lunedì 24 settembre 2012

LA POLVERINI COSTRETTA ALLE DIMISSIONI IRREVOCABILI. UN PRECEDENTE CHE POTREBBE ESSERE INVOCATO SPESSO E A 360 GRADI



Quando Elisabetta I firmò il decreto che avallava la sentenza di condanna a morte di Maria Stuart per cospirazione e alto tradimento (cosa vera, tra mille dubbi e timori  Maria aveva accettato i piani di chi voleva porla sul trono d'Inghilterra al posto della cugina )  ebbe molte esitazioni. Sapeva di creare un precedente gravissimo : mandava a morte una Regina, consacrata come tale da Dio.
Deve avere avuto gli stessi tormenti Renata Polverini nel decidersi a dimettersi senza aver ricevuto nemmeno un avviso di garanzia, travolta dallo scandalo di Fiorito e dei suoi conti imbizzarriti.
In genere, le parole NON MI DIMETTO, sono quelle che sempre si sentono in casi simili, non importa le cariche rivestite. Non si sono dimessi Lusi e Penati ( e infatti la Polverini lo ricorda a Bersani...), né Vendola per gli scandali della sanità pugliese, né Errani in Emilia Romagna, ovviamente Formigoni in Lombardia...
Anche la Polverini l'aveva detto, poi però ci ha ripensato, creando un precedente che sarà molto citato.
In realtà, checché lei dica in conferenza stampa, aveva anche provato a resistere, ponendo come condizione l'approvazione di certe misure finalizzate a qualche taglio prebende. Il voto lo aveva anche ottenuto, ma Fiorito continuava a parlare, i giornali scatenati, e il pressing da parte di Casini sui consiglieri regionali UDC, decisivi per la maggioranza,  senza tregua. Alla fine , il fido vicepresidente Ciocchetti le ha rivelato che non c'era niente da fare : anche i centristi si sarebbero dimessi con l'opposizione, tanto valeva lasciare a lei il Beau Geste.
E la Polverini ha scelto di  uscire dalla porta anziché dalla finestra.
Nella conferenza stampa ha attaccato con durezza i consiglieri PDL coinvolti nello scandalo, prendendone drasticamente distanza. Per farlo, deve veramente pensare di avere una casa specchiata, perché quella è gente senza scrupoli e vendicativa. Del resto già Er Batman ha più volte detto che il Governatore sapeva tutto.
Fiorito continua peraltro a dire che  lui non ha commesso nulla di illegale, forse qualche negligenza qua e là, eccessi di disinvoltura , ma nulla di illecito e i soldi per qualche spesuccia personale di troppo è pronto a restituirli....
Vedremo nei prossimi giorni se veramente il ciclone che ha travolta la regione Lazio non spazzerà definitivamente la carriera politica di Renata Polverini.
In conferenza stampa la donna mostra la grinta di sempre, il suo parlare semplice e chiaro che tanto successo le valse a Ballarò ( Floris fu il vero scopritore s alla fine "sponsor" politico della Polverini , al tempo capo del sindacato di destra che certo non poteva essere appaiato per importanza a quelli confederali storici ) . Ma questo non credo che sarà sufficiente, almeno per l'immediato futuro. Poi, chissà, la gente in Italia non ha la memoria lunga, come si vede dalla presenza in politica ma proprio in parlamento di uomini che hanno attraversato momenti assai critici. Però non vale sempre, e non vale per tutti.
Ecco il flash di cronaca del Corriere On Line


 Renata Polverini si è dimessa
«Cado per una faida Pdl, ora mi sento libera»


ROMA - Renata Polverini si è dimessa: lo dice lei stessa alla stampa intorno alle otto di sera al residence Ripetta con accanto il vicepresidente Ciocchetti dell'Udc. «Ieri l'ho comunicato al presidente Napolitano, poi al premier Monti e oggi ai leader della mia coalizione. Non ritengo questo Consiglio più degno di rappresentare una regione importante come il Lazio». Dimissioni irrevocabili. «Questi signori li mando a casa io, consiglieri indegni: Io ho intenzione di continuare a testa alta. Con questi malfattori non ho niente a che fare: Lo devo alle persone leali come il presidente Ciocchetti dell'Udc che mi è stata fedele fino all'ultimo. Questa storia nasce per una faida interna al Pdl. Un partito che non consegnò la lista, che ci ha consegnato un dibattito interno coordinato da personaggi ameni che si aggirano in Europa. Attacchi anche al Pd: «Voleva regolare una battaglia interna. Vadano a casa ma non si permettano di parlare di me e dei miei collaboratori. Le ostriche non le ha inventate l'ex capogruppo. IO non ho mai  avuto una carta di credito e nemmeno i miei collaboratori». Attacchi anche all'Idv. «Io dico basta, non lo merita la mia storia personale, la mia famiglia, infangata da due anni. Da pochi minuti sono tornata una persona libera e mi sento veramente bene. Due anni e mezzo in questo sistema, me lo sentivo come una gabbia». Polverini rimarrà in carica per le attività ordinarie. «Me ne vado senza colpa alcuna... ma lo faccio a testa alta». Ha annunciato
UDC - La comunicazione arriva dopo che l’Udc aveva “staccato la spina” a Renata Polverini. Al termine di una giornata frenetica, caotica, fitta di incontri e appuntamenti, gli uomini di Pierferdinando Casini hanno deciso: via dal consiglio regionale, dimissioni imminenti che si vanno a sommare a quelle, già pronte, di Pd, Sel, Federazione della Sinistra, Idv. E’ la goccia che fa traboccare il vaso: alla Regione, si tornerà a breve a votare. Casini lo ha detto esplicitamente intervenendo al Tg3: Polverini lasci. «Mi auguro che non ascolti chi le dice di rimanere ancora lì. Gli italiani apprezzeranno. Mi auguro che il Presidente Polverini e chi ha collaborato con lei in modo serio capisca che con questa marea di fango che si è alzata restituire la parola agli elettori significa essere dignitosi».

TRAVOLTA DALLO SCANDALO - L’amministrazione della Polverini, così, non è arrivata neppure a metà mandato ed è stata travolta dallo scandalo-Fiorito, denunciato ad inizio settembre dal Corriere della Sera. I consiglieri regionali Udc, insieme al vicepresidente della giunta Luciano Ciocchetti e all’assessore Aldo Forte, hanno provato a resistere. Ma, dai leader nazionali, è arrivato l’aut aut: o fuori dalla Regione, o fuori dal partito. Così, dopo l’Udc, è venuto giù tutto il resto: anche i consiglieri di Fli (Francesco Pasquali) e di Api (Mario Mei) hanno comunicato le loro dimissioni. Il numero di 36 defezioni, necessario per far decadere il consiglio regionale, è stato così raggiunto. Intanto, però, ha disertato l’unico appuntamento della giornata, il premio “Anima” in Campidoglio. Poteva essere il suo ultimo evento pubblico da presidente del Lazio.

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