domenica 20 marzo 2016

MASSIMO RECALCATI E "LE MANI DELLA MADRE". VIAGGIO AFFASCINANTE NEL MATERNO E DINTORNI

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Venerdì sono stato ad una interessante conferenza studio organizzata dall'Istituto di Psichiatria della Sapienza di Roma, con attore principale il professore Massimo Recalcati.
Prendendo spunto dal suo ultimo libro, "Le mani della madre ", l'incontro s'incentrava sul delicato ruolo genitoriale nelle prime fasi della nascita e crescita di un figlio (gravidanza, nascita e primi anni), con riflessioni anche sul padre e sulla stretta e scottante attualità di unioni gay e relativi figli.
La psicanalisi è una materia che mi intriga, che, trattata bene, da gente competente, ha un grande fascino - come tutte le cose che restano un po' misteriose, al di là delle pretese scientifiche - e che, a mio parere, può veramente essere di aiuto ad affrontare (qualche volta anche a risolvere) le malattie dell'anima, volendo dare un nome più romantico a nevrosi e psicosi.
Lustri di Tribunale alle prese soprattutto con psicologi (gli psichiatri altra pasta, se non altro perché hanno studiato medicina e hanno altro approccio clinico, oltre alla risorsa fondamentale delle somministrazione dei farmaci, giustamente interdetta ai primi ). la nefasta conoscenza dei consulenti di parte e d'ufficio, hanno fatto calare, di molto, la considerazione per i pretesi protagonisti di questa materia e non è un caso che, parlando con primari e grandi nomi della psichiatria, si avverte un biasimo diffuso - quando addirittura, in specifici casi, disprezzo - per i prezzolati che battono i marciapiedi dei palazzi di giustizia.
Sostengo da tempo che la psicanalisi ha perso una grandissima occasione per dare prova della sua validità oggettiva, confinante con la scientificità, che le era stata offerta dal suo ingresso come supporto (fin troppo sopravvalutato, alla prova dei fatti) nel campo delle perizie in campo giudiziario. Le cose che ho visto e che ho letto di CTU e CT di parte sono da brividi, e sono spiegabili solo con incompetenza crassa o, alternative peggiori, superficialità,  predisposizione alla marchetta.  Mediando dal campo delle autenticazioni delle opere d'arte, si potrebbe riprendere il noto adagio : "per certificare un Giorgione mi accontento di un milione, per un Leonardo, ci vuole un bel miliardo...".
Naturalmente posso credere di essere stato particolarmente sfortunato, e la dozzina e passa di soggetti che mi hanno indotto queste amare parole sono l'eccezione. Può essere, e in fondo anche io qualche psicologo stimabile l'ho incrociato.
Però ammappa che sfiga a incontrarne così tanti degli altri !!



Torniamo al nostro invece bravo Recalcati, che non mi risulta avere bisogno delle consulenze per sbarcare il lunario, e anzi nel suo campo è diventato una piccola star.
Perché è bravo e, credo, anche perché figo di aspetto (ricorda un po' il primo Sgarbi) e di eloquio.
Il convegno era per il 70% presenziato da un pubblico femminile, assolutamente attento, è durato tre ore che sono passate leggere soprattutto grazie alla capacità affabulatoria del "nostro".

Proviamo a raccontarlo un po' questo convegno.

