venerdì 30 marzo 2012

SPREAD IN FORTE RISVEGLIO. E' LA CONGIURA DI MONTI PER METTERE A TACERE LA CAMUSSO? VEDRETE CHE QUALCUNO LO DIRA'...


Io Dario DI Vico prima di approdare al Corriere della Sera, transfuga da una Repubblica divenuta veramente troppo partigiana, non lo conoscevo. Nei mesi ho imparato ad apprezzare il suo stile, la sua sobrietà, il suo cercare di ragionare senza pregiudizi.
Quando "perde la pazienza" come nel caso di oggi - a modo suo ovviamente, cioè sempre molto "british" - evidentemente è perché quello che si vede è assolutamente non digeribile.
Di Vico rileva come sia bastato pochissimo, in realtà solo la discesa dello spread perché gli altri indici economici sono tutti di segno negativo - recessione, disoccupazione, debiti dello Stato con le imprese, debiti delle aziende con l'erario ecc ecc. - , perché i soliti soggetti della vita politica italiana , partiti e cd. parti sociali, CGIL in primis, pensassero che ormai il peggio fosse alle spalle e si potesse tutti tornare ai vizi antichi.
Come sempre, è bastato toccare alcuni capisaldi del sindacato rosso perché il governo traballasse, con le fibrillazioni comuniste nostalgiche di buona parte del PD.
Le tasse andavano benissimo, anzi, se ne invocavano altre, e chissene frega se le aziende ne muoiono e le persone non spendono più. La caccia all'evasore fiscale poi era una sorta di orgia, di pane e circenses da gettare in pasto ai soliti noti (statali in primis ) per far dimenticare tutto il resto, che sono poi i MALI veri di questo paese : burocrazia asfissiante, corrutela degli amministratori pubblici, spesa pubblica fuori controllo sia per sprechi che per elargizioni ai "clientes" .
Quando si è trattato di riformare le regole sbagliate del nostro mercato del lavoro, ecco le trincee.
L'art. 18 NON si tocca. Il bello è che negli 80 LAMA e TRENTIN, sindacalisti importanti e ben più preparati della isterica Camusso , avevano proposto di limitare la famosa ipotesi di reintegro ai soli casi di licenziamenti discriminatori, esattamente come il governo Monti vorrebbe fare ora, dopo 40 anni di strame del buon senso nel mondo lavorativo, con fannulloni o peggio illicenziabili .Altra contraddizione scandalosa : la CGIL, in quando sindacato, è Esentata dalla disciplina dell'art. 18 . E questa esenzione la usa eccome ! E' tempo di crisi anche per loro e i licenziamenti arrivano, senza che però i dipendenti del sindacato abbiano le tutele così ferocemente difese da Camusso e CO, per gli altri....Verrebbe da ridere se non fosse vergognoso.
E' la serietà che ci manca come paese e di questo si duole appunto Di Vico
Buona Lettura

 

IL COSTO DELLE DISTRAZIONI 
Il precipizio è ancora lì
Ci consideravamo in salvo e invece non lo siamo affatto. In estrema sintesi è quanto sta avvenendo in queste ore sui mercati finanziari. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi in poco tempo è risalito di 50 punti tornando a quota 340 e quel che è peggio il pendolo si è mosso con la rapidità dei giorni dell'incubo. Il vantaggio, seppur relativo, che avevamo conquistato sulla Spagna si è ridotto a 23 punti. La Borsa di Milano ieri ha lasciato sul terreno il 3,3% ed è stato il maggior ribasso europeo della giornata. Eravamo convalescenti, ci siamo descritti come guariti anzitempo e invece siamo costretti ad arrenderci alla cruda verità: siamo ancora malati. E quel che è più grave siamo ricaduti nei vecchi errori, appena il burrone ci è sembrato più lontano tutto è tornato come prima.
Abbiamo rimontato il vecchio teatrino e ognuno ha ripreso in mano quasi in automatico lo stanco copione di sempre. Il giudizio delle forze politiche si è fatto irridente nei confronti dei mercati dimenticando che abbiamo metà del nostro debito collocato all'estero e dobbiamo comunque nei prossimi mesi rinnovarlo. Il dibattito sulla riforma del lavoro è diventato rissoso e la scelta di usare lo strumento del disegno di legge è stata letta come un segno di debolezza del governo e la soluzione più favorevole alle imboscate e alle lungaggini parlamentari. Si è ricreata nei partiti e nelle forze sociali una sindrome del «liberi tutti», l'interesse generale è sparito dai monitor e si è tornati a sostenere le posizioni più intransigenti o comunque inconciliabili tra loro. La responsabilità è stata messa da parte e la rimozione è stata giustificata con l'imminenza delle Amministrative in una manciata di città! Ma attenzione, il nostro tasso di affidabilità internazionale non è ancora tanto diverso da quello di Atene, Lisbona e Madrid. E se solo il vento dell'inflazione dovesse tornare a spirare, anche solo debolmente, la Bce si vedrebbe costretta a restringere la liquidità piuttosto che allargarla come ha fatto nelle settimane scorse.
Come non bastasse, nella stessa giornata di ieri il ministro Corrado Passera, prima in mattinata ha parlato di una recessione che ci avrebbe accompagnato per tutto il 2012 e poi in serata si è corretto. Lo stesso responsabile dello Sviluppo economico ha spiegato, nel corso dell'audizione parlamentare della mattina, che «si è creato un vero e proprio credit crunch». Peccato che lo stesso Passera, non troppi mesi fa (il 22 agosto 2011) al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, quando indossava la grisaglia da banchiere avesse dal palco scandito l'esatto contrario: «Non vedo attitudine o rischio di credit crunch ». A quale dei due Passera dobbiamo credere, al ministro o al banchiere? 
Nell'attesa di sciogliere il rebus le rappresentanze degli imprenditori e degli artigiani continuano a denunciare come le iniezioni di liquidità a basso costo decise da Francoforte non siano arrivate alle aziende. Segnalano che nei giorni scorsi presentando i loro bilanci gli istituti di credito sono stati quantomeno evasivi sul tema. Secondo i dati elaborati dalla Cna, il 24% delle imprese che ha ricevuto cartelle esattoriali da Equitalia vanta crediti nei confronti della pubblica amministrazione ma non ha la possibilità di compensarli e quanto ai pagamenti in ritardo cronico non c'è ancora sul tavolo del governo uno straccio di soluzione. Sommando tutto viene da fare una considerazione amarissima: se esistesse lo spread della serietà correrebbe, purtroppo, più veloce di quello dei Btp.

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