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lunedì 9 aprile 2018

LEGGE 104. STORIE DI ORDINARIO ITALICO ABUSO

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D'accordo, il nome è sbagliato, e concepire un reddito da attribuire a qualcuno solo per il suo essere "cittadino" è un'assurdità non solo economica ma anche morale.
Però nell'epoca della globalizzazione, della concorrenza sleale di paesi che nemmeno sanno cosa siano i costi di un welfare, della robotizzazione, con la scomparsa di decine e decine di migliaia di posti di lavoro, trovare un'occupazione e guadagnarselo il proprio reddito non è semplicissimo.
I lavori esistenti poi, sono spesso precari, e l'epoca in cui per tutta la vita si faceva un solo mestiere è tramontata, lo dicono tutti. 
Quindi un problema c'è, visto che l'offerta di lavoro è insufficiente e non stabile.
Per cui ci potrebbe stare la previsione di uno strumento che possa dare una mano a chi deve inserirsi (o reinserirsi) nel mondo del lavoro, con corsi di qualificazione, possa proporre occasioni (che però non si possano rifiutare, pena la perdita del sostegno ) .
Il problema, da noi, è che siamo bravi solo sulla fase "elargitiva"...( i sussidi), mentre su tutto il resto ( riqualificazione, collocamento serio, controllo dell'effettiva disoccupazione, revoca dei benefici in caso di rifiuto di un'offerta di lavoro) siamo in molti ad essere assolutamente scettici.
Su questo spazio, riportai già in passato la personale conoscenza di un giovane cuoco che curava la ristorazione del bar da me frequentato e che alla fine del periodo di prova rifiutò un contratto a tempo indeterminato perché l'orario era troppo pesante e " se firmassi, perderei la disoccupazione, mentre così io comunque in nero un lavoro lo trovo, facendo meno ore che qui".
Un'eccezione ? Temo di no.
L'essere umano è questo, e noi italici siamo più "umani" degli altri.
Ce lo ricorda bene Mattia Feltri, il quale nella rubrica Buongiorno su La Stampa cita frequenti casi di leggi astrattamente giuste, e abusate dai beneficiari.
Nel caso che segue sul banco degli imputati non c'è il reddito di inclusione, cittadinanza o come alla fine lo chiameremo, ma la legge 104.
In molti sanno cos'è, anche perché la platea che ne fruisce si è di molto allargata negli ultimi anni.
I dipendenti che hanno un familiare in gravi condizioni di salute (disabile riconosciuto), hanno diritto a tre permessi retribuiti al mese per assisterlo.
Giusto ? Direi di sì.
Dopodiché succedono cose strane, coi disabili in famiglia che si concentrano di più tra i dipendenti pubblici, e questo è una circostanza strana, lo ammetterete.
In Sicilia, per esempio, il diciotto per cento, mentre nelle aziende private si scende sotto al 2%...
Naturalmente, accanto ai dati statistici, ci stanno gli incidenti di percorso, come il dipendente che invece di stare con la nonna cieca passava la mattinata in spiaggia, o l'altro che addirittura è volato ad Amsterdam, e chissene del cognato (che forse, è pure un'estensione eccessiva della parentela...) infermo a casa. 
Vabbè, mele marce.
Ma senza arrivare a questi eccessi, alle concessioni per casi falsi, alzi la mano chi, tra i fruitori della legge, non ha mai approfittato della stessa per un uso personale, anche del tutto comprensibile (invece della visita del disabile, la propria).
Non vedo mani...



LaStampa.it

Buongiorno
MATTIA FELTRI

I buoni costumi


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È facile: un paese funziona se è amministrato da buone leggi. Ma non soltanto. Infatti fra le buone leggi viene in mente la 104, che assegna tre giorni al mese di permesso retribuito a chi assista un parente disabile. Un’idea civilissima, no? Ma ieri il presidente della Sicilia, Nello Musumeci, ha informato che usufruiscono della legge duemila e 350 dipendenti su tredicimila. Il diciotto per cento.
  
Se ne deduce che i lavoratori della Regione provengono da famiglie molto infelici, poiché nelle aziende private la percentuale di beneficiari è inferiore di dodici volte, uno e mezzo per cento. 
E c’è pure chi se le va a cercare, le famiglie infelici, visto che alcuni (dice Musumeci) si sono fatti adottare da anziani invalidi e ora gli tocca di accudirli. Di storie del genere se ne leggono parecchie. Quello che doveva essere a casa con la nonna cieca, ed era andato a prendere il sole in spiaggia; quello che doveva essere a fianco del cognato infermo, ed era in vacanza ad Amsterdam.  

Ma non bisogna trarre conclusioni affrettate, trattandosi di Sicilia. In tutta Italia i dipendenti pubblici che godono della 104 sono il sei per cento (il quadruplo dei privati) e nella scuola si arriva al tredici per cento. Ecco spiegato perché il paese non funziona: perché le buone leggi, se sfruttate da ladroni, e di ladroni ce ne sono parecchi, diventano cattive leggi. 
Come diceva uno che ci manca molto, così come i buoni costumi per mantenersi hanno bisogno delle leggi, così le leggi per osservarsi hanno bisogno di buoni costumi. 

