domenica 20 aprile 2014

SANT'ONOFRIO : QUANDO IN PROCESSIONE SFILANO I BOSS


 Non è una bella storia però emblematica. In un paese della Calabria, Sant'Onofrio, nella zona di Vibo Valentia, il Vescovo alla fine ha deciso di eliminare la processione per non consentire la "passerella" di esponenti dei clan mafiosi, come pare fosse invece tradizione. In particolare, a questi ultimi spettava portare le statue dei santi, compito che invece la Curia aveva deciso di affidare agli uomini della protezione civile. Di fronte alle rimostranze della popolazione del paese, probabilmente indotta dai boss, il Vescovo ha pensato bene di risolvere il rpoblema alla radice, e quindi niente processione.
SI faranno bastare la messa di Pasqua. Sono curioso di sapere se la gente ha, per "rappresaglia", deciso di disertarla..
Intanto, questa è la notizia sul Corriere della Sera

Il Corriere della Sera - Digital Edition

Processione «commissariata»
 Il paese si ribella, rito annullato
Il prefetto: passerella dei clan. 
Il vescovo: dirò solo messa
 
SANT’ONOFRIO (Vibo Valentia) — Anche le processioni, in Calabria, si «commissariano». Per mafia. Ma le popolazioni dei comuni di Sant’Onofrio e Stefanaconi, dove oggi si sarebbe dovuto svolgere il tradizionale rito dell’«Affruntata», si sono ribellate tanto da costringere il vescovo di Mileto-Tropea, monsignor Luigi Renzo, ad annullarle. Nei giorni scorsi la Curia e il Comitato per l’ordine e la sicurezza avevano deciso che le statue del Cristo, la Madonna e San Giovanni sarebbero state portate a spalla dagli uomini della Protezione civile. Questo per impedire possibili intrusioni delle cosche locali nella manifestazione. Sino a tarda sera il vescovo ha tentato una mediazione ma i fedeli e il comitato organizzatore delle processioni sono stati rigidissimi. Se a portare i santi sarebbero stati gli uomini della Protezione civile, le statue non sarebbero uscite dalla chiesa. Un tira e molla che alla fine ha fatto sì che monsignor Renzo decidesse di annullare tutto: «Sull’intervento della Protezione civile sono stato completamente bypassato dal Comitato per l’ordine e la sicurezza. I cittadini si sono infuriati e perciò ho ritenuto la scelta migliore quella di celebrare soltanto la messa di Pasqua».
L’«Affruntata» è uno dei riti più celebrati in Calabria nel periodo pasquale e la ‘ndrangheta ha assunto da sempre in questa manifestazione un ruolo di primo piano. Per i boss avvicinarsi alla religione e ai riti ad essa annessi rappresenta non solo prestigio, ma soprattutto autorevolezza. Estrometterli significa far perdere all’organizzazione il controllo del territorio. La decisione del Comitato per l’ordine e la sicurezza prima e della Curia poi è arrivata dopo che nei giorni scorsi si era ipotizzato che tra i portatori sorteggiati ci fosse una persona vicina alla cosca locale dei Patania. Nel 2010 a Sant’Onofrio il priore della Confraternita del Rosario Michele Virdò tentò di allontanare le cosche locali dall’«Affruntata». Un gesto che gli costò dieci colpi d’arma da fuoco sparati all’indirizzo del cancello di casa. Quell’anno la processione si fece lo stesso, anche se fu rinviata di una settimana, e a scortare i santi c’erano polizia, carabinieri e finanzieri.
«Le mafie si nutrono di consenso popolare, per esistere cercano tra la gente, sono presenti dove c’è il business e la partecipazione popolare, nello sport, come nei riti della Chiesa», dice Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria. «È importante vigilare in questi giorni di festa, perché per i capi delle ‘ndrine le processioni sono una vetrina», aggiunge il magistrato. Un obiettivo che trova d’accordo anche il vescovo Renzo, pronto a «offrire alla comunità una maggiore serenità e purificare certi atteggiamenti per ricondurli ad una religiosità genuina».
Il «commissariamento» della processione è solo l’ultima emergenza mafiosa nei due comuni del Vibonese. Sant’Onofrio ha subito lo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazione mafiose e il comandante della stazione dei carabinieri Sebastiano Cannizzaro è stato espulso dall’Arma perché indagato di favoreggia mento con il clan dei Patania. A Stefanaconi, invece, il parroco don Salvatore Santaguida è stato indagato dalla dda di Catanzaro per legami con le cosche locali .
Carlo Macrì

1 commento:

  1. Purtroppo quello che si dice in questo articolo e nelle tue riflessioni e un poco sbagliato... I fedeli si sono opposto al commissariamento in quanto per tutta la giornata di sabato hanno cercato la mediazione e la COLLABORAZIONE con lo stato per far si che l'affruntata si facesse.!

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