lunedì 8 dicembre 2014

SANSONETTI DENUNCIA : ROMA MAFIOSA E' UNA INVENZIONE E I GARANTISTI SCAPPANO



Quelli de Il Garantista non credono che Roma sia mafiosa ( a dire il vero, su questo sono in diversi ad avere forti perplessità, se non altro per rispetto dei morti per mano della mafia vera), sono contrari all'idea del commissariamento del governo della città e denunciano la latitanza delle voci garantiste di fronte alla giustizia spettacolare e mediatica che ancora una volta prende la scena. 
L'articolo del direttore Sansonetti è particolamente duro su questo, mentre quello di Lanfranco Caminiti ironizza sulle intercettazioni, alla base dell'inchiesta e dei provvedimenti adottati :
"Sono brani di conversazione tra il “capo dei capi” Massimo Carminati e il suo “braccio destro” Riccardo Brugia. E, anche qui, tra perdita di segnale per frazioni di secondo (?) e inc (incomprensibile) e parole smozzicate e puntini sospensivi, si capisce niente. Il lavoro degli inquirenti è stato davvero improbo, perciò. Hanno dovuto “ricostruire” tutto quello che mancava nelle intercettazioni tra perdite di segnali e incomprensibilità e gergalità e chiacchiericcio del parlarsi addosso come al cortile dell’aria o al baretto di quartiere. Certo, non tutte le trascrizioni sono così. Però, questa aleatorietà della parola, questa vaghezza e vacuità della chiacchiera non è secondaria nella costruzione della cornice della fattispecie di reato dell’associazione di tipo mafioso.
Vediamo cosa si dice nell’ordinanza a proposito della finalità propria dell’associazione criminale, cioè acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. «Si ribadisce che non è necessario, ai fini dell’integrazione del tipo legale, che tale finalità sia perseguita attraverso la commissione di specifici reati, essendo sufficiente l’utilizzazione di ciò che si è definito metodo mafioso» (pag. 64). Forse vale la pena ripeterlo: l’ordinanza dice che non è necessario che ci siano specifici reati. Magari succede che non siano capaci di ritrovarli, sti specifici reati, tra inc e perdita del discorso per frazioni di secondo. Basterebbe il “metodo mafioso”. La vaghezza della chiacchiera diventa la “minaccia incombente”.

E sul metodo mafioso :
"il metodo che usano i mafiosi – oltre a ammazzare propriamente, scioglierti nell’acido o farti saltare in aria – è alludere all’esercizio di una violenza terribile perché storicamente nei territori controllati dalle organizzazioni criminali una violenza terribile è stata applicata contro chiunque si sia opposto. La loro stessa presenza, o l’invio di un loro emissario fa capire a chi ci incappa che può accadergli di tutto, a lui e alla sua famiglia fino alla settima generazione.
Perché la mafia è stata, è e sarà. Ovunque. Non hai riparo. Ora, con tutto il rispetto, qualcuno può accostare questo “Mondo di mezzo” romano – dove accade che gli imprenditori contattati si trasformino in solerti collaboratori perché c’è da magnà pe’ tutti, e i politici e gli amministratori fanno a rubamazzette con i “criminali” – con l’orribile violenza che ha insanguinato e continua a insanguinare il nostro paese? Ma di che inc. stiamo parlando?"

Il Garantista

Ehi, garantisti, dove siete scappati?

