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mercoledì 24 gennaio 2018

SPERIAMO SIA COLPEVOLE


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In questi casi penso sempre la stessa cosa : speriamo che sia (fosse in questo caso) colpevole. 
E' insopportabile, almeno per quelli come me cui espressioni come "buttate via la chiave",  "dateceli a noi" , ma anche il giuridico "fine pena mai", danno l'orticaria, il pensiero che un innocente sconti una pena ingiusta. 
In questo caso, il padre di Cassino, accusato di aver usato violenza alla figlia 14enne (e forse prima a quella più grande), la pena se l'è inflitta da solo, uccidendosi.
Vedi, era colpevole, se no non si ammazzava mica...
Probabile.
Ma non certo. E già perché a volte le persone semplicemente non reggono l'urto di accuse così infamanti. 
Certo , se la ragazzina ha inventato o anche solo malinteso delle attenzioni espansive del padre, non vorrei essere nei suoi panni.
Oddio, non ci vorrei essere comunque, perché comunque quella che gli tocca è una tragedia non dimenticabile. 
Resta insopportabile il modo in cui queste cose vengono trattate, dai media, dal pubblico ma anche dagli inquirenti (problema vecchio). 
Lo sottolinea, come sempre in questi casi, Mattia Feltri.
Parole nel deserto, ma leggerle male non può fare.
Al limite resta inutile. 






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 L’Isola degli ignoti

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MATTIA FELTRI

Sarebbe forse ora che ci ponessimo il problema. Noi dei giornali abbiamo scritto e voi avete letto della ragazzina di Cassino, una ragazzina di quattordici anni che in un tema di scuola ha raccontato delle molestie subite dal padre. Per non rendere la ragazzina riconoscibile, i giornali non ne hanno pubblicato il nome. In compenso ne hanno pubblicato l’età, hanno informato che il padre è un agente di polizia penitenziaria, che la ragazzina ha quattro sorelle, la maggiore delle quali, ventottenne, passò dal suo stesso incubo. 
  

Ora, chiunque abiti a Cassino, che fa trentaseimila abitanti, ha capito perfettamente di chi si sta parlando. Era tutto così squadernato, così lampante che ieri mattina il padre ha preso uno spago e si è impiccato. E siccome niente basta mai, la notizia della morte è arrivata in quella che fu casa sua attraverso i siti Internet: hanno aperto e hanno visto. «Sono cinque donne sotto choc», ha detto l’avvocato, «si stanno adoperando per un funerale dignitoso, è una situazione surreale».
Poi ha parlato anche la mamma della ragazzina.
«Nemmeno si sapeva se era vero», ha detto. Sei semplici parole che dovrebbero essere il fondamento di una civiltà meno incancrenita della nostra. 


Non tutto è intrattenimento, non tutto quello che passa dalle nostre strade o dai nostri tribunali ci appartiene, sono le vite degli altri, e in certi casi, in certi momenti, andrebbero custodite con particolare cura. Quella era la storia difficile di una ragazzina e della sua famiglia, non era l’Isola dei famosi.

sabato 28 ottobre 2017

QUELLI CHE SI SIEDONO DALLA PARTE DEL TORTO

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L'amico Mauro Anetrini, ormai noto ai lettori del Camerlengo, interviene in un complesso dibattito apertosi sulla relazione del Professore Massimo Donini al congresso dell'Associazione degli accademici penalisti, e scrive un suo post che, lusingandomi, mi sottopone, chiedendomi un commento. 
Io l'ho letto, più volte, non riuscendo a superare le due sensazioni provate fin dalla prima lettura : suggestione, grande, e incerta comprensione.
Oddio, con Mauro non mi è del tutto infrequente, specie quando il "nostro" si dedica alla sua materia, il diritto ed il processo penale.
Sicuramente è colpa mia, ché quando i discorsi contengono  più elementi tecnici e meno "politici" mi perdo, non essendo quella la mia materia. Alcuni lettori equivocano e pensano, a causa dei tanti post scritti sul blog in questo campo, che io sia un avvocato penalista. Non è così, semplicemente ho fatto mie le battaglie sacrosante, ancorché spesso non vincenti, per il giusto processo e la difesa delle garanzie, cercando di dare voce e spazio a quanto apprendevo frequentando gli amici delle Camere Penali.
Ma quando il discorso si fa più "iniziatico" ( a volte, almeno a me sembra, più per un certo tipo di eloquio che per gli argomenti trattati), ecco che alzo le mani.
Vergognandomi un pochino, ho chiesto l'aiuto "da casa" e ho chiamato i miei "padrini" : Domenico Battista e Cataldo Intrieri.
"Scusate, ma mi aiutate a capire come si lega esattamente l'intervento di Donini con la chiosa di Mauro? ". In realtà, mi è parso di capire dai suggerimenti dei due, necessitava una conoscenza migliore dell'intervento generale e del problema di fondo affrontato :  la pretesa di obiettività scientifica del mondo accademico, il rischio di eccessiva astrazione e distacco dalla fangosa realtà della giustizia praticata rispetto a quella immaginata, la necessità di un minor distacco per accorciare la forbice.  A quel punto è ampio il mare che si apre all'osservatore : la trasformazione in atto nel processo e nel diritto sostanziale a causa dell'aumento delle fonti normative, con gli ordinamenti sovranazionali che si sovrappongono, con la produzione legislativa di fatto attuata dalla Cassazione a sezioni unite, fino all'ibrida commistione tra common law e rigoroso principio di legalità.
Roba complessa, sulla quale si affrontano - termine più aderente alla realtà del politicaly correct "confrontano" - magistrati ed avvocati, con gli accademici sullo sfondo, neutrali e abbastanza ignorati. 
Questi ultimi, ricorda appunto Donini, tengono molto alla loro neutralità, "scientifica", ma anche i magistrati, con una certa faccia di tolla, va detto, asseriscono che loro sono imparziali.
Gli avvocati questa sorta di purezza non possono rivendicarla, loro da sempre sono "parte". In realtà la rivoluzione dell'art. 111 della Costituzione svela la verità, e che quindi anche l'Accusa è una parte. Realtà mal digerita dalle toghe nobili, che comunque sottolineano come, ancorché possa essere vero, si tratta di una parte ben più autorevole, rappresentando lo "Stato" !!
E me cocomeri, verrebbe da rispondere, in modo anche più colorito.
Ad ogni modo ecco che si alza vigorosa e ferma la voce di Mauro Anetrini che questa parzialità non solo non la nega, ma la rivendica orgoglioso, elevando un "inno alla faziosità" che va letto per la sua onestà e carica di suggestione.
Leggendolo, e approvandolo, mi è tornata in mente la magnifica applicazione agli avvocati di una bellissima frase di Brecht, fatta da Cataldo Intrieri : "visto che tutti i posti erano occupati, ci sedemmo dalla parte del torto". 
Ecco, questi sono gli avvocati difensori, secondo l'immaginario comune : quelli che difendono "il torto". 
Ed è indispensabile che ci sia chi lo fa, visto che quelli che dovrebbero avere "ragione", non poche volte si sbagliano, e quelli che avevano torto erano innocenti. 

