giovedì 5 novembre 2015

ASSOLTO MANNINO. "NON E' UN BUON GIORNO" DICONO I PM, MA DIPENDE DAI PUNTI DI VISTA...

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I processi a Mannino sono iniziati negli anni '90 del secolo scorso, e dopo 20 anni è ancora sotto processo. Non oso immaginare quanto gli sia costato, solo in termini economici, un simile calvario.
Ché tale sarebbe anche se fosse colpevole - finora è sempre stato assolto, in precedenti processi ormai in via definitiva - perché, come ricorda giustamente più volte Davide Giacalone, anche il colpevole avrebbe diritto ad un processo veloce per mettere la parola fine a quella pagina e da lì avere quantomeno la teorica possibilità di ripartire.
Naturalmente la "squadra" di Palermo ha già preannunciato appello, senza nemmeno conoscere le motivazioni della decisione assolutoria. Certo, loro, al di la di ogni pronuncia sfavorevole, SANNO di sapere la verità (Ingroia ci ha scritto pure un libro titolato "Io so", riprendendo il precedente, più noto, di Pier Paolo PAsolini ) e quindi se il Tribunale gli dà torto, non può che avere sbagliato. Però, come più ortodossamente ha ricordato Lo Voi, faticosamente a capo di quella procura ( posto "rubato" a Di Matteo, che mi pare abbia anche fatto ricorso alla giustizia amministrativa al riguardo...), almeno la forma va salvata e quindi meglio parlare di impugnazione "probabile", senza anticipare giudizi.
Ma queste quisquilie formali non interessano i duri e puri orfani di Ingroia e obbedienti al vero successore di Tonino, per cui a chi gli augurava educatamente buongiorno, Vittorio Teresi, procuratore aggiunto e furibondo per la sentenza, ha sbuffato "non è un buon giorno".
Eh caro dottore, so' punti di vista....
Un dubbio...Quelli di anm, il sindacato dei magistrati, si battono per la reformatio in peius delle sentenze appellate dall'imputato, oggi esclusa. Serve per scoraggiare appelli defatigatori e volti solo a guadagnare tempo fuori dalla "meritata" galera.
Bene - cioè male ma restiamo nel tema -, cosa si prevede per l' "ostinazione" della procura ?
Quale norma "scoraggiante" si potrebbe immaginare nel caso i PM, perso il primo grado, impugnino e perdano in appello ? E se le prendono ancora e vanno in Cassazione ??
Nulla ?
E perché mai ?
Risposta : loro rappresentano lo Stato...
Me cocomeri...
In effetti quell'altro meschino, l'imputato intendo, difende solo se stesso, e un concetto piccolo piccolo : la sua libertà.




Il Corriere della Sera - Digital Edition



«Non fu Mannino a ispirare il patto tra Stato e mafia»

Trattativa, prima sentenza a Palermo sull’ex ministro
I legali: «La Storia non si ricostruisce con i processi»

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PALERMO Con un verdetto di assoluzione «per non avere commesso il fatto» l’ex ministro Calogero Mannino, da 25 anni sotto processo, esce a testa alta dal processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Esce da un processo parallelo che aveva chiesto di celebrare con il rito abbreviato, mentre altri imputati eccellenti fra politici, ufficiali dei carabinieri e boss mafiosi sono ancora sotto pressione, tutti insieme in un altro estenuante dibattimento.
Accusato di aver suggerito il primo input ad alti ufficiali come Mario Mori o Giuseppe De Donno per «trattare» con i Corleonesi, temendo per la sua stessa vita, Mannino ha sempre respinto ogni addebito, trascinato in questo troncone giudiziario dopo essere stato assolto in Cassazione per il procedimento avviato negli anni 90 dal pool un tempo egemonizzato da Antonio Ingroia, sotto la gestione di Giancarlo Caselli.
Il verdetto di ieri mattina, lasciando cadere l’ipotesi di quel primo input, finisce per fare traballare anche l’altro processo che ha coinvolto in passato perfino l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per le intercettazioni con Nicola Mancino, uno degli imputati a processo per falsa testimonianza.
Traballa soprattutto il reato di «violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario» previsto dall’articolo 338 del codice penale. Reato dal quale Mannino è stato assolto per decisione del giudice Marina Petruzzella, ritenuta magistrata intransigente, dura, rigorosa. Ma nemmeno lei si è lasciata convincere dall’ipotesi sostenuta dai pm Antonio Di Matteo, Vittorio Teresi e Francesco Del Bene che l’ex ministro, come altri, abbia tramato per favorire addirittura Totò Riina e trattare sul cosiddetto «papello», la lista delle richieste di Cosa nostra, a cominciare dall’alleggerimento del carcere duro. Per questo scenario sono ancora in corte di assise l’ex generale Antonio Subranni, il colonnello Mauro Obinu, accanto a boss come Riina e Bagarella, Antonino Cinà e il pentito Giovanni Brusca.
Mannino ha commentato con amara soddisfazione «la fine di un calvario, subito senza lo straccio di una prova». Per i pm c’è uno scenario preoccupante, come già l’anno scorso aveva sostenuto Del Bene: «È un momento difficilissimo perché questo processo non è voluto da tutti, specie dai rappresentanti dello Stato». Frasi pesanti che alimentarono la polemica politica. Mentre respinge l’idea di una trama esterna un avvocato di lungo corso nel vecchio Pci, Nino Caleca, in difesa di Mannino con Grazia Volo e Federico Grosso, pronto a sposare i dubbi di docenti come Giovanni Fiandaca e Giuseppe Lupo: «I processi penali non sono i luoghi più adatti a ricostruire la Storia. Si fanno con i fatti e per accertare precise condotte penali».

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