Siccome il libro è centrato sull'amore materno, Recalcati parte dal padre..., citando Lacan ( lui è un dichiarato lacaniano) : "il padre è colui che incarna la LEGGE nel DESIDERIO". Tradotto, è il padre che porta il segno del LIMITE, che insegna al figlio che NON TUTTO è possibile. Nel tempo, questo senso del limite, di ciò che non è possibile, ha cercato di plasmarsi in modo non ostativo al Desiderio, come probabilmente invece era ai tempi dei padri autoritari.
E qui subito una chiosa tinta di attualità : la trasmissione del senso del LIMITE tra padri e figli delle famiglie Foffo e Prato (i due giovani assassini di Luca Varani) non deve aver funzionato un granché bene.
Se il Padre è portatore della LEGGE, del segno del LIMITE, la madre lo è di un altro segno fondamentale : il valore della VITA.
Uno dei mali tipici dell'essere umano, specie quello moderno, vale a dire la DEPRESSIONE, è legato proprio alla cattiva trasmissione di questo valore.
Perché questa avvenga correttamente. è essenziale il DESIDERIO del FIGLIO, e che questo sia comune alla COPPIA.
Il DESIDERIO non va confuso con l'ESIGENZA, quel clic che scatta ad un certo punto dell'esistenza, per cui un uomo, più spesso la donna (che ha dei tempi biologici da rispettare, oggi più superabili attraverso artifici generativi non sempre apprezzabili) decidono che DEVONO AVERE un figlio, e se l'altro/a non è consenziente, o lo si obbliga o lo si lascia.
Quando il figlio invece nasce dall'amore della coppia, che desidera creare oltre sé e come frutto di sé , è più probabile - ancorché mai certo - la corretta trasmissione del valore della vita, col figlio che si possa avvertire come soggetto d'amore, unico e insostituibile.
Tornando alla madre, Recalcati ripropone la demitizzazione del momento magico della gravidanza, dove invece la donna può essere tranquillamente attraversata da sensazioni estreme ed opposte come da un lato un senso di onnipotenza (io do la vita !) , dall'altro di angoscia (sarà sano ? nascerà vivo ? ).
L'assenza o carenza  della trasmissione del valore della vita favorisce un'esistenza priva o carente di ORIENTAMENTO.
Ci lamentiamo di giovani sovente apatici, privi di vere passioni o quantomeno forti curiosità, che cercano di fuggire al malessere da ciò derivante tramite quella che Recalcati chiama "apatia frivola", e la ragione prima - magari mai unica - di questi stati è proprio la cattiva partenza.
In alcuni la "punizione" scatta ed è terribile.  Gli anoressici - quasi sempre soggetti femminili - si sentono deprivati di sensazioni essenziali quali unicità, insostituibilità, e decidono di "sparire" per segnare in eterno il responsabile di questa mancata trasmissione del senso della vita.
Le cure materne non sono fungibili, perché nelle mani della madre c'è il segno dell'UNICITA' del figlio. L'accudimento essenziale, che per esempio viene dato in ospedale ai neonati, particolarmente a quelli che si trattengono di più, per problemi dopo la nascita , garantisce la sopravvivenza, ma resta ANONIMO.
Il primo dono della Madre è proprio la sua presenza fisica, e il suo strumento primo, oltre al seno ovviamente, è rappresentato dalle mani, che ti prendono, che ti accarezzano, che ti soccorrono.
Fu Freud il primo a definire la Madre come "il primo soccorritore".
Oltre alle mani, la parola. E qui interviene un curioso quanto terribile aneddoto storico. Federico II si era posto il problema di stabilire quale fosse la lingua primordiale, quella che un essere umano impiegherebbe se non fosse condizionato dall'ambiente, dall'educazione.  Affidò quindi un plotone di neonati a delle balie cui fu vietato nel modo più assoluto e severo di rivolgere MAI la parola ai bambini. Morirono TUTTI.
Se la presenza fisica è il primo dono della MADRE (in realtà, precedente a questo, e FONDAMENTALE, lo sottolineo tanto quanto fatto da Recalcati, è il VERO DESIDERIO del figlio ) , il secondo sarà quello dell'ASSENZA.
E qui le cose si complicano, e parecchio. Anche giudicando dalle domande - pericolosamente involute...speriamo che le ragazze crescano nel proseguio...- delle specializzande in psichiatria, per le donne 'sta cosa che ad un certo punto devono staccarsi dal figlio proprio non gli suona !
Recalcati parte dallo svezzamento, e non esita a definire egoistico il ritardo della madre a ritardare questo momento. Mai conosciuto donne orgogliosissime nel dire di aver tenuto attaccato al seno il figlio per x mesi ? Io si, ahimè.
Vogliamo parlare del famigerato lettone ??
Recalcati ha avuto addirittura in cura un padre che era entrato in crisi per la sua estromissione dal letto coniugale dove imperavano madre e figlio. Lo convinse ad estromettere l'"intruso" riappropriandosi del suo ruolo.
Naturalmente il momento dello svezzamento, così come anche il non dormire attaccato alla madre, sono momenti di "lutto" per il bambino, assolutamente necessari.
La madre incapace di donare la sua "assenza" non è una buona madre tanto quanto quella avara di "presenza".
In medio stat virtus, si sa. Non è facile trovarlo, e Recalcati non esita a dire che i genitori sono condannati a sbagliare per definizione. Si procede a vista, nella defatigante ricerca di equilibrio tra Si e No, tra frustrazione e gratificazione. 

