giovedì 4 luglio 2013

SPIE E SPONI : DALLA PARTE DEGLI USA


Curioso che ci si agiti così tanto per la questione dello spionaggio che gli USA estenderebbero , oltre che ai "nemici", che almeno quello...., ai propri concittadini nonché ai paesi alleati.
Da qualche parte ho letto che nel XXI secolo "vince" chi ha il maggior accesso alle "informazioni" e con i mezzi attualmente a disposizione trovo naturale che una grande potenza lo tenga bene a mente.
Certo, poi secca, e resta un problema non risolto quello del giusto equilibrio tra Libertà e Sicurezza.
Però sono assolutamente d'accordo con Emma Bonino che ha commentato come faccia un po' sorridere che certe considerazioni sulla violazione dei diritti civili vengano da un paese come la Russia di Putin, che problemi di "bilanciamento" di questo tipo non li ha MAI avuti in tutta la sua storia.
Parimenti, in Italia viviamo un triste momento in cui una folta minoranza (che tale è, però parecchio rumorosa e con amici "giusti" ) scrive demenzialità tipo "intercettateci tutti", "chi non fa del male non ha nulla da nascondere" a altre amenità del genere. Roba che veramente, potendo, metterei sotto controllo questa brava gente per un mesetto, non di più, certissimo che ne scopriremmo delle belle su di loro...piccoli reati compresi. E non solo le intercettazioni telefoniche, tutto è lecito in nome di una maggiore sicurezza : telecamere ovunque, tracciabilità di quasi la totalità delle nostre azioni più comuni, come sms, bancomat, operazioni bancarie...
A me non piace, e faccio notare che un cretino come B. Franklinn aveva già messo in guardia contro questo  baratto che alla fine realizza più spesso un doppio risultato negativo : libertà pressoché azzerata, e sicurezza molto relativa. Ricordo peraltro che è il tipo di scambio in genere "offerto" dalla dittature...
Le democrazie invece s'incentrano sul principio di CONSENSO. La realizzazione di un tipo di società dove la grande maggioranza dei componenti condivide i principi fondamentali di convivenza, e li RISPETTA. A quel punto l'azione di prevenzione e repressione delle trasgressioni diventa fattibile senza soffocare le libertà fondamentali (tra queste, il diritto alla riservatezza di conversazioni e scritti ).
Certo la cosa si complica, come nel caso degli USA minacciati, più del resto dell'occidente, da azioni di terrorismo. Francamente trovare il giusto grado di bilanciamento in situazioni di guerra è sempre stato arduo.
Però lo strabismo dei lettori e dei commentatori, quando si tratta di Stati Uniti, non perde mai occasione per confermarsi.
Condivido dunque l'analisi di Davide Giacalone che riporto
Buona Lettura

 

Amici spioni

In attesa che il presidente Obama fornisca i chiarimenti promessi sarà bene chiarirsi: noi italiani abbiamo interesse a stare dalla parte degli amici Usa, a non accettare che i tedeschi provino a ostacolare l’accordo di libero scambio e anche a che la politica imperiale tedesca, condotta con le armi dell’economia, trovi da qualche parte l’ostacolo che gli europei non sono riusciti a erigere. E chiariamo anche una seconda cosa: quando i tedeschi lamentano il ritorno alle condotte della “guerra fredda”, rendono un inatteso omaggio alla memoria di Freud, visto che i nemici, in quell’era, si trovavano nella Germania dell’est. Dove risiedeva Angela Merkel. La riunificazione tedesca, figlia della fine della guerra fredda, è stata una grande vittoria europea e un grande successo della presidenza di Ronald Reagan. Supporre che oggi si possa utilizzarla contro l’Unione europea e contro gli Usa non è ingrato, è incosciente.
Poi, per carità, gli statunitensi non sono certo immuni da colpe. Né noi italiani immuni dall’averne pagato le conseguenze. Quando noi e i tedeschi avevamo la stessa posizione, in termini di politica energetica e apertura al gas russo, essi scelsero di colpire l’anello più debole, cioè noi. Sarà un caso, ma proprio in quella circostanza capitò che il capo del nostro governo fosse fotografato con sulle ginocchia la volontaria del momento, segnalando al pubblico dei rotocalchi una gozzoviglia e suggerendo a quello più avvertito che la nostra sicurezza era alquanto farlocca. Gli amici americani, del resto, non si sono mai distinti per capire molto della nostra politica. Vale per gli anni del dopo guerra e vale ancora oggi, con gli ortotteri divenuti “home cricket”. Ma una cosa era chiara alla nostra classe dirigente, quando ancora ne avevamo una: il rapporto con gli Usa non si tocca. Si litiga, se necessario, ma non si tocca. Perdiamo quell’ancoraggio e finiamo dritti fra le primavere arabe.
Mario Mauro, che forse crede di dover comprare gli F35 per allestire una forza armata autonoma e autosufficiente, anziché integrata in casa Nato (com’è, grazie al cielo), farà fatica a capirlo, ma allinearsi alle proteste tedesche e francesi significa non avere idea dei nostri interessi indisponibili. La più recente frizione fra le due sponde dell’Atlantico riguarda la politica monetaria. E segnalo che noi abbiamo tutta la convenienza a favorire la dottrina statunitense. Certo, si può sostenere che debbono farsi gli affari loro, ma il guaio è che in Europa non sappiamo farci i nostri e ci siamo imbambolati a guardare i tedeschi mentre si fanno i propri. L’Europa che mi piace dovrebbe reagine chiedendo di essere coinvolta nei programmi di sicurezza, non provando ad azzannare la potenza militare dalla quale dipende anche la nostra sicurezza. La settimana scorsa la Croazia è entrata nell’Ue, fosse stato per noi europei sarebbero ancora a farsi la guerra, mentre fu il presidente Clinton (anch’egli con ritardo) a forzare la mano e chiudere il delirio della grande Serbia. Se in quel frangente avessero spiato gli europei per capire se stavano preparandosi alla battaglia o si rassegnavano al genocidio voi avreste reagito offesi? Io avrei collaborato. Mi arruolo.
La cosa comica, in questa faccenda, e che i risentiti per le attività americane stanno eleggendo la Cina a patria della trasparenza e la Russia a terra di libertà democratica. Forse è un po’ troppo spinta, come barzelletta.
Mi hanno fatto osservare: ma come, ti batti contro le intercettazioni in Italia e poi accetti che siano altri ad spiarci? Non sono affatto contro le intercettazioni, anzi, credo che siano strumenti utilissimi di prevenzione e indagine. Sono contro l’uso giudiziario (non devono essere prove e non devono essere depositate) e la divulgazione. Dagli Usa gli unici divulgatori sono i presunti eroi della trasparenza. Piuttosto sono i nostrani tifosi delle intercettazioni con relativo costume divulgativo, perché, come dicono, “chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere” (falsi, o fessi), sono loro a cadere in totale incoerenza, sentendosi ora violati e alzando la voce per condannare.
In quanto alle vestali della privacy, garante compreso, forse sarà bene capire che in era digitale non esiste: dalle compagnie telefoniche alla carta di credito, dall’agenzia delle entrate a questo computer connesso in rete, non c’è nulla che io faccia che non sia tracciato e registrato. Il punto è: punire divulgatori e utilizzatori indebiti. Ovvero quelli attualmente osannati dai discendenti dell’antioccidentalismo e dall’antiamericanismo. L’ultima volta, per sconfiggerli, si rese necessaria una guerra mondiale. Speriamo oggi basti una mondiale pernacchia.

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