La lettura è difficile (per me lo è stata) ma preziosa.



L'inno alla faziosità.
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Uno degli studiosi più autorevoli di diritto penale, in limine del congresso dell'Associazione degli accademici penalisti, anticipa, da par suo, i temi dei quali vorrebbe – vorremmo – sentire parlare in quella solenne occasione.
Domenico Battista e Cataldo Intrieri hanno pubblicato in extenso l'intervento di Massimo Donini, alla cui lettura non posso che rinviare.
Di quello scritto – qui, tra noi – vorrei ricordare soltanto un passo, che definisce l'area di interesse degli studiosi, ma indica, anche, il terreno sul quale dovremmo da sempre muoverci noi.
Dopo avere effettuato una tanto rapida quanto efficace ricognizione sullo stato delle cose e sull'evoluzione degli istituti che regolano la materia, il Professore Donini dice:
“Nello stesso tempo, una associazione di studiosi non è il Csm, non è l’Anm, non è una corrente della magistratura, né riflette le posizioni e le “parti” rappresentate da organismi come le Camere penali o il Cnf. Il suo punto di vista non è declinato attraverso la tutela di interessi di qualche attore del processo. La sua visibilità peraltro – forse anche proprio per questo – è attualmente modestissima.”
Qualcuno potrebbe obiettare che, a conti fatti, la proposizione appena riportata enuncia una ovvietà. E' chiaro a tutti, del resto, che l'ambito di interesse del ricercatore scientifico si distingue dall'intervento giudiziario e dalle istanze difensive. E' così chiaro, anzi, da apparire addirittura scontato.
E, come tutte le cose scontate, è caduta nell'oblio.
I giuristi rivendicano neutralità; i magistrati perseguono efficienza e coerenza sistematica e, così facendo, surrogano il legislatore; noi, invece, siamo, anche scientificamente, faziosi. Noi dobbiamo essere faziosi, come si conviene a chi si colloca su una sponda del fiume e non assume il peso della decisione, ma la stimola.

Noi siamo faziosi, e lo siamo orgogliosamente, perchè difendiamo una posizione: quella che abbiamo scelto e dietro la quale c'è la persona i cui diritti sono a rischio.
Donini, nei passi finali del suo scritto, dice un'altra cosa, alla quale, da tempo, abbiamo cessato di prestare attenzione: il diritto penale si fa solo nelle aule di giustizia; fuori, si commettono i reati.
Noi non siamo come i colleghi civilisti che applicano il loro sapere nelle negoziazioni o nei contratti; noi abbiamo sempre un punto di riferimento, un destinatario, al quale sottoponiamo la nostra tesi e non possiamo che farlo all'interno di un giudizio.
Da anni – chi mi conosce lo sa bene – mi batto contro il feticcio della cultura della giurisdizione e sostengo la necessità dell'affermazione di una cultura della difesa.
Una cultura che ci proietta sulla scena politica, non come interlocutori, ma come guardiani che si oppongono a ciò che non piace, a ciò che non conviene e che chiedono più di quanto non possano ottenere.
Non c'è altro modo in cui concepisco me stesso: in un'aula di giustizia a proteggere i diritti di qualcuno.

La nostra nobiltà non sta nelle belle frasi di circostanza, ma è tutta qui.
Basta saperlo.

mercoledì 19 giugno 2013

QUANDO LO STALKER E' ROSA. DIFFIDATA AD AVVICINARSI ALL'EX, ACCUSATO DI STUPRO.


