Visualizzazione post con etichetta FILM. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FILM. Mostra tutti i post

lunedì 4 dicembre 2017

"SI PUO' FARE". L'INQUIETANTE - E BEL - FILM DI PAOLO GENOVESE , THE PLACE



The Place film.jpg

Paolo Genovese è un giovane regista italiano, che messa nel cassetto la laurea in economia e commercio, si è dedicato a fare film divertenti. Meglio così. 
La banda dei Babbi Natale, con Aldo Giovanni e Giacomo era simpatico, così come Immaturi .
Al successo di botteghino si è aggiunto, lo scorso anno, quello della critica, con la vittoria del David di Donatello con il film Perfetti Sconosciuti. Anche questa una commedia, però con un retrogusto amaro.
Quest'anno il salto, con un film dove si ride assai poco - anche se qualche volta capita - e che ho trovato molto bello : The Place. 
Me lo avevano consigliato due persone molto care, ancorché la prima non ritenuta da me affidabilissima nel campo dei gusti cinema/televisivi. Però stavolta l'avevo sentita molto convinta, e questo già era un po' più rassicurante. L'altro amico, più vicino per genere, mi aveva anche avvertito che a molti suoi amici invece il film non era affatto piaciuto, ma a lui assolutamente sì, e io mi fido di lui.
Poi, come detto, il regista aveva buoni precedenti, e il cast mi piaceva : Mastrandrea, Giallini, Papaleo, Rhorwacher e altri, anche noti. 
Sono andato, e mi è piaciuto, molto. 
Mastrandrea, che è un attore che a me piace molto, ma "tristino", l'ho trovato assolutamente perfetto per questa parte di sorta di "angelo/demone", costretto ad accogliere le richieste più varie, ore leggere, ora improbabili, molte disperate (guarire il figlio dal tumore, il marito dall'Alzheimer, se stesso dalla cecità), e promettere di esaudirle a patto di una contro azione, più spesso moralmente orribile : uccidere una bambina, mettere una bomba in un posto affollato, violentare una donna....
Ebbene, tutti inorridiscono, ma NESSUNO rifiuta, al di là di tentennamenti più o meno forti iniziali. 
Alcuni, alla fine, si tirano indietro, altri no.
I primi piani, e i toni di Mastrandrea - ma anche di Giallini, o della Rhorwacher, della Lazzarini. per citare quelli che mi sono piaciuti di più - sono veramente da applauso. 
Per una migliore recensione del film, rimando a quella che segue, letta su Il Foglio.
Curioso, come al giornalista, anche a me è capitato di avere vicini variamente distratti, e quindi evidentemente meno, molto meno, entusiasti di me del film. La signora accanto ad un certo punto ha pensato bene di smanettare col proprio cellulare, mentre quelle dietro borbottavano una qual certa delusione.
Speriamo che alla fine la media sia positiva, ma sicuramente stavolta Genovese non ha fatto un film per tutti.
Proprio per questo, probabilmente, è più bello. 




Home

 The Place è un film cattolicissimo. Per questo deve sperare nel mercato estero

L'ultima opera di Paolo Genovese non è adatta all'Italia, una nazione sedicente cattolica, talmente refrattaria alla responsabilità individuale da credere che, se uno è cattivo, non possa farci niente


Spoiler: "The Place" è un film tomista, molinista, insomma cattolicissimo. Giova sottolinearlo in tempi di entusiasmi per il cinquecentesimo anniversario della Riforma. Come tutti sanno, il film di Genovese è interamente ambientato sul fondo di un bar sempre aperto dove Valerio Mastandrea riceve postulanti: ciascuno gli confida il proprio desiderio più disperato e lui gli assegna un compito più o meno arduo per ottenere di realizzarlo. I teologi demodé intuiranno che, caso raro, siamo di fronte a un film sulla grazia sufficiente: ovvero sul fatto che l'azione umana è il fattore decisivo ai fini della salvezza, rispetto all'opportunità che Dio concede a tutti. 


