giovedì 12 febbraio 2015

SCHETTINO : LA CONDANNA CHE SCONTENTA TUTTI

 

Facci è un garantista assoluto e dai tempi, ancora più scomodi di quelli di oggi, che pure non sono agevoli, di Mani Pulite, dove veramente c'era la folla che inneggiava alle forche e quelli della Procura di Milano potevano rivolgere allucinati e allucinanti appelli in tv al popolo dei "fax"....Il fatto che oggi critichi la sentenza del Tribunale di Grosseto che, nello stabilire una pena meno severa per Schettino rispetto a quella richiesta dalla Procura (16 anni comminati rispetto ai 26 richiesti) ha escluso che l'azione delittuosa dell'ex comandante sia stata realizzata con "colpa cosciente", dimostra una volta di più che garantismo non è sinonimo né di innocentismo a prescidendere e nemmeno di pene comunque blande. E' la pretesa che vengano rispettate i diritti degli indagati ed imputati, il rispetto delle regole processuali. Il processo deve essere GIUSTO, il che non è legato alla sua conclusione ( per i forcaioli senza condanna il processo è SEMPRE INGIUSTO, ma per gli innocentisti vale l'estremo contrario).  Dopodiché non è detto che Facci abbia ragione e Giorgia Mantovani, che invece sul Garantista spezza una lancia a favore del condannato, torto. Personalmente, all'indomani del dramma del naufragio della Concordia, scrissi ( http://ultimocamerlengo.blogspot.com/2012/01/mi-chiamo-francesco-schettino-sono-un.html ) che provavo vergogna per Schettino, ma in senso anche  compassionevole. Immaginavo per un attimo di essere nei suoi panni, acquisire la consapevolezza di quello che avevo fatto, le conseguenze, la vigliaccheria dimostrata, e dover convivere con tutto questo. Provavo biasimo, certo, ma anche pena.
E infatti mi trovai d'accordo con Goffredo Buccini che stigmatizzò l'inveire della pubblica accusa che ha definito più volte Schettino un "incauto idiota", indegno di qualsiasi umana pietà, sentimento per il quale avrebbe dovuto sperare in Dio... ( http://ultimocamerlengo.blogspot.com/2015/01/quando-la-condanna-non-basta-gli.html ).
Facci non ne fa una questione di anni di galera - come il popolo del web infuriato per lo "sconto" - quanto il riferimento a questa colpa incosciente che proprio non gli suona : "Escludere l'aggravante della "colpa cosciente" dalla imputazione di Schettino, infatti, significa ritenere possibile che un maggiorenne possa rendersi responsabile dell'ira di Dio (omicidio plurimo colposo, abbandono di persone incapaci, abbandono di nave, omessa comunicazione dell'incidente alle autorità marine) senza - attenzione - rendersene conto, senza essere appunto "cosciente", e ciò nonostante per professione comandi una nave con 4000 persone a bordo".
 In effetti, la "difesa", che trovate di seguito, suona più debole, però io me la sono letta.
Magari lo vorrete fare anche voi.



 Il Garantista

«Schettino vada in cella per 16 anni»