L'articolo riportato dal Corriere della Sera on line, e che trovate in basso, offre diversi spunti di riflessione.
La storia in sintesi è questa : due giovani di 30 anni si conoscono su FB, si vedono e decidono di frequentarsi, come si usa dire oggi (che è una sorta di stare insieme, senza ancora essere "fidanzati" ma appunto per decidere se è il caso di farlo. Diciamo un "periodo di prova", all inclusive...) , fanno anche una vacanza sul Mar Rosso e poi lui (stavolta, ma accade tranquillamente che sia "lei" ) decide che non è cosa.
Il problema è che queste frequentazioni iniziano sempre a parole in modo "democratico" e "aperto"..."dai, ci si piace, proviamo a uscire e vediamo come va", poi però non sempre l'atteggiamento free viene conservato quando è solo uno dei due che arriva alla conclusione che non è il caso di cambiare passo...
In questo caso però la mollata la prende TROPPO male e si trasforma in Stalker. Ne fa di tutti i colori fino alla falsa denuncia di stupro con tanto di gravidanza.
Lui a sua volta la denuncia per calunnia, e le indagini gli danno ragione. Il GIP le ha intimato alla donna di non avvicinarsi all'oggetto del desiderio (malato).. Immagino che, qualora non ottemperasse, scatterà la misura dei domiciliari.
Questa è la storia. Brevi riflessioni.
1) uno studio negli USA avrebbe dimostrato che le relazioni nate su internet funzionano meglio ( o meno peggio..) di quelle ordinarie. In realtà i numeri non sono tanto diversi, però in effetti c'è una leggera maggior durata dei matrimoni tra cybernauti, e in effetti questa cosa suscita un certo stupore. Ne parlammo in un post (    http://ultimocamerlengo.blogspot.it/2013/06/in-usa-spopolano-i-matrimoni-nati-on.html ).                        
Però, questa vicenda, dà ragione a coloro che invece esortano alla prudenza. Già le persone uno non finisce mai di conoscerle, in questo caso, in rete, si parte veramente al buio o quasi. Per carità, tutto è gestibile, ma insomma, andarci piano è meglio.
2) Gli omicidi sono maschili  ma la violenza è bisex. Anche su questo ci sono dei numeri ben precisi, e nello stalking le donne sono numerose tanto quanto i colleghi uomini.  ( per chi vuole, qualche numero lo trova qui : http://ultimocamerlengo.blogspot.it/2012/11/maschi-violentati-sembra-una.html
3) Le false denunce aumentano. E quindi i procedimenti per calunnia. Il Camerlengo ha già riportato diversi casi, contestando come questa condotta sia devastante per le vittime VERE. Accade per le donne e accade per i minori (in questo caso i numeri dei falsi sono addirittura impressionanti ma lì per fortuna c'è spesso un indizio rivelatore che può e DEVE mettere in guardia l'Autorità Giudiziaria : separazioni conflittuali, con contesa dei figli ). Ed è una tentazione in cui incorrono anche donne insospettabili. Una mio amico , proprio su FB, mi rivelò che la fidanzata iniziò ad accusarlo, di tanto in tanto, di farle del male, cosa assolutamente MAI accaduta ...Non ricordo bene la causa di questo comportamento, so che lui fu bravo a gestire la cosa, e alla fine la donna superò il disagio nervoso che evidentemente determinava questi corto circuiti, tanto che oggi i due sono sposati con una figlia. Ma non tutte le storie sono a lieto fine. Un cliente mi ha narrato di come, durante una discussione animata, la moglie ad un certo punto si affacciò alla finestra urlando che la stava picchiando (cosa non vera, e infatti poi non ci fu nessuna conseguenza del fatto, a parte che si stanno separando). Insomma, pare che si sia aperto nella mente femminile l'opzione "simula la violenza" che, ripeto, è drammatica a 360 gradi. Da una parte mette in mezzo gli innocenti, dall'altra danneggia , come non mi stancherò di ripetere,  le vere vittime che faranno più fatica ad essere credute.
Questo però purtroppo sta accadendo. Delle contromisure ci sarebbero : sezioni investigative specializzate, così come i magistrati, inquirenti e giudicanti, velocità di intervento, repressione adeguata (per gli stalker la diffida , il braccialetto di controllo, i domiciliari, in genere sono sufficienti ) e pubblicizzata di questi casi .
Demenziale qualche commento letto all'articolo, con cose del tipo " ma non vi è mai capitato di vivere quelle storie dove ci si lascia e ci si riprende di continuo con magari corna e controcorna?", oppure ""Così se faccio una telefonata di troppo..."  , "A chi non è mai capitato di essere un po' insistente con una ragazza?".
Ragazzi, per favore, siate seri. 


Corriere della Sera > roma

STALKING «ROSA»

Minacciato, pedinato e accusato di stupro

La magistratura ha stabilito che la calunniatrice non potrà avvicinarsi all'ex fidanzato

ROMA – Un giorno l'ha accusato di stupro, uno stupro in seguito al quale era rimasta incinta. La mail, inviata ai superiori dell'ex, è stata l'ultima angheria che Fabio (un nome di fantasia), 33 anni, ha subìto in ordine di tempo. Sfinito da un mese di sms intimidatori, appostamenti sotto casa, la macchina rovinata, il giovane si è rivolto ai carabinieri. E la magistratura ha vietato alla turbolenta ex di avvicinarsi all'amato.
RABBIA E GELOSIA - La storia fra Fabio e la stalker è nata, come spesso accade, su Facebook. È stata una relazione breve e tempestosa, poiché fin di primi giorni la futura vittima si è accorta che Laura (anche questo è un nome di fantasia), 32 anni, era una partner un po' sopra le righe: gelosissima, con scatti d'ira e perfino aggressioni fisiche. Così una breve vacanza sul mar Rosso, ad aprile scorso, è stata sufficiente a convincere Fabio dell'opportunità di troncare il rapporto. Un passo indietro opportuno, ma che ha avuto dalle conseguenze fatali.
IL CUORE SULLA PORTA - L'interruzione della relazione dopo appena un mese h determinato, per il 33enne, l'inizio dell'inferno. Telefonate 24 ore su 24; ogni giorno centinaia di sms, mail e messaggi via WhatsApp; minacce del tipo: «Te la faccio pagare», «Ti voglio morto»; appostamenti continui sotto l'abitazione. Una sera Fabio ha anche trovato un cuore inciso sulla porta di casa. Disperato, pur di far perdere le sue tracce si è trasferito dai genitori, ma Laura non si è arresa: la persecuzione è continuata come prima, con la conseguenza che ha coinvolto pure i familiari del 33enne. In uno di quei giorni la stalker ha quasi distrutto un'auto - carrozzeria completamente rigata, tergicristalli e specchietti divelti - credendo che fosse di Fabio, mentre era un veicolo dello stesso modello e colore di proprietà di un ignaro residente della zona, nel quadrante ovest della città.
LO STUPRO - Una mattina di maggio infine, giunto in ufficio, il 33enne ha scoperto che Laura l'aveva additato ai suoi superiori come il «mostro» che l'aveva violentata e messa incinta. Stremato da un mese di molestie, ma anche furibondo per la gravissima calunnia, il giovane ha chiesto aiuto ai carabinieri della compagnia di Trastevere, guidata dal maggiore Massimiliano Sole. Indagini e riscontri hanno permesso di inchiodare Laura alle sue responsabilità: il pm Eugenio Albamonte ha chiesto e ottenuto dal gip la misura cautelare del divieto di avvicinamento al 33enne, provvedimento che i militari hanno notificato alla stalker nella serata di martedì.

