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mercoledì 1 novembre 2017

FABIO FAZIO FLOP. E SO' BELLE COSE !!

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Magari si riprende, ma intanto il pessimo inizio di Fabio Fazio su RAI 1, dopo le polemiche, giustificatissime, sul suo milionario rinnovo contrattuale, è già una buona notizia.
Unita a quella della Gabanelli che si dice "umiliata" e se ne va dalla RAI.
Personalmente non faccio questioni finto morali sui guadagni di questi personaggi, semplicemente mi sta oltremodo sullo stomaco che i loro ricchissimi stipendi siano pagati col canone.
In realtà vorrei proprio l'abolizione di questo balzello (come me, quasi tutti gli italiani intelligenti) , ma a parte questo, constato che, sempre, i nostri "eroi" dell'audience pubblico, quando non sono più sulla nave di viale Mazzini, falliscono : la Dandini ma anche Santoro, per parlare di due nomi diversamente "eccellenti" della sinistra che piace.  
Avoglia a dire , come fanno sempre questi signori, che i loro ingaggi sono ampiamente pagati dagli sponsor ! Gli inserzionisti non pagano certo solo loro, ma anche e soprattutto il passaggio sui canali rai !! E infatti quando gli "amati" dal pubblico "intelligente" migrano, ecco che non solo gli ascolti, ma subito anche gli sponsor, calano. 
Nel caso di Fazio chissà, oltre al biasimo diffuso per l'uomo per benino, che sta sempre dalla parte giusta, ma che rivela un ligurissimo attaccamento al portafoglio, si aggiunge magari lo scotto del trasferimento dalla più familiare sede sinistroide di rai 3 all'ammiraglia rai 1...
Resta che "che tempo che fa" va male, per due domeniche non l'hanno mandato in onda, con varie scuse, e il lunedì conferma la pessima partenza.
Continua così fabietto !! 



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a PICCO

Fabio Fazio, Che fuori tempo che fa:

lo share crolla ancora



Fabio Fazio, figuraccia infinita: cosa è riuscito a fare in diretta Rai

Le settimane passano ma Fabio Fazio resta in zona flop. Gli ascolti di Che tempo che fa del lunedì in seconda serata su Raiuno sono passati dal 9.1 per cento al 9 al 9.6 di ieri. Un dato che sembra minimamente incoraggiante ma non se si considera che la trasmissione si è conclusa al 6, dunque il risultato è chiaro: più passavano i minuti, più i telespettatori scappavano in massa. Come evidenzia il sito Davide Maggio negli ultimi sette minuti il programma ha registrato il 6.9 per cento.
Fazio ha potuto godere di un traino (ossia la trasmissione che va in onda prima di lui) di tutto rispetto: su Raiuno la terza puntata di Sotto Copertura 2 ha conquistato 4.610.000 spettatori pari al 19% di share. Ma nulla ha potuto contro il carrozzone di Canale 5: l’ottava puntata di Grande Fratello Vip 2 - in onda dalle 21.38 alle 0.56 - con Cecilia Rodriguez che ha mollato in diretta il fidanzato, ha raccolto davanti al video 4.762.000 spettatori pari al 25.2% di share (Grande Fratello Vip Night di 9 minuti: 2.108.000 – 31.9%). 

mercoledì 18 ottobre 2017

MARINA RIPA DI MEANA : ERAVAMO PRONTE A DARLA ANCHE AL GATTO

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Una mia carissima e dolcissima amica, e per questo probabilmente anche storica lettrice del Camerlengo, mi chiede come mai non mi sono espresso su Weinstein...
Potrei rispondere che non sono scemo, e che non mi vado ad invischiare in un argomento del genere dove se non sposi la linea della condanna dura senza se e senza ma sei linciato da tutte le esponenti dell'altra metà del cielo. 
In realtà non mi piacciono queste storie, che saltano fuori a distanza di decenni, con effetto a catena, e dove la spiegazione più cruda, ma probabilmente vera, per tanto ritardo sarebbe che ieri Weinstein era potente, e nessuno osava mettersi contro di lui, oggi conta molto meno, e allora se po' fa...
Per spiegare con degli esempi, preferisco un Matt Damon che non dimentica le qualità artistiche dell'uomo e il debito con lui che a suo tempo credette in giovani talentuosi come appunto lo stesso Demon e Ben Affleck, non per questo non esprimendo solidarietà alle vittime del lato oscuro dell'orco. 
E mi danno da pensare le considerazioni di una donna, Marina Ripa di Meana, sicuramente spregiudicata (issima) ma anche perfetta conoscitrice del mondo dello spettacolo e del tipo di persone, uomini e donne, che lo frequentano.
Micidiale (ancorché divertente) l'espressione letterale : "eravamo quasi tutte pronte a darla anche al gatto, come si dice a Roma, pur di raggiungere lo scopo"
Certo, dice "quasi". Ma confesso che una come Asia Argento non la metterei tra le eccezioni. 
Questo non significa che dovesse essere violentata, ovvio.
Solo che capisco la scarsa solidarietà che ha ricevuto, anche dalle donne, e della quale si duole. 
Insomma, brutte storie, ma provenienti da un mondo dove il pelo sullo stomaco forse lo trovi anche nelle vittime. 