lunedì 26 febbraio 2018

L'ACCUSA DI VIOLANTE CONTRO IL MORALISMO IMMORALE


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Invecchiando si può migliorare.  In fondo la saggezza viene attribuita all'esperienza acquisita nel tempo, il far tesoro di quello che si è visto e/o sperimentato. 
Non so se sia del tutto vero, specie negli ultimi tempi, però per Luciano Violante direi di sì.
Per essere uno che è stato tra i fondatori della pessima magistratura democratica, la formazione associativa che predicò esplicitamente l'impegno politico - civile dei magistrati, non più "solo" voce della legge (che pure mi sembrava già tanta roba...), e pioniere del vezzo di posare la toga per diventare parlamentare (è stato anche presidente della Camera, certo molto meglio di gente come Fini o Boldrini, ma non ci voleva molto...), l'uomo con l'età è molto migliorato.
Dalla sua creatura, MD, ha preso da tempo le distanze,   criticandola  non infrequentemente, e più in generale si spende contro il giustizialismo (pur dicendosi non "garantista" quanto piuttosto "legalitario", che a mio avviso è pilatesco, ma prendiamo il bicchiere metà pieno) e , soprattutto, contro il vizio del moralismo di strada eretto a totem.
Oggi sul Corriere c'è un piccolo sfogo di Violante su questo tema, il "moralismo immorale" efficacemente lo battezza, e sui pericoli e danni che lo stesso provoca.
Tra varie cose giuste che scrive, ne sottolineo una in particolare :
la strana convinzione italica che la società civile sia tanto meglio di quella "pubblica". 
Curioso, perché se la corruzione è così diffusa, evidentemente anche ampia deve essere la platea dei corruttori, oltre che quella dei corrotti. 
In realtà la gente è molto pronta all'autoassoluzione, portata a obliare le tante occasioni, piccole e meno, in cui 'sta morale non è che abbia avuto esattamente la priorità nelle scelte di vita.
Magari una raccomandazione ? un abusetto edilizio ? una visita medica non fatturata ? una fattura non richiesta per risparmiare l'IVA ? l'elenco è sterminato....
Eppure si pretende che la testa sia meglio sempre del corpaccione...
Mai capito bene perché
Buona Lettura 

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POLITICA E ETICA

IL MORALISMO IMMORALE
CHE PRODUCE LA PARALISI
In un Paese moderno devono prevalere la capacità di dialogo e il rispetto, non è possibile andare avanti tra editti e insulti e coltivando il sospetto

 
 di LUCIANO VIOLANTE 

 Miei cari amici moralisti immaginari,
ho deciso di scrivere a voi che siete stati parlamentari nella scorsa legislatura, o lavorate nei mezzi di comunicazione, o siete magistrati in diversi uffici giudiziari, o insegnate o studiate e che ho incontrato in tante occasioni. Voi, pur vivendo in posti diversi e tra loro lontani, pur essendo diversi per professione, gusti culturali e stili di vita, fate parte della stessa comunità. Un insieme di donne e di uomini, insoddisfatti delle vicende della politica e turbati dalle notizie di cattivo uso delle funzioni pubbliche, peraltro non raramente rivelatesi infondate, che hanno adottato il moralismo come parametro di valutazione delle attività politiche. Conseguentemente voi ritenete la politica regno del malaffare e la società civile luogo della innocenza. 
Io penso che voi siate in buona fede e non mi rivolgo quindi a coloro che invocano roghi, condanne, espulsioni ad ogni pié sospinto al solo fine di acquisire voti, ascoltatori o lettori, secondo la professione.

C’è certamente un grande bisogno di moralità nella vita pubblica come anche nelle relazioni private. Ed è quindi corretto richiamarne l’esigenza. Ma la morale è una risorsa limitata. Quando se ne abusa degrada in immoralismo o in giuridicismo. La morale, come spiegò Guido Calogero, consiste nel dialogo con l’altro, e cade in contraddizione con sé stessa quando è usata come strumento della lotta politica. Si scivola nell’uso immorale della questione morale.
Siete contro il compromesso; ma Amos Oz, che di conflitti se ne intende, ha scritto: «Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte». 
Siete contrari forse perché avete confuso il compromesso con la consociazione, alla quale sono contrario anche io. Il compromesso si fonda sulla distinzione tra le parti e la mantiene. Il consociativismo annulla le distinzioni, crea grovigli, favorisce la irresponsabilità.

La politica deve certamente avere un’etica, fondata sul rispetto dell’altro e sulla prevalenza dell’interesse generale sugli interessi particolari. Ma l’etica non ha nulla a che fare con il sospetto generalizzato, l’insulto, il rifiuto della dignità dell’altro. In questo modo si sostituisce un integralismo settario ad una visione onesta del Paese e del suo futuro.

L’effetto di questa propensione è l’attribuzione del ruolo di guardiani della società alle Procure della Repubblica (bisogna difendere la magistratura dai suoi amici), il riconoscimento di un valore salvifico alla punizione, la costruzione di nuove inedite categorie a metà strada tra il diritto e la morale come quelle dei «coinvolti» e degli «impresentabili».
Per voi la società è sempre innocente mentre il rapporto con chiunque eserciti una funzione pubblica è fondato sul sospetto.

Ma vi sfugge che in ogni corruzione al fianco del soggetto pubblico corrotto c’è un privato cittadino corruttore, che di quella società civile fa pienamente parte. Avete applaudito quando una legge ha conferito alla magistratura il compito di confezionare le liste dei candidati ad una carica politica, sottraendolo ai partititi, con il loro irresponsabile consenso. Avete applaudito quando un’altra legge ha stabilito che basta il minimo sospetto, non indizio, sospetto, per impedire ad una impresa di partecipare ad una gara pubblica. Ogni arresto, ogni comunicazione giudiziaria sono per voi motivo di conforto; il proscioglimento è una sconfitta. Per voi vale quello che una volta mi disse un anziano magistrato piemontese: N’existent pas des accusées innocentes; existent seulement des juges maladroits.

Non dimentichiamo il caso di Ilaria Capua, scienziata e deputata nella legislatura appena conclusa. Era riuscita a isolare il virus dell’aviaria. È fra i 50 scienziati top di Scientific American. Fu oggetto di una campagna diffamatoria sostenuta da alcuni mezzi di comunicazione e da alcuni settori del mondo politico. Indagata per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso di ufficio e per il traffico illecito di virus. Si dimise dalla Camera, lasciò l’Italia, fu accolta con tutti gli onori negli Stati Uniti. È stata assolta pienamente da ogni accusa.