giovedì 18 aprile 2013

LA MAMMA PROCURATRICE SI SCOPRE ANTIFEMMINISTA PER DIFENDERE IL FIGLIO, ACCUSATO DI MOLESTIE



Mentre aspettiamo che finisca l'ennesima partita di calcio degli italiani, campo Montecitorio, mi è capitato di leggere un articolo che ho trovato interessante per la legge del contrappasso che richiama.
Una procuratrice di NY, accesa femminista, paladina dei diritti delle donne, sempre e comunque, alla fine si trova col figlio inguaiato da una "sorella" di genere, vale a dire da una femmina, che lo accusa di averla molestata. Di fronte al processo sommario cui vede sottoposto il pargolo, la procuratrice s'indigna e scopre che nei processi le donne sono tutelate "troppo".
Ecco, questo mi fa venire in mente una battuta di Sciascia che proponeva per i vincitori di concorso destinati a diventare giudici di passare un breve periodo di tempo in prigione. Non ricordo se una o due settimane. Riteneva che sarebbe stato propedeutico a capire alcune cose, e ad esercitare con giusta cautela il potere immenso che gli veniva consegnato : decidere della libertà di altri essere umani.
Fa sorridere, amaro però, la dichiarazione di un giudice del Tribunale di Milano che dice come quanto accaduto al figlio della procuratrice americana da noi non sarebbe possibile "perché nulla si fa alla spalle dell'imputato". Ma con che coraggio ? Io conosco gente che ha subito accuse di quel tipo e non avrebbe saputo nulla MAI, e questi accertamenti vengono fatti troppo spesso  esclusivamente al fine di avvalorare l'accusa. SE, "sfortunatamente", non emergono elementi sufficienti, e in questo campo ormai succede ben oltre il 50% delle volte citato nell'articolo, allora si rassegnano e archiviano. Ma esattamente come in America, ben poco spazio viene dato alla difesa. Si accerta solo l'accusa.
Detto questo, c'è da dire che la statistica scuote la foga degli inquirenti. Di fronte a migliaia di archiviazioni, è evidente che il "favor" nei confronti della mera parola della molestata vacilla (differente è se uno ha PROVE fisiche della violenza, ma non stiamo parlando di casi di questo genere).
Anzi, iniziano ad esserci i procedimenti di UFFICIO per calunnia nei confronti delle denuncianti.
E questa sì è una bella notizia.
Chi legge il Camerlengo sa che non abbiamo nessuna indulgenza per gli uomini che usano violenza contro le donne. E le immagini proprio di questi giorni di vite stroncate (Denise di 22 anni), o rovinate (la collega di Urbino, Lucia Annibali, sfregiata e forse cieca a 34) sono lì a rammentare come anche il 2013 è intenzionato a non veder scendere il triste record di donne vittime della quasi quotidiana violenza maschile .
Ma proprio per questo abbiamo anche sempre denunciato il MALE che tante donne, con le loro false denunce (fatte per vendetta, ricatto, gelosia) , fanno ad tutte le altre donne.
Ecco l'articolo comparso sul Corriere della Sera di oggi

Femminismo

La pasionaria antimolestie cambia idea
«Nei processi troppe tutele alle donne»

