lunedì 4 gennaio 2016

LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA. PERò CONOSCERNE 40.000 , E SCRITTE PURE MALE...



Sei avvocato e non conosci le leggi ??
Se non te lo dicono espressamente, te lo comunicano con lo sguardo i clienti quando palesi, con onesta non usuale, di dover controllare la normativa di una determinata fattispecie.
Ma provate un po' voialtri ?!?! 40.000 leggi tra statali e regionali, scrive Ainis, senza parlare del caos giurisprudenziale e le ordinanze e circolari in campo amministrativo.
Questo per quanto riguarda i cd. esperti del settore. E i poveri cittadini ? Com'è possibile non violarne qualcuna, senza saperlo ?
Impossibile, ed infatti per questo il legislatore, furbetto, ha stabilito che l'ignoranza delle norme non scusa la loro violazione. E non è un modo di dire, è proprio vero, come sperimentò un povero giostraio espulso da villa Fiorelli (non la conoscete ??? IGNORANTI !!! ) in base ad un legge risalente al regno d' Italia che proclamava la villa soggetta alla tutela delle Belle Arti perché di lì c'era passato niente meno che Garibaldi...
Ah, non solo venne costretto a chiudere la giostrina, ma fu condannato al risarcimento dei danni - ovviamente mai pagati, con che soldi ?? - e in primo grado anche penalmente !! Poi la corte d'appello cancellò l'obbrobrio del primo giudice, affermando come in effetti ci si trovasse veramente di fronte ad un caso di impossibilità a conoscere la norma penale...(in realtà, il giovanotto si salvò perché aveva ottenuto un regolare permesso da parte dell'autorità comunale, e aveva ritenuto, in mancanza di condizioni e/o riserve da parte di questa, non ci fossero altri adempimenti, laddove invece bisognava ottenere anche il nulla osta della sovrintendenza).
Tra l'altro questo triste storiella - ero avvocato del giovane giostraio - dà ragione a Crosetto quando ricordava come è vero che moltissime leggi sono anche desuete, quindi normalmente disapplicate senza conseguenze, finché però non salta fuori qualcuno - un comitato di cittadini scemi, un sindacato, una forza politica particolarmente intraprendente - che le tira fuori e siccome nessuno le ha mai abrogate e noi non siamo un sistema di common law, ecco che la mummia rivive...
Eppure, ancora oggi i quotidiani giudicano i governi e i parlamenti sulla base della prolificità normativa... Ma l'anima de li meglio...
Io apprezzerei un esecutivo e un legislatore che disboscasse con il napalm la giungla normativa, snellendo e semplificando.
Lo si annuncia di sovente, ma dev'essere un caso tipo la spending review : si può solo annunciare.
Michele Ainis dedica un arguto articoletto in merito, rilevando non solo il florilegio devastante ma anche la moltiplicazione dei controllori, chiamati a sorvegliare l'applicazione di tanta produzione normativa.
Coi risultati che ben vediamo tutti i giorni, più di recente con banche e smog.
Buona Lettura




 