Il sospetto, frutto avvelenato di questo moralismo discriminatorio, sta bloccando la pubblica amministrazione. I pubblici funzionari rifiutano di esercitare la discrezionalità prevista da alcune leggi recenti perché temono di finire nel mirino del sospetto prima e poi delle Procure della Corte dei Conti o della Repubblica. Saranno probabilmente assolti; ma nel frattempo la loro reputazione è stata rovinata, la carriera bloccata, i risparmi, quando ci sono, consumati nelle spese legali.

Mi preme, infine, riflettere su un punto: un Paese moderno ha bisogno di fiducia. Il moralismo conclamato che diventa immoralismo distruttivo rischia di sommergere il Paese. La questione morale va affrontata non con editti e insulti, ma con la ferma ragione dell’etica del dialogo e del rispetto. Tra società civile e istituzioni pubbliche deve costruirsi una relazione di reciproca fiducia che, quando vengono effettivamente meno le ragioni della fiducia, permetta di valorizzare il merito e di colpire l’abuso, non il sospetto dell’abuso. Le condizioni economiche dell’Italia sono migliori, ma se prevalessero immoralismo e sfiducia i miglioramenti si svuoterebbero.

Mi scuso con tutti voi per questa specie di predica. Ho deciso di scrivervi perché dovremmo evitare che anche nella prossima legislatura, tra qualche settimana, il demone del moralismo immorale, sposato al silenzio di chi teme l’impopolarità, produca ulteriori distorsioni e più profonde paralisi.

giovedì 22 febbraio 2018

INSEGNARE A PESCARE NON VALE PIU'. MEGLIO REGALARE PESCI

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La povertà è una cosa brutta, mortificante e anche pericolosa.  In Italia le rivoluzioni, o tentativi di, risalgono ad epoche dove i poveri erano tanti, come nel primo dopo guerra (accadde anche in Germania e arrivò il nazismo).
Sicuramente il modo migliore per combatterla è il lavoro, che, last but not least, contribuisce anche a completare il senso dell'esistenza (c'è anche gente che ha timore della pensione per paura di non saper riempire il vuoto) , ma la disoccupazione è problema che si è molto aggravato negli ultimi anni, anche nella "ricca" Europa, e l'Italia è tra i paesi più colpiti, pur essendo ancora - almeno così si legge - la terza economia del continente e la seconda manifatturiera, dietro la solita Germania. 
Colpa della crisi, della globalizzazione, della digitalizzazione e dei robot : c'è sempre meno bisogno del lavoro dell'uomo, soprattutto nei settori medi ( dove ci sono i pc) e industriali (i robot). 
Naturalmente c'è anche l'impigrimento delle società benestanti (ne ha scritto, bene come suo solito, Luca Ricolfi) , giovani che non s'impegnano per una preparazione adeguata e grandi che non sono duttili a ricollocarsi. Resta che non è facile.
A questo punto abbiamo aggiunto una nuova voce al nostro già gravatissimo welfare : il reddito che chiamo "integrativo" per racchiudere in questa voce le proposte varie applicate e/o ipotizzate.
Abbiamo infatti il reddito inclusivo, quello di cittadinanza, quello di dignità...
Non sono proprio la stessa cosa, ma il principio ispiratore è quello di dare soldi a chi non guadagna nulla o non sufficientemente. 
Naturalmente i costi non sono piccoli, ancorché variabili a seconda del sistema adottato, e le forze politiche non sembrano avere le idee troppo chiare su dove andare a reperire queste ulteriori risorse. 
Allo stesso tempo, mi sembra che si faccia sempre più strada l'idea che forse il vecchio concetto che sia più importante insegnare a pescare che regalare pesci sia ormai superato.
A spanne, non mi sembra un progresso, ma questo mi pare che sia. 


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I PARAMETRI DI POVERTÀ: 
SEI DENTRO O FUORI?

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di DOMENICO AFFINITO 

Il numero dei Paesi poveri, secondo le Nazioni Unite, è raddoppiato negli ultimi 40 anni, e la distribuzione della ricchezza è sempre più iniqua. Secondo Eurostat l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di poveri, e quello con il maggior numero di persone a rischio di povertà. L’Istat li ha quantificati in 4 milioni e 742.000, ovvero un milione e 600mila famiglie non hanno mezzi di sostentamento.


Il numero dei Paesi poveri, secondo le Nazioni Unite, è raddoppiato negli ultimi 40 anni, e la distribuzione della ricchezza è sempre più iniqua. Secondo Eurostat l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di poveri, e quello con il maggior numero di persone a rischio di povertà. L’Istat li ha quantificati in 4 milioni e 742.000, ovvero un milione e 600mila famiglie non hanno mezzi di sostentamento.

La misura adottata dal Governo si chiama Reddito di Inclusione, e da Gennaio possono accedere i poveri italiani, ma anche gli stranieri con permesso soggiorno residenti da almeno due anni. Per ottenerlo nella famiglia ci deve essere almeno un minore, un disabile, una donna incinta o un ultra 55enne senza lavoro. Dura 18 mesi ed è compatibile con una forma di lavoro, ma non con altre misure di assistenza, come l’indennità di disoccupazione. Per non perderlo si deve seguire in percorso di reinserimento nel mondo del lavoro. Dopo 18 mesi, ci sono 6 mesi di stop, e poi lo si può chiedere per altri 12 mesi.
Il costo per lo Stato nel 2018 è di 2,55 miliardi di euro, e salirà a 2,75 nel 2019.


Il punto caldo della campagna elettorale
Il sostegno economico a chi non ha lavoro è uno dei temi caldi della campagna elettorale. Ecco le proposte delle coalizioni in campo:


PD
Nel suo programma il Partito democratico propone di raddoppiare le risorse per il Reddito di inclusione. Non sono però specificate le coperture dei 4/5 miliardi di euro che sarebbero necessari.