Judith Grossman è procuratore a New York. Femminista da sempre, ha marciato ai cortei e ha bussato di porta in porta per sostenere ogni candidato progressista che si battesse per le donne. Le sue certezze sulle battaglie di genere sono però crollate un mese fa, quando suo figlio, studente dell’ultimo anno in un piccolo college del New England, è stato accusato ingiustamente di abusi sessuali dalla sua ex fidanzata.
Sul Wall Street Journal la mamma racconta la vicenda come un incubo e si domanda se la conquista dei diritti delle donne a tutti i costi non mini istituti preziosi, come la garanzia di un processo equo. Conclude: «L’ortodossia femminista più spinta non è una risposta migliore di quanto non lo siano gli atteggiamenti e le politiche che vittimizzano la vittima».
Cosa è successo? «Mio figlio è stato convocato davanti alla commissione interna di Title IX, garante dell’uguaglianza tra i sessi nelle università, senza alcuna indagine preliminare. Nessuno ha preso in considerazione la possibilità che la ragazza avesse agito spinta dalla gelosia o dal desiderio di vendetta, non è stata contemplata la presunzione di innocenza». Perché l’accusa fosse formulata, era sufficiente un margine di verosimiglianza tra il 50,1 e il 49,9 per cento.
Lo studente ha dovuto affrontare il «tribunale interno» senza un avvocato, rispondendo a dichiarazioni vaghe e non circostanziate, mentre la documentazione scritta da lui presentata è stata liquidata come non rilevante. Finché la mamma non è intervenuta, smontando ogni accusa. Ma non è stato un lieto fine. Judith Grossman ora lancia l’allarme sulla minaccia di altri tipi di ingiustizia, gli stessi, al contrario, per i quali il movimento femminista si è battuto.
Una possibilità lontana dall’Italia, secondo il giudice del Tribunale di Milano Annamaria Gatto. Dice: «Il nostro sistema non è come quello americano. Non si fa niente alle spalle dell’imputato e comunque nel momento in cui viene presentata una querela si procede prima con gli accertamenti. A Milano c’è un’ulteriore garanzia: un dipartimento della Procura della Repubblica specializzato nella materia, e so per certo che nel 50 per cento dei casi le denunce vengono archiviate». L’altro elemento di discontinuità tra i due sistemi riguarda l’università. «Non è ammissibile che si facciano indagini interne su una simile ipotesi di reato. I presidi o il rettore sono dei pubblici ufficiali e in questi casi sono tenuti a informare l’autorità giudiziaria».
Tuttavia un eccesso di giustizialismo talvolta si rischia anche da noi. Lo dichiara Lorenzo Puglisi, fondatore dell’associazione Sos Stalking che riceve 32 segnalazioni alla settimana, un terzo delle quali procedibili dal punto di vista tecnico. Nel libro Con te ho chiuso sul diritto di famiglia, che uscirà nei prossimi mesi per Feltrinelli, si occupa anche di quel fenomeno, per fortuna residuale, che riguarda «le scorrettezze processuali».
Anticipa: «Un’analisi della Procura di Bergamo del 2009 ha dimostrato che su centomila abitanti arrivano in media 400 denunce di violenza e solo due casi su dieci sono veri e propri maltrattamenti, gli altri sono querele enfatizzate ad arte per scopi prettamente economici o legati a problematiche familiari». Ricorda poi quella donna che si era messa a urlare davanti al muro chiedendo aiuto. «Il marito, però, senza che lei se ne accorgesse, l’aveva filmata. Quando arrivarono i carabinieri, la signora fu denunciata per calunnia».
«Forse non servono più i toni contrappositivi che hanno caratterizzato gli inizi del femminismo, quando le donne venivano sottoposte a processi umilianti con un aggravio di violenza per il modo in cui si dubitava di loro», interviene la storica attivista Lea Melandri. E, con coraggio, ammette: «Non voglio dare la colpa alle donne per un asservimento all’uomo avvenuto a livello profondo, perché è stato necessario per la sopravvivenza. Oggi i diritti sono acquisiti. Bisognerebbe affrontare l’ambiguità dell’intreccio perverso di amore e dominio, amore e potere. Abbondano ormai i racconti di donne maltrattate e la parola amore non si nomina mai».

sabato 2 marzo 2013

SCARICARE UN FILM E' REATO. E ALLORA ? LO FANNO TUTTI !.....

Ovviamente, l'articolo che segue, tratto dalla STAMPA.IT e riguardante il problema sempre crescente della pirateria cinematografica (di quella musicale inutile parlarne) non potrà toccare la sensibilità di quella parte , vasta, di giovani per i quali GRATIS non è solo bello ma anzi doveroso.
Come possano poi la musica e il cinema sopravvivere se nessuno ne paga i costi, è domanda inutile. Un po' come chiedere come si fa a fornire prestazioni sociali gratuite a tutti se non ci sono soldi....
Però il problema è che i PIRATI non sono solo i ragazzi, che nel loro scarso reddito trovano l'assoluzione morale a quello che è il compimento di un reato.
No, è cosa che fanno adulti, padri di famiglia, spesso su ordinazione delle consorti, magari per tenere a bada i baby con l'ultimo cartone appena uscito nelle sale.
Gente di 30, 40 anche 50 anni che violano la legge del tutto consapevolmente, ma non se ne preoccupano perché in fondo che male fanno ? Singolarmente in effetti hanno anche ragione...MA tutti insieme portano alla crisi di interi settori e magari al licenziamento di altri cristiani come loro. Ma il discorso vale in generale ed è il motivo per cui i cultori della morale, dell'Etica, più spesso altro non sono che dei moralisti da salotto, da cena del sabato sera, pronti a inveire contro la classe politica truffaldina (non parliamo poi se il discorso si sposta sul MALE assoluto che è ovviamente il Cavaliere) , corrotta, avida ecc. ecc., salvo poi, nel proprio piccolo, commettere le infrazioni alla norma alla loro portata...
Sono UN ESERCITO.
Gente che nella vita non è sfuggita alla raccomandazione (chiesta e/o data ) , al condono (anche solo del balconcino della cucina...10 metri, che vuoi che siano ??), all'orario autogestito (timbratura del cartellino affidata al collega compiacente, cui si restituirà il favore ), alla piccola evasione fiscale (il medico di fiducia che fa la visita a domicilio e non rilascia ricevuta, per fare l'esempio della "marchetta" non sistemica, propria invece di commercianti e professionisti), e alla collusione con tutto questo (penso ai commercialisti e avvocati tributari ). Eppure, se li ascolti ragionare in libertà, sono ricchi di discorsi di principio...
Tornando all'incipit di questo post, l'Italia è il paese dove il problema della pirateria è più diffuso e quindi più grave. Però il fenomeno è "democratico", nel senso di trasversale, sia politicamente che socialmente...
Bellissima l'aneddoto di Vanzina con cui si chiude l'articolo.
Buona Lettura


SPETTACOLI
02/03/2013

La pirateria uccide
Il cinema chiede aiuto

«Gambit», in sala e già piratato
Cameron Diaz e Colin Firth nel film di Michael Hoffmann