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A questo punto Recalcati torna a puntare il faro sulla figura femminile, toccando  un tasto delicatissimo e importante.
Che fine fa la donna quando diventa madre ?
L'annullamento dell'essere femminile a favore della maternità è semplicemente PATOLOGICO.
"TUTTA MADRE" è SBAGLIATO.
Non provare desideri VERI oltre e al di fuori dei figli è esistenzialmente fallimentare.
Che ci sia un tempo fisiologico in cui si possa creare un'osmosi quasi simbiotica tra madre e figlio ci sta, con la conseguente estromissione del padre. Accade anche che il ruolo materno prevalga nell'immaginario del compagno, con l'attribuzione di una sorta di sacralità alla donna divenuta madre, e la conseguente "inviolabilità" della stessa.  Ma sono fenomeni che, per non sconfinare nella patologia, devono durare poco, qualche mese. Oltre, si è nei guai.
La fusione Madre - Figlio va evitata, per salvaguardare la Donna - e la relazione - ed è importante la persistenza di altri desideri, come l'affermazione nel lavoro, l'amore per un uomo (meglio se è il compagno...).

A questo punto il buon Recalcati guarda l'orologio, incrocia lo sguardo con uno dei coordinatori il convegno e conclude in modo del tutto originale : "Come stiamo messi ? Male eh ? Finisco qui".
Risate e applausi scroscianti.

Prima del dibattito,  prende la parola un collega di Recalcati, il professor Correale, che fa alcune osservazioni interessanti sulla relazione del primo, per poi passare alle domande del pubblico.
Rispondendo a queste, Recalcati ribadisce con forza i concetti espressi. Troppi bambini nascono per sbaglio o per rabbia, non dall'amore della coppia e dal desiderio condiviso del figlio.
E' un vulnus grave, la cui riparazione passa da un successivo incontro fortunato che riarrotola il nastro e cura quel principio disgraziato, che può condurre anche ad epiloghi tragici (a volte bisogna aspettare quello con l'analista giusto...).
Nel riproporre e spiegare il concetto più difficile per le astanti (a me, immodestamente, è sembrato chiarissimo da subito, forse perché di mio sono un sostenitore del valore dell'assenza, nella ricerca preziosa della giusta distanza) , cioè il dono della MANCANZA, Recalcati cerca di introdurre un concetto prezioso : AMARE E' DONARE QUELLO CHE NON SI HA.
Detto così, sembra una frase ad effetto, ma ecco degli esempi semplici che chiariscono. La madre africana che si toglie il cibo di bocca per darlo al figlio, dona quello che NON HA.
La signora Recalcati, alle prese con un marito brillante e di successo, preso tra pazienti, lezioni, libri e conferenze, chiede come segno d'amore quello che l'uomo NON HA : il tempo.
Rifletteteci bene. Nel mondo la maggioranza delle persone NON danno un granché, anche se sono tanti quelli che non se ne accorgono, convinti che il semplice esercizio di un ruolo (genitore, professionista, amante) comporti comunque un "dare".
Poi ce ne sono molte che danno, anche con generosità, MA QUELLO CHE HANNO.
E mi spiego. Se io sono una persona prodiga, da 1 a 10 quanto mi costa regalare ?  Abbastanza poco. Certo, è bello incontrare un prodigo, assolutamente. E s'innesca, in questo caso, un cerchio perfetto dove uno è gratificato nel dare e l'altro ben contento di ricevere. Benissimo. Ma è amore ? Recalcati dice di no.
E veniamo alla terza ipotesi. Io sono una persona che la parola pazienza non la sa nemmeno scrivere.  Mi domando sempre quante zeta ci vogliano... Però a volte, nei confronti di determinate persone, in particolari situazioni, io mi sforzo di essere paziente.
Magari non ci riesco ma in quel momento io ho un gesto d'amore per l'altro.
In fondo è semplice no ? Da capire, NON da fare...