CENTRODESTRA (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia)
Nel programma non si leggono solo promesse generiche: «Azzeramento della povertà assoluta con un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza, allo scopo di ridare loro dignità economica». Non sono specificate coperture, né vi è una quantificazione economica. Silvio Berlusconi in alcune interviste ha parlato di «reddito di dignità», un sostegno economico di mille euro, ma non è chiaro se si riferisce ai pensionati sotto questa soglia o a quei 4 milioni 750mia italiani in condizione di povertà assoluta. La misura non compare nel programma elettorale di Forza Italia, non ha coperture specifiche ed è difficilmente quantificabile.

MOVIMENTO 5 STELLE
La proposta del M5S si chiama «reddito di cittadinanza», formulata in maniera dettagliata con un disegno di legge (il 1148 nel 2013). Prevede che per tutti i cittadini italiani, europei e gli stranieri provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi di reciprocità sulla previdenza sociale, un reddito sulla base dell’indicatore di povertà dell’Unione europea.
Il M5S propone che lo Stato contribuisca a versare alla persona, o alla famiglia, la cifra che manca per raggiungere la cifra minima considerata necessaria per sopravvivere. Non c’è un limite di tempo, ma ci sono regole per non perderlo: iscriversi ai centri per l’impiego, seguire percorsi formativi per il reinserimento nel mondo del lavoro, non rifiutare più di tre proposte di lavoro e non recedere da un contratto senza giusta causa due volte in un anno.
Quanto costa allo Stato il Reddito di Cittadinanza? Secondo i calcoli dell’Istat la proposta del Movimento 5 Stelle peserebbe 14,9 miliardi di euro per un totale di 8 milioni e mezzo di persone, a cui il partito di Grillo aggiungerebbe altri 2,1 miliardi per rafforzare le politiche attive del lavoro per un totale di 17 miliardi di euro. Anche in questo caso, però, le cifre rischiano di essere «ballerine». Secondo l’Inps il costo sarebbe maggiore.
L’ipotesi di copertura considera tagli alla spesa e nuove entrate per un totale di quasi 20 miliardi di euro. Tagli che sono tutti da verificare ed entrare che rischiano, in alcuni casi, di ribaltarsi nuovamente sui cittadini sotto forma di aumenti.

LE COPERTURE DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Le altre proposte
Anche il terzo settore ha voluto dire la sua. L’Alleanza contro la povertà (un cartello di associazioni, sindacati ed enti locali coordinato dalla Caritas) propone di raddoppiare il Reddito d’inclusione: 7 miliardi di euro all’anno, ed include tutti i poveri assoluti italiani o stranieri residenti da almeno tre anni. La cifra che verrebbe erogata è la differenza tra la soglia di povertà e il proprio reddito disponibile.


Come si affronta la povertà in Europa
Nell’Unione Europea una forma di reddito di base è prevista da tutti gli stati, tranne la Grecia.

FRANCIA
Ci sono dieci tipologie di reddito base, compresa l’indennità per richiedenti asilo. Alla fine del 2014 i beneficiari erano 4 milioni 130mila. La fetta maggiore, 1 milione 900mila persone, aveva accesso alla Rsa (la Revenu de Solidarité Active). Ne hanno diritto i residenti da più di 5 anni e con almeno 25 anni si età o chi è più giovane se ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro alle spalle. Non è limitato nel tempo, ma il beneficiario deve dimostrare di cercare attivamente un’occupazione, partecipare a programmi di formazione.

SPAGNA
Prevede due tipologie di reddito minimo: nazionale e regionale, che varia a seconda della regione. A livello nazionale è prevista una prima misura di 291 euro all’anno per tutti i casi di non occupazione o difficoltà sociale: nel 2015 ha riguardato un milione di famiglie. Altre tre misure nazionali dedicate a chi non ha il diritto al sussidio di disoccupazione. Non sono misure cumulabili, ma si può accedere a tutte e tre in periodi diversi.

GERMANIA
Il sostegno viene concesso a tutti i cittadini tedeschi che non hanno mezzi di sostentamento. Per poterlo richiedere bisogna non essere uno studente (per questi c’è il sussidio del Bafög), essere abile al lavoro, impegnarsi nella ricerca di un lavoro (il report è mensile), non avere beni e non avere oltre 2.000 sul conto. La copertura può durare fino a quando non si è trovato un lavoro. Gli stranieri hanno diritto a un massimo di 6 mesi, se hanno lavorato almeno 6 mesi. Nel 2017 ne hanno usufruito 4.364.311 cittadini.
  

Considerazioni

Il 24 ottobre 2017 il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione Ue di introdurre regimi di reddito minimo adeguati, garantendo anche l’alloggio, l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Secondo il Parlamento, che ha bocciato il Reddito di inclusione italiano definendolo insufficiente, i Paesi membri dovrebbero fissare una cifra minima di almeno 6/10 del reddito minimo.