Si scaricano film nuovi perché
non si ha la percezione del reato
Italiani al primo posto nella lista nera della gestione dei portali
FULVIA CAPRARA
ROMA
William è l’esemplare perfetto. Un «pischello romano di 25 anni», racconta il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi ,«muscolato e tatuato» incontrato su un treno per Bari e interrogato dopo aver visto che, per ingannare il tempo, stava guardando sul computer un film da lui prodotto, non ancora arrivato in sala: «Al cinema non ci andava mai, ma, nella sua selvaggeria, era un cinefilo. Quando ha sentito che avevo fatto anche Romanzo criminale, ha detto subito che allora sicuramente era mio pure Acab. Gli ho chiesto “ma se tu dovessi pagare, li vedresti tutti questi film?”Lui ha risposto “se ce l’ho gratis no, perché dovrei?”». Risposta inappuntabile: «Gli ho spiegato che se lui continuava a vedere i film in quel modo, io non li avrei potuti più produrre». Può essere che William abbia capito, ma tanti altri come lui, un esercito in continua crescita, no di sicuro. Anzi, l’inasprirsi della crisi ha contribuito a peggiorare la situazione, e il grido d’allarme contro la pirateria è ormai diventato un s.o.s. con tempi sempre più stretti: «Se si tarderà a prendere provvedimenti e a creare una cultura della legalità - dice Tozzi - nell’arco di 5 anni il cinema italiano sarà morto. Le cinematografie forti resistono, la nostra non ce la farà».  

Anche perché, al modello William, giovane con alto livello di abilità nell’uso della rete, si stanno aggiungendo altre fasce sociali : «Il pirata - dice Giampaolo Letta, alla guida di Medusa - non è più solo il ragazzetto che “scarica”, oggi lo fanno tutti, 40enni, 50enni, professionisti, impiegati, benestanti». Merito del «miglioramento delle tecnologie. Fino a un anno fa per scaricare ci voleva un po’ di tempo, oggi, con le adsl veloci, bastano pochi minuti». Pesano poi, aggiunge Tozzi, l’«aumentata disponibilità in rete dei film in uscita e la maggiore alfabetizzazione digitale». Risultato? «Da noi la pirateria è diventato un modello di consumo considerato normale. Si va in sala solo nel caso del film-evento, è andata così per Tornatore, per Vita di Pi, e anche Educazione siberiana che è partito molto bene». 

La classifica dei più piratati riflette in modo speculare quella dei titoli più attesi e del box-office, succede agli americani, spesso molto prima dell’uscita («ci sono anche i “volenterosi” che si preoccupano di sottotitolare»), ma anche ovviamente agli italiani, e il danno non riguarda solo distributori ed esercenti, ma si allarga a macchia d’olio verso «tutto l’homevideo, il video on demand, la pay». Sui film scaricati si fanno affari: «I portali - fa sapere Letta - sono domiciliati principalmente nei Paesi dell’Est e sono gestiti da italiani che vendono pure gli spazi pubblicitari. Nonostante la Polizia postale e i carabinieri si diano molto da fare, la difficoltà di beccarli è grande e ci vorrebbero provvedimenti molto più forti». In questo settore l’Italia è purtroppo al primo posto: «Tra i Paesi occidentali, siamo in testa alla lista nera e in Usa ci segnalano come quello dove il fenomeno è a livelli più preoccupanti». Altrove le punizioni fioccano: «In Francia la normativa è particolarmente severa, dopo il terzo avviso la linea telefonica viene disconnessa». 

Il problema, osserva Tozzi, è che l’Italia è il «Paese dove il sostegno culturale alla pirateria è più marcato. Anche da una larghissima parte della sinistra. Quello della rete libera è il punto dominante del programma di Grillo». E la rete, dice lo stesso Tozzi, «è il futuro del cinema. Solo che la gente dovrà usarla a pagamento, come per la musica e tutto il resto. Se la regolamentazione tarderà ad arrivare, un intero sistema di produzione creativa e artistica andrà distrutto, e ricostruire, dopo, sarà molto difficile». Due anni fa le sale cinematografiche italiane registravano, a causa del fenomeno, «oltre 500 milioni di euro di danni», ma l’esperienza ha insegnato che, dove sono stati applicati, provvedimenti seri hanno dato buoni frutti: «La chiusura del sito “Megaupload” ha fatto calare la pirateria del 20%».  

I ripari , dicono sia Tozzi che Letta, riguardano l’approvazione di un regolamento che ampli le possibilità di intervento dell’Agcom, la società che ha competenza per proteggere il diritto d’autore sui mercati audiovisivi: «La legge - dice Tozzi - affida per ora l’azione alla magistratura, invece l’Agcom potrebbe intervenire direttamente per sanzionare i siti che trasmettono contenuti illegali». Poi, naturalmente ci sono provvedimenti intermedi, si può valutare che, per un certo tipo di film, la diffusione in rete possa avvenire prima che per altri: « Non tutti hanno bisogno dello stesso tipo di sfruttamento».  
E poi, riflette Letta, bisognerebbe sviluppare l’«educazione civica, il senso di legalità, le famiglie, la scuola, dovrebbero spiegare ai più giovani il senso del reato che commettono». Un furto che non danneggia l’immaginaria categoria dei ricchi «cinematografari», come si tende a pensare, ma la schiera dei lavoratori dell’audiovisivo di oggi e di domani.  
Bisogna essere chiari, come Enrico Vanzina che, un giorno entrando in farmacia, ha ascoltato due farmacisti che commentavano film scaricati. Avuto in mano il pacchetto con le medicine si è allontanato senza pagare. Alla domanda «scusi, ma lei che fa, non paga?», ha risposto «e perché, voi avete pagato?». 

