lunedì 15 febbraio 2016

A ROMA FORTE CRESCITA DEL NUMERO DEI DIVORZI. MOLTI OVER 60



La notizia comparsa oggi sulle pagine romane del Corriere della Sera , che conferma un dato già circolato di recente, a seguito dell'introduzione del cd. "divorzio breve", mi fa riflettere su un altro problema, più scottante : le pensioni di reversibilità.
Già perché, a quanto pare, a influire sull'aumento dei divorzi non c'è soltanto la loro maggiore "agilità" temporale, ma anche da un crescente numero di uomini, per lo più, che decidono di passare a nuove nozze con donne più giovani.
La pensione di reversibilità è un nobile istituto relativamente recente. In Italia ha all'incirca un secolo di vita, poco meno, introdotta niente di meno che dal vituperato fascismo. Con ragione, il regime si pose il reale problema del destino di famiglie dove venisse a mancare l'uomo, l'unico a portare il pane a casa, e introdusse la rivoluzionaria novità : la pensione spettante al primo veniva erogata alla vedova.
Ineccepibile.
Da allora, a livello sociale, non sono passati 100 anni, ma ERE.
Moltissime donne lavorano, e maturano così due pensioni (accade anche agli uomini, naturalmente, sia pure in meno casi : moriamo prima delle signore), ma fin qui, ci si potrebbe ancora stare. In fondo la pensione è, almeno in una certa misura, frutto dei contributi coatti del lavoratore e sembrerebbe giusto che a fruirne siano i suoi cari.
Ma questo equilibrio salta di fronte a matrimoni di durata poco significativa, in alcuni casi contratti proprio con la finalità di "premiare" la sposa significativamente più giovane con la futura pensione.
Insomma, anche i diritti dovrebbero essere soggetti a rivisitazione e correttivi, a fronte delle modifiche dei nostri costumi sociali.



Il Corriere della Sera - Digital Edition


In netto aumento i divorzi nella Capitale

Le sentenze del Tribunale di Roma: diminuiscono le separazioni. Pochi usano la negoziazione assistita



È un fenomeno fluttuante, la risoluzione di un matrimonio finito. Il saliscendi dipende dalle nuove leggi, dai tempi, dalle informazioni in possesso di coppia e legali, dall’atteggiamento culturale . «Alcune nuove tendenze erano prevedibili, altre non hanno una lettura altrettanto chiara», commenta Marco Meliti, presidente dell’associazione italiana di diritto e psicologia della famiglia, analizzando i dati sulle cause di separazione e divorzio raccolti nell’ultimo anno. Fonte diretta, il Tribunale di Roma. L’indagine riguarda il periodo tra 1 gennaio e novembre, a confronto 2014 e 2015. Ecco i risultati
Divorzi: in netto aumento sia i giudiziali sia i consensuali, circa il 16% in più. Il motivo è la legge che abbrevia i tempi delle cause e che dunque favorisce decisioni di chiusura. Si concludono col taglio netto anche unioni ultratrentennali, il più delle volte per iniziativa di mariti over 60 che trovano compagne giovani.
Separazioni, anche qui una novità: diminuite del 9% forse perché anziché al tribunale i coniugi senza figli e senza beni da dividere preferiscono rivolgersi direttamente al Comune, ufficiale di Stato Civile. Il calo è stato più sensibile nelle consensuali, 25%, il 2% le giudiziali e questa distinzione di percentuali spiegherebbe questo cambiamento.
L’aspetto più sorprendente della ricerca è che si è fatto un uso molto moderato della negoziazione assistita, un nuovo strumento che consente di delegare l’accordo agli avvocati dei coniugi. Saranno i legali a depositare in tribunale l’accordo senza passare attraverso l’udienza. Un percorso che fa risparmiare tempo e alleggerisce il carico di lavoro dei giudici (i costi per i contendenti restano invece immutati). «Solo il 18% delle coppie ricorrono a questa scorciatoia per divorzio e separazione – dice il presidente dell’Associazione – Forse alla base c’è disinformazione. Bisogna incentivare la negoziazione assistita che permette di arrivare a separazione e divorzio in meno di un mese contro i sei necessari se si sceglie la via tradizionale». In pratica oggi chi volesse, potrebbe porre definitivamente fine alla sua esperienza di vita a due in appena sette mesi: uno è necessario per la separazione, sei per il divorzio.
Margherita De Bac

1 commento:

  1. Buongiorno Sig.ra/sig.
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