È chiaro che questa misura è sostenibile dentro ad un piano di crescita economica, dell’occupazione e di contrasto all’evasione fiscale. Per ora, questo piano complessivo, indispensabile alla tenuta del sistema, nessun partito lo ha proposto. Qualunque misura alla fine si adotti – e andrà adottata – rischia di scaricarsi ancora una volta sul debito pubblico.

giovedì 11 gennaio 2018

DENEUVE E FEMMINISTE CONTRO

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Tra i tanti attori importanti investiti dallo scandalo "molestie", ce ne sono due che sfido chiunque a non apprezzare come talenti del grande schermo : Kevin Spacey e Dustin Hoffmann. 
Il secondo poi ha pure una certa egida liberal...  Aspetto notizie su Al Pacino, De Niro e , perché no, Robert Redford. 
Non penso bene di denunce fatte a distanza di lustri e decenni  e  ho letto con adesione convinta  la lettera aperta inviata - poco prima di morire - da quella donna spregiudicata e sincera che era Marira Ripa di Meana : La davamo anche al gatto... Dovete leggerla (https://ultimocamerlengo.blogspot.com/2017/10/marina-ripa-di-meana-eravamo-pronte.html  ).
Ho anche più volte narrato l'aneddoto personale di un carissimo amico, scomparso purtroppo a soli 28 anni in un incidente con la moto, bellissimo e brillante giovanotto che, così commentò l'avvento del must "no vuol dire no" : "vabbè va, allora facciamoci un bel nodo !". 
Vi assicuro che NON era un molestatore, forse semmai qualche volta è stato molestato ( moro, capelli mossi, quasi ricci, alto, fisico perfetto..., al funerale vi giuro che ho visto singhiozzare disperate una dozzina di ragazze e almeno 4 erano sicure di piangere il proprio fidanzato...).
Però mi spiegava che corteggiare significa anche insistere, ché alle donne piace l'uomo cacciatore (diverse donne me lo hanno confermato, dal canto loro, rimproverandomi anzi che io non lo fossi...), che non si arrende, che dimostra, insistendo, che ci tiene, che sei importante. 
E anche nell'intimità, le schermaglie per le quali dal bacio e le prime carezze si passa oltre, forzando con calda crescente intensità le apparenti resistenze, i no sussurrati ( "è ancora presto"), facevano parte di un rito ben conosciuto da entrambi. 
Ho sempre pensato che con un minimo di intelligenza sia facile da capire quando appunto si è nel gioco delle parti e quando invece quel no è "NO" sul serio. 
Però  non tutti sono intelligenti, anche quel minimo, e allora le cose si complicano.
Intanto, quanti ancora fanno veramente la corte ?  Quanti ragazzi o uomini "perdono tempo", sapendo che per una che "se la tira" , 10 sono pronte senza tante storie ?  Vabbè ma c'è l'amore no ? Quella che è "speciale"... E' speciale quella che ti piace e ti dice sì.  L'offerta è talmente ampia che non si vede il motivo di metabilizzare i colpi all'autostima - di questi tempi non granitica - inferti da un 2 di picche. 
Quindi corteggiatori romantici, pochi, manco fossero Panda. 
Ci sono quelli che ci provano in modo spiccio, con approcci verbali arrembanti, quando non addirittura con carezze non esattamente galanti.
Ebbene, anche quelli vanno capiti, pare di leggere nella lettera che Catherine Deneuve, e un centinaio di colleghe diversamente famose, pubblica su Le Monde in cui difende il diritto dell'uomo di "provarci". 
Ok, ma qualche paletto ? E già perché così come la leggo non mi convince nemmeno la fascinosa Deneuve. 
«Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista» ... Se la traduzione è corretta, non sono d'accordo. Lasciando perdere il machismo, l'ostinazione non mi suona bene. Si può provare ad insistere, ma lo si deve fare con garbo, savoir faire, per rimanere in Francia. 
Questo naturalmente non significa condividere la demonizzazione femminista, donne per lo più esaltate, talebane, e oggi direi anche piuttosto arcaiche. 
Insomma, un'aristotelica via di mezzo ci starebbe bene, ricordando sempre un'altra pillola di saggezza femminile :
MA quand'è che un approccio é molesto ? Quando colui che te lo fa non ti piace (Claudia Koll). 


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Molestie sessuali, Deneuve: “Stop alla caccia alle streghe, provarci è un diritto dell’uomo”

Lettera aperta su Le Monde di cento artiste e intellettuali. L’ira delle femministe: fanno apologia dello stupro



L’ondata di denunce contro le molestie sessuali seguita allo scandalo di Harvey Weinstein ha suscitato la contro-reazione di un centinaio di donne francesi, tra cui Catherine Deneuve, che si sono schierate contro questo nuovo «puritanesimo». La famosa attrice, insieme a scrittrici, artiste e accademiche, ha aderito alla lettera aperta, pubblicata da Le Monde, nella quale si condanna la «caccia alle streghe» che è seguita allo scandalo a Hollywood e che minaccia la libertà sessuale.
  
«Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista», si legge. 
  
Per le firmatarie, pur lodando «una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare in ambito professionale», «questa liberazione della parola è diventata oggi il suo contrario: intimidiamo le persone affinché parlino “correttamente”, mettiamo a tacere chi non si allinea e quelle donne che rifiutano di conformarsi sono considerate traditrici e complici».
  
«Gli uomini - aggiungono - sono stati puniti sommariamente, costretti alle dimissioni quando tutto quello che hanno fatto è stato toccare il ginocchio di qualcuna o cercare di rubare un bacio, parlato di argomenti intimi durante cene di lavoro o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a donne per la quale l’attrazione non era reciproca».
  

La tribuna su Le Monde ha fatto infuriare le femministe francesi, che hanno replicato a Deneuve & C. con parole durissime. A capeggiare la rivolta è la militante Caroline De Haas, che ha raccolto una trentina di firme. Intervistata da France Info, ha detto fra l’altro: «Le firmatarie della tribuna su Le Monde sono per la maggior parte delle recidive in materia di difesa di pedocriminali o di apologia dello stupro». «Questa tribuna - si legge nel testo delle femministe - sembra un po’ quel collega fastidioso, quello zio noioso che non capiscono quello che sta succedendo. Appena si fa un passo avanti nell’eguaglianza, anche se di mezzo millimetro, delle anime pure ci mettono subito in guardia sul fatto che rischiamo di cadere nell’eccesso. Ma nell’eccesso ci siamo in pieno, in Francia ogni giorno centinaia di migliaia di donne sono vittime di molestie, decine di migliaia di violenze, centinaia di stupri». Insomma, «i maiali e i loro alleati/e si preoccupano - concludono le femministe - e fanno bene. Il loro vecchio mondo sta per scomparire. Lentamente, troppo lentamente, ma inesorabilmente. Qualche reminiscenza polverosa non cambierà niente, anche se pubblicata su Le Monde».

