mercoledì 12 ottobre 2011

CRONACA E GLI ARTICOLI SCRITTI MALE

Come ho scritto altre volte, non seguo molto la cronaca, quella nera ancora meno. Sui giornali preferisco leggere i commenti, gli editoriali, le note critiche. L'esposizione delle notizie è spesso carente, quando addirittura falsata.
Una buona regola, se qualcosa ti colpisce, è non accontentarsi della prima fonte ma cercarne una verifica. Certo se poi le fonti sono tutte di un coro, l'impresa di arrivare ad una notizia corretta rimane ardua, ma la gente deve fare i conti col proprio istinto di voler leggere le cose che gli PIACE leggere.
Come un mio amico giudice che si vantava di leggere Repubblica, Espresso e Micromega.....non ne bastava uno??? Come se io leggessi Libero, il Giornale e Panorama.....
Essendo uno che il diritto un po' lo conosce, e in particolare la materia familiare e di tutela dei minori, posso avvilirmi vieppiù alla lettura della cronaca giudiziaria. La Sarzanini viene universalmente lodata come grande segugio del Corriere ma a me non sembra tutto sto granché. Insomma, il mio giornale mi affida questo settore, non dico di prendere la laurea in Giurisprudenza, ma un approfondimento, anche circoscritto di volta in volta all'argomento che tratto lo potrò fare? Invece non mi pare che accada. Certo se poi ho amici che mi passano lo scoop che il Premier, impegnato a Napoli in una conferenza internazionale, riceverà un avviso di garanzia, e lo pubblico prima ancora che i carabinieri svolgano la notifica, ebbé poi ci campo di rendita. Altro colpaccio è stata la D'Addario...magari più uno scoop da Novella 2000 però non stiamo troppo a sottilizzare, serve a vendere.
Resta il fatto negativo che quando si leggono gli articoli dei cronisti giudiziari, ancorché magari da 10 anni nei palazzi di giustizia , ancora si legge una confusione grassa tra ordinanze, sentenze, competenze....
Mi viene da pensare ai grandi attori che , assunta una parte, per mesi studiano il personaggio, cercano di assomigliargli anche fisicamente, leggono , si informano, cercano di entrare nel ruolo affidatogli.
Si chiama professionalità.
Un esempio di queste notizie di cui poco si capisce lo abbiamo oggi , sempre sul Corriere (non a firma Sarzanini che ormai si occupa solo di Berlusconi e dei grandi processi) dove in cronaca viene riportata la notizia di una conferma di condanna da parte della Cassazione di una madre (e del padre di lei) definita iper protettiva, e che, per inciso, non fa vedere il figlio al padre. Cerchiamo di capire meglio.
La vicenda si svolge a Ferrara , dove, a seguito della separazione coniugale, la madre di un bambino (oggi 14enne!!) decide che lo stesso deve essere difeso dalle brutture del mondo, nelle quali evidentemente ricomprende il padre, e e lo segrega in casa. Il bambino può recarsi solo a scuola, per il resto sta a casa, protetto da tutto e da tutti.
"In prima elementare" riferisce l'avvocato che da anni rappresenta proprio lui, la vittima di questa storia " non sapeva correre, aveva la capacità motoria di un bimbo di 3 anni e nel corso degli anni ha continuato a pagare prezzi molto alti in termini psico fisici".
Il padre nel 2004 denuncia la cosa, e in primo grado il Tribunale, sentiti anche i rapporti degli assistenti sociali (oddio....)  condanna la madre e il nonno materno alla pena di 1 anno e 4 mesi  per "MALTRATTAMENTI" ma lasciando loro il bambino.....In secondo grado la sentenza viene confermata, l'amore della madre e del nonno viene considerato, nella sua forma maniacale, una vera  e propria forma di "vessazione".
Ora l'ultimo grado, e la definitività della condanna.
La condotta soffocante della madre del bambino, ora infelice adolescente, è stata mantenuta nonostante "assistenti sociali, docenti e psicologi avessero ripetutamente fatto presente che c'era il rischio di arrecare gravi danni alla crescita ", così scrive la Cassazione.
Questa la storia.
Ora, c'è qualcuno che leggendo questa notizia non si sia chiesto, come me, come sia possibile che questa madre e questo nonno abbiano ancora in affidamento il ragazzino?
Perché così pare che sia,  anche se si legge che il padre ha ormai l'assoluta potestà sullo stesso, dato che la madre è decaduta con giudizio definitivo come figura genitoriale. E questo sarebbe giuridicamente coerente con la sentenza di Cassazione, ma allora com'è possibile che "il muro alzato da madre e nonno ancora resiste"? .
Qualche giorno fa postai la notizia di quella famiglia dove per un disegno  falsamente attribuito ad una bambina ( che rivelava nello stesso foglio di fare  sesso col fratello per 10 euro...) di 9 anni , questa e il fratello di 13 furono allontanati con provvedimento di urgenza dalla propria abitazione familiare e per DUE MESI,  fino a quando  si accertò che appunto si trattava di un falso, hanno vissuto in una casa famiglia .
Qui viceversa abbiamo una coppia (la madre e il nonno)  evidentemente non serena, traumatizzata, che per le loro ansie privano della vita un bambino e lo fanno per più di 7 anni.....
Com'è possibile?
Quanti buchi ci sono in questo servizi?
Com'è stato possibile, dopo la sentenza di primo grado quanto meno, che il padre NON diventasse LUI il genitore affidatario, con diritto certo della madre di continuare a vedere il figlio ma imponendole modalità NORMALI?! E dopo il secondo grado?
E che vuol dire che ancora oggi, nonostante la sentenza sia definitiva e la madre, così si legge, avrebbe perso la potestà sul ragazzo, di fatto quest'ultimo vive ancora coi suoi "amorosi" carcerieri?
Io non sono tenero coi giudici ma mi guardo bene in questo caso di puntare il dito se prima non ho queste risposte.
Certo potrebbe anche darsi che al cronista non le abbiano date.
Ma io nel suo articolo non leggo nemmeno le domande!!

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