Mentre i postulanti riferiscono gli eventi, Mastandrea li appunta come scolii su un'agenda già scritta: le loro azioni si collocano in una trama già composta ma che tutti ignorano, perfetto simbolo del paradossale rapporto fra prescienza divina e libero arbitrio dell'uomo. Inoltre, come certifica il Vangelo, nel film nessuno è buono. Chi accetta di compiere un'azione malvagia può finire a far del bene, mentre chi riceve in compito una buona azione rischia di finire comunque a fare del male. Ogni atto libero si colloca oltre la comoda distinzione fra buoni e cattivi, fra una ristretta schiera di eletti e una massa damnationis rassegnata. E' un film sull'irrevocabilità della responsabilità individuale. 
Di fronte al compito assegnato, ciascun postulante è libero di rifiutarsi o di recedere in qualsiasi momento. Le azioni buone o cattive non vengono determinate da nessun condizionamento; non è mai colpa della società né del destino cinico e baro, ognuno decide cosa fare ed è solo di fronte alla propria scelta senza paraventi. Sarà per questo che, mentre mi entusiasmavo trattenendomi a stento nella poltrona del cinema, i tizi seduti dietro di me bofonchiavano delusi e il mio casuale nonché sconosciuto vicino se la dormiva per tre quarti d'ora, probabilmente sognando i supereroi della Justice League. 
“The Place” deve sperare nel mercato estero. Non è un film per una nazione talmente refrattaria alla responsabilità individuale da credere che, se uno è cattivo, non possa farci niente: una nazione sedicente cattolica che, pur di trovare scuse alla propria indolenza spirituale, protestantizza e luteraneggia.

giovedì 7 gennaio 2016

"LEI NON E' PREOCCUPATO ? " "SERVIREBBE ? " IL BEL FILM DI SPIELBERG E HANKS NELLE SALE, CHE PIACERA' AGLI AVVOCATI

Risultati immagini per il ponte delle spie poster


Visto ieri l'ultimo bel film di Spielberg (regista che non tradisce quasi mai ), "Il Ponte delle Spie", con il solito maestoso Tom Hanks  e anche un bravissimo Mark RylanceRisultati immagini per il ponte delle spie poster

Il film narra la storia vera dell'avvocato Donovan, prima incaricato della difesa d'ufficio di un uomo accusato di essere una spia sovietica (accusa fondata), nella quale si prodiga "troppo" e per la quale passa bei guai, e poi investito dal governo americano di agire segretamente per lo scambio del russo con un pilota americano, catturato dopo l'abbattimento del suo aereo mentre scattava foto sul territorio sovietico.
Come detto, il film è bello, molto apprezzato dai critici il che non sempre coincide (il pensiero mio e dei critici intendo, specie cinematografici ), dura oltre due ore ma non pesa e oltretutto forse può essere anche un minimo istruttivo.
Per esempio, ricorda, per chi vuole, cosucce quali il fatto che negli stati liberali e democratici, TUTTI hanno diritto alla MIGLIOR difesa possibile.
Per la maggior parte della gente invece chi ha commesso un reato - adesso prescindiamo dalla presunzione di innocenza, accettiamo che si tratti di colpevoli - non dovrebbe essere difeso. Molti - non lo confessano perché non va più di moda, fa rozzo - rimpiangono la pena di morte. In mancanza, la frase "gettate via la chiave" è assai gettonata.
L'avvocato Donovan difende (è storia) una spia russa negli anni '50, in piena guerra fredda, e cerca di garantire al suo difeso un giusto processo. Non ci riesce, ma quantomeno lo salva dalla pena capitale. In effetti, così narra la pellicola (e questa magari è una licenza del film), l'avvocato persuade il giudice, che deve stabilire la pena conseguente al verdetto di colpevolezza ed  è palesemente orientato per quella di morte, con argomenti poco giuridici (e la moral suasion avviene in privato...) : prima o poi un americano finirà nelle mani nemiche e a quel punto sarà utile sia aver dimostrato di essere umani, sia avere una pedina di scambio.
Il giudice si convince e commina 30 anni, tra la rabbia del pubblico che a gran voce reclamava la sedia elettrica.
Finisce qui la prima parte del film, dopodiché si apre la seconda, quella appunto che vede l'avveramento della profezia di Donovan con la cattura del pilota americano (e poi di uno pure yankee, studente a Berlino e catturato nella parte Est )  e la trattativa per lo scambio.
La figura dell'avvocato che si batte al meglio, che cerca di affermare il rispetto delle regole, che ricorda ai giudici (invano...) che la differenza tra "noi e loro" è proprio quella, piacerà credo molto ai miei "sfortunati" amici che hanno scelto, con coraggio e passione (parlo dei migliori, ovviamente, ché poi ce ne sono pure tanti che fanno questo mestiere esattamente come un travet annoiato che deve portare a casa la zuppa) il mestiere di difendere i "colpevoli", che tanto quello sono, per la gente, gli imputati. Tutti e sempre, anche quando vengono assolti, perché tanto il dubbio (per quel tipo di persone è pura certezza) rimarrà, imperituro e indelebile.
Poi, per chi vuole, ci sono anche le immagini di Berlino all'epoca della divisione, nei giorni dell'erezione del muro...
Anche quel ricordo può essere istruttivo...