giovedì 28 dicembre 2017

ITALIA SECONDO ISTAT : UN PAESE DA NUMERI "NOIOSI"

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Bè, un po noiosa stavolta la lettura dei numeri ISTAT di fine anno. Nessuna novità sostanziale, verrebbe da dire, e nemmeno la tanto vituperata denatalità sembra incidere sul numero degli italiani circolanti. Oddio, cambia l'età.  Quando io andavo alle elementari, il mio sussidiario mi informava che in Italia eravamo 54 milioni e passa. Non pochi, per la superficie della penisola, lunga ma strettina.  Ebbene, dopo 40 anni quelli siamo, pure un po' di più. Il totale infatti è di 60 milioni, ma ci si arriva con il contributo, relativamente apprezzato, degli stranieri, per cui i peninsulari quelli sono : 55 milioni.  Che è cambiato ? L'età !  I bambini nascono di meno (ma quasi 500.000 bimbi non sono poi così pochi) e i vecchi non muoiono, e così il saldo è sì negativo ma di poco. 
Siamo un popolo di vecchi..., e un pochino forse si vede. 
L'aspettativa di vita si allunga, ma, as usual, più per le donne. Noi maschietti forse arriviamo a 80, mentre le donne sgambettano più o meno arzille verso gli 85. Buono comunque, se non fosse che bisogna vedere COME ci si arriva E sì perché l'allungamento della vita non è dovuto ad una condotta o un ambiente più salubri (anzi...), ma alla tanto detestata chimica farmaceutica. Sono le pasticche, contro tutto - diabete, colesterolo, cardiopatie e su per li rami - , a tenerci di più in vita, e se sicuramente l'età anziana è migliorata anche nella qualità, non direi la vecchiaia tout court, con un esercito crescente di badanti e il sold out delle cliniche e delle case di cura per i nostri vecchi, cui non riusciamo a stare dietro. 
Naturalmente si consolidano le differenze tra nord e sud, sia per la salute che per il reddito (le due cose camminano spesso insieme). 
Non mi colpisce l'aumento delle separazioni e dei divorzi, ché  questo da tempo è uno dei pochi campi in cui siamo  veramente europei ( da tempo i soliti paesi di riferimento, Germania, Francia e GB hanno raggiunto percentuali del 50%, noi siamo dietro, attorno al 30, ma ci impegnamo !) , mentre mi colpisce di più il numero registrato dei single : un terzo circa della popolazione...
Tanto, in effetti, considerato che l'essere umano non è predisposto a stare da solo, e questo è naturale, e la solitudine è in genere motivo di panico che porta anche a scelte sciagurate "pur di".
Nonostante ciò, sembra che alla fine un terzo scelga, accetti o si rassegni a stare da solo. Insomma, "male accompagnato" comincia a fare più paura, e potrebbe non essere un male.
Ah, diminuiscono i reati più gravi (omicidi, rapine, pare anche le violenze sessuali, ma magari le denunce arriveranno tra 20 anni, come di moda ultimamente per quelli dello spettacolo), però caspita, 500.000 fascicoli aperti ogni anno non sono affatto pochi.
Per fortuna ( ironia da fine anno) tornano a riempirsi le carceri (non solo di colpevoli, molti sono ancora imputati), cosa che piace sempre ai più. 
Nulla di nuovo, tutto sommato. 



LaStampa.it

 Italia tra i Paesi più vecchi al mondo: in aumento i single e il costo della vita nelle grandi città
L’annuario 2017 dell'Istat fotografa come cambia il paese: : nati 12mila bambini in meno rispetto al 2016
 
Vivere nelle grandi città costa alle famiglie quasi 500 euro al mese di più, secondo i dati dell’Annuario dell’Istat 2017. Famiglie italiane che in un caso su tre sono composte da una sola persona, mentre il numero medio dei componenti scende a 2,4. E in vista del prossimo voto si apprende che c’è meno voglia di politica, il 24% non si informa, il 32 non ne parla mai. Intanto continua il calo delle nascite, anche se torna ad aumentare la speranza di vita, mentre il 2015 vede un calo del numero delle imprese ma un aumento degli occupati. Cala anche il numero delle pensioni, ma la relativa spesa sale. E sul fronte salute resta ancora il divario fra Nord e Sud.  

Italia tra i più vecchi al mondo  
L’Italia resta uno dei Paesi più vecchi al mondo. Continua il calo delle nascite, ma torna ad aumentare la speranza di vita. È quanto emerge dal rapporto Istat 2017. 
Nel 2016 si sono riempite 473.438 culle, 12.342 in meno rispetto all’anno precedente. E il calo delle nascite continua a essere affiancato dalla posticipazione dell’evento: le gravidanze avvengono, infatti, in età sempre più avanzata. A livello internazionale il nostro Paese si trova al sesto posto per fecondità più bassa nella classifica europea: all’ultimo posto c’è il Portogallo con 1,31 figli in media, mentre la Francia, con 1,96 figli in media per donna, è il Paese più prolifico. 

Cala il numero dei decessi  
Nello stesso anno il numero dei decessi, invece, cala rispetto al picco dell’anno precedente e raggiunge le 615.261 unità (32.310 morti in meno rispetto all’anno precedente). La speranza di vita alla nascita (vita media), dopo una battuta d’arresto, riprende a crescere e passa da 80,1 a 80,6 anni per gli uomini e da 84,6 a 85,1 per le donne. Il Nord-Est è l’area geografica con la speranza di vita più alta anche nel 2016 mentre il Mezzogiorno è caratterizzato da una vita media più bassa. L’Italia resta uno dei paesi più vecchi al mondo, con 165,3 persone con 65 anni e più ogni cento con meno di 15 anni.  