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 a. a Schettino

 Alla fine Schettino è stato condannato. Dopo una giornata intensissima e snervante, durante la quale lui ha parlato per l’ultima volta davanti alla Corte, si è disperato, è scoppiato un lacrime. Poi la Camera di Consiglio e la decisione: sedici anni di carcere.
  Una pena molto pesante. Soprattutto perché la Corte ha riconosciuto l’inconsapevolezza dell’imputato. E per questa ragione non ha accolto la richiesta dell’accusa che era addirittura di 26 anni (praticamente l’ergastolo) né ha accolto la richiesta di arresto perché ha giudicato inesistente il pericolo di fuga.
Si è concluso così il processo di primo grado per il naufragio della nave Costa Concordia, avvenuto giusto tre anni fa, il 13 gennaio del 2012, davanti all’Isola del Giglio, a pochi metri dal porto, che provocò la morte di 32 persone.
Una sentenza che senza dubbio è stata fortemente influenzata dalla pressione mediatica esercitata dagli organi di stampa e fomentata dall’opinione pubblica, che ha riconosciuto in Schettino “il mostro” della Concordia, il codardo che è scappato lasciando morire 32 persone. Il capro-espiatorio perfetto, sacrificarlo sull’altare della giustizia, colpirlo con una pena esemplare, ci libererà da tutte le nostre colpe e ci farà sentire persone migliori, più coraggiose.
Sedici anni di carcere sono tanti, troppi per chiunque. Sicuramente troppi per Schettino, la cui colpa principale è quella di essere una macchietta, una caricatura dell’italiano medio e di se stesso
Sui social, sopratutto su Facebook è già scattata la gogna 2.0. Il popolo della rete è insoddisfatto, sedici anni gli sembrano pochi e vorrebbero vedere il comandante della Concordia marcire in carcere, fino all’ultimo giorno della sua vita.
Al momento della lettura della sentenza Schettino non era in aula, era rimasto in albergo perché – hanno detto i suoi avvocati – aveva un po’ di febbre.
La Corte ha respinto le aggravanti che erano state proposte dalla Procura di Grosseto. E cioè l’aggravante di naufragio colposo e soprattutto quella di “colpa cosciente”. Cioè ha escluso qualunque componente di volontarietà o di dolo eventuale. Schettino, insieme alla Costa Concordia, è stato anche condannato al risarcimento dei danni alle parti civili e in più è stato interdetto per cinque anni dal comando di una nave e per sempre dai pubblici uffici
In mattinata il comandante Schettino aveva chiesto di poter rendere una dichiarazione spontanea. Ha sostenuto di avere vissuto tre anni in un tritacarne mediatico. «E’ stato detto che non mi sono assunto le responsabilità Non è vero. Non si è capito che il 13 gennaio del 2012 sono morto anche io in parte».
Schettino si è lamentato del fatto che nel corso del processo sono stati divulgati diversi stralci di atti processuali prima della loro analisi e sono state pronunciate ”frasi offensive” attraverso le quali si è accreditata l’ immagine ”di un uomo meritevole di condanna”. «Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti. Una scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo», ha detto sottolineando di vedersi costretto a raccontare «momenti intimi e dolorosi che ho condiviso con alcuni naufraghi a casa mia, non volevo questo» ha poi concluso interrompendo la dichiarazione con la voce rotta dal pianto
Poi Schettino ha lasciato l’aula ed è stato inseguito da una signora francese che gli ha detto (in inglese): «eccomi qui, io sono una dei superstiti, sono una sua vittima»: Il comandante ha abbassato gli occhi e ha pronunciato una sola parola, in francese: «Desolato».
L’avvocato di Schettino, Domencico Pepe, ha detto, nell’ultima arringa: «Francesco Schettino ha subito di tutto: è stato mortificato, dileggiato, offeso, ingiuriato, perseguitato dalla stampa e dalle forze dell’ ordine e aggredito con la violenza delle accuse dalla Procura della Repubblica. Il mio assistito ha subito delle vere e proprie aggressioni: in questi tre anni è come se Schettino avesse espiato 30 anni di reclusione».
Il difensore dell’ex comandante della nave naufragata ha ricordato come « praticamente Schettino non si può muovere da casa, non può andare al ristorante liberamente, non può incontrare chi vuole senza essere inseguito. Dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina – ha aggiunto – si è creato un enorme minestrone con una quantità infinita di dati difficilmente interpretabili da un comune mortale. Ma dobbiamo interrogarci perchè sono morte 32 persone. Se avessero funzionato correttamente gli ascensori quelle 32 persone non sarebbero morte; se avesse funzionato correttamente il generatore di emergenza quelle persone non sarebbero morte».

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