Si conclude con parole rassicuranti sulle imperfezioni materne, sui sentimenti di inadeguatezza e di insofferenza, a volte anche rabbiosa, nei confronti di quell'anguilla inafferrabile che spesso è il figlio : è NORMALE provare certi sentimenti.
E' normale anche, rispetto al vizio ineludibile dell'idealizzazione, pensare "mio figlio è un bidone", lontanissimo da ciò che avevamo immaginato (e sognato), accorgendosi però che, nonostante questo, lo continuiamo ad amare, così, per quello che è (se ci pensate, vale assolutamente anche nella coppia).

Le ultime battute sono regalate all'attualità e Recalcati dona  in pillole il suo pensiero :
1) L'amore è sempre eterosessuale, MA l'eterosessualità non c'entra con l'anatomia (se volete precisazione, scrivetegli. Ormai andava volando)
2) Maternità e Paternità non sono elementi che hanno a che fare con la biologia ma con la cura.
3) Quando il figlio viene dalla volontà dell'UNO, e non dal NOI, si prospettano guai grossi, a volte tragici.
4) Utero in affitto : non gli piace.  E' qualcosa che vuole approfondire, ma che non vede bene, cogliendo una anomala, innaturale discontinuità.
5) Preservazione delle funzioni di Padre e Madre. Genitore 1 e genitore 2 poteva essere concepito solo dalla mente bacata dei modernisti alla matriciana, coadiuvata da burocrati pilateschi.  Dopodiché Recalcati è testimone di coppie gay dove i due sapevano essere perfettamente portatori dei segni distintivi propri delle due funzioni : il padre Legge e la madre Vita.

Ah, statisticamente, per quello che vale, e per chi vuole sentire : le coppie omosessuali durano di meno, sono più volatili.

Finisce qui, che sono stato anche troppo lungo.
Andrò in libreria, a cercare i libri di Recalcati, anche se mi hanno avvertito : parla meglio di come scrive.

Risultati immagini per donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole

7 commenti:

  1. MONICA MASSIRONI

    he dire Stefano....bellissime riflessioni e tutte vere!!! da mamma single, che come un funambolo cerca di donare e mentenere un equilibrio ai figli (e a volte anche a me stessa!) mi riconosco in moltissime osservazioni, soprattutto nella parte della "fatica del distacco", e comunque, come sempre dico, fare i genitori è il compito più difficile in assoluto! grazie per questa bellissima pausa di lettura che ci hai donato, con affetto,

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  2. DANIELA CHIARA FASANOTTI

    Devo rileggerlo ma in sostanza io sono una di quelle madri "fuse" ma proprio fuse. Che si sono fuse con la figlia, allontanando da ogni decisione il padre. Risultato prevedibile: un disastro

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    1. Una riflessione coraggiosa e sincera Daniela

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  3. MARTA MARINI

    Stefano, dirò qualcosa di molto scorretto. Molte madri (non tutte) ritengono che il figlio sia una loro esclusiva proprietà. E la proprietà, caro Stefano, è uno jus excludendi omes alios. Il primo ad esserne escluso è il condomino per eccellenza: il padre. Nella fase patologica del rapporto matrimoniale, abbiamo sovente modo di verificare che il fine ultimo non sono quasi mai il denaro e la vendetta, quando ci son figli, ma solo l'appropriazione degli stessi in via esclusiva. Come il vaso cinese, o il tappeto persiano.