In aumento i single  
Aumentano le famiglie composte da una sola persona (da 20,5 a 31,6%) e si riducono quelle di cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%). Nel volgere di vent’anni, spiega l’Istituto di statistica, il numero medio di componenti in famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016).  

In aumento matrimoni e divorzi  
Aumentano i matrimoni ma ancora di più i divorzi. Nel 2015 i matrimoni riprendono a crescere passando dai 189.765 dell’anno precedente a 194.377. È nelle isole che ci si posa di più e il rito che gli sposi scelgono principalmente è sempre - seppure in costante calo - quello religioso che nel 2015 ha caratterizzato il 54,7% delle nozze. A livello internazionale l’Italia risulta comunque essere sempre uno dei paesi con la nuzialità più bassa: soltanto Portogallo e Slovenia hanno un quoziente inferiore. Sul fronte delle separazioni si passa dalle 89.303 del 2014 a 91.706 del 2015 mentre per i divorzi l’aumento è decisamente più marcato: da 52.355 salgono a 82.469, un’impennata dovuta soprattutto all’entrata in vigore a metà 2015 del “divorzio breve”.  

Popolazione in calo  
Al 31 dicembre 2016, la popolazione residente in Italia era pari a 60.589.445 unità (29.445.741 maschi e 31.143.704 femmine), oltre 76 mila unità in meno rispetto all’inizio dell’anno. A livello territoriale il Sud e le Isole sono la ripartizione con il maggiore decremento annuo (-0,3 per cento); come nell’anno precedente il maggior numero di residenti, il 26,6 per cento del totale, si trova al Nord-ovest (16.103.882 unità). 

Stranieri  
Al 1° gennaio 2017 la popolazione straniera residente era pari a 5.047.028 unità, l’8,3 per cento del totale dei residenti, più 0,4%. Anche la distribuzione in base all’area di provenienza ricalca quella dell’anno precedente: la maggior parte dei cittadini stranieri residenti in Italia è dell’Ue (30,5 per cento della popolazione straniera residente); seguono quelli dell’Europa centro-orientale (21,0 per cento) e dell’Africa settentrionale (12,9 per cento). È solo nel Nord-est che la percentuale più elevata di cittadini stranieri (il 28,6 per cento) proviene dall’Europa centro-orientale. 

In Italia 4,7 milioni di poveri  
Nel 2016, le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1,6 milioni, per un totale di 4,7 milioni di individui poveri (il 7,9% dell’intera popolazione). Le famiglie che vedono peggiorare le loro condizioni rispetto all’anno precedente sono quelle numerose, soprattutto coppie con tre o più figli minori (da 18,3% del 2015 a 26,8% del 2016). L’incidenza di povertà assoluta è più elevata fra i minori (12,5%) e raggiunge il suo minimo fra le persone di 65 anni e più (3,8%). Lo rileva Istat nell’Annuario statistico. 

Salute, resta il divario tra Nord e Sud  
Resistono le differenze della rete d’offerta ospedaliera a seconda delle regioni: i posti letto ordinari per mille abitanti sono rimasti superiori al Nord rispetto al Mezzogiorno negli otto anni che vanno dal 2007 al 2015. Nel periodo 2013-2015 il numero di medici di base è leggermente calato (-1,2%), pressoché stabile il numero di pediatri (-0,5%). Nello stesso periodo è cresciuto il numero di posti letto nelle strutture di assistenza residenziale (4,4% in più dal 2013 al 2015) mentre si sono ridotti i posti letto ospedalieri, soprattutto quelli in “regime per acuti”. 

Italiani e sport : donne più sedentarie  
Il 25,1 per cento degli italiani afferma di praticare nel tempo libero uno o più sport.  
La quota di sedentari, cioè di coloro che non svolgono nè uno sport nè un’attività fisica nel tempo libero, è pari al 39,2 per cento; più sedentarie le donne rispetto agli uomini, il 43,4 per cento delle donne dichiara di non svolgere alcuna attività fisica rispetto al 34,8 per cento degli uomini. 

In calo omicidi e furti ma crescono le truffe  
Calano i delitti in Italia, soprattutto omicidi, furti e rapine, ma aumentano le estorsioni e le truffe via internet. In particolare, dice l’Istat, i delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria nel 2015 sono stati 2.687.249 e sono state 564mila le persone denunciate nei confronti delle quali è stata avviata l’azione penale (di queste il 24% è straniero e il 3,4% minorenne). In particolare, “risultano in diminuzione i delitti contro la persona: gli omicidi volontari consumati (-1,3 per cento) e, al loro interno, quelli di tipo mafioso, che costituiscono attualmente il 9,2 per cento del totale (quota più che dimezzata rispetto al 2004, quando era il 19,3 per cento), gli omicidi volontari tentati (-3,8 per cento), le violenze sessuali (-6,0) e le lesioni dolose (-3,2 per cento). Sono invece in netto aumento, sottolinea ancora l’Istituto, sia le estorsioni, con un +19.7% rispetto al 2014 (una crescita che arriva al 60% se si considera l’ultimo quinquennio), le truffe e le frodi informatiche, che fanno registrare un +8,8%. 