Il Corriere della Sera - Digital Edition

«Quella volta con Scalfari sul mio divano Provai a sedurlo e lui si ritrasse garbato»
di Marina Ripa di Meana

La protagonista della vita mondana su uomini, donne e il suo no a Hollywood (per amore)

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Caro direttore,
Harvey Weinstein: licenziato dalla sua stessa casa di produzione, espulso dall’Accademia degli Oscar, privato della Legion d’Onore che la Francia gli aveva concesso ai tempi di Sarkozy, indagato da Scotland Yard, abbandonato dalla moglie Georgina Chapman.
Non staranno esagerando?
Cosa avrebbero dovuto fare a me, che ho tentato di sedurre nientedimeno che Eugenio Scalfari?
Erano gli anni ’80, avevo appena pubblicato I miei primi quarant’anni , imperversavano i film sulla mia vita, ero sulla cresta dell’onda, quando su Repubblica uscì una vignetta di Pericoli e Pirella decisamente offensiva nei confronti miei, di Sandra Milo e Marta Marzotto. Vittorio Ripa di Meana, fratello di mio marito Carlo, e avvocato di Repubblica , avvertì Scalfari che la faccenda era molto seria e che il giornale rischiava una pesantissima querela. Il direttore allora venne a casa mia per scusarsi e chiedermi come si poteva lavare l’onta senza spargimento di sangue.
In quel momento mi ricordai che spesso Scalfari aveva detto che «ero la donna più bella del mondo, che era folgorato dalla mia simpatia». Allora mi accostai vicina vicina a lui sul divano della mia casa di via Borgognona e con un bel po’ di presunzione tentai di sedurlo seduta stante. Dopo qualche «ammoina», gli dissi: «Perché invece di mettere di mezzo avvocati e querele, non mi dedichi la copertina del Venerdì ?». Lui però rimase imperturbabile, si ritrasse garbatamente con il suo famoso aplomb, non si lasciò sedurre e non mi fece nessuna copertina del Venerdì . Poi la faccenda passò nelle mani degli avvocati.
Insomma, si può anche dire di no.
Come quella volta che stavo a Hong Kong con Roberto Gancia, a quel tempo mio fidanzato, per concludere un contratto per il mio atelier con un gruppo di cinesi e con lo sceicco Adnan Khashoggi. Eravamo all’hotel Mandarin, Roberto e gli altri uomini d’affari stavano in riunione all’ultimo piano dell’albergo, mentre io poltrivo ancora in camera. A un certo punto sentii una specie di trambusto, vidi una certa agitazione sotto le coperte. Ancora assonnata, sollevai il lenzuolo e mi trovai tra le gambe la faccia dell’arabo dell’entourage di Khasshoggi, che doveva concludere l’affare con il mio atelier. Lanciai un urlo, gli tirai in testa il vassoio della colazione e scappai in vestaglia nel corridoio dell’albergo, mentre l’arabo mi inseguiva gridando in francese che voleva solo fare colazione con me!
Intendo dire che quando cerchiamo di esercitare la seduzione, deve sempre esserci sempre una certa «complicità orizzontale», se così vogliamo chiamarla. E che siamo tutti pronti a usare le armi della libidine, uomini e donne.
Oggi, settantacinquenne, «tumorata» di Dio da ben sedici anni, fra qualche mese pure bisnonna, sulla base delle mie annose esperienze e delle confidenze delle mie amiche, posso permettermi di dire che in realtà eravamo quasi tutte pronte a darla anche al gatto, come si dice a Roma, pur di raggiungere lo scopo.
E senza fare confusioni tra lupi e agnelli, tra vittime e carnefici, trovo tuttavia ipocrita questa slavina di perbenismo che l’America puritana sta riversando addosso a Weinstein.
Quanto ai produttori di cinema, ho anch’io una storia da raccontare. Anzi, una love story. Verso la fine degli anni 60, un giorno mi chiama Renzo Avanzo, da tutti detto Renzino, presidente della Technicolor, che mi dice che Bob Evans, produttore in chief della Paramount, sta per venire a Roma e vuole incontrarmi. Pare mi avesse vista da qualche parte e pensasse che ero perfetta per una parte nel suo prossimo film, Love Story . La bella sorpresa fu che Evans era anche un bellissimo uomo, un tipo alla Dominguin. Io mi ero appena divisa da mio marito Lante della Rovere, avevo una storia con Dino Pecci Blunt, ero giovane, piena di vita e di entusiasmo. Accelerai quindi i nostri incontri, una sera lo portai anche a casa Agnelli e quando Bob mi riaccompagnò a casa con la sua Rolls Royce, sciorinai tutte le mie arti di seduzione, dimostrandogli che avevamo anche una perfetta intesa fisica. Un giorno Evans parte per Londra e io tento in tutti i modi di non perderlo di vista. Approfitto di un invito di Tina Livanos, ex moglie di Onassis, a un grande ricevimento e vado a Londra con Pecci Blunt. Durante la serata mi aggiro per i saloni con in mano un bicchiere di champagne, annoiandomi a morte. A un certo punto arriva la Rolls di Evans con autista e mi porta all’hotel Connaught, dove mi aspettava Bob. Tornati a Roma, sembra cotto a puntino e deciso a darmi la parte. L’unico problema è che a questo punto mi innamoro pazzamente di Franco Angeli e quando Evans mi chiama per chiudere il contratto e partire per l’America, io gli dico semplicemente: no, grazie.
Una rinuncia in piena regola, solo per amore…
Tutte queste attrici che oggi accusano Weinstein di «molestie» hanno a mio parere il torto di allinearsi, di fare fronte comune. Una specie di class action . Io preferisco l’azione individuale, libera. E mi ha deluso Asia Argento. La considero la migliore attrice italiana, la più intelligente, la più estrosa, con quella sua bella voce un po’ roca e quell’arietta torbida da baby delinquente. Dice che ha accettato le avances di Weinstein solo per non farsi rovinare la carriera. Lei però a vent’anni ne sapeva una più del diavolo.
Trovo che accanirsi contro il produttore americano non faccia un buon servizio al femminismo. Credo che la cosa davvero grave siano le donne picchiate e violentate in famiglia o uccise dai loro ex, le ragazze ammazzate per strada, o irretite magari da due carabinieri in divisa. 
Oppure penso a Claudia Cardinale, che per anni ha subito la violenza mentale del suo compagno, il produttore Cristaldi, che le ha imposto di non parlare del figlio illegittimo che aveva avuto da ragazzina. Queste sono le vere tragedie, i pesi che nessuno ti toglie dal cuore.