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Come iniziò ”Mani Pulite”? Con l’arresto di un certo Mario Chiesa, preso con le mani nel sacco (una tangente di 7 milioni di lire nascosta nelle mutande). E finì radendo al suolo la Prima Repubblica, dopo una stagione tremenda di arresti e intimidazioni. Parecchi ci lasciarono la vita: Cagliari, Gardini, Moroni, Craxi. ”Mafia Capitale” invece non ha intercettato nessun fatto concreto, nessuna tangente, solo alcune telefonate nelle quali gli imputati si vantavano di avere mezzo mondo ai propri ordini. E siccome in questa inchiesta non c’è niente di concreto, gli inquirenti anziché contestare il reato di corruzione hanno contestato il reato di mafia. Questa inchiesta è una bufala. Ma i pochi garantisti che ancora circolavano nel dibattito pubblico sembrano spariti. Aiuto!
Il 17 febbraio 1992, quando ricopriva la carica di presidente del Pio Albergo Trivulzio, a Milano, Mario Chiesa, dirigente del partito socialista, venne colto in flagrante mentre accettava una tangente di sette milioni di lire (3.500 euro, circa) dall’imprenditore Luca Magni, che gestiva una piccola società di pulizie e voleva assicurarsi un appalto. Da lì nacque ”Mani Pulite” che pose fine alla prima Repubblica e al periodo migliore della democrazia italiana.
Stavolta – a differenza da allora – nessuno è stato colto con le mani nel sacco. La retata è nata da una attività vastissima di intercettazioni e da un numero incredibile di sciocchezze dette al telefono da tre o quattro persone fra le quali questi due strani personaggi che sono Carminati e Buzzi. A differenza dal ’92, pare, nessuno è stato preso mentre intascava una tangente, o mentre la chiedeva, o mentre minacciava qualcuno per averla. Allora il pool di Milano inquisì molte migliaia di persone per concussione o corruzione (non per mafia…). Ci furono 4.500 arresti, 25 mila avvisi di garanzia, una decina di suicidi e dopo alcuni anni 1300 tra condanne e patteggiamenti.
La maggioranza delle persone passate per la prigione non fu condannata.
Ci ha insegnato qualcosa ”Mani Pulite”? No.
L’inchiesta su ”Mafia Capitale”, che sembra molto meno solida di ”Mani Pulite”, ha suscitato entusiasmo generale. Nei giornali, tra la gente, anche nella politica. La discussione politica che si è aperta non ha riguardato il merito dell’indagine, non ha messo in discussione i suoi eccessi di spettacolarità, neppure la fragilità dell’accusa di associazione mafiosa, non ha sfiorato l’eccesso di protagonismo dei magistrati, non ha avanzato nessun dubbio sulla strabordante utilizzazione delle intercettazioni, sulla discrezionalità della loro interpretazione, sull’illegittima e interessata distribuzione ai giornali, e sul loro uso assai discutibile. Niente di tutto questo. La discussione che è in corso verte esclusivamente su come la politica deve punire i suoi esponenti prima ancora che qualunque responsabilità sia accertata.
E questa posizione ha unificato stavolta, senza esclusione, non solo i rappresentati del fronte molto esteso e molto potente, dei giustizialisti, ma ha finito per aggregare anche un gran numero di leader che negli anni passati avevano tentato di navigare sulla barca garantista, e che improvvisamente ne sono scesi.
Chiedere lo scioglimento del Consiglio comunale di Roma è una follia. Il consiglio comunale è stato eletto, il sindaco Marino ha vinto le elezioni democratiche, ed assegnare ai giudici il potere di spedirlo a casa – neppure con un avviso di garanzia a lui, ma addirittura con un avviso di garanzia a un suo assessore – è la resa definitiva e totale, senza condizioni, della politica alla magistratura. E’ la sconfitta, la morte di una politica che si genuflette all’arroganza di un giornalismo ”linciatorio” , privo di struttura, asservito alla potenza del potere giudiziario. Immagino che voi come me avrete letto le intercettazioni distribuite dai magistrati ad alcuni grandi giornali (come premio per la loro fedeltà).
In nessuna di queste intercettazioni c’è niente di concreto. Si riferiscono tutte a discorsi di un gruppetto di esaltati che sostiene di avere il mondo in mano e di tenere ai propri ordini leader politici, amministratori, e varia gente potente. Non c’è mai un leader politico che prende un ordine da loro. Che dice signorsì o ringrazia per una tangente. Non c’è nessun riscontro. Sono frasi sconnesse che sicuramente alludono a pratiche di corruzione e di degrado politico, che certamente esistono e delle quali è giusto indignarsi. Ma che in nessun modo costituiscono prove di reati concreti.
Dire per telefono a un amico ”Io a quello lo faccio strillare come un’aquila spennata” è una cosa che a me non vorrebbe in mente. Però, ad esempio, ”io a quello lo gonfio…” credo che sia una frase che io talvolta ho pronunciato al telefono, eppure vi assicuro che non ho mai gonfiato nessuno e nemmeno ho pensato di farlo, e che non esercito usura e non distribuisco tangenti…
Questa inchiesta a me sembra che sia una bufala. Non perché a Roma non esista la corruzione ma perché il sospetto che esista è l’unica cosa concreta che emerge da questa carte e dalla retata.
Fa paura la scomparsa dei garantisti. A partire da Berlusconi, da Forza Italia, che invece chiede che sia mandata a casa la giunta Marino. E da Renzi, che in passato aveva fatto vedere una certa avversione al forcaiolismo, e che invece ora sembra solo cercare un po’ di consenso nei giornali e nel popolo che lincia.

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