Carceri, detenuti in aumento  

I detenuti presenti nelle carceri alla fine del 2016 risultavano essere 54.653, in aumento rispetto al 2015 (+4,8 per cento). Dopo un deciso calo (-23,2 per cento nel periodo 2010-2015) delle presenze in carcere, anche a seguito di una serie di misure normative, poste in atto allo scopo di ridurre il ricorso alla detenzione in carcere, si nota dunque un segno di ripresa da monitorare attentamente. L’Istat rileva che l’indice di affollamento delle carceri in Italia sale a 108,8 alla fine del 2016 (era 105,2, oltre tre punti percentuali in meno, l’anno precedente). 

lunedì 18 dicembre 2017

150.000 LEGGI ? ABBASTANZA PER UNA "CORRUPTISSIMA RE PUBLICA"

Risultati immagini per troppe leggi in italia

O alla Stampa hanno problemi di spazio, oppure la rubrica di Mattia Feltri non ha molto successo, perché da quotidiana qual era , con pausa la sola domenica, sta diventando saltuaria.
La ragione potrebbe in questo ultimo caso che l'autore, rispetto al suo predecessore, il non rimpianto amico di Fazio, Gramellini, passato al Corsera, è meno garbato nella polemica, più urticante.
E poi, non ha gli amici giusti, non va in televisione e manco è di sinistra ( nemmeno di destra..., e detesta i grillini !) . 
Insomma, poco popolare per una rubrica giornaliera. 
Peccato, perché a me piace abbastanza, ancorché non condivida tutte le sue idee (e ci mancherebbe !).
Per esempio non sono con lui sullo Ius Soli, che mi pare di capire il giornalista vorrebbe all'americana : sei nato in Italia, allora sei italiano. Troppo. 
Di Feltri invece mi piacciono le posizioni sulla giustizia, essendo lui un solido garantista. 
E' anche un fiero avversario della burocrazia, nelle sue forme dolose (mala fede dei vari commis di stato) o colpose (negligenza, pigrizia, stupidità). 
Di conseguenza, non poteva anche lui non rilevare la mostruosità italica delle decine e decina di migliaia di leggi che azzannano la vita dei sudditi (che fintamente vengono definiti "cittadini"). 
150.000 tuona Feltri, e il numero fa impallidire. Ma no, osservano quelli che minimizzano sempre, sono la metà...
A parte che non è vero, ma anche fossero 75.000 vi sembrano poche ? In Gran Bretagna ne contano 3000, in Germania meno di 6000 e i cugini francesi, più noiosi e pedanti rispetto ai nordici, 7000. Noi più di 10 volte tanto !!
Ora, signori miei, spiegatemi : come si fa a obbedire a una siffatta orda di norme ? Come non incappare, anche solo per mera incoscienza, in un cassetto della legge ? Infatti è previsto, e si aggiunge subito che "la legge non ammette ignoranza". Ma l'anima di chi v'è muorto !!!
 Senza vergogna vengono partorite leggi come quella che Feltri descrive, sul pane...
Gli aforismi contro questa mania di legiferare, che da noi ha toccato livelli da incubo diurno, si sprecano nei secoli.
Feltri cita Tacito, che spiegava nei suoi Annales come Corruptissima re publica plurimae leges  : moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto.
Ma ce ne sono infinite altre : 

Dove troverai le leggi più numerose, lì troverai anche le più grandi ingiustizie.
(Re Agesilao II)
In fuga dalle leggi della giungla, si è imbattuto nella giungla delle leggi.
(Nicolae Petrescu Redi)
Ci sono dei casi in cui la giustizia e la legge sono dei cugini così lontani che neanche si parlano.
(Elis Râpeanu) 
Una proliferazione di nuove leggi crea una proliferazione di nuove scappatoie.
(Arthur Bloch)

Se esistono diecimila norme si distrugge ogni rispetto per la legge
(Winston Churchill)
L'ultima la condivido ancora più delle altre, pure giuste. 

Non sono invece d'accordo sulla chiosa di Feltri - il "Nostro" questo vizio cerchiobottista un po' ce l'ha..." che sostiene come questo assurdo florilegio nasca dalla disperazione dello Stato per la natura umana. Si fanno troppe leggi perché l'uomo, per sua natura, tende a sfuggirle. 
Non contesto il pessimismo sulla natura umana, per carità, ma non credo proprio che lo Stato sia innocente per questo e soprattutto trovo che la soluzione - soffocare gli individui di norme - sia peggiore del male, rendendoci schiavi.
Le leggi, per essere rispettate, devono essere poche, senza la pretesa di regolare ogni istante e ogni fiato dell'esistenza umana. 



  Fesso chi Legge


di MATTIA FELTRI
Risultati immagini per troppe leggi in italia

L’ultimo disegno di legge depositato, il settemilanovecentoventiduesimo (7922°) di questa legislatura, è in materia di produzione e vendita del pane. In sedici articoli e 17.695 caratteri (più di dodici volte la lunghezza di questa rubrica) si stabiliscono le differenze fra pane, pane fresco, pane di giornata, pane di pasta madre, pane parzialmente cotto, pane surgelato e poi si definisce il lievito («un organismo unicellulare, tassonomicamente appartenente, non limitatamente, alla specie Saccharomyces cerevisiae...») e lo si distingue fra lievito fresco, compatto, liquido, secco e così via. È severamente vietato fare una cosa o quell’altra, non abbiamo ben capito. Ogni giorno - diceva un’inchiesta del Sole24Ore di un paio d’anni fa - vengono prodotte ventuno pagine di nuove leggi. Soltanto quelle del 2014 impegnavano 14.2 milioni di caratteri (oltre il quadruplo di Guerra e Pace). 
  

A oggi non sappiamo quante leggi regolino la nostra vita, 150 o 160 mila. Eppure mattina e sera c’è qualche illuminato che propone un’altra legge, un’altra aggravante, una variante, un’aggiunta, un regolamento più stringente, più capillare, immemore che un paio di millenni fa un uomo saggio disse che è caratteristico dello Stato molto corrotto produrre un eccesso di leggi. 
Ma se già state armandovi contro la casta maledetta, sappiate che parecchi secoli dopo un uomo altrettanto saggio disse che ogni legge nasce dalla disperazione per la natura umana. Noi ci siamo arresi allo Stato perché lo Stato si è arreso a noi