso la crisi sarebbe ancora più lampante, avremmo la prova d’aver giocato con regole truccate. E infine l’esecutivo: difficile rimanga in sella nello sfascio generale. Da qui l’urgenza di un’iniziativa del governo, prima che la Consulta scriva il finale di partita. Con un decreto legge, perché no? Nel 2012 stava per adottarlo Monti, poi non ne fece nulla per paura di cadere. Cadde lo stesso, com’è noto. E prima o poi cadrà anche Letta. Ma è meglio uscire di scena con onore, e senza troppi calcoli. Può darsi che fra le amanti del Porcellum ve ne sia qualcuna proprio a Palazzo Chigi: dopotutto con questa legge non si può votare, dunque si deve governare. Ma è un altro calcolo miope, un altro sguardo corto. Vorrà dire che alle nostre istituzioni regaleremo un paio d’occhiali

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