mercoledì 16 aprile 2014

ALITALIA : RASSEGNARSI AL MERCATO ?


Sabato sera, durante una deliziosa cena offerta da una simpatica coppia di amici dell'ex convento di Lugnano in Teverina (molto bello, fatevi una passeggiata, vedrete tra l'altro degli affreschi del '200 che arricchiscono il suggestivo chiostro della chiesa ), si è, tra l'altro, chiacchierato di Alitalia e delle sue prospettive. Il padrone di casa, conoscitore per lavoro dell'imprenditoria araba,  era molto ottimista sulla partnership con la società  Etihad, immaginando un potenziamento delle rotte e della flotta, con conseguente incremento anche del personale. Sarebbe bello fosse così, però intanto non è quello che pare, che se anche i tagli richiesti dal vettore di Abu Dhabi sono inferiori da quelli pretesi da Air France, sempre di tagli si parla (3.000, la richiesta attuale sul tavolo). 
Detto per narcisismo che avevo ragione io nel ricordare che nell'azionariato Alitalia non c'è solo Intesa Sanpaolo come Banca , ma anche UNicredit (il che , aggiungendo la partecipazione di Poste, fa si che Alitalia tanto "privata" non è...), sono d'accordo con Giacalone - è suo l'articolo che segue - che non si straccia le vesti all'idea della fine di una compagnia di bandiera, laddove la cosa importante è che ci siano vettori e infrastrutture che agevolino i voli e le partenze VERSO l'Italia ! 
Del resto, le abbiamo provate tutte no per evitare questa pretesa "iattura", e il risultato è stato salassare le tasche dei contribuenti, senza risolvere mai il problema. Un altro caso in cui l'intervento della politica nelle cose economiche ha prodotto risultati nefasti.
Vediamo se riusciamo a lasciar fare al mercato e alla regolare trattativa tra due aziende private se va meglio.
Peggio, è impossibile, per quello che si è visto in 30 anni...

Alitalia & Malpensa


Alitalia e Malpensa si è voluto legarli l’una all’altro. Affondandoli assieme. Sostiene Roberto Maroni, governatore della Lombardia, che senza garanzie per l’aeroporto di Malpensa bloccherà l’ingresso della Regione nell’azionariato di Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate. La blocchi. Nessuno può offrire garanzie e chi le offrisse sarebbe un millantatore. L’operazione Malpensa è fallita proprio perché la politica ha supposto di potere condizionare il mercato. E, del resto, neanche funziona la pretesa di mediazione governativa fra due società private (Alitalia ed Etihad). Supporre che una politica piccina possa giocare su mercati globali serve a sprecare altri soldi pubblici. Quei “tavoli” sono utili solo ad attovagliare profittatori, già dimostratisi incapaci di competere.
L’attuale azionariato Sea vede il Comune di Milano in maggioranza assoluta (con una partecipazione della Provincia) e il fondo infrastrutturale F2i al 44%. Nel novembre del 2012 si voleva concludere una strana operazione: portare Sea alla quotazione, far fare cassa al Comune, che sarebbe rimasto azionista decisivo, ma senza più la maggioranza, il tutto accettando una diminuzione del valore patrimoniale della società, quindi della partecipazione municipale. Quotarsi per diminuire il proprio valore, un esercizio circense. Allora scrivemmo contro l’operazione, poi dimostratasi irrealistica e quindi saltata, suggerendo: a. di vendere del tutto; b. di concentrarsi non nel giocare ai borsaioli, ma nel redigere un serio piano aeroportuale nazionale. Che ancora manca.
Nel frattempo colavano a picco i conti Alitalia, per la cui privatizzazione i contribuenti italiani erano stati caricati di 6 miliardi di debiti e 8 anni di cassa integrazione. Una roba grottesca, che non solo cancellò la concorrenza interna esistente (salvando Alitalia non meno di AirOne, ma a spese di tutti), ma riservò alla nuova compagnia quella che fu la ricca tratta Roma-Milano. Peccato che noi passeggeri trovammo più conveniente e razionale usare i treni ad alta velocità. Un doppio e totale errore: quello degli imprenditori, che si dimostrarono incapaci, e quello della politica, che si dimostrò presuntuosa e inutile. La tutela di Malpensa non è stata decisiva nel distruggere la rinovellata Alitalia, ma contribuì fattivamente. Per completare l’opera, dato che il necessario aumento di capitale non trovava sottoscrittori, si fece entrare Poste Italiane. Tanto per buttar via qualche altro quattrino (e anche di questo avvertimmo). Morale: l’Alitalia “privata” è partecipata al 20.59% da Intesa, al 12.99 da Unicredit e al 19.48 da Poste. I “privati” imprenditori sono minoranza. Un fallimento di sistema.
Etihad (Emirati Arabi) paga, o, almeno, annuncia d’essere disposta a farlo, perché compra una compagnia più grande ed europea. Questa seconda cosa consente di operare su rotte altrimenti interdette, il che comporterà avere i veri proprietari in formale minoranza. I venditori si facciano pagare più che possono, e smettano di piagnucolare. L’unico interesse che il governo dovrebbe garantire è che Poste sia il primo soggetto a uscire. Cos’altro occupi il ministro dei trasporti è misterioso.
L’interesse nazionale non è avere un vettore di bandiera, posto che la bandiera vale assai più di quel vettore. L’interesse consiste nel far affluire visitatori, siano qui per turismo, affari o studio. Basti un dato: mentre Malpensa perdeva traffico altri aeroporti lombardi lo moltiplicavano, semplicemente aprendosi ai vettori low cost. Dal mondo si viene in Italia, anche se non si viaggia in italiano. In vista di Expo 2015 non serve a niente buttare soldi in compagnie di presunta bandiera, serve riuscire a dare i visti a tutti quelli che lo chiedono (che Lugano già ci sta guadagnando alla grande, rilasciandoli a piene mani) e serve assicurare che dall’aeroporto all’albergo e dall’albergo all’Expo gli spostamenti siano meno lunghi che da Pechino e meno avventurosi che dalla Malesia.
L’interesse nazionale consiste nell’avere trasporti interni che consentano di vendere il “prodotto Italia”. Avere Angela Merkel a Pompei e non portarci il giorno dopo tutti i tedeschi è da incapaci. Ma provate ad arrivare a Pompei, senza la macchina! (e anche con la macchina). Provate a mangiare o soggiornare nei dintorni. Auguri.
Alitalia è un pezzo del nostro cuore. Ci faceva sentire a casa già all’imbarco. Malato e costoso, meglio operarlo. Malpensa è stato un pezzo del nostro portafoglio, ma preferivamo non passarci (neanche i tassisti volevano andarci, con una tariffa pari al volo per New York). Gli errori si pagano. Abbiamo pagato (noi per loro). Speriamo abbiano imparato.

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