domenica 30 dicembre 2012

ANCHE QUANDO PAGA TRE MILIONI AL MESE LA COLPA E' DI BERLUSCONI



Come era facile prevedere, anche il salasso decretato dal Tribunale di Milano a favore della signora Lario coperta d'oro per la separazione dal marito Silvio Berlusconi, è stata occasione per criticare il secondo.
Troppo ricco.
E il pistolotto moralistico viene dal solito Michele Serra, che si scorda di essere stipendiato da un altro signore con tanto, ma tanto denaro, nonostante qualche impresa dissestata alle spalle (parliamo ovviamente di De Benedetti, titolare della tessera numero 1 del PD....) .
Questo il commento sulla storica rubrica l'AMACA su Repubblica


“L’AMACA” di MICHELE SERRA da La Repubblica del 30 dicembre 2012

Gli smodati “alimenti” (termine che, nell’occasione, diventa davvero ridicolo) alla signora Lario sono solo uno dei (tanti) effetti collaterali della smodata ricchezza del suo ex marito. L’argomento non è di moda, non lo è stato neppure nel corso della beatificazione a furor di popolo di Steve Jobs; ma che un solo essere umano disponga di denaro (e dunque di potere) in quantità pari a quella del bilancio di un piccolo Stato è una circostanza che non può non fare riflettere.
Che il talento, l’inventiva, la capacità di creare posti di lavoro vadano premiati è fuori di dubbio. Ma che non esistano argini ad accumuli di denaro smisurati (stiamo parlando di miliardi di euro), è un segno patologico. La ricchezza è sana, utile e mette allegria, la metastasi della ricchezza ha qualcosa di umanamente mutageno, è malattia sociale, distruzione della misura, offesa del bisogno. Lo spettro di una società egualitaria ottenuta con la pialla ideologica (il comunismo sovietico) faceva paura, ma lo spettro (ben più vivo) di un’iniquità sociale così galoppante da concedere a un solo essere umano di avere lo stesso reddito di centomila persone tutte insieme è almeno altrettanto spaventoso.
 
Dunque, per prima cosa è strano che alla sua veneranda età, dopo decenni di giornalismo, Michele Serra dovrebbe conoscere la differenza tra ALIMENTI e MANTENIMENTO, e la ratio degli stessi. L'assegno a favore del coniuge più debole tende a far conservare a quest'ultimo il tenore di vita goduto durante il matrimonio. E' un principio che può essere discusso, visto gli estremi a cui porta, però questo è, ed  in genere serve a tutelare donne ( più spesso il coniuge debole) che dopo 20 o 30 anni di matrimonio in caso di separazione, di cui non hanno colpa (se l'avessero, perderebbero il diritto ) , si troverebbero in condizioni di indigenza o comunque di grave difficoltà. Certo, quando una persona, come il caso della Lario, è già ricca o MOLTO benestante, riconoscerle un assegno di 3 milioni di euro al mese di rendita fa capire che qualche correttivo è d'uopo e  un tetto ci debba essere.
Però, ribadito questo (lo avevamo già scritto nel post  http://ultimocamerlengo.blogspot.it/2012/12/se-100000-euro-al-giorno-vi-sembrano.html  ) l'attacco alla ricchezza, stantio ma sempre adatto all'uso specie se il Paperone è Berlusconi, va respinto.
 Che una persona sola guadagni quante 100.000 insieme sarebbe spaventoso. 
Perché ?  I ricchi rubano ? uccidono ? rapinano ? Ci sono quelli che fanno di queste cose e se ciò viene provato ci sono le leggi per sanzionarli. Altrimenti se quella ricchezza è ottenuta attraverso attività lecite, non c’è limite ad essa. E lo scrive uno che ha redditi del tutto medi. La differenza tra Berlusconi e la Lario,  come tra Mel Gibson e la consorte,   tra Donald Trump e la moglie Ivana, ma gli esempi sono centinaia,  è che i primi per avere quella ricchezza hanno dovuto mostrare qualche particolare talento e la loro condizione  è in qualche modo espressione di quella prodotta. Le signore di questi uomini invece diventano ricche solo per la fortuna di essere state scelte per un po’ da questi signori. Ecco, questo sì che lo trovo poco morale perché dietro a questa improvvisa ricchezza c’è assai poco merito e soprattutto non c’è la produzione di ALTRA, né tanto meno di opportunità di lavoro. Le 100.000 persone di cui parla Serra sono magari i dipendenti Mediaset e di tutto il mondo imprenditoriale creato o mandato avanti da Berlusconi (Mondadori, case cinematografiche, imprese pubblicitarie ecc. ecc. e il loro indotto). Gente che lo stipendio se lo guadagna non per gentile elargizione dello Stato ma perché le aziende per le quale lavorano per fortuna FATTURANO.  
Il problema a mio avviso non riguarda tanto la disparità che ha una sua precisa ragione d'essere. So cantare come Pavarotti ? No. Vendo milioni di dischi ? No. Riempio teatri e stadi ? No. Sarà quindi normale che io viva in un appartamento come tanti e quello in un casale favoloso ? Sì. 
Come ho scritto altre volte, il problema sorge  quando la società, il sistema, non riescono a salvaguardare quelli VERAMENTE deboli, fornendo loro la possibilità di una vita minimamente dignitosa. Insomma, è solo la mia idea, non c'è scandalo se c'è un Creso e milioni di normali. C'è qualcosa che non va invece,  a prescindere dai ricchi, se ci sono tanti POVERI. 
Certo, se nel mondo si creano situazioni per le quali mentre pochi guadagnano milioni altri sono in povertà il pensiero che qualcosa giri male viene. Ma l’Italia, e l’occidente, dove queste cose pure avvengono, non c’è più il colonialismo, lo sfruttamento della gente a mo’ della rivoluzione industriale ottocentesca. Quindi dov’è l’errore ? La domanda è complessa, e va posta, ma la risposta di Michele Serra è sbagliata, oltreché vecchia. 