Risultati immagini per erezione del muro di berlino

lunedì 14 novembre 2011

MA UOMINI COSI' SOLO AL CINEMA???

VALERIA GOLINO 
Visto sabato il film "LA KRIPTONITE NELLA BORSA" piacevole commedia italiana di cui avevo seguito i trial che, riportati su FB, causarono l'ilarità dei più e lo sdegno piuttosto sciocco di poche signore perennemente militanti nel partito della emancipazione sessuale femminile (che nessuno nega, ancorché restando ciascuno libero di esprimere il suo giudizio).
La battuta incriminata era tratta da un dialogo tra due sorelle, con un discreto scarto di età, dove all'obiezione della maggiore sul continuo cambiamento di ragazzi della sorella più piccola, l'altra replica che lei deve provare, fare molteplici esperienze, seguire il suo percorso,così da grande sarà sicura di non sbagliare (e già qui, visti i risultati - il film era ambientato negli anni 70 naturalmente - la risata sonora scappava). Al che la sorella maggiore, con sorriso paziente domanda " e dimmi, in che modo questo tuo percorso individuale si discosta dal percorso normale di una zoccola?". 
Bellissima. Al cinema ho visto le donne ridere, nessuna alzarsi indignata per il revanscismo maschilista o vetero islamico che per le indignades sarebbe sotteso alla battuta. Si vede che erano tutte donne col complesso di Giocasta.
Tornando al film, l'ho trovato come detto grazioso, leggero ma non demenziale (ce ne sono in giro pare...) e con qualche pennellata tenera qua e là.
Tra queste, quella della collega della protagonista (una Valeria Golino molto brava), brutta assai ( si può dire che ci sono donne brutte, anche parecchio? O è maschilismo?), che vive ancora a casa dei suoi, famiglia poverissima che sfrutta l'unico stipendio di questa disgraziata della figlia. La sfigata (eh ormai mi so buttato sul politically incorrect) va sulla spiaggia di Napoli anche in autunno iniziato perché "al mare ci si spoglia e si è tutti uguali". I vestiti non riveleranno la miseria (lì però il problema non si limitava alla povertà...). Ogni uomo solo è possibile preda e lei sta lì assumendo pose finto indifferenti sperando che almeno UNO si accorga di lei e la salvi dal suo infelicissimo destino.
Il miracolo (ricordate? è una COMMEDIA) accade, e un giovanotto si fa avanti. Scambiano due parole, lui chiede di rivederla ma lei si guarda bene dal rivelare dove abita, vergognandosene. "Ci rincontreremo qui" accenna. Ma purtroppo la stagione buona è finita, inizia a piovere, al mare non si può più andare e lei si dispera per aver perso anche questa insperata occasione.
Ma il nostro lui non si è perso d'animo. Chiedendo in giro agli avventori della spiaggia riesce a sapere dove abita la ragazza e le fa la sorpresa di presentarsi a casa sua. Lei incredula, si fa prendere dal panico e vergognandosi fino al midollo all'idea di farlo entrare e mostrare la miseria in cui vive, lo lascia sulla porta con la frase comicamente disperata "noi non ci siamo e non siamo quello che siamo". 
Lui non se ne va, si siede sugli scalini, prende un foglio di carta e scrive " ti ho vista al mare con le labbra secche dalla sete e non comprare una bottiglia d'acqua, stare al sole che scottava senza concederti il refrigerio di un gelato...pensi che non avessi capito? Non mi importa che sei povera. Sono qui fuori, seduto, e non me ne andrò ".
Inutile dire il sorriso estasiato della rappresentante femminile seduta al mio fianco al cinema.
Ci sono. Sembrerà incredibile, ma ci sono anche uomini così. Trovarli!
Sorriso.