Il resto, è solo la riprova che siamo tutti porci, donne e uomini. Porci senza le ali.

mercoledì 19 luglio 2017

GRAMELLINI : ALFREDO MERCATANTE, ITALIANO COMPLETO

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Tutto molto italico, e quindi non sorprendente. Ci saranno quelli che s'indigneranno, che è la professione più diffusa nella penisola, e anche la più insopportabile.
Io faccio fatica a capire come sia possibile che un paese come il nostro, con un senso civico pressoché inesistente, come del resto quello identitario e di appartenenza ad una nazione, conti così tanti moralisti da bar o, visto che siamo in estate, da bordo piscina - riva mare.
La storia di Alfredo Mercatante non è un'eccezione, è la regola, e bene dice Gramellini quando scrive che questo signore è "un italiano completo. Furbo e moralista, intransigente sui massimi sistemi e accomodante su quelli minimi quando coincidono con i suoi comodi".
Noi siamo così, in percentuali diverse. Però alcuni, consapevoli, non puntano troppo il dito, riflettendo che magari sì, quella cosa non l'avrebbero fatta, non sarebbero stati così svergognati, ma però ricordano altre circostanze in cui gli affarucci propri...
Il fatto poi che Mercatante sia uno di sinistra, noto dalle sue parti per l'impegno civile oratorio, non fa che rendere il cerchio perfetto.
Sono naturalmente d'accordo col suo difensore : gli arresti domiciliari sono un'esagerazione. Mercatante è bene , visto che l'hanno pizzicato (del resto l'impudente senso di impunità a volte a questo porta) , che sia punito, e con lui il suo amico dottore compiacente. Però che c'entra la misura cautelare ? Basta sospenderlo dalla scuola, in attesa di sanzioni più severe, promuovere un patteggiamento e condannarlo al risarcimento dei danni per l'aspetto erariale.
Non è un mostro, è un italiano completo.