Inquinamenti burocratici

Risultati immagini per troppe leggi nessuna legge

In Italia ci sono in circolo 40 mila leggi statali e regionali. E ce n’è una sola non scritta ma rispettata: quella che moltiplica le norme aumentando così il fardello della burocrazia. Il risultato? Un Paese che non sa semplificare oppresso dallo smog burocratico.
In Italia abbiamo in circolo 40 mila leggi statali e regionali, crepi l’avarizia. Ma ce n’è soltanto una perennemente rispettata. È la legge di Murphy sulle burocrazie: «Se qualcosa può andar male, lo farà in triplice copia». Le prove? Basta scorrere le cronache, dall’emergenza smog alla crisi bancaria. Dopo il tracollo di 4 banche (e 130 mila azionisti) abbiamo scoperto che i controllori sono troppi, e giocoforza s’intralciano a vicenda: Consob, Banca d’Italia, Palazzo Chigi, ministero dell’Economia, Giurì bancario. Sicché il governo, per smaltire il traffico, ha chiesto aiuto a un sesto controllore, nella persona del presidente dell’Anac. Mentre il Parlamento s’appresta a battezzare una commissione d’inchiesta: e sette. Quanto all’inquinamento, lo smog burocratico è anche più velenoso di quello atmosferico. Servono interventi uniformi e coordinati, dicono i sindaci. È una parola. Perché sull’ambiente le competenze si segmentano fra almeno 4 ministeri (Ambiente, Salute, Interno, Agricoltura), 20 Regioni, 110 Province, oltre 8 mila Comuni, Camere di commercio, Asl. Per sovrapprezzo, una legge del 1994 istituì l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente. Quella legge esordiva con l’articolo 01, proseguiva con gli articoli 1-bis, 1-ter, 2, 2-bis, 2-ter, poi saltava all’articolo 5. Insomma dava i numeri, perciò nel 2008 un’altra legge generò l’Ispra, restituendo finalmente la massima chiarezza. Come informa il suo sito web, quest’ultimo istituto ha difatti il compito di coordinare le 21 Arpa-Appa che compongono il sistema.
Se fosse ancora in servizio, Alberto Sordi — nei panni del vigile Celletti — avrebbe il suo bel daffare. Perché nella cittadella pubblica è sempre ora di punta, l’ingorgo non ti lascia scampo; ma girano più vigili urbani che automobilisti. Così, al capezzale di mamma Tv s’accalcano la commissione parlamentare di Vigilanza, l’Autorità per le comunicazioni, il ministero, l’Antitrust. Sui diritti dei consumatori vigila la medesima Antitrust, insieme all’Autorità per l’energia elettrica e il gas, al ministero dell’Economia, al Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, ai Difensori civici, a varie associazioni di settore. I controlli fiscali e contributivi chiamano in causa la Guardia di finanza, le Agenzie fiscali, i Monopoli di Stato, l’Inps, il ministero del Lavoro. E se la Forestale sta per chiudere i battenti, restano pur sempre all’opera 3 corpi di polizia civile, altri 3 a ordinamento militare, 2 corpi di polizia locale.
Nel 2011 la Banca mondiale ( How to Reform Business Inspections ) l’aveva scritto a chiare lettere: troppi controlli svuotano la stessa funzione di controllo, troppe competenze determinano il trionfo dell’incompetenza. Da qui l’esigenza di semplificare, anche se in queste faccende noi italiani non prendiamo lezioni da nessuno. La prima legge di semplificazione burocratica venne firmata da Bonomi nel 1921; dal 1997 si è trasformata in un obbligo annuale, benché il Parlamento l’abbia rispettato soltanto quattro volte (nel 1999, nel 2000, nel 2003, nel 2005). In compenso nella legislatura scorsa sono state almeno 5 le leggi che avevano per titolo la semplificazione di questa o quella disciplina. Risultati? Per dirne una, la materia degli appalti ha subito 6 riforme fra il 2008 e il 2012, divenendo via via più complicata.
D’altronde questo è il Paese che per ridurre i ministeri s’è inventato un nuovo ministero. Accade nel 1950, quando Raffaele Pio Petrilli ricevette da De Gasperi l’incarico di ministro per la Riforma burocratica. Invece nel 2016 ci sbarazzeremo della potestà concorrente, quel condominio legislativo fra Stato e Regioni fonte di pasticci e di bisticci. O meglio, ci sbarazzeremo del nome, non della cosa, giacché la revisione costituzionale lascia in vigore l’istituto sotto mentite spoglie. Così come finirà per sopravvivere la doppia officina delle leggi, nonostante la riforma del Senato: rimangono difatti 7 categorie di leggi bicamerali, oltre a varie subcategorie. Pazienza, vuol dire che alla fine della giostra potremo finalmente concentrarci sull’ultimo obiettivo: semplificare la semplificazione.

michele.ainis@uniroma3.it

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