giovedì 1 novembre 2012

LA QUERELITE , UNA SINDROME PERICOLOSA

 Il padre di Norman Zarcone, il giovane palermitano di 27 anni che si tolse la vita poco più di due anni fa buttandosi dal terrazzo del settimo piano della Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo per protestare contro le «baronie universitarie», ha querelato il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Claudio Zarcone, 55 anni, si è scagliato contro la dichiarazione di poche settimane fa nella quale il ministro ha usato l'aggettivo "choosy" - schizzinosi - riferendosi ai giovani nell'atto di accettare o meno un impiego. "Non è concepibile - dice - che esponenti del governo continuino ad usare tale terminologia riferendosi ai nostri giovani, poiché viene offeso il percorso individuale, umano e professionale di un'intera generazione".
Con tutta la compassione umana per un uomo che ha subito una tragedia così grande, io credo che questa sia la prova che nel nostro paese giri un virus pericoloso : la nevrosi da codice penale.
Ci pensavo qualche giorno fa quando a colloquio col mio Maestro di diritto penale (io faccio civile, quel poco che so di Penale lo devo molto più a Domenico Battista che ai quattro anni di Università. Forse per questo lui s'incazza quando la riforma dell'avvocatura prevede il tirocinio nella aule universitarie piuttosto che negli studi e nelle aule di Tribunale, per non parlare delle scuole di specializzazione... ) lo sentivo irridere alla deriva italica per la quale tutti i fenomeni della vita ordinaria rientrano ormai nel codice penale. Ci lamentiamo, con ragione, dei tribunali ingolfati dalle cause, poi però ci ritroviamo con PM nevrotici che aprono un fascicolo per ogni cosa, finendo inevitabilmente per dare un pessimo esempio ai connazionali ormai vittime della "querelite".
Ora, gentile sig. Zarcone....quale è mai il reato della Ministro Fornero ??? Essere antipatica, inopportuna, sussiegosa ? Non sono reati. La gente ha diritto a sentirsi offesa per le esternazioni della Elsa dalla lacrima facile,  per carità, e può legittimamente prendere carta e penna e scrivere al Ministro, oppure ai giornali, o entrambe le cose . Ma una Querela ??? 
Un'altra denuncia è stata fatta da non so quale indignato cittadino contro la Polverini rea del fatto che l'auto della sua scorta avrebbe circolato contro mano nel centro di Roma....Una violazione del codice della strada (l'ha commessa anche quella poraccia della moglie di Bersani, vicino Piacenza. Per ora se l'è cavata con una multa, ma mica è detto...) trasformata in un'ipotesi di reato per peculato e non so quale abuso...
Ve dovete calmà !!! Poi non vi lamentate se avete le scrivanie ingolfate...Ma è sparito il buon senso ?
Poi ovviamente certe usanze ti si ritorcono contro. E così due manettari doc, come Di Pietro e Travaglio, si ritrovano nei guai. Il primo, che per 20 anni si è venduto come duro e puro, e oggi  balbetta a Report di fronte alla contestazione di un numero di proprietà immobiliari che manco Caltagirone a momenti..., senza contare la sfilza di inquisiti che la sua IDV si ritrova (ultimi il buffo Maruccio e la bella Marilyn Fusco) ; il secondo, che gli tocca difendere il Tonino marsicano assediato, da lui per anni portato in palmo di mano. In questo Travaglio si mostra persona non dimentica degli amici e questo è bello. In fondo, il nuovo guru da incensare e sostenere l'ha già trovato, Grillo (famosa una non-intervista al leader delle 5 stelle che imbarazzò, per servilismo, addirittura l'editore del Fatto) . Filippo Facci, che li odia dichiaratamente entrambi (è odio VERO, che credo risalga ai tempi di Mani Pulite) ovviamente gode dello stato di grave disgrazia dell'ex eroe degli onesti (???) e dell'incoerente richiamo a principi di garantismo di Travaglio, il capo per eccellenza dei forcaioli.
La storia è piena di questi casi. Quando si esagera con l'Etica e la ghigliottina (in questo caso giudiziaria e mediatica) poi si finisce per salire sullo stesso carretto che porta a Piazza della Revolution, dove Robespierre fece la stessa fine procurata a tanti altri.
Feroce, come anticipato, il corsivo che Facci dedica a Travaglio. 

Mazzate di Facci: "Grillo, Bossi, Di Pietro. Ormai Travaglio è una barzelletta umana"


Che noia. C’è un tizio, Marco Travaglio, che vorrebbe in galera i giornalisti che «dicono il falso» ma che è stato condannato penalmente con «prova del dolo» e cioè sapendo di diffamare: sentenza del 15 ottobre 2008, confermata in Appello l’8 gennaio 2010, prescritta il 4 gennaio 2011 senza l’opposizione del condannato. Uno che però ha scritto un milione di volte che una prescrizione equivale a una condanna e che ha pure beccato un sacco di condanne civili. Uno che la mena con l’indipendenza dei giornalisti e però pubblica solo carte di magistrati coi quali peraltro va in vacanza. Uno che è andato pure in vacanza con con un tizio poi condannato per favoreggiamento di un prestanome di Bernardo Provenzano. Uno che la mena coi servi berlusconiani e che però ha pubblicato due libri con la Mondadori già berlusconiana. Uno che ha appena fatto un libro che deride chi credeva in Bossi ma che scriveva, con pseudonimo, sulla Padania. Uno che ha intervistato Grillo e alla fine aveva il naso marrone. Uno che ricatta i conduttori di talkshow dicendogli che, se c’è il sottoscritto, non ci sarà lui. Questo tizio, ieri, è riuscito a difendere Di Pietro scrivendo un articolo infarcito di omissioni e di balle: sembrava un ghedini minore. Ha detto che Di Pietro è un personaggio che non ha niente da nascondere: il suo scritto era una barzelletta. Questa sera ne racconta altre. Una è diventata lui.