Il caffè


Colpa d’Alfredo

Mercoledì 19 luglio 2017
  
Alfredo Mercatante, avvocato di grido in Calabria e insegnante di ruolo in Lombardia, non è solo l’ennesimo furbetto che lavora a tempo pieno nel privato e intanto percepisce uno stipendio pubblico, sottratto a un altro più disponibile di lui. È anche un ex sindaco di sinistra, presidente e sostenitore di associazioni antimafia. È insomma un italiano completo. Furbo e moralista, intransigente sui massimi sistemi e accomodante su quelli minimi quando coincidono con i suoi comodi. Uno di quei cavalieri dell’ideale che si sentono a tal punto dalla parte giusta da non rendersi neanche conto di fare la cosa sbagliata.
Per cinque anni questo campione della legalità ha continuato a esercitare la professione forense in giro per i tribunali, mentre ogni mattina le scolaresche di Codogno e Lodi aspettavano di vederlo in cattedra per la lezione di diritto. L’avvocato era purtroppo impossibilitato a raggiungerli da una serie di disavventure: il padre gravemente malato e una rara, interminabile forma di lombosciatalgia, che un amico medico gli riscontrava di continuo, senza trovare cura più efficace del riposo assoluto a cui l’avvocato si rassegnava controvoglia, limitandosi a esercitarlo nel suo studio legale. A scuola si presentava solo alle feste comandate, per garantirsi la copertura burocratica di una truffa che a lui, ed è questo il punto centrale di tutta la faccenda, non sarà sembrata tale. Se si potesse calare una sonda nella sua coscienza a due strati, si farebbero scoperte interessanti. O forse non si troverebbe niente.

lunedì 19 giugno 2017

PERCHE' ESISTE L'ALBO DEI GIORNALISTI ? MA PER SANZIONARE I COLLEGHI NON GRADITI OVVIO ! STAVOLTA TOCCA A FACCI

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Leggo il Corriere della Sera e leggo il giusto biasimo che, ciclicamente, Pierluigi Battista riserva all'Ordine dei giornalisti, un organo che semplicemente NON dovrebbe esistere, e che fa parlare di sé solamente per le bacchettate che di tanto in tanto commina ai colleghi politically incorrect, dove il corretto ovviamente se lo stabiliscono lor signori non si sa bene in base a quali criteri conciliabili col diritto di espressione sancito dalla Costituzione.
Stavolta il bacchettato è Filippo Facci, certamente uno non tenero nell'esprimersi, ma alla pari di gente come Travaglio, che però non risulta essere mai stato "inquisito".
L'articolo incriminato risale ad un anno fa circa, e riguardava l'Islam che, col suo stilo forte e provocatorio, Facci dichiarava di "odiare". Apriti cielo !
Dai temi della Fallaci sappiamo che si possono bestemmiare Bibbia e Vangelo in tutte le salse, fare vignette satiriche su preti e Papi (anche Charli Hebdo su questo vanta decine di esempi), ma nessuno osi toccare Maometto e i suoi fedeli.
Si può pensare che Facci getti benzina sul fuoco della xenofobia (a maggior ragione oggi questo pensiero troverà proseliti, con un tizio che a Londra  ha pensato di imitare gli assassini dell'Isis e ha indirizzato un furgone contro una Moschea), fomenti gli animi di coloro che già di loro hanno inviso i musulmani e il loro credo, ma la sua resta un'opinione che può essere criticata, altrettanto duramente, ma non censurata e punita con l'inibizione al professionista di lavorare.
Semmai, come ricorda giustamente Battista, potrà essere un Tribunale a valutare, del caso, se Facci è andato oltre il suo diritto di espressione e critica sconfinando nel campo di qualche reato, ricordando comunque il precedente di Erri De Luca, assolto dall'imputazione di "istigazione a delinquere" nonostante avesse esplicitamente difeso il diritto al sabotaggio dei cantieri TAV.
E' ora di farla finita con questi signori che ne fecero di cotte e di crude all'epoca dell'imperante antiberlusconismo (inutile dire da che parti erano accampati).
Chissà se un giorno riprenderà la smania delle liberalizzazioni, ché l'abrogazione dell'ordine dei giornalisti sarebbe tra le cose più facili da attuare : non serve, punto, e i giornalisti migliori non lo difendono, anzi.