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  4. MARIA RITA RACITI

    Questo è il tema di fondo della mia vita da figlia prima e da madre poi.
    Mi piace molto ciò che hai scritto, si può essere più o meno d'accordo su piccoli dettagli del pensiero dell'autore tipo la distinzione a priori dei ruoli ( il limite ed il valore della vita ) che a mio avviso non è mai così netta ma una cosa è certa
    In media stat virtus
    Parole sante
    L'essere genitori è un mestiere che si impara per lo più sul campo e solo SE si vuole imparare, a volte sbagliando certamente ma sempre pronti ad aggiustare la mira, ad osservare, a riflettere, a mettersi in discussione, ad imparare a conoscere noi stessi prima dei nostri figli che senz'altro avranno anche caratteristiche nostre ma non sono come noi, non sono una nostra proprietà e nemmeno una nostra proiezione. Vivere attraverso loro poi ...non ne parliamo neanche.
    Potrei scrivere un poema ma mi fermo qui e grazie per avermi dato questi spunti per riflettere perché di essere genitori non si finisce mai neanche quando i figli ormai sono cresciuti.

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  5. MARIA LUISA TULLI

    Molto interessante. Conosco bene Recalcati e questa che ci hai proposto è stata una lettura per me appassionante, soprattutto quando si parla della Presenza. Io e mio marito abbiamo desiderato I nostri figli, e gli abbiamo dato la nostra presenza. Ciò è potuto avvenire riducendo la parte dedicata ad altro, in particolare al lavoro. C'è stato un ridimensionamento di entrambi. Per farti capire, mio marito era un ingegnere che lavorava tra Congo e Malesia mentre ora fa il tassista del turno di mattina, sicché alle 14 è a casa. Io per adesso mi sono cancellata dall'ordine degli avvocati e faccio solo la mamma. Quindi siamo presenti fisicamente ma anche di testa: li seguiamo in tutto, li ascoltiamo, ci giochiamo, condividiamo tutto con loro. Ma proprio questa costante Presenza ci rende più facile l'Assenza. Il distacco è privo di sensi di colpa, perché ampiamente compensato, quindi è tutto molto graduale. Dalla mia esperienza mi sento di affermare che se si fa un figlio...ci si deve stare insieme con cuore e testa. E poi sapersi allontanare nei momenti giusti. Comunque nel lettone in 4 se si vuole ci si può stare perfino comodi!

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  6. CATERINA SIMON

    Ecco qua, non fai in tempo a rilassarti per essere finalmente venuta a patti con i tuoi sensi di colpa genitoriali, che salta fuori una nuova teoria e devi ricominciare tutto da capo. Per quello che mi riguarda, spero sinceramente che Recalcati si sbagli perchè io i miei due (amatissimi) figli non è che li abbia proprio voluti, anzi. Per il primo ammetto sinceramente di aver ceduto a mio marito che invece li desiderava, e per nove mesi ho vissuto nell'ansia di quando sarebbe nato.La seconda invece è figlia della spirale, e c'è un'unica parola che descrive il mio stato d'animo durante la gravidanza, ed è "costernazione". Detto ciò spero bene che gli anni a seguire, fatti di attenzione, cure, e amore profondissimo contino pure qualcosa nell'evoluzione di questi benedetti bambini. Comunque mi hai messo proprio un bel peso sulla coscienza, grazie tante Emoticon grin Per la mia esperienza a me pare che genitori lo si diventi giorno per giorno, così come anche il bambino impara giorno per giorno a diventare un uomo. Secondo me la cosa più importante è non fare le cose con sciatteria, o tanto per farle, ma riflettere con scrupolo su ogni singola scelta,Si sbaglierà ugualmente, ma perlomeno saremo sicuri di aver cercato di operare la scelta migliore in base alle nostre capacità e possibilità del momento. Comunque la conferenza dev'essere stata davvero interessante e ci sarebbero molte altre considerazioni che mi piacerebbe fare ma questo post è già diventato davvero troppo lungo! Grazie per la condivisione e un abbraccio!

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