giovedì 28 gennaio 2016

AZZALINI LICENZIATO. PER NULLA UN BUON 2016 PER LUI

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Ho scritto vari post contro certa magistratura del Lavoro che assolveva fannulloni e lestofanti ladri dello stipendio, annullando licenziamenti più che meritati, ritenendo non sufficientemente gravi casi comprovati in cui il dipendente fingeva di essere malato, e intanto faceva un secondo lavoro o una vacanza, reiterati casi di assenze dal posto con budge timbrato da colleghi complici (a buon rendere no ? ) , per non parlare della nulla produttività.
Le cose da un po' si sono modificate, ancorché resista tuttora una folta minoranza degna erede dei pretori d'assalto di una volta.
Quindi non posso essere sospettato di buonismo nella materia (in generale, credo).  Ebbene, a me sembra esagerato il licenziamento di Azzalini per la furbata dell'anticipazione dolosa del capodanno...
Sicuramente una figura da pirla, e ci stava, ci sta, una sanzione disciplinare, anche severa. Ma il licenziamento francamente mi sembra una esagerazione. E come me pare la pensino tutti i membri del Consiglio di Amministrazione Rai, pure composti da uomini di sensibilità diverse.
La sensazione è sempre quella che i renziani, e quindi i soggetti che occupano attualmente i vertici RAI, debbano mostrarsi muscolari, "esemplari".
Peccato che la giustizia, quella vera, non sia mai "esemplare".
Vedrete che i magistrati gli daranno ragione.



 Il Corriere della Sera - Digital Edition

La Rai licenzia il dirigente del caso Capodanno

Maggioni: con il conto alla rovescia anticipato ha leso dolosamente l’azienda. Ma l’ex capostruttura fa ricorso

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ROMA Fuori di qui, subito. Nessun perdono, nessuno «sconto di pena». Anzi, in fondo alla lettera di licenziamento si riservano pure di chiedergli «il risarcimento dei danni patiti» e gli intimano di «restituire al più presto i beni aziendali ancora in suo possesso». Timbro e firma del dg Antonio Campo Dall’Orto.
Pugno di ferro rinforzato. La Rai ha mandato a casa su due piedi Antonio Azzalini, il dirigente che anticipò il Capodanno di 40 secondi per catturare più spettatori. Risoluzione immediata del rapporto di lavoro, la massima sanzione disciplinare «per gravi violazioni dell’obbligo di diligenza, correttezza e buona fede che hanno leso irrimediabilmente il vincolo fiduciario con l’Azienda». Non solo. Al capostruttura, responsabile dell’intrattenimento di Raiuno (ha curato tra gli altri «Affari Tuoi», «Sogno e son desto», «Tale e Quale»), è stato anche addebitato il mancato controllo editoriale sugli sms di auguri, tra i quali era filtrata una bestemmia. La linea di difesa del funzionario, in Rai da 15 anni, che aveva sostenuto come bluffare sui tempi sia prassi diffusa in tv, non solo è stata respinta, ma è stata considerata un’aggravante.
Nonostante i consiglieri di amministrazione gli avessero chiesto una certa clemenza, Campo Dall’Orto ha preferito la punizione esemplare: «La nostra missione è essere credibili. Ottenere qualche punto di share in più a scapito del rapporto fiduciario con i cittadini non è ammissibile e il pubblico non può diventare uno strumento, peggio ancora se per tornaconto personale». Severissima pure il presidente Monica Maggioni, ieri in Vigilanza: «Non si può dire che si è sempre fatto così, non è vero. Si è trattato di una scelta deliberata e autonoma, non condivisa da nessuno». Azzalini aveva invocato una sorta di assenso muto da parte dei superiori. Ma il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, lo aveva subito smentito, spiegando di non aver nè saputo né tantomeno autorizzato il brindisi taroccato, che peraltro raggiunse lo scopo, catturando 6 milioni di spettatori.
Non si aspettava una condanna così grave, Antonio Azzalini, che tuttavia ha già dato mandato ai suoi legali Giorgio Assumma e Domenico D’Amati — tanto famosi quanto agguerriti — di presentare un immediato ricorso, puntando sia sui vizi formali del provvedimento che sulla sostanza della decisione, ritenuta sproporzionata.
E che ha lasciato sconcertati molti consiglieri. «Sono molto triste» spiega Carlo Freccero. «Il licenziamento di Azzalini è una cosa dolorosissima, sono contro il “punirne uno per educarne cento”». Sconsolato Franco Siddi: «Avevamo chiesto di combinare rigore e misura». Contrariato Arturo Diaconale: «Provvedimento esagerato». Per Guelfo Guelfi, vista «la figura da barzelletta fatta dalla Rai» il provvedimento «deriva dalle regole del gioco». E a viale Mazzini c’è sconcerto. Con chiunque parli, la risposta è più o meno questa: «Non è giusto, e che avrà fatto mai?».
G. Ca.

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