Di seguito riporto sia il commento di Pierluigi Battista che l'autodifesa di Facci.
Buona Lettura

Facci, l’assurda condanna dell’Ordine

 
 
    

 

Ho offeso un sistema culturale

La notiziola è che il Consiglio di disciplina dell’Ordine lombardo dei Giornalisti ha deciso di sospendermi per due mesi dalla professione e dallo stipendio, questo a causa di un articolo che pubblicai su Libero il 28 luglio 2016 e che fu titolato «Perché l’Islam mi sta sul gozzo». Una giovane collega, che non conosco, lesse l’articolo – che ebbe un certo seguito – e ritenne di fare un esposto contro di me: c’è gente che in agosto fa queste cose. Il risultato, dopo un pacato processino, è questa condanna incredibilmente severa rispetto alle abitudini dell’Ordine: è una sentenza comunque appellabile e, da principio, avevo pensato di riservare ogni reazione alle sedi competenti, come si dice: poi ho letto le motivazioni del giudice estensore (un avvocato che si chiama Claudia Balzarini) e sinceramente non ce l’ho fatta. Questo per due ragioni: la prima è temperamentale mia, la seconda riguarda puramente la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, che non è solo affar mio. Anticipo solo questo: trovo riprovevole che il regolamento del Consiglio di disciplina permetta che una non-professionista, che ho diritto di giudicare di dubbio livello culturale e di forte condizionamento ideologico, possa privare un giornalista e relativa famiglia dei mezzi di sostentamento per mesi due: e questo, a mio dire, non per una palese violazione di alcuna legge (in particolare viene citata la Legge Mancino, quella che vieta la diffusione di idee fondate sull’odio razziale) bensì, sempre a mio dire, per le sue personali visioni del mondo.

Ci sarebbe il problema, ora, di illustrare l’oggetto del contendere (l’articolo) senza che suoni come un pretesto per riproporlo tale e quale: suonerebbe provocatorio e non mi va. Quindi dovrete fidarvi di una sintesi dei concetti esprimeva: e lo faceva con grande chiarezza, vi assicuro. Unica premessa: il linguaggio era durissimo, volutamente durissimo: e questo come reazione all’impossibilità, oggigiorno, di esprimersi liberamente sull’Islam con lo stesso comune linguaggio che si riserverebbe ad altri temi, senza dover porre tremila distinguo ogni volta: «Ho esagerato consapevolmente e lucidamente», ho detto durante l’audizione all’Ordine.
Dopodichè, passando all’articolo, in esso ho espresso il personale diritto di poter odiare l’Islam, tutti gli Islam, dunque gli islamici e la loro religione che giudico addirittura peggiore di tutte le altre: perché – anche su questo sono stato chiarissimo, durante il processino – io le religioni le detesto tutte, alla maniera dei razionalisti inglesi: non sono mai stato un teo-con, non m’interessa contrapporre una religione a un’altra: tanto che, su questo giornale, ho espresso critiche durissime anche contro il Papa e il Vaticano (forse l’estensore della sentenza non avrebbe gradito neppure quelle, scrivendo lei su Famiglia Cristiana) e questo senza che nessuno mi denunciasse all’Ordine. Certo, alla teosofia islamica ho riservato un’intolleranza particolare perché trattasi di un credo totalizzante e imperniato sulla sottomissione altrui, o – per fare un solo esempio – sulla considerazione della donna come essere inferiore. Dal mio articolo: «Io non odio il diverso: odio l’Islam, perché la mia (la nostra) storia è giudaica, cattolica, laica, greco-latina, rousseiana, quello che volete: ma è la storia di un’opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che gli islamici dicono e fanno». Da qui un’intolleranza (mia) anche per dettagli che sono liberissimo, credo, di poter detestare apertamente: dalle moschee ai tappeti che puzzano di piedi, dai veli femminili al cibo involuto, dall’ipocrisia sull’alcol a cose più serie come «le teocrazie, il loro odio che è proibito odiare», soprattutto «quel manualetto militare che è il Corano», che a sua volta devo poter criticare esattamente, ritengo, come posso fare col Vangelo o chessò, col Mein kampf: che trattano idee o ideologie – tali sono anche le religioni – e non singole persone. Sempre dal mio articolo: «Odio l’Islam perché l’odio è democratico esattamente come l’amare, odio dover precisare che l’anti-islamismo è legittimo mentre l’islamofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura… Odio l’Islam, ma gli islamici non sono un mio problema: qui, in Italia, in Occidente, sono io a essere il loro».
Bene. Ora qualche estratto dalla sentenza, del cui livello possiamo avere un’idea sin dall’incipit: «Facci ha respinto con fermezza l’accusa di razzismo. Questa è la premessa che solitamente accompagna tutte le affermazioni di carattere razzista». Chiaro: è come dire che dirsi innocenti, in tribunale, sia un primo indizio di colpevolezza: il livello è questo, e per non essere scorretti tralasceremo gli errori materiali di scrittura (sbagliano a scrivere «jihad», ma a ciascuno il mestiere suo). A ogni modo, «Le affermazioni contenute nell’articolo hanno un evidente carattere razzista e xenofobo»: e qui, francamente, c’è da averne abbastanza dell’espressione «razzista» adottata ormai come termine passpartout quando ha invece un significato etimologicamente e storicamente preciso, vedasi vocabolario: è l’idea che la specie umana sia divisibile in razze biologicamente distinte – con diverse capacità intellettive, valoriali o morali – con la convinzione che un raggruppamento razziale possa essere superiore a un altro. Questo è il razzismo, imparentato con la xenofobia che è, invece, una generica paura dello straniero. Ma se è vero che il mio articolo parla di idee, attenzione, «la parte peggiore è proprio quella che riguarda le idee e che consiste in un attacco e in un offesa ad un intero sistema culturale». E se anche fosse? Siamo al reato di vilipendio islamico? «Facci offende una religione e un intero sistema di valori. Non può non rilevarsi che, per l’Islam, il Corano ha un valore diverso di quello (sic) che per le altre religioni rivelate hanno i libri sacri». Ergo, se abbiamo letto bene: il Corano non si può offendere, gli altri libri già di più. Mistero: resta che trattasi, l’articolo, di «attacco diretto, indiscriminato e generalizzato verso un gruppo di persona (sic) che costituisce un quarto del genere umano». Verrebbe da rispondere che gli idioti forse sono anche di più, tuttavia la Costituzione non ci impedisce di criticarli. Nell’insieme, è semplicemente pazzesco. Mi avessero detto «hai ecceduto nel linguaggio e allora ti sanzioniamo», forse avrei capito. Ma questa è un’altra cosa. E rischia, sissignori, di essere lo specchio di un’epoca.

giovedì 15 giugno 2017

AGGIUSTARE LE BUCHE ? NO, MEGLIO PORTARE I LIMITI DI VELOCITà A 30 E ANCHE 10 ALL'ORA...SUCCEDE A ROMA...

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Caustico Mattia Feltri, valente giornalista de La Stampa, lo è sempre, coi grillini e la Raggi...più di sempre.
Certo che a leggere le trovate del Campidoglio per risolvere il serissimo problema delle strade romane piene di buche e comunque molto maltenute quando non dissestate fa ridere, per non mettersi a piangere dallo sconforto...
Il limite di velocità, a 30 all'ora, che in alcuni casi arriva addirittura a 10...
Del resto, dagli scopritori delle scie chimiche, cosa aspettarsi ?
Io non so se sia vero che il recente fiasco ortottero alla tornata elettorale amministrativa recente sia dipeso dall'imbarazzante anno trascorso dalla Raggi come sindaco di Roma, certo mi piace pensarlo.
Buona Lettura



Diamo i ratti ai rom

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Se foste il sindaco di una grande città afflitta dalla piaga delle buche, che fareste? Voi direte: aggiusterei le buche. Sbagliato. Lo dite perché appartenete alla vecchia politica, che aggiustava le buche, e magari sui lavori ci ricavava qualche mazzetta per il partito o le vacanze al mare. La nuova politica invece non aggiusta le buche: abbassa i limiti di velocità. Geniale, vero? A Roma è stato posto il limite di 30 chilometri orari, col cartello «strada dissestata», su tre vie ad ampio scorrimento, fra la Salaria e l’Aurelia. Che poi sia impossibile percorrerle a trenta all’ora, sono cavoli degli automobilisti.  
 
Ma se la velocità conosce limiti, il genio no: in altre due vie, più piccole, è appena stato posto il divieto di superare i 10 all’ora (ma c’è il 10 sul tachimetro?) perché il manto stradale è pericoloso. Non ridete. Potrebbe essere un’inversione di prospettiva buona per tutti i mali. Pagate troppe tasse? Facile: guadagnate di meno e si abbasserà l’imponibile. Ci sono le formiche nei letti d’ospedale? E voi restate in salute. Care amiche donne, avete paura del femminicidio? 
 
Diventate lesbiche. Non si sentivano soluzioni così brillanti dai tempi di Jonathan Swift che, per affrontare il flagello della fame in Irlanda, propose di mangiare i bambini dei poveri. Ecco, per esempio, va trascurata l’ipotesi di eliminare dalla capitale ratti e mendicanti dando da mangiare le pantegane ai rom? Che poi, a pensarci bene, se i limiti di velocità vengono portati da 10 a 0, in un colpo solo risolviamo anche il problema del traffico.

sabato 22 aprile 2017

O LO SMARTPHONE O LA VITA ? MEGLIO LO SMARTPHONE NATURALMENTE !!

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Tempi duri per la mania compulsiva degli italici per i cellulari.
Qualche giorno fa la notizia ( http://ultimocamerlengo.blogspot.com/2017/04/telefono-alla-guida-patente-sospesa.html ) che il governo si prepari a varare un decreto legge che introduca l'immediata sospensione della patente - da uno a tre mesi ! - per chi venga sorpreso a usare il cell in auto (attenzione, semaforo e file compresi !!). Una apocalisse !!
Adesso il Tribunale di Ivrea - vabbè, un po' piccolo, di provincia, magari in appello si cambia, e comunque sicuramente in Cassazione - che decide che l'uso prolungato del cell causa il tumore.
In effetti se ne parla da sempre, e da altrettanto gli italiani se ne fregano. Se però uno poi si ammala, ehhh, allora "er danno c'è" diciamo noi romani, e qualcuno "deve da pagà".
In questo caso, l'Inps...
Vedremo come finirà questa storia, che mi lascia molto, ma molto perplesso (stupito no : dalle toghe "pregiate" ormai mi aspetto "la qualunque").
Intanto, propongo l'ironico commento di Gramellini, tuttologo che qualche volta ci azzecca (legge dei grandi numeri).



Il Corriere della Sera - Digital Edition


Il relativismo telefonico

di Massimo Gramellini

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Con il ministero della Paura in servizio permanente effettivo, sarà bene non alimentare ulteriormente la caldaia del panico: la sentenza di Ivrea che stabilisce un legame diretto tra tumore al cervello e onde del telefonino non ci obbliga ancora a scegliere tra lo smartphone e la vita. (Anche perché molti sceglierebbero lo smartphone). Tutto comincia dall’orecchio tappato del signor Romeo, per ironia della sorte dipendente Telecom. Le lastre rivelano un tumore raro e fortunatamente benigno, che però comporta la perdita parziale dell’udito. Nel suo lavoro Romeo ha tenuto il telefono appiccicato all’orecchio almeno tre ore al giorno per quindici anni. Chiede un vitalizio riparatorio e il tribunale glielo riconosce, basandosi su una perizia che per la prima volta inserisce le onde elettro magnetiche tra le cause certe di cancro.

Nella comunità scientifica il perito di Ivrea rimane in netta minoranza. Si può reagire come per i vaccini e immaginare centinaia di esperti prezzolati dalle multinazionali per strillare che lo smartphone fa bene all’udito e pure alla vista. Ma la realtà sa essere più banale: la scienza si basa su statistiche che in materia di telefonini sono ancora troppo giovani per risultare attendibili.
Più che suggerirci di usare l’auricolare anziché dormire abbracciati al cellulare, non va. Ma nel momento in cui i giudici cominciano a spingersi oltre, una presa di posizione ufficiale si impone. Dei tanti relativismi con cui siamo costretti a convivere, almeno quello telefonico ce lo risparmieremmo volentieri.


martedì 18 aprile 2017

TELEFONO ALLA GUIDA ? PATENTE SOSPESA. PRESTO IL DECRETO LEGGE

Risultati immagini per PATENTE SOSPESA PER USO TELEFONO

Sono assolutamente favorevole ad un atteggiamento   severo contro l'uso del telefono durante la guida.  E' un malcostume imperante, e francamente non so quante persone conosco che potrebbero con sincerità alzare la mano e dire "IO NO, non lo faccio".
SI tratta di una pratica fortemente distraente, e al di là dell'abilità digitale di cui ciascuno di noi si sente dotatissimo, e obiettivamente pericolosa. Per sé, ma fin lì, io sono un convinto assertore che sono affari del singolo ( e per questo aborro l'obbligo delle cinture di sicurezza), ma SOPRATTUTTO per gli altri, e quindi non può essere accettato.
Tolleranza zero dunque ? Ecco, qui sarei d'accordo se non vedessi la subitanea rincorsa italica all'inasprimento smodato delle pene.
Abbiamo sperimentato davvero che quelle esistenti siano state applicate opportunamente ?
A mio avviso no, che se realmente fosse applicata con discreta puntualità la sanzione economica di 112 euro e soprattutto la sottrazione di 5 punti della patente, con possibile sospensione della patente  in caso di recidiva, bé già così si vedrebbe un fortissimo abbassamento delle infrazioni, oggi effettivamente a livelli di diffusione generale imbarazzante.
Facciamo due mesi di multe a tappeto così come sono adesso, con la gente colpita non solo nella tasca (può non pagare, ma prima o poi equitalia arriva) ma soprattutto nel preziosissimo foglietto rosa (colore della patente, lo è ancora no ? ).
Se poi non dovesse funzionare, se ci si accorgesse che effettivamente le sanzioni esistenti , ancorché applicate, non portino al risultato voluto, e allora che ghigliottina sia !

LaStampa.it

Patente sospesa da uno a tre mesi per chi guida usando il telefonino

Il viceministro dei Trasporti: un decreto a maggio per affrontare questa emergenza
 
Il Codice. L’iter del nuovo Codice della strada è ripreso al Senato ma il governo pensa di intervenire a maggio con un decreto sull’uso del cellulare al volante

 
Pubblicato il 18/04/2017
genova
Guidi utilizzando il cellulare? Patente sospesa, per un periodo che va da un mese a tre, già alla prima violazione. Il governo accelera e il viceministro dei Trasporti Riccardo Nencini annuncia la linea dura, con un provvedimento che arriverà in tempi strettissimi. «Il cammino del nuovo codice della strada - annuncia Nencini - è finalmente ripreso al Senato, dov’era rimasto fermo per la mancata copertura finanziaria di alcune voci. Ora è ripartito, ma abbiamo fatto una considerazione: potremmo intervenire con un decreto già a maggio, per anticipare quelle che sono le due grandi emergenze da affrontare il più rapidamente possibile». Utilizzando così il metodo inaugurato con l’omicidio stradale: anche questo era compreso nel nuovo codice, ma le lungaggini nell’approvazione hanno convinto il precedente governo a introdurlo con un decreto legge. 
 
La prima emergenza è, appunto, quella di chi usa il cellulare alla guida. Per telefonare senza bluetooth, per mandare e ricevere sms, per chattare su WhatsApp, per consultare internet. Persino per farsi gli autoscatti al volante e mandarli agli amici. L’accordo trovato tra Trasporti e Interno parla di un inasprimento delle multe e delle sanzioni: oggi l’ammenda è compresa tra i 160 e 646 euro (ma solo 112 se si paga entro 5 giorni) più la decurtazione di 5 punti dalla patente. Se il progetto dell’esecutivo diventerà presto legge, la sospensione del documento di guida scatterà già alla prima violazione, mentre oggi è prevista come sanzione accessoria solo nel caso in cui il cattivo comportamento sia ripetuto nel tempo. Vietato sgarrare, sempre, stop a ogni tolleranza. 
 
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Il governo ha accolto il suggerimento del direttore nazionale della polizia stradale Giuseppe Bisogno, che spiega: «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza, c’è un’intera generazione che arriva alla guida abituata a usare il cellulare da quando aveva 11, 12 anni e continua a farlo anche al volante, senza alcuna cautela». Secondo i dati della stessa stradale e dell’Ania la percentuale degli incidenti provocati dall’uso di smartphone è cresciuta negli ultimi anni, fino ad arrivare a causare il 20,1 per cento del totale degli schianti. Nel 2015, ultimo dato disponibile, le multe sono state 50 mila, in crescita del 20,9 per cento rispetto all’anno precedente. Il micidiale mix tra velocità e guida, però, alza ancora i numeri, tanto che il ministro Graziano Delrio è arrivato a ipotizzare che «l’ottanta per cento degli incidenti stradali gravi deriva dall’uso del cellulare alla guida». Insiste Nencini: «È un fenomeno in continua crescita, bisogna intervenire in tempi molto brevi per stroncarlo». 
 
Il secondo provvedimento che potrebbe arrivare a maggio riguarda i mezzi pesanti, soprattutto quelli provenienti dall’estero. Il fresco precedente della tragedia di Celle Ligure del 26 marzo scorso, dove due operai sono stati schiacciati da un Tir proveniente dalla Spagna, che si è ribaltato travolgendoli in autostrada, ha indotto il ministero ad annunciare interventi rapidi. Aumenterà il numero di tutor installati sulle tratte a maggior rischio, come appunto sull’A10, Genova-Ventimiglia. Più controlli «ma saranno anche modificate - dice ancora Nencini - le norme che regolano la circolazione dei veicoli stranieri e a chi non rispetta le convenzioni internazionali cui l’Italia aderisce sarà interdetto all’ingresso nel Paese. Aumenteranno poi le sanzioni».